Nel Ponente ligure per una vacanza primaverile tra Imperia e Albenga: passeggiate a mare ed escursioni in quota, borghi di pescatori e villaggi di montagna, con in più la sorpresa di alcune comode e strategiche soste pleinair.
Indice dell'itinerario

In poche altre zone d’Italia come nel Ponente ligure l’intervento dell’uomo sul territorio è stato così intenso e capillare attraverso i secoli. Soprattutto la coltivazione dell’olivo ha modificato profondamente il paesaggio naturale con i terrazzamenti, le mulattiere e i sentieri, opere d’ingegno e di lavoro colossale con tecniche trasmesse di generazione in generazione che conferiscono ancora oggi all’intera regione connotati di tutta evidenza: muri a secco, scalette a sbalzo e incavate, passaggi da fascia a fascia. Anche gli agglomerati assumono un aspetto particolare, sia quelli aggrappati ai fianchi delle colline che quelli protesi sul mare, con le tinte pastello delle case dei pescatori.

E’ dunque una terra tanto ricca di colori quanto arida di spazi, e certo le superfici strappate con tanta fatica alla roccia o al mare non vengono facilmente dedicate ai camperisti, tranne rare eccezioni. Come ad Imperia, dove troviamo una delle poche aree attrezzate di tutta la riviera ligure e dove faremo sosta per andare alla scoperta di un territorio che a prima vista non sembra offrire molto ma che poco alla volta ci svela angoli fantastici, degni delle più belle foto ricordo.

Un tempo Oneglia e Porto Maurizio, i due nuclei che formano la città, erano borghi rivali: l’uno apparteneva ai Savoia, l’altro a Genova, e l’antagonismo si esprimeva nell’accesa concorrenza commerciale, nelle faide tra le famiglie e nella differente organizzazione amministrativa. Oggi la divisione rimane solo fisica, ed è il fiume Impero a rappresentarla: Oneglia ad est, Porto Maurizio ad ovest, e in mezzo l’area di sosta che funge da base ideale per escursioni a piedi e in bici.

Imperia d’oriente…

La piacevole passeggiata a mare di Oneglia. Liguria
La piacevole passeggiata a mare di Oneglia

Iniziamo da est portandoci verso Oneglia, il nucleo più antico, che si sviluppa totalmente in piano. Superato il brutto tratto industriale, ci dirigiamo verso il porto dove attraccano le imbarcazioni dei pescatori, presso i quali potremo acquistare direttamente il pesce. E’ piacevole passeggiare lungo le ampie banchine e sotto i lunghi portici adiacenti con molti ristoranti tipici e negozi, al di sopra dei quali si elevano le tipiche case colorate che guardano lo scalo. Qui troviamo il palazzo dei Doria (che furono i signori della città) dove nacque il grande ammiraglio Andrea Doria: la lapide che lo ricorda si trova sulla strada interna, quasi di fronte al mercato coperto che porta il suo nome. Seguendo fino alla punta il lungo molo, dove sono ormeggiati altri pescherecci, si ha una bella veduta del fronte del porto, della città e delle montagne che la circondano.

Inizia adesso la bellissima passeggiata sul vasto lungomare conosciuto come la Spianata, con panchine e palme altissime, sotto il quale si stendono le ghiaiose spiagge pubbliche dotate di docce. Ma non fermatevi al termine, perché seguendo la strada affiancata dalla ferrovia (non c’è marciapiede, ma un passaggio pedonale delimitato dalla striscia bianca) arriverete proprio sotto le pendici di Capo Berta, dove ha inizio un altro lungo camminamento chiuso al traffico – paradiso di camminatori e ciclisti – che porta fino a Diano Marina.

Ponte sul fiume
Ponte sul fiume

Tornando verso l’abitato ci dedichiamo ora ai monumenti, e già alle spalle del lungomare troviamo il complesso settecentesco degli Scolopi che attualmente ospita istituti scolastici, affiancato dalla chiesa dell’Annunziata. La stretta viuzza ci conduce nella parte più elegante della città, sotto gli alti portici che portano nella centrale Piazza Dante, con una fontana e alcuni palazzi che si affacciano su di essa. A destra si diparte Via dell’Ospedale con negozi di gastronomia, mentre a sinistra Via San Giovanni ci accompagna alla collegiata omonima che rappresenta nella zona un raro e significativo esempio di architettura barocca con cupola; anche nella facciata, sebbene di un secolo posteriore, troviamo pressoché inalterato lo spirito del tardo barocco.

