Nel sud della Sardegna, sulla Torre del Coltellazzo di Pula il giovane torriere di guardia aspira una boccata dal cannello della sua pipa allutunata di Teulada, ricoperta di metallo intarsiato. Il lungo beccuccio gli permette di tenerla in bocca senza staccare le mani dal corpetto, in posizione elegante e fiera, con il fuoco lontano dal viso, per non bruciarsi la folta barba. Il tabacco, arrivato da poco dopo la scoperta del Nuovo Mondo, aggiunto alle erbe aromatiche che già fumavano i suoi nonni, lo aiuterà a restare sveglio in questa lunga notte di guardia contro gli attacchi dei pirati barbareschi. A difesa di quel mare che lui, pastore di Nuoro, non aveva mai visto prima di essere convocato qui e che cela nelle profondità il corallo, l’oro rosso sfoggiato dai regnanti aragonesi nei loro gioielli.
Una notte insonne per proteggere il pesce catturato nella tonnara di Pula, che va a riempire le tasche e le tavole dei ricchi mercanti cagliaritani e dei nobili spagnoli. Proprio come un altro oro rosso della laguna, la butáriga di muggine, le uova essiccate che fanno impazzire la corte iberica già conosciute dai tempi dei Fenici.
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La storia della pesca a Pula
La pesca e il commercio del corallo erano floridi lungo la costa sud della Sardegna sin dai tempi dell’antica città di Nora, la più importante colonia di tutta l’isola. I mercanti fenici scambiavano le loro merci con le popolazioni nuragiche e costruirono un tophet sulla collina, una grande cava di pietra calcarea in riva al mare e un’estesa necropoli. I Romani nel II secolo a.C. la trasformarono in municipio e costruirono quattro complessi termali, un teatro, un anfiteatro, un porto, alcune domus abbellite di mosaici e un grande forum stipato di mercanzie.

Dal 1522 le incursioni giornaliere dei turco-berberi del pirata Khayr al-D-in Barbarossa portarono al completo abbandono della costa. Per questo la Reale Amministrazione delle Torri iniziò nel 1583 il rafforzamento delle oltre cento fortificazioni costiere del regno (torres de armas, senzillas e torrezillas), finanziato con un dazio sul formaggio e su molte altre merci. Dalla profonda Barbagia furono richiamati numerosi pastori per riprendere l’allevamento costiero: i turni di guardia esentavano dalle tasse sul cacio.
Alla fine, molti giovani abbandonarono la pastorizia per passare sotto il comando dell’Alcaide: meglio uno stipendio in denari che la paga del pastore, cioè sette pani Sa Tunda da un chilo per ciascuna settimana di lavoro.
L’evoluzione in età moderna
Così il giovane torriere spera di potersi comprare un bel cappello nero con la falda, come quelli che vanno di gran moda sulla costa, seguendo le usanze dei dominatori spagnoli. Sua madre ha appena finito di lavorargli a punt’e nù – il ricamo originale che si trova solo a Teulada – l’altissimo colletto della camicia. Forse riuscirà anche a comprare qualche bottone in filigrana e corallo per il corredo della sua amata. E magari a farsi ribattere un coperchio per il fornello della pipa, come usano i nobili cavalieri per non farla spegnere mentre galoppavano.
Non sappiamo come andò al nostro giovane guardiano; tuttavia, nonostante le torri aragonesi avessero svolto egregiamente il loro lavoro per oltre duecento anni, già nel Settecento la Reale Amministrazione propose di dimezzare la paga ai soldati e licenziarne la metà. Le incursioni dei pirati in Sardegna proseguirono sino al 1815 quando i bey di Tunisi, Tripoli ed Algeri, aderendo al Congresso di Vienna, vietarono la schiavitù sui loro territori.

Eppure proprio grazie agli scambi con la sponda opposta del Mediterraneo vennero importate le prime erbe da fumo dal Medio Oriente; fu introdotta la più moderna tecnica di pesca con la tonnara; fu incrementa la lavorazione delle filigrana di oro e corallo; e non ultimo, fu migliorata la salatura delle uova di muggine. Ma questo, probabilmente, il nostro giovane torriere non lo scoprì mai.
Per fortuna oggi possiamo godere del panorama dalle torri del litorale sulcitano tra Pula e Teulada, spiando l’orizzonte non per avvistare navi pirata bensì delfini e uccelli rari come il gabbiano corso. Magari proprio con una pipa allutunata in una mano e un pane Sa Tunda nell’altra.
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Tra Pula e Capo di Pula
La prima tappa nel sud della Sardegna per meglio comprendere la storia della costiera sulcitana è il piccolo borgo di Pula, apparentemente di nuova costruzione, ma che ha saputo mantenere alcuni scorci dell’antico villaggio di pescatori, pastori e contadini. Nel cuore del centro storico, all’interno di Casa Frau, una tradizionale dimora campidanese a ferro di cavallo, era ospitato il Museo civico archeologico Giovanni Patroni dedicato al primo studioso della città di Nora, purtroppo mai riaperto dopo i restauri del 2015.

