Sapevi che tra le montagne svizzere si concentra un terzo del ghiaccio dell’arco alpino? Ti portiamo nel Vallese, uno dei cantoni più visitati della Svizzera, per ammirare alcuni tra gli scenari più suggestivi d’Europa.
Indice dell'itinerario

Partendo col camper per il Vallese puoi scoprire vigneti e castelli, torrenti e cascate, un popolo che parla due lingue (tedesco nella parte alta della valle, francese alle quote più basse). E un’infinità di vette e ghiacciai: nella regione compresa tra l’Oberland, le Alpi Pennine e il Monte Bianco ne sono stati censiti seicentottanta.

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La scoperta del turismo alpino

Nell’estate del 1841 un geologo di Neuchâtel esplora i ghiacciai dell’Oberland Bernese, un massiccio di proporzioni himalayane che si alza nel cuore delle Alpi. Si chiama Louis Agassiz e nei suoi percorsi si fa accompagnare dai montanari della zona. Trent’anni prima i fratelli Johann-Rudolf e Hieronymus Meyer, insieme a due cacciatori locali, sono arrivati sui 4.153 metri della Jungfrau, una delle vette più alte del massiccio: un’ascensione impegnativa anche oggi, e che per quegli anni è un exploit incredibile.
Più tardi, con l’arrivo sulle Alpi degli inglesi, l’attenzione si sposta verso il Monte Rosa e le rocce del Cervino. Ma sono le esplorazioni di Agassiz a far comprendere per la prima volta agli scienziati la formazione e la dinamica delle nevi perenni.

Un giorno, sul ghiacciaio di Aletsch, Agassiz si fa calare in un crepaccio profondo una trentina di metri. Sul fondo, rischia di annegare in un gelido torrente. “Sconsiglierei a chiunque non sia guidato da un potente interesse scientifico di ripetere l’impresa” commenterà dopo essere tornato alla luce del sole.

Meravigliosi ghiacciai

Oggi molti ghiacciai dell’Oberland si ammirano senza dover faticare. Il belvedere dell’Eggishorn, che si raggiunge in funivia da Fiesch, offre una visione mozzafiato sul ghiacciaio di Aletsch, che è una delle meraviglie delle Alpi. Dall’arrivo dell’impianto un sentiero porta ai 2.926 metri della vetta dell’Eggishorn, coronata da una croce. La colata, che si allunga ai piedi di chi guarda, è formata da ghiaccio scoperto, a tratti nascosto da detriti. Verso le cime prevale il bianco della neve.

Da qui non si vedono le tre colate glaciali (il Grosser Aletschfirn, lo Jungfraufirn e l’Ewigschneefäld, il “campo di neve eterno”) che confluiscono nella conca di Konkordia, battezzata in onore della parigina Place de la Concorde.

Si vedono bene, invece, decine di magnifiche vette. Di fronte all’Eggishorn si alzano le creste di neve dell’Aletschhorn, che raggiungono 4.195 metri. Dall’altra parte dominano il paesaggio le rocce del Finsteraarhorn, che con i suoi 4.274 metri è la cima più alta dell’Oberland.

Chiudono il panorama verso nord i 4.153 metri della Jungfrau e i 4.099 del Mönch, che da qui sembrano dei modesti cocuzzoli. Verso Grindelwald le due cime, insieme al celebre Eiger, precipitano con gigantesche pareti di roccia e ghiaccio.

Per chi vuole ammirare il ghiacciaio con poca o nessuna fatica, la salita in funivia da Fiesch, seguita dalla passeggiata verso l’Eggishorn, è la soluzione migliore. Una camminata più lunga (cinque o sei ore) conduce dalla Bettmeralp al lago morenico del Märjelensee. Il tunnel della Tälligrat riporta sul versante di Fiesch.

Il ghiacciaio di Aletsch

Anche se le sue dimensioni rendono difficile capirlo, il ghiacciaio di Aletsch, inserito nel Patrimonio mondiale dell’Unesco, si sta ritirando rapidamente: la sua lunghezza, oggi di ventuno chilometri, si è ridotta di un chilometro e mezzo dal 1980 e di tre e mezzo dal 1870.