Oltrepassata Piazza Dante, un altro tratto porticato (ma meno bello del primo e che avrebbe bisogno di essere risistemato) ci riporta verso l’area di sosta. Prima di lasciare il centro consigliamo però una visita al Museo dell’Olivo, gestito dalla ditta Fratelli Carli che esporta olio e altri ottimi prodotti regionali in tutto il mondo. Nel giardino antistante, tra alberi millenari, sono stati ricostruiti antichi frantoi: uno del ‘600 con pressa a leva descritto da Plinio il Vecchio nel I secolo, uno ligure a trazione animale e un altro spagnolo con macine coniche.

…e d’occidente

camper su strade montane
In marcia sulle stradine dell’entroterra

Per visitare l’altra metà del capoluogo, ovvero Porto Maurizio e altri villaggi che si affacciano sul mare, si oltrepassa la piscina comunale, ci si immette sulla strada principale e, dopo aver superato la Dogana e la Capitaneria di Porto, si giunge a Borgo Marina, grazioso insediamento di pescatori con una breve passeggiata che dà su un porticciolo per i piccoli natanti, mentre quelli più grandi si sistemano all’inizio della lunghissima diga che chiude e ripara gli scali. Anche da questo lato possiamo ammirare l’agglomerato di case che copre l’intera collina su cui sorge Porto Maurizio.

Porto Maurizio

Per portarsi alla sommità si può utilizzare un ascensore che in due tronconi arriva fin quasi al duomo, ma è decisamente preferibile salire a piedi perché solo in questo modo si potranno apprezzare gli stretti carruggi e le tipiche scalinate che fanno parte dell’architettura locale. Giunti al semaforo e alla Via Aurelia, prenderemo la strada che sale al duomo: lo si vede emergere da lontano, grandioso e dominante sugli altri edifici con la sua mole imponente, voluto per esprimere lo stato di benessere e di progresso raggiunto dalla comunità locale sul finire del XVIII secolo. La facciata è preceduta da un pronao di otto colonne doriche con statue, mentre l’interno si presenta a pianta centrale con colonne corinzie e cupole a cassettoni; numerose le tele da ammirare nelle varie cappelle.

Porto-Maurizio. liguria
Porto Maurizio

Nel palazzo neoclassico che sorge proprio di fronte sono ospitate la Pinacoteca Civica, con opere quasi tutte ottenute da lasciti, e il Museo Navale Internazionale del Ponente Ligure, con cimeli marinari anche di notevole interesse quali giornali di bordo, riviste, divise, modellini di navi, strumenti; una curiosità è la sala dedicata ai marinai di Capo Horn.

Ma la caratteristica saliente di Porto Maurizio è proprio il suo antico borgo arroccato sul promontorio del Parasio, in un tortuoso groviglio di strade e stradine. Il modo migliore per visitarlo è seguire i cartelloni turistici del Giraparasio, una piacevole immersione nella storia muovendosi tra viuzze e carruggi sulla scorta delle schede che illustrano chiese, monumenti, palazzi e presentano chi li ha costruiti e chi li ha abitati. E magari, mentre si sta pensando a quei tempi, uno scorcio di mare si apre all’improvviso, come quello che si ammira dalle logge della medioevale Santa Chiara costruite sulle vecchie mura a dirupo sull’acqua. Tra i personaggi illustri che vissero in queste abitazioni (spesso ricordati con lapidi commemorative sulla facciata esterna) ricordiamo Elia Benza che offrì più volte rifugio ai fratelli Ruffini e a Giuseppe Mazzini, che pare si recasse nella dimora travestito da frate per sfuggire alla polizia. Vicino alle logge troviamo anche l’oratorio e la casa natale di San Leonardo, il predicatore francescano divenuto patrono di Imperia, e l’oratorio di San Pietro con facciata barocca.

