Un itinerario nel cuore più nascosto e solitario della Basilicata nei luoghi ritratti da registi, poeti e scrittori fra calanchi, dune bianche, profondi canyon e borghi dal fascino arcano. Scopriamo i dintorni di Matera!
Indice dell'itinerario

Sapevi che intorno a Matera si incontrano borghi accoccolati sulla collina in un paesaggio che assomiglia a quello lunare? I pinnacoli ricordano la Cappadocia e i canyon fanno pensare addirittura all’Arizona. Se organizzi il tuo viaggio in camper in primavera, con la fioritura della ginestra e del finocchiaccio, il colpo d’occhio sulle valli di Matera solcate dai fiumi Agri e Basento è ancora più spettacolare.

Il paesaggio è descritto da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli: enormi guglie argillose raggiungono altezze inaspettate. Coni che spuntano dal terreno che destano stupore perchè non te lo aspetti gironzolando con il tuo camper lungo le stradine tortuose.

Irsina, il paese dei bottini

Il borgo di Irsina, l’antica Montepeloso, è accoccolato sulla cima di un colle roccioso su cui svetta il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta. L’interno è davvero affascinante e vale la pena soffermarsi su ogni capolavoro: il fonte battesimale della seconda metà del Quattrocento, la statua in pietra di Nanto raffigurante Santa Eufemia attribuita ad Andrea Mantegna, il crocifisso ligneo di scuola donatelliana che suscita meraviglia per il pathos trasmesso dal volto sofferente di un Cristo che ha la particolarità di avere la testa e le braccia smontabili.

Si passeggia nella navata centrale ammirando una miriade di dipinti del Miglionico e del Polino e una colonna rossa in marmo di Verona. M’incammino nelle vie lastricate tra le case bianche addossate le une alle altre e arrivo in Piazza San Francesco su cui affaccia la chiesa dedicata al Poverello di Assisi con una cripta trecentesca finemente affrescata da artisti della scuola di Giotto e l’annesso museo archeologico.

Chi non soffre di claustrofobia si può addentrare nei cunicoli sotterranei chiamati bottini, percorribili ad altezza d’uomo, che portano l’acqua a una fontana monumentale utilizzata negli anni Trenta dagli abitanti quando ancora non c’era l’acquedotto pugliese. Ci si accede da una porticina situata proprio di fronte alla vasca con tredici bocche che fa bella mostra di sé in contrada Fontana, all’ingresso del paese.

Le cuccume

“Le mani di zì Uel sul tornio erano veloci e precise, i polpastrelli mezzo bruciacchiati accarezzavano con delicatezza i fianchi rotondi delle cuccume e delle brocche”. Con questa descrizione Mariolina Venezia introduce Grottole nel romanzo Mille anni che sto qui, vincitore del Premio Campiello nel 2007. Il borgo, aggrappato a un promontorio tra i fiumi Bradano e Basento, si chiama così proprio per le grotticelle, i locali incastonati nelle colline rocciose che cingono l’abitato dove gli artigiani plasmavano l’argilla per ricavarci vasi.

La chiesa bucata

M’inerpico tra scale, vicoli e archi fino alla chiesa diruta, mai ultimata, dedicata ai Santi Luca e Giuliano con il campanile ancora ben visibile. Ma è molto meglio lo skyline che si ammira dal piazzale antistante il castello feudale che domina la collinetta della Motta, con la chiesa “bucata” e il borgo ben raccolto su sé stesso. Prima di ripartire concedetevi anche solo un passaggio alla chiesa di San Rocco se non altro per l’affaccio sulla valle del Basento: se la trovate aperta, noterete un polittico di Pietro Antonio Ferro, esponente del manierismo lucano d’inizio Seicento che ricorda Caravaggio. Altrimenti, bisogna accontentarsi della facciata con tre rosoni, decorata con l’Annunciazione.

Miglionico

Imboccando la strada provinciale 8 e costeggiando per un pezzo il lago di San Giuliano, si giunge a Miglionico, dominato dal castello Malconsiglio che prende il nome da un episodio infelice legato alla congiura dei baroni del 1485. Dal maniero si notano le torri inglobate nei palazzi e il campanile rinascimentale della chiesa di Santa Maria Maggiore. Tra gli elementi originali dell’edificio non passa inosservato il polittico di Cima da Conegliano composto da diciotto pannelli disposti in quattro ordini con al centro una bellissima Vergine in trono con Bambino e San Giovanni Battista e un crocifisso del Seicento di scuola siciliana che ha ispirato Mel Gibson nel film The Passion. È molto bello il portale con una Pietà scolpita dall’artista lucano Altobello Persio.

Montescaglioso

Percorrendo la Strada Statale 380 che costeggia il fiume Bradano, tra le conifere e gli eucalipti dell’oasi protetta dal WWF che abbraccia il lago di San Giuliano, si arriva a Montescaglioso che già solo per l’abbazia di San Michele Arcangelo, fondata dai benedettini a partire dall’XI secolo, vale il viaggio. L’interno è tutto un intersecarsi di chiostri (uno medievale e uno rinascimentale), portici, cellette, frantoi scavati nella roccia e cantine.

Passeggiando lungo la via principale lo sguardo si ferma su un originale addobbo realizzato dalle donne del paese che con la lavorazione a uncinetto di quadrucci colorati regalano a un anonimo vicoletto un tocco di colore. Dalla parte più alta dell’abitato si gode una vista magnifica sulla valle del Bradano e, nelle giornate più terse, sul Golfo di Taranto.

