“E su l’isola Eèa sorgemmo, dove Circe, diva terribile, dal crespo crine e dal dolce canto, avea soggiorno”. Così alcuni versi dell’Odissea, il poema dedicato ai viaggi di Ulisse dopo la guerra di Troia, descrivono l’arrivo del re di Itaca sul Monte Circeo, nella terra della maga Circe. Secondo il racconto omerico, il mitico Odisseo avrebbe lasciato molte tracce del suo passaggio nel tratto di costa laziale a sud di Latina, oggi conosciuto non a caso come Riviera di Ulisse.
Nel promontorio del Circeo, o secondo alcuni nella vicina isola di Ponza (forse l’antica Eèa a cui si riferisce Omero), l’eroe greco avrebbe vissuto la lunga parentesi amorosa con la seducente Circe che avrebbe poi dato alla luce il figlio Telegono.
A Terracina avrebbe sepolto l’amico Elpènore e nel golfo di Gaeta sarebbe stato attaccato dai temibili Lestrìgoni, giganti antropofagi che distrussero gran parte della sua flotta. Fin qui la leggenda. Ma lungo queste coste è passata anche tanta storia, come testimoniano i tesori archeologici affacciati su un mare che lambisce famose località turistiche e spiagge dalle acque incontaminate. L’inizio della bella stagione è un ottimo periodo per puntare il camper verso quest’angolo del basso Lazio stretto fra il Tirreno e le propaggini dei Monti Ausoni e degli Aurunci.
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San Felice Circeo
Appena a sud di Sabaudia, rompendo la piatta monotonia della pianura pontina, si erge sul mare l’inconfondibile sagoma rocciosa del promontorio del Circeo, la parte elevata del Parco Nazionale. Il suo toponimo, chiaramente legato alla leggendaria dimora della maga Circe, si estende anche al borgo di San Felice Circeo, arroccato in posizione panoramica.
Di origini assai remote (IV secolo a.C.), il paese si sviluppa intorno al palazzo baronale e alla duecentesca torre dei Templari, dove la mostra permanente “Homo Sapiens et Habitat” custodisce reperti fossili e oggetti preistorici provenienti dal territorio e da varie parti del mondo. Chi invece vuole saperne di più sulla storia locale dei Templari può visitare la piccola ma interessante esposizione, gratuita e sempre aperta, allestita nel retro della parrocchiale di San Felice Martire. Da non perdere anche gli splendidi giardini panoramici del parco di Vigna La Corte, piccola oasi di tranquillità a due passi dalla centrale Piazza Vittorio Veneto, da cui si stacca il Corso che taglia il borgo fra caffè, ristoranti e negozi caratteristici.
Appena fuori dalle mura medioevali, Via dell’Acropoli sale con numerosi tornanti fino al parcheggio Le Crocette, da dove parte il sentiero n. 5 che scende nel bosco fino a Torre Fico e al porto turistico. Dal percorso si diramano alcune deviazioni, fra cui quelle che portano al belvedere della Croce e ai resti delle imponenti mura ciclopiche, importante testimonianza dell’acropoli dell’antica Circeii (eretta nel 393 a.C.).
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In direzione opposta, invece, il ben più impegnativo sentiero n. 4 percorre tutta la cresta montuosa e raggiunge il Picco di Circe (541 m), il punto più elevato del promontorio, con vista mozzafiato e ruderi di un tempio dedicato a Venere. Nel Monte Circeo si aprono numerose cavità: particolarmente importante è la grotta Guattari, scoperta per caso nel 1939 durante alcuni lavori di scavo e nella quale fu rinvenuto un cranio dell’Uomo di Neandertal risalente a circa 50.000 anni fa.
Il litorale verso sud
Fra le cavità costiere, invece, la più conosciuta e l’unica raggiungibile via terra è la grotta delle Capre, così chiamata perché probabilmente serviva da rifugio per le greggi. Vi si arriva facilmente da San Felice percorrendo Via del Faro e imboccando, a sinistra, la stradina sconnessa che termina in uno spiazzo sterrato dove si parcheggia.
Da qui un facile sentiero scende in pochi minuti alla grotta, molto ampia e lambita dal mare, dove un antico solco di erosione testimonia che oltre 100.000 anni fa il livello delle acque era più alto di circa 9 metri rispetto a quello attuale (e che forse il promontorio era un’isola). All’interno sono stati trovati resti di ippopotamo, elefante, cervo e stambecco. A poca distanza si apre anche la Grotta del Fossellone, la cui entrata si può solo vedere dagli scogli, dove sono state rinvenute tracce di insediamenti umani riferibili all’Homo Neandertalensis e all’Homo Sapiens.
