Siamo nel Principado de Asturias (le Asturie spagnole) per scoprirne la storia antica e l’anima verde, vivendo le tradizioni di una regione che dà il titolo all’erede al trono di Spagna ma che racconta grandi differenze dal resto del paese. Carneade! Chi era costui? si chiedeva Don Abbondio ne I promessi sposi. Rodrigo Rato! Chi era costui? ci chiedevamo noi, leggendo i nomi dei personaggi importanti nati nella regione che stavamo per visitare.
E Letizia Ortis Rocasolano? Poi, finalmente, un nome familiare: Fernando Alonso, pilota della Ferrari. Questi illustri personaggi (Rato fu direttore del Fondo Monetario Internazionale, Letizia è la moglie di Felipe di Borbone, erede al trono di Spagna) sono nati o hanno vissuto a Oviedo, capitale del Principato delle Asturie, una delle regioni più affascinanti e meno note della penisola iberica. Poco più estesa dell’Umbria, comprende montagne superiori ai 2.600 metri d’altitudine che distano dall’Oceano Atlantico una sessantina di chilometri.
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Tutti pazzi per il sidro
Tutta la costa è tutelata da un regime di area protetta, come il 40 per cento del restante territorio. Ma viaggiare nelle Asturie significa anche scoprire le tradizioni della tavola; proprio per questo inizieremo l’itinerario in una sidreria di Oviedo. Il sidro (che qui si chiama sidra) è una bevanda leggermente alcolica ottenuta dalla fermentazione di alcuni tipi di mele. Si tratta di un prodotto servito con modalità di antica origine.

Nelle sidrerie il pavimento è cosparso di segatura; ogni due o tre tavoli c’è un secchio e i camerieri girano in continuazione, alzando la bottiglia più in alto possibile e tenendo il bicchiere più in basso che possono. Quindi, senza guardare, versano la sidra. Tre dita, non di più, e il commensale beve d’un fiato: cadendo dall’alto, la bevanda naturale si ossigena e diventa più gustosa, ma occorre consumarla in fretta.
Dopo esserci rinfrescati possiamo iniziare la visita della città cominciando dalla Plaza de la Constitución, dove hanno sede il palazzo comunale e la bella chiesa di San Isidoro el Real, del XVII secolo: dei due campanili che avrebbe dovuto avere, il secondo non fu mai costruito.
Il sudario nella cattedrale gotica di Oviedo
Poi si arriva alla Plaza Alfonso II, dominata dalla stupenda cattedrale gotica. L’edificio fu iniziato alla fine del XIV secolo e completato nel XVIII; al suo interno sorprende la cinquecentesca pala d’altare, che misura 144 metri quadrati e che in ventitré scene racconta la vita di Gesù.
Dal lato meridionale della cattedrale si accede alla Cámara Santa, un luogo di fortissimo valore sacro. Di origine preromanica, fu cappella di palazzo del re e ora accoglie tra altre importanti reliquie la Croce della Vittoria, che secondo la leggenda era nelle mani del condottiero Pelayo di Fafila quando, nel 722, liberò le Asturie dal dominio musulmano nella battaglia di Covadonga.

Ma la reliquia più importante è custodita in un’arca d’argento: si tratta del sudario che si suppone esser stato usato per avvolgere il capo di Gesù dopo la sua morte. Se la città è motivo d’interesse, altrettanto lo sono almeno due importanti monumenti distanti pochi chilometri. Il primo è un pregevole edificio del IX secolo, Santa María del Naranco, che originariamente fu residenza di caccia del re Ramiro I.
Il suo eccellente stato di conservazione consente di ammirare un emblematico esempio dello stile preromanico asturiano; è consigliabile effettuare la visita con l’ausilio di una guida perché le informazioni al riguardo sono davvero numerose e interessanti. Altrettanto importante è la vicina chiesa di San Miguel de Lillo, anch’essa preromanica, voluta dallo stesso Ramiro I con tre navate e una tribuna dove i membri della famiglia reale potevano assistere alle funzioni indisturbati e senza essere visti. Purtroppo l’umidità ha compromesso gran parte degli affreschi che decoravano l’interno.
Gijón
Ci spostiamo verso la costa e raggiungiamo Gijón, la città con il maggior numero di abitanti delle Asturie. Un bel lungomare segue la spiaggia fino a giungere alla parte più antica, dove si incontrano la chiesa intitolata a San Pietro Apostolo e le case del vecchio borgo marinaro. Dalla parte opposta si trova il porto turistico, sorto in luogo di quello peschereccio prima che la siderurgia soppiantasse quella che costituiva l’unica attività commerciale della città.