Dopo aver lasciato il veicolo nell’area di sosta in Viale Nora, una passeggiata nel centro è l’occasione per ammirare l’originale lavoro di Davide Sessa, artigiano pellettiere specializzato nella realizzazione di sandali su misura in un innovativo mix di legno e tessuto di sughero.
Capo di Pula
Con pochi chilometri verso il mare si raggiunge Capo di Pula, sul cui promontorio si estende l’antica città di Nora (c’è un ampio parcheggio prima dell’ingresso, utilizzabile anche per la spiaggia). Prima di entrare nell’area archeologica ci si imbatte nella semplice struttura della chiesa di Sant’Efisio, dalle linee regolari ed austere.
Gli scavi archeologici
Negli ultimi dieci anni il sito archeologico di Nora è in fermento grazie alla demilitarizzazione dell’area nel 2013 a cui è seguita una nuova campagna di scavi a cura dell’Università di Padova, del Dipartimento dei Beni Culturali e della Soprintendenza Archeologica della Sardegna. Sono emerse importanti novità soprattutto sugli strati più antichi fenicio-punici: un antico forno per il pane ancora intatto e la più antica sepoltura fenicia di tutta la Sardegna, con un corredo di ceramiche che testimonia i commerci con le popolazioni del Lazio protostorico. Si è scoperto anche il più grande cimitero punico mai rinvenuto e si sono approfondite dimensioni e forme della cava costiera e della città sommersa.

Durante la visita guidata al municipium romano si esplora il sistema di terme con acqua riscaldata che arriva da una sorgente a tre chilometri di distanza e si ammirano gli elaborati mosaici delle domus patrizie affacciate sul mare, con le colonne del portico ancora in piedi. La torre-faro del Coltellazzo, restaurata dopo la cessione militare, ospita una piccola esposizione dedicata alla storia delle torri costiere dell’isola. Usciti dalla zona archeologica si può esplorare l’ambiente della Laguna di Nora, un ramificato sistema di canali e isolotti, separato dal mare dalla penisola Fradis Minoris.
La Galleria dei Cetacei
All’interno della peschiera restaurata si trovano il Centro Recupero Cetacei e Tartarughe Marine, un’interessante Galleria dei Cetacei con scheletri veri e riproduzioni a grandezza naturale, il piccolo Aquarium mediterraneo e le vasche dell’ospedale delle tartarughe, dove si possono ammirare gli esemplari in cura. I biologi del centro accompagnano i visitatori spiegando la vita dei grandi abitanti del mare e la storia dei singoli individui ospitati al centro.