Terracina
Una quindicina di chilometri separano il Circeo da Terracina, altra perla laziale dove la dimensione balneare e vacanziera convive a stretto contatto con quella culturale. La cittadina, infatti, vanta origini antichissime: dapprima probabilmente etrusca, dal VI al IV secolo a.C. fu dominata dai Volsci (che la chiamarono Anxur) per poi finire sotto l’influenza romana. Il bellissimo borgo alto, arroccato in collina, è una sorta di museo a cielo aperto. Vi si accede facilmente a piedi, salendo da Via Posterula o da Via dell’Annunziata, per ritrovarsi di colpo a passeggio nella storia: la grande Piazza Municipio, l’antico Foro Emiliano, è da sempre il cuore della città e la sua pavimentazione in lastricato risale al I secolo avanti Cristo.
Terracina antica
Nel lato settentrionale si possono ammirare i resti del teatro romano e il basolato originale della Via Appia, un tratto del quale è visibile anche presso il vicino arco di Galba. Sulla piazza affacciano il moderno Palazzo Comunale (1955), il duomo e l’imponente Torre Frumentaria (XII-XIII secolo), nella quale è ospitato il piccolo ma interessante Museo Civico Pio Capponi, che raccoglie reperti di epoca romana provenienti dagli scavi nel territorio circostante.
Ma il gioiello architettonico della piazza è la cattedrale di San Cesareo, sorta sulle rovine di un tempio romano e consacrata nel 1074. L’interno della chiesa, al cui fianco s’innalza il bel campanile romanico, è a tre navate con doppia fila di sei colonne e uno splendido pavimento marmoreo a mosaico. Appena fuori dal Foro, passato l’arco del gotico Palazzo Venditti (XIII secolo), fra le vecchie case del centro si fanno largo i resti del Capitolium, tempio del I secolo a.C. dedicato a Giove, Giunone e Minerva.
Precedentemente inglobato in antichi palazzi e venuto alla luce nel 1943 con le distruzioni belliche, ha conservato solo una delle quattro colonne dorico-tuscaniche che in origine ne caratterizzavano la facciata. Pochi metri più in là inizia Corso Anita Garibaldi, costellato di negozi e botteghe, che ricalca il tracciato dell’antica Via Appia e attraversa il nucleo storico fino a Porta Romana. E poi stradine, piazzette, angoli nascosti e importanti edifici, come le case gentilizie del XII secolo, la Torre degli Acso (che ospita mostre e iniziative culturali) e il Castello Frangipane, tutte testimonianze del tessuto medioevale della città.
Terracina moderna
In basso si espande invece la Terracina moderna, con la chiesa ottocentesca del Santissimo Salvatore e la vivace atmosfera del porto. A 227 metri di altezza, invece, sulla sommità del Monte Sant’Angelo, troneggia da oltre due millenni il tempio di Giove Anxur, uno dei più importanti santuari dell’antica Roma. Facilmente raggiungibile con una strada panoramica, il vasto complesso include i resti di numerosi ambienti fra i quali il Tempio Maggiore (la cui terrazza offre una vista eccezionale), il Campo Trincerato (l’antica zona militare), il Tempio Minore (risalente al IV secolo a.C. e utilizzato in epoca medioevale come monastero dedicato a San Michele Arcangelo, da cui deriva il nome del monte) e la Galleria Prospettica, con le caratteristiche dodici arcate affacciate a picco sul mare.
A circa 8 chilometri da Terracina, verso l’interno, si trova invece il monumento naturale Campo Soriano, una zona carsica caratterizzata da grandi formazioni rocciose che emergono fra campi e vigneti, la più imponente delle quali è alta circa 18 metri ed è conosciuta come “la Cattedrale”. L’area, che si raggiunge dalla città con una strada stretta e tortuosa (sconsigliabile ai grossi camper), dispone di un ampio spiazzo sterrato per il parcheggio e un percorso geologico con pannelli didattici. E a proposito di rocce, appena fuori Terracina si erge la rupe del Pisco Montano, su cui l’imperatore Traiano fece eseguire un taglio di 38 metri di altezza per consentire il passaggio dell’Appia vicino al mare.
