Il dispettoso folletto della tradizione contadina è il simbolo del Carnevale della piccola località salentina di Aradeo. Ed è l’invito a scoprire un angolo meno conosciuto del Tacco d’Italia.
Indice dell'itinerario

Ha un nome impronunciabile il protagonista del carnevale di Aradeo, piccolo centro a circa trenta chilometri da Lecce in direzione sud. È lui, Lu Sciacuddruzzi, ad aprire il corteo di ogni edizione – quella a cui abbiamo assistito nel 2019 era la trentaduesima – della manifestazione carnascialesca.

Le maschere percorrono il lungo e centrale nastro d’asfalto del Viale della Libertà già gremito su entrambi i lati dal folto pubblico proveniente, in gran parte, dalle comunità vicine. Nonostante manifestazioni similari si svolgano in contemporanea in tutto il Salento, la sfilata aradeina è considerata tra le più colorate e animate del territorio. Basti pensare che in questa cittadina, che conta poco più di novemila anime, nell’ultima edizione si è registrata una presenza di circa ventimila visitatori.

Al momento di andare in stampa gli organizzatori assicurano che nel 2022, dopo due anni di interruzione dovuta alla pandemia, la manifestazione si farà; in ogni caso per i visitatori in camper è consigliabile raggiungere Aradeo non più tardi del primo pomeriggio per trovare una comoda sistemazione nell’area mercatale, posta in prossimità dei luoghi della sfilata e in grado di accogliere circa quindici equipaggi. Di seguito vi proponiamo il resoconto di quanto abbiamo potuto apprezzare (e fotografare) di persona; è importante però ricordare che l’edizione di quest’anno non vedrà purtroppo la presenza dei carri: data l’incertezza del momento, nessun carrista ha iniziato i lavori di allestimento che, in altri tempi, sarebbero già iniziati negli ultimi mesi del 2021.

I giorni di festa ad Aradeo

Preceduto dalla sfilata della domenica precedente, il corteo mascherato del Martedì Grasso è senz’altro il clou dell’intera manifestazione aradeina.

Mentre i maestri cartapestai, ultimi a sfilare, ritoccano e controllano che tutto sia funzionante nelle loro gigantesche creazioni, dal fondo di Viale della Libertà i primi gruppi mascherati iniziano a inondare di suoni e colori il corso cittadino.

Una pioggia di coriandoli investe gli spettatori: molti di loro, in mancanza di transenne in questo primo tratto, approfittano per divenire anch’essi attori del festoso momento da immortalare nell’immancabile foto ricordo.

Accompagnati dalla banda musicale cittadina, sfilano a intervalli prestabiliti dapprima le sette maschere singole – tra le quali si distinguono per originalità Spaghetti alla bolognese, piatto interpretato da una sorridente bimba, e Lode all’Ulivo, simbolo univoco della Puglia. Seguono dieci gruppi mascherati che iniziano a riscaldare sempre più il pubblico con le loro allegorie puntualmente accompagnate da balli e musica ad alto volume.

Ogni gruppo di questo lungo corteo spesso si ferma per eseguire la propria pantomima di fronte al pubblico assiepato, questa volta, dietro le transenne. Ma è anche tra gli spettatori che lo spettacolo rivela i suoi aspetti più genuini e spontanei, quando s’incrociano inusuali travestimenti e strampalati assemblaggi che strappano un inevitabile sorriso.

Come funziona la festa ad Aradeo

A metà del percorso il palco allestito da un’emittente locale invita le maschere a esibirsi in una diretta televisiva. Ed ecco che le giovani ballerine del gruppo Le Lattine Frizzy, anche per tener fede al loro nome, danno inizio a un’animata danza messa in risalto dagli accesi colori dei costumi e dalle coreografie: un’esibizione che puntualmente si conclude con un lungo applauso.

L’alternarsi delle esibizioni dei gruppi fa aumentare l’euforia del pubblico che raggiunge il suo apice con l’arrivo del primo dei cinque carri. È ormai buio quando l’ultimo carro allegorico giunge al termine di Viale della Libertà, dove è posto il palco dei giurati che premieranno le creazioni più belle. Questo è il momento in cui esplode l’irrefrenabile gioia di tutti coloro che hanno partecipato all’evento. Accompagnati dai travolgenti ritmi trasmessi ad alto volume, riempiono la piazza saltando e urlando e, agitandosi come odierni tarantati, incitano il dj a continuare affinché la festa non abbia termine. Ma è solo un ultimo sprazzo di allegria che preannuncia l’inizio della Quaresima.

Non solo carnevale

Risalendo verso Lecce, nell’arco di venti chilometri circa, potremo fare conoscenza con alcune cittadine ricche di storia e di leggende popolari.

Soleto

Soleto è l’antichissima città della Magna Grecia legata al nome della famiglia Orsini che arricchì l’abitato con ricche e preziose opere d’arte. Un importante monumento è la chiesa di Santo Stefano, in via Carrozzini, contraddistinta dalla facciata con campanile a vela e dalle pareti interamente affrescate con figure di santi.