Laboral
Tre chilometri a est di Gijón c’è Laboral, la Ciudad de la Cultura, una struttura a metà degli anni Quaranta a seguito di un tragico incidente minerario che causò centinaia di orfani – e vedove – che qui trovarono assistenza e istruzione. Divenne poi sede universitaria e, dopo un ventennio di oblio a partire dagli anni Ottanta, un ambizioso progetto di restauro l’ha riportata agli antichi splendori. L’architettura è imponente e spettacolare: superando i 120 metri d’altezza, la sua torre è la più alta delle Asturie (nonché l’edificio in pietra più alto di tutta la Spagna).
Lastres
Continuando il viaggio verso est arriviamo a Lastres, un borgo a picco sul mare da gustare senza fretta, quindi proseguiamo lungo la costa per raggiungere Ribadesella: come s’intuisce dal toponimo, il paese si trova alla foce del fiume Sella. L’abitato presenta architetture moderniste e “indiane”, ovvero edifici in stile liberty fatti costruire dagli asturiani di ritorno dall’emigrazione in Sudamerica. Sei pannelli sul lungofiume illustrano la storia della cittadina dalla Preistoria ai giorni nostri.

Al termine della passeggiata una rampa a scalini conduce alla Madonna della Guida, luogo d’incontro delle mogli dei pescatori che attendevano pregando il ritorno dei mariti impegnati in mare: dalla cappella si gode una stupenda vista sulla costa. Ribadesella è nota per la Cueva de Tito Bustillo, scoperta nel 1968; si tratta di una grotta spettacolare con una grande volta da cui pendono delicate stalattiti.
Un sentiero permette di visitare agevolmente le cavità secondarie dove si trovano straordinari dipinti rupestri (ma solo alcuni si possono ammirare). Si tratta di opere realizzate da 22.000 a 10.000 anni fa, create ottenendo i colori da ossido di ferro e manganese. Queste grotte erano abitate da numerose famiglie e costituiscono dunque un esempio di città sotterranea d’epoca preistorica.
Il villaggio di Cuevas del Agua
Per restare in tema di grotte è opportuna una deviazione verso il minuscolo villaggio di Cuevas del Agua, che un tempo si raggiungeva percorrendo un lungo e impervio sentiero di montagna; questo fino a quando non si è pensato di sfruttare una profonda cavità naturale, lunga 300 metri, realizzando al suo interno una vera e propria strada. È spettacolare e forse unica al mondo: formazioni calcaree, stalattiti, un torrente sotterraneo e un’atmosfera surreale creata dalle luci artificiali che rendono possibile ammirare questa meraviglia della natura.
Llanes
Tornati in prossimità della costa raggiungiamo Llanes, antico porto peschereccio dove è impossibile non notare le curiose realizzazioni di Agustín Ibarrola, che ha dipinto i cubi di calcestruzzo che compongono la scogliera posta a protezione del bacino con soggetti ispirati alla storia e alle tradizioni asturiane, dando colore e vivacità ad un anonimo frangiflutti.
Nella cittadina si ammirano diverse costruzioni di origine medioevale ed è interessante visitare la chiesa di Santa María del Conceyu, costruita nell’arco di quattro secoli, raro esempio di edificio caratterizzato da elementi gotici nelle Asturie. Da non mancare anche una passeggiata lungo il litorale: le splendide spiagge nei dintorni di Llanes sono tra le più belle del principato.
Ai piedi nei picchi
È tempo di spingersi all’interno della regione per scoprire i Picos de Europa, il grande massiccio montuoso che nella sua vetta più alta, la Torre de Cerredo, raggiunge i 2.650 metri di quota. Poco meno di sessanta chilometri ci separano da Sotres, ma si tratta di un percorso nella natura da assaporare lentamente, guidando lungo una strada che per lunghi tratti costeggia irruenti corsi d’acqua e attraversa gole di una certa profondità, oltre le quali le montagne appaiono sempre più alte man mano che ci si avvicina alla meta.
Sotres
Siamo nel territorio di Cabrales, un’area nota per i suoi formaggi e da cui prende il nome il più famoso di tutti. A Sotres si può assistere al processo di lavorazione e, soprattutto, visitare le caverne in cui matura. La quesería di Rogelio Lopez dispone di due grotte dove la temperatura è costante intorno ai 10 gradi e l’umidità relativa al 90 per cento, condizioni essenziali affinché si sviluppino le muffe che danno al formaggio – dopo un periodo di maturazione di almeno tre mesi – le tipiche sfumature verdi e il sapore inconfondibile.

