Per il tragico amore di Paolo e Francesca narrato da Dante nella Divina Commedia è considerato uno dei borghi più romantici d’Italia. Siamo andati a Gradara in camper.
Le torri delle mura di cinta preannunciano già da lontano l’arrivo a Gradara mentre, alla guida del camper, percorriamo la campagna pesarese risalendo l’altura su cui è posta la cittadina. Lasciato il mezzo presso il parcheggio P1, attrezzato per la sosta dei veicoli ricreazionali, si prosegue a piedi verso il castello. L’accesso al nucleo storico è segnato dall’ampia porta che si apre sotto la torre dell’orologio, ornata sulla facciata esterna dagli stemmi delle famiglie Della Rovere, Farnese e Sforza. Già da questo possiamo intuire come Gradara, in virtù della sua posizione strategica, venne a lungo contesa tra le signorie e le casate della zona e dell’intera penisola: Malatesta e Montefeltro in primis.

Le cinta di mura di Gradara
Per meglio apprezzare l’impianto del castello, una volta superato l’arco a tutto sesto che segna l’ingresso alla cittadina è bene dirigersi presso il punto informazioni che incontriamo sulla destra, punto di accesso ai Camminamenti di Ronda.
La cinta muraria lunga circa settecento metri e intervallata da quattordici torri a sezione quadrata presenta una curiosità: l’alternarsi di merli guelfi e ghibellini, segno evidente del passaggio di signori appartenenti a fazioni rivali. La parte percorribile dei camminamenti termina dopo circa trecento metri – presto verrà aperto ai visitatori anche il lato orientale – in prossimità di un bastione poligonale, costruito nel corso del XV secolo per resistere ai devastanti colpi delle allora nuove armi da fuoco. Oggi, invece delle guardie, sui cammini di ronda si alternano i turisti armati di smartphone, intenti a catturare il panorama collinari che digrada dolcemente verso la costa adriatica: lo sguardo si spinge fino al grattacielo di Cesenatico e, nelle giornate più limpide, riesce perfino a cogliere il lido di Ravenna.
Amor c’ha nullo amato
È giunto il momento di raggiungere il cuore pulsante di Gradara, ovvero la cornice della vicenda di Francesca Polenta e Paolo Malatesta immortalata nel V canto dell’Inferno. Superata la porta che segna un altro giro di mura, ecco la parrocchiale intitolata a San Giovanni Battista con un crocifisso ligneo quattrocentesco; soffermatevi a guardarlo: cambiando il punto di osservazione pare mutare anche l’espressione del Cristo.
Non c’è più nulla ora a separare il visitatore dalla rocca malatestiana: è finalmente arrivato il momento di varcarne il ponte levatoio. L’iconico mastio della fortificazione, alto trenta metri, sorge dove un tempo si trovava la torre edificata nel XII secolo per volere della famiglia De Griffo, che aveva sottratto questo territorio ai possedimenti pesaresi. L’attuale configurazione è di epoca malatestiana: ai signori di Rimini si deve la doppia cinta muraria (e all’epoca i tre ponti levatoi) che la rese pressoché inespugnabile. È emblematico, a riprova, l’episodio dell’assedio al castello avvenuto nel 1446: per quaranta giorni le truppe di Francesco Sforza e del suo alleato Federico da Montefeltro, duca di Urbino, sferrarono i loro attacchi; ma proprio quando sembrava che la città fosse destinata a cadere l’esercito sforzesco dovette ritirarsi a causa delle intemperie che rovinarono le riserve di polvere da sparo oltre che per l’imminente arrivo dei rinforzi malatestiani.