Ma la testimonianza architettonica del passato più notevole è senz’altro la Guglia, un’imponente torre quadrata affiancata alla chiesa di Santa Maria Assunta. Considerata monumento nazionale, fu voluta nel 1397 da Raimondello Orsini Del Balzo, conte di Soleto e principe di Taranto: con i suoi quaranta metri d’altezza domina l’intero abitato.

A quel tempo viveva in città Matteo Tafuri, un personaggio noto in tutta Europa e considerato una sorta di Nostradamus per le sue competenze in svariati campi, dall’alchimia alla filosofia, dall’astronomia all’astrologia e alla medicina. Leggenda vuole che Tafuri riuscì a costruire la torre in una sola notte con l’aiuto di streghe e diavoli. C’era tuttavia una condizione da rispettare: l’opera doveva essere terminata prima del sorgere del sole. Ma al canto del gallo quattro demoni furono sorpresi all’opera rimanendo pietrificati ai quattro angoli della balaustra del terzo piano. 

Sternatia

Nella vicina cittadina di Sternatia è molto diffuso il griko, parlato ormai solo dagli ultimi anziani anche se, recentemente, alcuni studiosi e appassionati cercano di mantenere vivo l’antico idioma. 

Raggiungendo Porta Filia (Porta dell’Amicizia) è possibile visitare uno dei più importanti frantoi ipogei della zona. Già utilizzato in epoca bizantina, esso fu ampliato nel XV secolo per far fronte alle nuove esigenze.

Nel centro storico, tra file di basse case sulle quali svetta la torre campanaria della chiesa dell’Assunta, possiamo ammirare l’imponente prospetto della chiesa di Santa Maria di Tricase e del Convento dei Domenicani (oggi sede municipale). Dall’ingresso principale, riccamente adornato da un portale in pietra, si accede all’ampio chiostro colonnato al centro del quale si erge il pozzo circondato da quattro scalini.

Tra le numerose abitazioni gentilizie di notevole importanza è il Palazzo Granafei, con il suo giardino pensile ed i granai ipogei, costruito sul luogo ove un tempo sorgeva il castello.

Calimera

Già dal nome, che in greco significa buongiorno, Calimera denuncia la sua origine. Adagiata in una vallata circondata da folti boschi, che nel passato resero famosi i locali lavoratori delle carbonaie, presenta vaste estensioni coltivate a ulivo e un numero elevato di frantoi ipogei. In queste cavità tufacee – come il trappeto Rescio al civico 70 di Via Giovanni XXIII – emergeva la figura del nachiro, il capo indiscusso al quale spettava l’esclusivo compito di tirare l’olio che galleggiava sull’acqua di spremitura delle olive.

La località in passato era un semplice casale appartenente al feudo di Martano, e per questo nel tessuto urbano manca la presenza di un castello; il centro conserva tuttavia alcuni interessanti portali bugnati del Settecento e monumenti religiosi dalle linee molto semplici. Lungo Via Mayro, infine, non può mancare la visita alla Cappella del Crocefisso con la volta e la parte absidale affrescati con vivaci colori. Chi ha tempo a disposizione non ha che l’imbarazzo della scelta per prolungare la permanenza nella terra salentina: a cominciare da Lecce e dai suoi tesori, che da qui distano solo quindici chilometri.

Curiosità: il Carnevale di Aradeo è una fucina creativa

Il Carnevale aradeino coinvolge migliaia di persone tra grandi e piccoli tutti impegnati, a vario titolo, in questa fantasiosa manifestazione nata quasi per caso una trentina di anni fa quando i giovani del paese, stanchi di organizzare feste mascherate in ambienti chiusi, decisero di scendere in piazza con i loro costumi e con un pupazzo di cartapesta, lo Sciacuddruzzi: il suo esordio segnò l’inizio di una fortunata ed ancora viva avventura.

Oltre agli eventi di Carnevale, la notorietà di Aradeo ha recentemente travalicato i confini regionali poiché le cronache nazionali hanno reso noto che la giovane cantante Emma Marrone è originaria di questo piccolo comune salentino.

La vita culturale cittadina vanta artisti come Pino Zimba, caposcuola della tecnica del tamburello, immancabile strumento di accompagnamento della pizzica, usato per esorcizzare i tarantati di un tempo. Pochi sono a conoscenza, però, che il tradizionale ballo ha avuto origine proprio in questa città tanto da essere chiamata la Pizzica di Aradeo.

Ma non è solo il panorama musicale a dare lustro a questa cittadina. I Cantieri Teatrali Koreja, ad esempio, sono una vivace testimonianza dell’attività teatrale così come le coreografie di Antonio Carallo, interprete italiano della Tanztheater, e le produzioni cinematografiche del regista Edoardo Winspeare.

Testo e foto di Emilio Dati

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