Da Sotres partono anche alcuni emozionanti itinerari in fuoristrada e disponendo di tempo si può partecipare a un trekking alla scoperta di paesaggi di grande suggestione, ma soltanto fino all’autunno: d’inverno, da queste parti, le condizioni climatiche sono proibitive. Trent’anni fa era ancora attiva una miniera di zinco e i minatori restavano isolati per più di due mesi poiché le precipitazioni nevose rendevano impossibile qualsiasi spostamento. Capitava addirittura che per più giorni non ci fosse modo di uscire dagli alloggi, sepolti da metri di neve.
Covadonga
Ci rimettiamo in marcia verso occidente ed effettuiamo la prima sosta ad Arenas de Cabrales per visitare la Cueva el Cares, un vero e proprio museo del formaggio dove è possibile conoscere tutto sulla fabbricazione di questo prodotto, dalle origini ai giorni nostri. Proseguendo verso Cangas de Onís, in località Soto de Cangas seguiamo le indicazioni verso Covadonga, sede di un santuario mariano caro a tutti gli asturiani, credenti e non.
Nel 722 in questa località ci fu una battaglia contro i Mori, vinta dai cristiani comandati dal re Pelayo (che portava con sé la Croce della Vittoria vista nella Cámara Santa di Oviedo). La notte prima dello scontro decisivo la Madonna apparve agli uomini accampati, incoraggiandoli a credere nella vittoria, e dopo la cacciata dei musulmani dalla Spagna in una grotta su una cascata fu costruito un altare dedicato alla Vergine. Oltre alla Santa Cueva vale la pena di visitare la grande Basílica de Santa María la Real de Covadonga, edificata alla fine del XIX secolo: lo stile neoromanico e la pietra calcarea rosa che la riveste interamente la collocano senza contrasti nell’atmosfera mistica che il luogo ispira.
Da Covadonga ai laghi di Enol e La Ercina la distanza è di soli 12 chilometri e la deviazione è d’obbligo. Si percorre una bellissima strada panoramica che fino a maggio è aperta al traffico motorizzato, poi l’eccezionale afflusso di visitatori impone il transito soltanto a pedoni e ciclisti. Naturalmente un servizio pubblico consente a tutti di arrivare ai due laghi, immersi in un paradiso di verde che conquistò perfino papa Giovanni Paolo II, rimasto per più di mezz’ora in meditazione ai piedi di un grosso masso sulle rive dell’Enol.
Cangas de Onís
Una sosta a Cangas de Onís, capoluogo di questa municipalità, ci permette di visitare la cappella della Santa Croce, risalente all’VIII secolo, e la curiosa chiesa di Santa María, con tre ordini di campane che sovrastano la facciata e, nella piazza antistante, il monumento a Don Pelayo. Da non perdere anche il Puente Romano, che in realtà fu costruito nel Trecento al posto di un ponte risalente al II secolo.
Avilés, sul Mar Cantabrico
Torniamo sulla costa e con la comoda A8 raggiungiamo Avilés, secondo porto commerciale delle Asturie e città interessante soprattutto perché sostanzialmente suddivisa in tre parti: una medioevale racchiusa in tre vie, una seicentesca e un’altra del XIX secolo. Della prima apprezziamo particolarmente il palazzo di Valdecarzana e le chiese de los Franciscanos e di San Nicolás de Bari.
La Calle Rivero, caratterizzata da portici di varie fatture, ci proietta nel XVII secolo; dello stesso periodo è il Palacio de Camposagrado, nell’omonima piazza, un bell’edificio di tre piani in stile barocco; da non perdere la Plaza España, con il bel palazzo comunale e altri eleganti edifici. Scavalcata la Ría si scavalca anche il passato per entrare di colpo nel futuristico Centro Niemeyer, unica opera in Spagna del grande architetto brasiliano scomparso nel 2012 a quasi 105 anni. Cinque edifici ospitano un auditorium, spazi espositivi, una torre panoramica e una sala cinematografica.
Di tutt’altro genere, qualche chilometro a ovest di Avilés, è il tranquillo paese di Cudillero, con le case variopinte aggrappate alla collina che sovrasta il porto. Di origine vichinga, divenne un fiorente borgo grazie alla pesca, attività che proseguì fino a una trentina di anni fa, quando fu limitata per via di alcuni accordi internazionali e numerosi abitanti dovettero convertirsi al turismo. Un passaggio gestito con intelligenza: oggi il paese è un bell’esempio di salvaguardia dell’identità storica e culturale di un territorio.

Luarca
Dai colori sgargianti di Cudillero al bianco candido di Luarca, il cui porto un tempo era utilizzato dalle baleniere, il tragitto è breve: una trentina di chilometri. La tappa non è dovuta soltanto al luminoso lungomare e alle splendide ville coloniali, ma anche al Centro del Calamar Gigante, un museo dedicato ai mastodontici cefalopodi che tanto hanno influenzato la mitologia e la creatività di scrittori e sceneggiatori.
In questo spazio sono esposti alcuni esemplari, tra i quali una femmina di quasi 14 metri. Il museo offre una visione completa del mondo marino, a cominciare dalla storia dei balenieri fino a giungere alla situazione degli oceani ai giorni nostri, con sconvolgenti immagini sull’inquinamento globale e grafici sulla possibile situazione futura.
E così, quando si esce e si lascia scorrere lo sguardo sul mare azzurro al di là del porto, ci si domanda che cosa si può fare per contribuire alla salvaguardia del pianeta. La prima cosa che viene in mente è il rispetto dell’ambiente, e chi ama il pleinair questo lo sa.
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