Ferrandina

Rimando al giorno dopo la visita di Ferrandina, pregustando la colazione a base di sospiri o dolci della sposa, soffici bocconcini di pan di Spagna farciti con crema pasticciera e ricoperti di glassa. Mi addentro tra le casette bianche e resto colpita dalla maestosità della cupola maiolicata della chiesa di San Domenico ma sono gli ulivi l’attrazione principale: abbracciano la chiesetta di Sant’Antonio Abate, un piccolo santuario affacciato sulla valle.

Dalle olive più piccole si ricava il pregiato olio extra vergine Majatica di Ferrandina con retrogusto al pomodoro mentre le più grandi vengono utilizzate come antipasto, servite come olive “da mensa”, cotte al forno e condite con origano e peperoncino.

Da qui si gode una bella vista sul paese, fondato nel Quattrocento da Federico e Isabella d’Aragona. Pare che il borgo fosse famoso al tempo degli Aragonesi per la lavorazione della ferlanghina, una lana ricavata dal vello della pecora di razza merino, dal pelo riccio e di altissima qualità, con la quale si faceva l’imbottita, la versione antica del piumone. Un anziano abitante mi intrattiene con uno scioglilingua che aiuta a ricordare le sei lettere “effe” impresse sullo stemma: “Federico, figlio di Ferrante Ferrandina fece fabbricare”.

Imbocco la Strada Statale 407 Basentana e, dopo circa mezz’ora, scorgo dalla strada un borgo aggrappato a una rupe che ha un che di surreale. Craco è un paese fantasma, disabitato dal 1969 quando, a causa di una frana, la popolazione lo abbandonò per spostarsi a valle. È inaccessibile ma vale la pena arrivare almeno alle pendici per ammirare da sotto le case che si attorcigliano intorno alla torre e al campanile della chiesa di San Nicola.

Tursi, il borgo arabo con le Jaramme

Tursi è un groviglio di casupole con stretti cunicoli e vicoli scoscesi circondato da profondi precipizi che Albino Pierro, poeta locale candidato al Nobel per la letteratura, chiamava jaramme. Fondato dai Saraceni nel X secolo dopo che questi conquistarono l’entroterra lucano e i centri di Pietrapertosa e Tricarico, si chiamava Rabatana (da rabat, borgo fortificato). La chiesa di Santa Maria Maggiore in Rabatana custodisce un elegante trittico su tavola della Madonna dell’Icona della scuola di Giotto raffigurante diverse scene della vita di Maria e un’acquasantiera cinquecentesca.

Nella cripta si ammirano un suggestivo presepe in pietra policroma di Altobello Persio ispirato alle grotte e agli abitanti di Tursi e gli affreschi del 1550 attribuiti a Simone da Firenze. Seguendo la provinciale Tursi-Policoro in venti minuti si arriva al santuario di Santa Maria di Anglona, un vero capolavoro di architettura medievale sacra, costruita dove un tempo sorgeva la città greca Pandosia. Impressionano il portale finemente scolpito e la navata centrale affrescata con scene della genesi.

Valsinni

Lungo i fiumi Agri e Sinni i calanchi creati dal sole e dall’acqua piovana che disgregano l’argilla si estendono a perdita d’occhio. Dalle forme più bizzarre (a lama di coltello quelle più recenti ancora non arrotondate dalla pioggia o a dorso d’elefante quelle più antiche) fanno venire voglia di fermarsi e toccarle tanto sembra irreale il paesaggio che mi si apre davanti.

Arrivo a Valsinni, l’antica Favale, e mi faccio guidare dall’attore Erminio Truncellito tra i gafii, i passaggi coperti a volta che s’intersecano con le viuzze. Nelle sere d’estate l’artista racconta la storia di Isabella Morra, giovane e sventurata poetessa locale, con un allestimento di grande suggestione. La nobile fu uccisa dai fratelli perché colpevole di aver intrattenuto una relazione epistolare con il poeta spagnolo, sposato, Diego Sandoval de Castro signore di Bollita, l’odierna Nova Siri.

Questa storia restò nel dimenticatoio per moltissimo tempo fino a quando nel 1928 Benedetto Croce, incuriosito dai versi del Canzoniere si interessò alla giovane al punto da cercare la sua tomba (invano) sotto la chiesa madre. A lei è dedicato dal 1993 il parco letterario che ne ricorda la tragica vicenda umana attraverso letture e rievocazioni storiche.

Colobraro

Dal belvedere lo sguardo si perde su “quel paese”, un borgo raggomitolato su un’altura che domina la Val d’Agri, che gli abitanti di Valsinni non possono nominare perché secondo una credenza popolare porta sfortuna. Se volete dormire sonni tranquilli, munitevi di amuleti contro il malocchio prima di arrivare a Colobraro, un tempo popolato da fattucchiere e serpenti. Di aneddoti e leggende è intrisa la Basilicata che Luchino Visconti definì “una terra brulla e fantastica che lascia senza respiro chiunque accolga nel suo generoso grembo”.

Ascolta il podcast dedicato a Colobraro raccontato da Stefano Fresi sulla APP Loquis.

Vado via con la promessa di ritornare. Ci sono ancora angoli che film, poesie e romanzi non hanno ancora raccontato.

Se sei appassionato di storia puoi allungare l’itinerario fino a Metaponto e segui il nostro viaggio in camper nella Magna Grecia: dai Campi Flegrei ad Agrigento.

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