Cos’hanno in comune una delle valli più selvagge delle nostre Alpi e uno dei frutti più dolci e prelibati della bella stagione? Per scoprirlo basta puntare il muso del camper in Val Martello, nella valle laterale della Val Venosta, nella provincia autonoma di Bolzano. Visitala in camper, la zona è dotata di un parcheggio e di uncampeggio.
Val Martello, un po’ di storia
Bisogna risalire agli anni Sessanta del secolo scorso, quando un gruppo di intraprendenti agricoltori puntò su un progetto decisamente ardito. Coltivare le fragole in ambiente montano, sfruttando le particolari caratteristiche di un clima secco e mite anche ad altitudini elevate. L’idea si è rivelata vincente e oggi queste delizie del palato sono uno dei segni distintivi della Val Martello. In tedesco Martelltal, è considerata l’area più importante d’Europa per la produzione di fragole d’alta montagna.
Le fragole, una risorsa per il territorio
In questa valle laterale della Val Venosta i deliziosi frutti maturano molto lentamente. La maturazione avviene su appezzamenti a terrazza compresi fra i novecento e i milleottocento metri di quota. Il periodo della raccolta dura tutta l’estate. Inizia dalle quote più basse nel mese di giugno e continuando nelle coltivazioni più in alto fino a luglio-agosto e a volte anche settembre. Questi frutti erano presenti già nelle tavole dell’antica Roma in occasione di feste e banchetti) assumendo un gusto e un aroma particolarmente intensi.

Assieme al turismo, la fragola rappresenta una voce importante nell’economia locale. Ogni anno, nell’ultimo weekend di giugno, la Val Martello celebra il suo frutto simbolo con una grande festa con tanto di torta gigante. Fra questi monti vengono coltivati anche lamponi, mirtilli e ribes rossi e neri e naturalmente non mancano prodotti tipici alpini come formaggi e speck. Tutti lavorati artigianalmente nei piccoli caseifici e nei masi della zona. In tutta la vallata, che si stacca dalla Val Venosta e sale per circa venticinque chilometri fino al ghiacciaio del Cevedale (3.769 m), vivono meno di mille anime. Qui le attività umane si sono sviluppate con un occhio attento all’ambiente.
Un po’ di wilderness ha dovuto inevitabilmente cedere spazio a campi e pascoli. Così come le acque del torrente Plima sono state imbrigliate in un lago artificiale per alimentare una centrale idroelettrica. Ma nell’insieme la natura del territorio è stata ben conservata. Non a caso, è interamente sotto la tutela del Parco Nazionale dello Stelvio. Non ci sono impianti di risalita: qui l’inverno vuol dire sci di fondo e passeggiate con le ciaspole. C’è anche un centro per il biathlon.

Qualche curiosità sul nome Val Martello
Sull’origine del singolare toponimo della valle, menzionato già nel XIII secolo come Mortell, esistono varie ipotesi. Potrebbe derivare da un nome di persona oppure dal latino malleus (martello, maglio), o ancora dal termine preromano Muhrtal (valle della frana). O anche da Marchtal, parola che indicava il confine fra due valli. In ogni caso la presenza dell’uomo fra queste montagne è molto antica. Le alte vie venivano percorse già migliaia di anni fa, prima dai cacciatori che seguivano la selvaggina e successivamente, nel Neolitico, dai primi allevatori che usavano le malghe per il pascolo estivo del bestiame.
Al periodo medievale sembrano invece risalire i primi insediamenti stanziali, che nel tempo si svilupparono anche grazie allo sfruttamento delle acque e all’attività mineraria. La Val Martello di oggi, un po’ appartata e meno famosa di altre destinazioni delle nostre Alpi, attrae i visitatori con la sua affascinante semplicità. Qualche paesino e poche case sparse qua e là, campi coltivati e tipici masi, foreste di conifere e vette maestose del gruppo Ortles-Cevedale. Oltre duecento chilometri di sentieri per passeggiate a piedi e in mountain bike. Dai tranquilli percorsi tematici alle escursioni più impegnative, ne fanno una meta ideale per famiglie. Oltre che un buon punto di partenza per gite nei dintorni.