Sperlonga
La litoranea che prosegue a sud costeggiando il lido di Fondi, caratterizzato da lunghe spiagge sabbiose e numerosi campeggi, conduce in breve a Sperlonga, grazioso borgo di antiche origini (il nome sembra derivi dalle grotte, un tempo dette speluncae, presenti nel territorio) arroccato sul colle di San Magno. Fra le case bianche, strette fra loro e collegate da una fitta trama di viuzze e cunicoli che in passato servivano a disorientare i pirati, si apre Piazza della Repubblica, centro della vita sociale del paese. Da lì conviene perdersi nel divertente labirinto di vicoli, scalinate, archi e botteghe artigianali, dove l’unica certezza è che scendendo si arriva al mare.
Fra queste mura si cela l’antica chiesa Sanctae Mariae de Sperlonche (XII secolo), oggi sconsacrata e utilizzata per mostre ed eventi culturali; in basso, sulla punta del promontorio, spicca la sagoma massiccia della Torre Truglia edificata nel 1532. Restaurata di recente, è l’unica visibile delle tre torri difensive (le altre due sono ormai inglobate fra le case). Il borgo è davvero grazioso: i suoi vicoli e gli scorci sono una bella palestra per gli appassionati di fotografia. Ma l’attrazione principale di Sperlonga è l’area archeologica della Villa di Tiberio, i cui resti si possono ammirare a poca distanza dal borgo.
Gaeta
Meno di venti chilometri ci separano da Gaeta, uno dei centri più importanti del basso Lazio qui già in odore di Campania. Non a caso la città, dove il mito di Ulisse si mescola a quello di Enea (che secondo Virgilio seppellì qui la sua nutrice Caieta, da cui il nome del borgo), fu l’ultima roccaforte del regno di Napoli: capitolò nel 1861, dopo oltre cento giorni di assedio delle truppe piemontesi.
Conosciuta già in epoca romana come porto e luogo di vacanza per nobili e imperatori, Gaeta divenne nel Medioevo un ducato autonomo con tanto di moneta propria. Arroccato su un promontorio alto e roccioso, il borgo ha resistito per secoli agli attacchi dei pirati sviluppando un efficace sistema difensivo, come testimonia l’imponente castello a picco sul mare, eretto nel Duecento da Federico II di Svevia sui resti di una precedente. Al di sotto si espande il quartiere medioevale che scende verso Piazza Traniello e il duomo di Sant’Erasmo (patrono della città), edificato intorno al Mille e più volte rimaneggiato, con il bellissimo campanile in stile arabo-normanno.
A poca distanza, in cima a un’alta scalinata, si erge la monumentale chiesa gotica di San Francesco, edificata nel XIV secolo sulla preesistente struttura del convento originario fondato dal Poverello d’Assisi nel 1222 e dal cui piazzale si apre un grandioso panorama sulla città e sul golfo. Più o meno coevo è il Santuario della Santissima Annunziata sul Lungomare Caboto, che fu ristrutturato completamente nel Seicento e custodisce la preziosa Grotta d’Oro, una cappella rinascimentale con soffitto a cassettoni dorati e con dipinti raffiguranti l’infanzia di Gesù.
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Antecedente è invece il santuario della Santissima Trinità, affacciato sulla lunghissima spiaggia del Serapo (la principale di Gaeta), costruito nell’XI secolo a ridosso della Montagna Spaccata e frequentato in passato da sovrani, papi e santi, tra cui San Bernardino e San Filippo Neri. All’interno della famosa fenditura rocciosa, che la tradizione vuole creatasi in seguito alla morte di Cristo, si trova l’impronta della “mano del Turco”, secondo la leggenda lasciata da un miscredente sulla roccia divenuta miracolosamente molle.
Dall’altro lato rispetto al monastero, una lunga scalinata scende nell’ampia e suggestiva Grotta del Turco (a pagamento con offerta), mentre un bel percorso sale nel bosco verso la sommità arrotondata del Monte Orlando, parco regionale caratterizzato da una rigogliosa macchia mediterranea e alte falesie a picco sul mare (regno del gabbiano reale e del pino d’Aleppo) frequentate dai chi pratica l’arrampicata.
Diverse varianti panoramiche si snodano fra resti di batterie, fortificazioni e polveriere (come quella di Real Ferdinando, oggi museo storico-naturalistico), fino a giungere all’imponente mausoleo di Lucio Munanzio Planco, monumento funerario eretto nel 22 a.C. in onore di uno dei più famosi generali di Cesare. Appena al di là del promontorio, magico luogo dove convivono storia, natura, religione e leggenda, l’ampia curva del golfo di Gaeta abbraccia il mare un tempo solcato dalle navi di Ulisse. O almeno, così racconta Omero.
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Testo e foto di Mauro Toccacelli
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