La Konkordiahütte, il rifugio più noto del- l’Oberland, era stata costruita nel 1877 quasi al livello del ghiacciaio. Oggi per arrivarci, dopo lunghi itinerari a piedi o sugli sci, si deve salire una ferrata che supera duecento metri di dislivello.

Dai primi del Novecento lo spessore della colata si è ridotto di trecento metri. Misurazioni recenti, però, hanno verificato che a Konkordia il ghiaccio è ancora spesso novecento metri: l’estinzione dell’Aletsch può dirsi ancora lontana.

Tra Gletsch e l’Oberaarsee

Il Vallese dall’Italia si raggiunge per la strada che collega Aosta a Martigny attraverso il Gran San Bernardo, o per quella che scavalca il Sempione da Domodossola a Briga. All’interno o sui confini del cantone si alza inoltre la metà degli ottantadue “quattromila” delle Alpi. Per questo motivo il Vallese è un luogo ideale per ammirare le colate che resistono al riscaldamento globale. Ma anche per osservare il ritiro dei ghiacciai, e scoprire i paesaggi che prendono il posto di crepacci e seracchi.

A Gletsch, dove la strada del Grimselpass si stacca da quella del Furka, si capisce quanto il paesaggio delle Alpi stia cambiando. L’imponente Hotel Glacier du Rhône è sorto nel 1860 accanto a una stazione ferroviaria collegata con Berna, Ginevra e Milano. Dalle finestre dell’albergo, gli ospiti si affacciavano sui seracchi del ghiacciaio del Rodano. Oggi alcune vecchie fotografie in bianco e nero ricordano quello spettacolo, ma di fronte all’albergo si alzano dei lastroni di granito percorsi da un torrente impetuoso.

Quel che resta del ghiacciaio del Rodano si scopre poco più in su. Dalla strada del Passo Furka, un viottolo a pagamento traversa alcuni lastroni rocciosi fino a dei tunnel scavati nel ghiaccio, un altro scende a un laghetto che si è formato da poco. Qui sono stati collocati dei teloni per proteggere il ghiaccio dal sole e rallentare lo scioglimento, ma è una cura palliativa: i tunnel tra qualche anno spariranno. Alcuni tabelloni già oggi consigliano di studiare il paesaggio post-glaciale.

Il Grimselpass, 2.165 metri, è da secoli un crocevia delle Alpi. La strada che lo raggiunge da Gletsch costeggia le acque del Totensee, poi scende sul versante di Berna fino al Grimselsee, un lago artificiale che ricorda un fiordo norvegese.

Dal valico inizia una strada di grande fascino. Pagato un biglietto, e solo negli orari stabiliti (nei primi dieci minuti di ogni ora all’andata, tra i minuti trenta e quaranta al ritorno) si imbocca la strada panoramica dell’Oberaar, lunga sei chilometri, stretta ma ben protetta da guardrail, che corre a picco sul Grimselsee.
Alla fine si scende a un piazzale affacciato sul bacino artificiale dell’Oberaarsee. Il luogo, molto amato dai camperisti svizzeri, è poco frequentato dagli stranieri. Nel panorama spiccano i 4.274 metri del Finster-aarhorn.

Nelle vecchie foto si vede il ghiacciaio che si getta nel lago; oggi per raggiungere la colata occorre traversare la diga e seguire a piedi il sentiero che conduce al ghiacciaio, dove il torrente esce con forza da una caverna di ghiaccio. Nell’estate del 2020 occorreva un’ora e mezza di cammino, ma il ritiro della colata aggiunge ogni anno qualche minuto alla passeggiata.

Nel banco della Saastal

L’altro luogo del Vallese dove toccare con mano il ritiro dei ghiacciai è la Saastal, parallela alla valle di Zermatt. La strada che la risale tocca il villaggio di Saas Balen, poi supera Saas Grund e alcuni campeggi. Proseguendo sul fondovalle si sale ai 2.200 metri del lago artificiale di Mattmark. A piedi, in tre ore, si può salire al Passo di Monte Moro e affacciarsi su Macugnaga.