Per i camperisti non ci sono servizi (disponibili nel bel campeggio della vicina Laces). Ma alla fine della strada che si snoda fin oltre i 2.000 metri di altitudine c’è un parcheggio a pagamento (che si riempie presto nei weekend estivi) con alcuni posti riservati al popolo dei vacanzieri en plein air.
3 escursioni imperdibili
1. Gola del Rio Plima
Proprio da qui iniziano varie passeggiate, fra cui quella facile e molto gettonata lungo la gola del Rio Plima (itinerario circolare di circa sei chilometri). Il tracciato presenta tabelle informative lungo il percorso e quattro installazioni panoramiche che consentono una vista mozzafiato sul canyon plasmato dalle acque impetuose del torrente. L’ultima struttura, uno spettacolare ponte sospeso in acciaio, consente di aattraversare l’orrido e raggiungere il vicino rifugio Nino Corsi. La struttura si trova a 2.264 metri, dove ottimi piatti e una vista grandiosa attendono gli escursionisti.
Da qui si può riscendere al parcheggio seguendo il segnavia n. 151 oppure proseguire sul ben più impegnativo sentiero glaciologico. Questo è uno splendido percorso circolare di alta montagna organizzato con vari punti sosta. Il tracciato sale verso il rifugio Martello (2.610 m) e il fronte glaciale della Vedretta Alta, a quota 2.670. Da qui si apre un superbo scenario sui ghiacciai e sulle vette circostanti.
2. Sentiero dei Larici verso il Lago di Gioveretto
Sempre dal parcheggio di fine strada parte un altro bellissimo itinerario che attraversa in gran parte un fitto bosco di conifere. Il percorso non a caso si chiama sentiero dei larici e segue i tracciati n. 12, 12A e 12B verso il lago di Gioveretto. Questo è un invaso artificiale creato dalle acque del rio Plima. Quindi si prosegue con i percorsi 17 e 36. Quest’ultimo, il sentiero principale della Val Martello, costeggia tutto il bacino fino alla diga (ottimo tragitto anche per mountain bike) e continua verso il fondovalle. Nell’altra direzione, risale con discreta pendenza al parcheggio del nostro camper.
Al termine della parte più tosta dell’escursione, quando finalmente si può tirare un po’ il fiato, come un miraggio appare fra gli alberi l’imponente sagoma rossa dell’Hotel Paradiso. L’hotel è il simbolo di un’epoca ormai andata che spicca solitario in mezzo alla foresta.
3. Il sentiero delle fragole
Dal centro visite Culturamartell parte il popolare sentiero delle fragole, un facile itinerario didattico di circa 9 chilometri che attraversa vari paesaggi lungo i percorsi 22 e 36, munito di tabelle informative che descrivono il mondo dei frutti simbolo della Val Martello.
Il centro visite Culturamartell
Per chi vuole curiosare nella storia e nella cultura contadina della valle, il posto giusto è il centro visite Culturamartell. Illustra la natura protetta del Parco Nazionale dello Stelvio e dispensa consigli sulle varie attività outdoor. Il centro comprende un piccolo ma interessante museo che racconta le origini, gli usi e i costumi del territorio. La struttura si trova presso il centro ricreativo Trattla, una grande area attrezzata molto frequentata dalle famiglie. Dotata di laghetto, campi da tennis e minigolf, ha anche giochi per bimbi, palestra di arrampicata, tavoli da picnic, bar-ristorante e punto vendita di fragole e frutti di bosco.
4. L’escursione nel bosco dei cembri
Decisamente più impegnativa, ma assai emozionante, l’escursione nel bosco dei cembri. Parte dal parcheggio del lago Gioveretto (presso l’albergo Zufritt, a quota 1.880). Inizia con il sentiero 20A per poi proseguire sui tracciati n. 39 e 33, regalando vedute grandiose sul lago e sulle cime ammantate dalle nevi perenni. Il percorso, che si spinge ad oltre 2.500 metri di altitudine, continua con il sentiero 10 verso la malga Lyfi (2.165 m). Qui un buon ristoro è quello che ci vuole prima del ritorno al punto di partenza.