Cappella montana e camper. Liguria
Cappella Montana

Rientrati a Borgo Marina ci si offrono ancora vedute sul mare e la possibilità di camminare lontano dal traffico. Superate infatti la diga e la Spiaggia d’Oro, la strada sale verso l’Aurelia (questo tratto è a senso unico a scendere) ma, prima di raggiungerla, troveremo una bellissima passeggiata pedonale ricavata nella roccia a strapiombo sulla costa che termina in località Foce, altro caratteristico angolino con case di pescatori. Superando il ponte pedonale in legno e costeggiando ancora il mare si giunge a Borgo Prino, altro nucleo di solare bellezza affacciato con edifici multicolori e belle spiagge. Un grande parcheggio segna la conclusione del percorso: il torrente Prino e la roccia non permettono più di proseguire, anche se a distanza riusciamo a vedere Torre Prarola.

Porto di Borgo Prino
Porto di Borgo Prino

Valloria, una porta sull’arte

Il paesino di Valloria dà il benvenuto alla pittura e alla cultura, come spiega un libriccino edito dall’Associazione Amici di Valloria: si tratta in particolare di porte istoriate, dipinte da artisti liguri e non, che si sono inseriti con i loro murales nel tessuto urbano creando un originale percorso di visita fin negli angoli più nascosti.

Premettiamo che, come per molte località della Liguria interna, raggiungere il posto e sostarvi non è facile per veicoli di grandi dimensioni. Il percorso di accesso passa da Porto Maurizio per Caramagna o, meglio ancora, dal casello autostradale di Imperia Ovest (bivio sulla destra con indicazione campeggio) proseguendo per Prino, Piani, Dolcedo e Prelà, ma in entrambi i casi la strada è piuttosto stretta e con scarse possibilità di manovra se si incrociano altri veicoli.

Case di Prelà. Liguria
Scorcio di Prelà

Giunti alla meta, inoltre, si trovano solo un piccolo parcheggio all’ingresso dell’abitato, capace di ospitare al più due o tre veicoli, e una piazzetta poco più avanti. La situazione impone dunque di valutare se il nostro mezzo possa procedere senza troppi patemi, fermo restando che sono sicuramente da evitare i fine settimana e i giorni di festa per non dover fare i conti con un maggior movimento di turisti. Una possibile alternativa è offerta dai trasporti pubblici che servono la zona partendo dal capoluogo, pianificando con accortezza l’andata e il ritorno per avere il tempo necessario alla visita. Superate in un modo o nell’altro queste difficoltà, scopriremo che il luogo è capace di ripagare pienamente l’impegno per raggiungerlo.

Valloria a prima vista potrebbe sembrare un paesino come tanti dell’entroterra ligure, arroccato sulle colline a 437 metri di quota e circondato dagli oliveti. A guardarlo più da vicino si presenta invece come un borgo montano fra i più antichi della valle del Prino (il suo nome deriva dal latino Vallis Aurea) con una conformazione di alto interesse architettonico, esempio di insediamento agricolo-pastorale rimasto quasi intatto dall’epoca medioevale. Ma è stata soprattutto l’iniziativa battezzata Le Tre Fontane, voluta dagli Amici di Valloria, a dare notorietà al villaggio accrescendola di anno in anno: nel 1994, quando fu pubblicato il libretto, le porte dipinte erano diciannove; la scorsa estate se ne contavano un centinaio, con tanto di targhe a indicare il nome e il curriculum degli artisti. Si ha così l’impressione, man mano che ci si addentra nei suggestivi carruggi, di trovarsi in una grande galleria d’arte a cielo aperto.

Le macine d'epoca esposte al Museo di Olivo. Liguria
Le macine d’epoca esposte al Museo di Olivo

Presso l’oratorio della Santa Croce potrete ammirare anche il piccolo Museo delle Cose Dimenticate, dove sono esposti oggetti di uso domestico e artigianale insieme ad attrezzi agricoli relativi alla coltivazione dell’ulivo e alla produzione dell’olio, che per molti anni è stato la ricchezza della valle.