A Mattmark si ricorda una terribile tragedia. Il 30 agosto 1965 una valanga caduta dal ghiacciaio di Allalin travolse il cantiere della diga uccidendo ottantotto operai, cinquantasei dei quali italiani. La giustizia svizzera, cinque anni dopo, assolse l’impresa costruttrice. Oggi il ghiacciaio si è ritirato, e un evento del genere non sarebbe possibile. Un piccolo museo permette di dare uno sguardo doloroso al passato.
L’arretramento del ghiacciaio ha dato un duro colpo a Sass Fee, una delle località di vacanza più famose delle Alpi. Le vette del Täschhorn, del Dom (4.554 metri, la più alta interamente in Svizzera) e di altri quattromila continuano ad affacciarsi sugli alberghi e sui fienili di legno del paese.

Ma le seraccate del ghiacciaio di Fee, che scendevano verso l’abitato, sono scomparse. Per ritrovare il bianco elemento si deve salire con la cabinovia ai 2.991 metri del Felskinn, al livello della conca superiore del ghiacciaio, dove inizia un sentiero di grande fascino. Per arrivare ai 3.030 metri della Britanniahütte, il rifugio costruito dai soci inglesi del Club Alpino Svizzero, si traversa il ghiacciaio su un facile camminamento, si scende ai piedi delle rocce dell’Egginer e si risale per ghiaie e lingue di neve fino a guadagnare la meta.

La passeggiata, priva di difficoltà, richiede un’ora e mezza sia all’andata sia al ritorno. Dal rifugio e dal vicino Klein Allalinhorn, 3.100 metri, ci si affaccia sul Rimpfischhorn, l’Allalinhorn e la Weissmies. Basta uno sguardo a una vecchia fotografia per capire che anche i ghiacciai di Hohlaub e di Allalin si ritirano a vista d’occhio.

Zermatt, ai piedi del Cervino

L’ultima tappa del viaggio tra i ghiacci del Vallese è Zermatt, ai piedi del Cervino. Ci si arriva in treno lasciando l’auto o il camper nei posteggi di Täsch. Nell’abitato si visitano il Matterhorn Museum, il museo etnologico dedicato alla storia del Cervino e del paese, e le tombe degli alpinisti caduti nel 1865, nella prima ascensione della montagna: accanto all’Hotel Monte Rosa una targa ricorda Edward Whymper, ideatore dell’impresa.

Per salire di quota occorre utilizzare gli impianti ricordando che i prezzi sono alti, ed è bene studiare in anticipo quale biglietto acquistare. Una funivia sale al Furgg e poi al Trockener Steg, da cui si arriva a piedi alla Gandegghütte, belvedere sui ghiacciai del Breithorn. L’impianto prosegue fino ai 3.880 metri del Klein Matterhorn, il Piccolo Cervino, proteso verso l’Italia.

In cabinovia si sale ai 2.552 metri dello Schwarzsee, da cui si ammira il più famoso profilo del Cervino. Dal lago un sentiero sale verso la grande montagna. All’inizio il percorso è comodo, alla fine si superano dei tornanti tagliati su ripidi pendii. Si arriva al rifugio dell’Hörnli, 3.260 metri, dove passano la notte gli alpinisti diretti alla cima.

A offrire il panorama più spettacolare di Zermatt è però il Gornergrat, un belvedere a 3.090 metri di quota. Dalla stazione e dall’albergo ci si affaccia sull’imponente versante settentrionale del Monte Rosa e sul ghiacciaio del Gorner. Anche questa colata, negli anni, ha perso un centinaio di metri di spessore. Le sue dimensioni, però, impediscono di capire quanto il paesaggio sia cambiato.

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Sapevi che Napoleone ha di fatto costruito la Strada del Sempione che lungo il Vallese, da Domodossola a Briga collega Svizzera e Italia? Ne abbiamo parlato in questo itinerario!

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