Tra Ganda e San Martino in Monte
Lungo la strada principale, che scende dall’Alta Val Martello seguendo il rio Plima nella sua corsa verso l’Adige, qualche chilometro prima della frazione Ganda s’incontra sulla destra il Santuario di Santa Maria alla Fonderia. Si tratta di una chiesetta tirata su nel 1711 dai conti Hendl di Castelbell. Il campanile è del 1856 per i lavoratori della locale miniera d’argento. Tutti gli anni è meta di pellegrinaggio nella prima domenica di luglio. Ben più antica la parrocchiale di Santa Valburga, nel paese di Martello, originaria del XIII secolo e ampiamente rimaneggiata nel 1650. La chiesa contiene opere settecentesche del pittore austriaco Adam Mölk.
Le chiese di San Dionisio e di San Vigilio si trovano invece nell’abitato di Morter. Il borgosi trova all’imbocco della valle sovrastato dai ruderi degli antichi castelli Montani di Sotto e Montani di Sopra. Nei pressi sorge la cappella di Santo Stefano, che conserva affreschi fra i più belli dell’intero Alto-Adige).
Morter a piedi e in bici
Da Morter partono alcune passeggiate, fra cui quella tranquilla di una decina di chilometri lungo i vecchi canali d’irrigazione. Il tracciato segue all’inizio l’itinerario n. 5 attraverso i meleti del fondovalle fino allo Stadio del Ghiaccio. Continua nel bosco sul sentiero della roggia Neuwaal, incontrando diverse incisioni rupestri dei Waaler (i sorveglianti dei canali). Il tragitto prosegue superando una carrareccia e scende verso l’asfaltata della Val Martello. Quindi oltrepassa la strada e il ponte sul torrente Plima, poi risale in mezzo al bosco sul sentiero Rautwaal (n. 12) per poi seguire i tracciati n. 6 e 23 fino a Morter.
Laces, il borgo sulla ciclabile della Val Venosta
Da qui una selva di frutteti ci separa dal vicino paese di Laces (Latsch), dove passa la bella ciclabile della Val Venosta che costeggia l’Adige. La presenza di diverse chiese conferma un passato ricco di fervore religioso. Oltre alla parrocchiale di San Pietro e Paolo, del XII secolo, merita una visita la chiesa di Santo Spirito. Noterai il bellissimo altare polittico cinquecentesco dell’artista svevo Jörg Lederer. Da non perdere la chiesa di Santa Maria in Colle, dove nel 1992 fu ritrovato un antichissimo menhir di marmo. La scultura è databile fra il 3300 e il 2200 a.C. e si può ammirare nella chiesa romanica di San Nicolò.
Appena fuori dall’abitato, nei pressi del campeggio Latsch, parte la funivia che sale in una decina di minuti ai 1.740 metri di San Martino in Monte. Questo è un minuscolo villaggio (con annesso santuario del XVI secolo) da cui hanno inizio svariate escursioni.

Da lassù il panorama è una cartolina della Val Venosta, con i suoi borghi e il mosaico di campi che decora il fondovalle protetto dalle imponenti montagne. È un’immagine suggestiva, che fa riflettere e ci ricorda che, se vogliamo avere un futuro in questo pianeta, ora più che mai siamo di fronte a una sfida che non possiamo perdere: riuscire a coniugare attività umane e rispetto della natura.
Informazioni pratiche
Dove sostare
Martello Parcheggio a pagamento al termine della strada della Val Martello; otto-dieci posti riservati ai camper; panoramico, possibilità di pernottamento, con bagni ma senza servizi di scarico.
Laces Camping Latsch, Via Nazionale 4, con bar, ristorante, pizzeria, market, piscine, parco giochi, aperto tutto l’anno. Lungo il fiume Adige, vicino alla funivia e alla pista ciclabile della Val Venosta, poco lontano dal centro del paese
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