Salita in montagna al Monte Faudo

Prati del Faudo. Liguria
La cima più alta della zona: il Faudo

Trovarsi in zona e non compiere un’escursione sul Monte Faudo sarebbe un vero peccato: oltre alla soddisfazione di una sana camminata, si ha infatti la possibilità di ammirare incantevoli paesaggi con ampie vedute sul mare. Anche in questo caso valgono però le riserve di cui sopra, poiché la strada per raggiungere il punto di partenza del trekking è veramente angusta e accessibile solo ai mezzi di piccole dimensioni. Fino a Dolcedo le indicazioni sono le stesse di quelle per Valloria, ma senza arrivare in paese proseguiremo sulla sinistra per Lecchiore e Bellissimi, prima del quale un’altra deviazione a sinistra (con piccolo cartello in legno che indica il Monte Faudo) ci porta al piazzale della cappella di Santa Brigida: qui si trova uno spiazzo in grado di accogliere sei o sette camper. La chiesetta, nelle tipiche forme campestri del tardo Medioevo destinate all’accoglienza dei viandanti, segna l’incrocio di antichissimi percorsi che mettevano in comunicazione le valli del Prino e di San Lorenzo, ai piedi del Faudo; nella lapide sulla facciata si leggono l’anno di costruzione, 1425, e i nomi di coloro che la fecero erigere, Sasius e Ascherius.

Lasciato il veicolo nello spiazzo, dove termina l’asfalto, si prosegue a piedi sull’ampia sterrata che si dirige verso la sommità (non cercate di proseguire sia pure brevemente con il camper sulla strada bianca, che a tutta prima sembrerebbe sufficientemente larga, perché più avanti il percorso, come vedremo, si fa del tutto scosceso e con pendenze non affrontabili). Dopo circa un’ora e mezzo di camminata si giunge al Passo di Vena (969 m) con le indicazioni per Tavole, Lecchiore e Colle d’Oggia; per arrivare in cima si impiegano circa due ore, con qualche breve sosta di riposo. Più si sale più la strada sembra migliorare, e alcuni tratti ombreggiati consentono di camminare anche con il caldo. Un tratto pianeggiante permette di riprendere fiato sino a ritrovare un vecchio asfalto, costellato di buche e fessure, che si arrampica in vetta (1.149 m) dopo aver toccato un cippo che ricorda i caduti di vari comuni per mano nazifascista. Lo spettacolo delle antenne installate purtroppo anche qui non è dei migliori, ma nelle giornate limpide verrete ripagati da ineguagliabili vedute sulla costa e sulle altre montagne dell’entroterra.

Albenga: i Romani in Riviera

Resti-terme-romane-di-Albenga
I resti delle terme romane di Alberga in riva al Centa

Dopo questa puntata verso le alte quote, chi ha voglia di ritrovare il mare potrà compiere, magari sulla via del ritorno, un’ultima piacevole sosta ad Albenga, la ligure Albium Ingaunum, di cui i Romani faticarono a impadronirsi facendola diventare Albigaunum. L’aspetto del centro storico di oggi è prevalentemente medioevale, ma sono ancora evidenti i quattrocento anni di dominio dell’Urbe. Via Enrico D’Aste, l’antico decumano, porta nel cuore antico dove Piazza San Michele è il centro della vita civile e religiosa. Dopo la chiesa di Santa Maria in Fontibus ammiriamo la bellissima cattedrale romanico-gotica di San Michele; nella piazza si affacciano anche il Municipio con la casa-torre dei Malasemenza, il palazzo medioevale-rinascimentale Peloso Cipolla con torre angolare duecentesca e il trecentesco Palazzo Vecchio del Comune, anch’esso turrito. Questi ultimi due edifici accolgono rispettivamente il Museo Navale Romano e il Museo Civico Ingauno, entrambi meritevoli di una visita. Il Battistero paleocristiano del V secolo, sul lato sinistro del duomo, annovera un mosaico dedicato alla Trinità e agli Apostoli, l’unico in stile bizantino rimasto nell’Italia settentrionale se si escludono quelli di Ravenna.