È inoltre possibile effettuare un’escursione guidata in canoa per imparare di più sul delicato ecosistema degli stagni costieri, dove si riproduce una delle ultime colonie del raro gabbiano corso e dove viene praticata una pesca davvero sostenibile, perché non impattante sulla biodiversità marina. E ancora, è possibile partecipare a un’escursione di snorkeling guidato per imparare a riconoscere la flora e la fauna che popola la scogliera.
Capo Spartivento e Porto Zafferano
Ripreso il camper, si può proseguire verso sud costeggiando prima la bella cala d’Ostia, con un campeggio e una torre aragonese. Seguono altre spiagge, rinomati complessi alberghieri – Cala Verde, Forte Village, Riva dei Pini – e la località turistica di Santa Margherita di Pula. Lasciando la Strada Statale 195 per la Strada Provinciale 71 che segue il litorale si ritrovano altre celebri e imperdibili spiagge, tutte attrezzate di parcheggio a pagamento.
Quelle di Sa Colonia e Campana accompagnano la rotta verso sud, delimitate alle spalle da stagni salmastri che si popolano di fenicotteri in primavera, appena prima della famosissima Chia (ci sono un parcheggio a pagamento e un’area di sosta) con l’omonima torre. Proprio sotto la torre, con una visita attenta, gli appassionati possono riconoscere le strutture dell’antica città fenicia di Bithia, assai meno appariscenti e studiate rispetto a quelle della vicina Nora.
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Cala Cipolla
Cala Cipolla è l’ultima baia del nostro viaggio nel sud della Sardegna, raggiungibile esclusivamente a piedi o in bici dal parcheggio omonimo su sterrato; da qui si può affrontare la lunga salita per il Faro di Capo Spartivento, trasformato in un resort extralusso.
La Strada Provinciale 71 prosegue tortuosa e panoramica, allontanandosi di poco dalla costa, lasciando intravedere le spiagge e le torri di Capo Malfatano e Porto Piscinnni. A Cala Tueredda c’è un ultimo parcheggio a pagamento di fronte all’omonimo isolotto con bella spiaggia. Prima di Porto Budello (parcheggio di Capo Malfatano accessibile ai camper), la strada svolta verso l’interno in direzione Teulada, senza raggiungere Porto Scudo e Porto Zafferano, entrambi accessibili solo dal mare, con ingresso contingentato in alta stagione. Il bel borgo ha una piazza molto caratteristica, con piccoli ma curati giardini ed è rinomato per il ricamo a punt’e nù.

Gli studi dell’Associazione Is Sinnus hanno dimostrato che questa originale tecnica è stata ideata proprio nel villaggio, e forse per questo è riportata non solo negli splendidi abiti tradizionali (sull’altissimo colletto per l’uomo e sulle gonne dell’abbigliamento femminile), ma anche a smalto sulle ceramiche e sbalzata sui decori delle pipe. E persino sul pane tipico, Sa Tunda, che con le sue sette punte scandisce i giorni della settimana.
La Stele di Nora

Tra i ritrovamenti più interessanti della prima campagna di scavi nell’area di Nora c’è sicuramente la stele che ancora oggi porta il nome della città, con un’incisione in alfabeto fenicio, la più antica mai ritrovata al di fuori del Libano.
Uno dei manufatti più interessanti a dimostrazione della penetrazione fenicia in Sardegna già in epoca remota.
Come arrivare in Sardegna per visitare la costa sud?
La linee della Corsica Sardinia Ferries collegano la Sardegna dai porti di Savona (verso Porto Torres) e Livorno (verso Golfo Aranci) con un ottimo rapporto qualità-prezzo senza rinunciare all’attenzione ambientale. Il programma YellowCare è infatti impegnato a ridurre il consumo di carburante per ogni viaggio e a compensare le emissioni di CO2 con una campagna di riforestazione, a cui il viaggiatore può partecipare con un piccolo contributo. Su tutte le linee è possibile viaggiare con i propri animali domestici in cabine dedicate.
Grimaldi effettua partenze dai porti di Livorno, Napoli, Palermo e Civitavecchia verso Olbia, Cagliari, Arbatax e Porto Torres.
Moby Lines e Tirrenia collegano l’isola da Genova, Livorno, Piombino e Civitavecchia.
Leggi come ottenere lo sconto per i viaggi con Corsica Sardinia Ferries
Dove sostare nel sud della Sardegna
Chia Area Sosta Camper Chia di Nicola Culurgioni, Viale Spartivento, Domus de Mara, tel. 339 2307996. Si trova sulla strada per la spiaggia de Su Giudeus, dietro gli stagni dei fenicotteri.Parcheggio a pagamento Il Fenicottero, Viale Chia 52.
Campeggio Torre Chia, Via del Porto 21, Domus de Maria, tel. 070 9230054, www.campeggiotorrechia.com.
Dove mangiare nel sud della Sardegna

Pula Ristorante Fradis Minoris, Laguna di Nora, tel. 333 349 5001.
Il ristorante dell’Ittiturismo Laguna di Nora (www.lagunadinora.it) utilizza solo pesce pescato lungo costa o in laguna, secondo i criteri della pesca responsabile e senza utilizzo di tecniche invasive. Lo chef Manuele Senis propone piatti con diverse varietà di muggini preparate in maniera creativa ai vertici dell’alta cucina: prosciutto di muggine ollione, con rape rosse, sedano e crivaxiu (pane campidanese) al nero di seppia oppure carpaccio di muggine birumbula con melagrana, mandorle e foglie selvatiche di nasturzio e acetosella. Chiuso il lunedì, menù degustazione 38 euro.
TESTO DI FEDERICA BOTTA