Il giro turistico al castello
Il percorso di visita comincia nel cortile porticato da cui si accede alle prigioni ricavate nei sotterranei del mastio. Si attraversano poi le sale decorate da pregevoli affreschi e antichi arredi: il culmine è senza dubbio la Camera di Francesca, dove sono stati ricreati gli elementi scenografici necessari a raccontare il tragico amore raccontato nella Divina Commedia. Ci sono le due seggiole poste di fronte al leggio che sorreggeva il “galeotto libro” e la botola attraverso cui si dice che Paolo avesse tentato di fuggire all’arrivo di Gianciotto. Nella stanza successiva, la Sala della Giustizia, si trova una Madonna in trono con il Bambino a firma di Giovanni Santi, padre di Raffaello; mentre nella Cappella alla fine del percorso di visita si ammira una terracotta invetriata opera di Andrea Della Robbia.

Dentro e fuori le mura
Aggirandosi per le vie del castello si scoprono altri punti di interesse che meritano una tappa. Scendendo dalla rocca lungo la via principale s’incontra sulla destra un’antica dimora signorile voluta all’inizio del XVIII secolo dall’arcidiacono Giacomo Rubini. Oggi il piano nobile di Palazzo Rubini Vesin ospita mostre ed eventi espositivi di rilievo nazionale legati all’arte moderna e contemporanea; mentre già dall’Ottocento uno degli ambienti è sede del Teatro Comunale.
Proseguendo lungo Via Umberto I, questa volta sulla sinistra, si trova il Museo Storico che ripercorre le vicende del borgo attraverso riproduzioni di armi, strumenti della civiltà contadina e una collezione di strumenti di tortura. Il museo offre anche l’opportunità di visitare un’antica grotta medioevale, parte di una più ampia rete di cunicoli che s’intrecciano nel sottosuolo.

Al di fuori della cinta muraria è possibile percorrere il romantico Sentiero degli Innamorati, che s’inoltra nel Bosco di Paolo e Francesca regalando suggestivi scorci panoramici. Nelle vicinanze si trova il Teatro dell’Aria, un parco di educazione ambientale interamente dedicato all’arte della falconeria dove si possono ammirare spettacoli di rapaci che spiegano le ali volteggiando sulla rocca e sulle morbide colline circostanti.
Fragori d’armi e urla di soldati
Ancor oggi la rievocazione storica chiamata Assedio al castello celebra il coraggio e l’eroismo dei cittadini e delle cittadine di Gradara durante i terribili giorni in cui le truppe degli Sforza e dei Montefeltro accerchiavano le mura del castello: il fragore delle armi, gli spari di cannone, le grida dei soldati culminano in uno spettacolo di fuochi d’artificio che illuminano il cielo della riviera. In attesa della prossima edizione, è possibile visionare il trailer sul canale YouTube della città di Gradara.

Informazioni pratiche
Dove sostare
- Parcheggio P1 in Piazzale Paolo e Francesca; parcheggio in comune con le auto dotato di pozzetto e acqua.
- Punto sosta in Via dei Cipressi con allacciamento alle reti idrica ed elettrica.
Cosa visitare
- Rocca di Gradara, Piazza Alberta Porta Natale 1, tel. 0541 964181, www.roccadigradara.org, drm-mar.roccagradara@beniculturali.it.
- Museo storico e grotte di Gradara, Via Umberto I, tel. 0541 969586 o 338 1034043, www.museostoricogradara.com, museo@museostoricogradara.com; biglietto intero 4 euro.
- Palazzo Rubini Vesin, Via Umberto I, tel. 0541 964673.
- Teatro dell’Aria, Passeggiata degli Innamorati, tel. 342 7683929, www.ilteatrodellaria.it, info@ilteatrodellaria.it.
- Camminamenti di Ronda Gradara presso la Torre dell’Orologio, tel. 0541 964673 o 331 1520659.
Dove mangiare
- Locanda V Canto, Via Umberto I 17, tel. 0541 969268, locandaquintocanto@libero.it.
- Tavernetta Paolo e Francesca, Via Umberto I 24, tel. 333 1969263, www.tavernettapaoloefrancesca.it.
- Ristorante Mastin Vecchio, Via Alighieri 5, tel. 338 8190845, www.mastinvecchiogradara.it.
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