Via Ricci è il proseguimento del decumanus romano con altri significativi palazzi fino all’incrocio con Via delle Medaglie d’Oro, altro importante snodo del centro storico. A nord-est della città, passando per Porta Molino, si raggiunge in pochi minuti il Pontelungo che scavalcava il fiume Centa prima di essere deviato a metà del XIII secolo, il che costò l’insabbiamento della chiesa di San Clemente e delle terme romane venuti alla luce nel 2001 durante i lavori di allargamento dell’alveo dell’attuale corso d’acqua: ciò che resta del vecchio ponte sono le dieci arcate, della lunghezza di 150 metri, che disegnano l’ampiezza del letto originario. Accanto troviamo il santuario di Nostra Signora di Pontelungo, che nel Medioevo era provvisto di un ospizio per i pellegrini.

Liguria-Imperia-e-Albenga-Panorama-sulla-costa-in-direzione-di-Alassio.
Panorama sulla costa lungo la via Julia Augusta

Un’altra giornata la potremo dedicare alla Via Julia Augusta, nel tratto compreso fra le antiche chiese di San Martino di Albenga e di Santa Croce di Alassio, che costituisce una delle porzioni più suggestive e meglio conservati di questa strada fatta costruire dall’imperatore Augusto per collegare lungocosta la Pianura Padana con la Gallia e la Spagna. L’itinerario si snoda su un percorso collinare di alto valore ambientale oltre che storico e archeologico, con suggestivi panorami sulla costa sottostante e sull’isola Gallinara; vi si accede dalla rotonda nei pressi di un supermercato prendendo verso nord per Imperia, svoltando a sinistra dopo poche decine di metri su una ripida salita e incontrando, dopo due tornanti, i cartelli e la freccia che indicano il tragitto, anche se poco visibili. Per circa 2 chilometri si affacciano sulla strada, a breve distanza l’uno dall’altro, i ruderi di sette recinti funerari e di un colombario. Giunti all’asfalto si prosegue diritto e poi si prende a sinistra una sterrata, seguendo come segnali dei quadratini di colore rosso; dopo il monumento indicato dalla lettera A il percorso diventa sentiero, supera il recinto di un campeggio e si immette su un breve sterrato più largo, continuando fino alla strada asfaltata che porta alla chiesetta di Santa Croce sopra Alassio.

Per raggiungere il paese prenderemo la strada in discesa e non quella pianeggiante, più lunga e utilizzata dai veicoli. In tutto sono circa 6 chilometri che vale senz’altro la pena affrontare per l’importanza storica dei luoghi e le vedute sul mare; il ritorno si può effettuare in autobus o in treno. Chi desidera trattenersi più a lungo nella zona potrà continuare ad esplorare i dintorni in bicicletta, a patto di avere un discreto allenamento, raggiungendo l’immediato entroterra e le piccole valli della Comunità Montana Ingauna, disseminate di borghetti medioevali. Se invece è giunto il momento di riprendere la strada di casa, con pochi minuti di guida si rientrerà in autostrada alla volta di Genova o di Ventimiglia. 

————————————————————————–

Ti è piaciuto l’itinerario sul Ponente ligure? Qui trovi tutte le aree di sosta in Liguria.

Se invece vuoi fare un giro sull’altro versante, ti consigliamo quest’altro itinerario tra i monti del Levante ligure.

Tutti gli itinerari di PleinAir sulla Liguria li puoi leggere sulla rivista digitale sul pc, sul tablet o sullo smartphone. Con un anno di abbonamento a PLEINAIR (11 numeri cartacei) hai a disposizione gli inserti speciali, la rivista digitale e l’archivio digitale dal 2015 (con gli allegati).

Con l’abbonamento a PleinAir ricevi i prossimi numeri comodamente a casa e risparmi!

________________________________________________________

Tutti gli itinerari, i weekend, i diari di viaggio li puoi leggere sulla rivista digitale da smartphone, tablet o PC. Per gli iscritti al PLEINAIRCLUB l’accesso alla rivista digitale è inclusa.

Con l’abbonamento a PleinAir (11 numeri cartacei) ricevi la rivista e gli inserti speciali comodamente a casa e risparmi!

photo gallery