Con il camper e la bici verso Le Mont-Saint-Michel percorrendo alcune tappe della Véloscénie, la ciclovia che collega Parigi al celebre santuario. Un affascinante viaggio nella Normandia del sud alternando le pedalate alle visite dei borghi d’arte.
Indice dell'itinerario

I francesi la definiscono un itinéraire grand spectacle per la scenografica bellezza dei paesaggi attraversati e per il coup de coeur che si prova quando si giunge al termine del viaggio. Stiamo parlando della Véloscénie, un itinerario cicloturistico che collega in circa quattrocentocinquanta chilometri Parigi a Le Mont-Saint-Michel, due celeberrimi luoghi che per motivi diversi fanno battere forte il cuore.

Tutto il percorso, ben indicato da apposita segnaletica, prevede tappe con differenti livelli di impegno fisico e si sviluppa lungo piste ciclopedonali o piccole strade di campagna. Il tracciato attraversa quattro regioni (Île-de-France, Centre Val-de-Loire, Pays de la Loire e infine Normandia), otto dipartimenti e tre parchi naturali regionali: un territorio assai vario caratterizzato da colline e valli, ampie zone rurali, piccoli villaggi e graziose cittadine.

Nel nostro viaggio, effettuato in camper e con la bici al seguito, ne abbiamo esplorato la parte finale attraverso la Normandia, selezionando le tappe prevalentemente in piano e quindi adatte anche a famiglie e a ciclisti poco allenati. Si pedala inizialmente nei dintorni di Alençon; quindi, dopo un trasferimento con il veicolo che permette di superare la zona collinare fra Carrouges e Domfront, si torna a inforcare la bici su terreno pianeggiante in prossimità della baia di Le Mont-Saint-Michel fino ai piedi della Meraviglia d’Occidente, come viene chiamata la sorprendente abbazia benedettina edificata in seguito ad un’apparizione.

Pedalare fra colline e campagne

Da Le Mêle sur Sarthe a Mortagne-au-Perche, in bici, 17 chilometri e ritorno

Il punto di partenza è Le Mêle sur Sarthe, un piccolo villaggio affacciato sulle sponde del fiume Sarthe e lambito dal tracciato della Véloscénie. Circondato da boschi e da ampie distese di campagna coltivata, è situato nel Parc Naturel Régional Normandie-Maine e alle porte del Parc Naturel Régional du Perche. La piccola piazzetta del paese offre negozi e botteghe per ogni necessità, oltre a qualche café e ristorante. La grande attrattiva di Le Mêle è però il laghetto balneabile di circa sedici ettari che nella bella stagione attira grandi e piccoli con il suo lido attrezzato.

La Véloscénie scorre a due passi dal paese e dal locale campeggio La Prairie: pedalando verso sudovest si raggiunge Alençon in circa venticinque chilometri, mentre procedendo verso est sedici chilometri ci separano dalla cittadina di Mortagne-au-Perche. In entrambe le direzioni si pedala sulla medesima voie verte, cioè un percorso immerso nella natura riservato a pedoni, ciclisti e cavalieri. In questo caso la voie verte è frutto della riconversione della linea ferroviaria dismessa che collegava Alençon a Condé sur Huisne. Il percorso è pressoché piatto fino al villaggio di La Mesnière; poi iniziano diversi saliscendi fino a Mortagne-au-Perche, pittoresco borgo medievale rinomato come Petite Cité de Caractère per il suo rilevante patrimonio architettonico e paesaggistico.

Situato in posizione sopraelevata, al limite delle colline tra il Parc Régional du Perche e la pianura, offre piacevoli scorci di vie lastricate e vecchie case; sono da vedere Place du Général de Gaulle, la chiesa gotica di Notre-Dame, Porta Saint-Denis e la villa dei Conti del Perche che ospita un museo dedicato al filosofo Emile-Auguste Chartier, detto Alain, originario di questa località.

La città dei merletti

Da Le Mêle sur Sarthe a Alençon, in bici, 23 chilometri e ritorno

Rientrati a Le Mêle sur Sarthe, si pedala ora verso Alençon sempre seguendo la piacevolissima voie verte che in questo tratto presenta l’attraversamento dell’ombrosa foresta di Les Ventes-de-Bourse e pochi saliscendi. Per diversi chilometri la pista fila dritta come le rotaie del treno; poi nei pressi di Alençon compie qualche giravolta per iniziare l’avvicinamento alla città, capoluogo del dipartimento dell’Orne. Il centro storico ruota attorno all’elegante Maison D’Ozé, sede dell’ufficio del turismo, e alla basilica di Notre-Dame, candida chiesa in stile gotico caratterizzata da un sontuoso portico. Da qui si dipanano vicoli e strade che è facile esplorare grazie al dépliant di visita Alençon decouverte disponibile presso l’ufficio informazioni turistiche.

Il quartiere Saint-Léonard accoglie le vecchie case medievali della città, incluse alcune con le facciate a graticcio, ed è compreso fra la Grand Rue, Rue des Granges e Rue des Marais. Da visitare anche i resti del Castello dei Duchi, dalle imponenti torri merlate, e la Halle au Blé, il magazzino del grano, dall’insolita forma circolare e riconvertito in sede espositiva. Il tratto più distintivo di Alençon è però la tradizione dei merletti eseguiti con il Point d’Alençon, attestato già nel XV secolo: straordinariamente elaborati, rientrano nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco.

Nel parco Regionale Normandie-Maine, in camper

Ci spostiamo ora con il camper tra i rilievi del Parc Naturel Régional Normandie-Maine, ricco di boschi, pascoli e campi coltivati a frutteto dove si trovano due interessanti località.

La prima che s’incontra è Carrouges con il suo castello, una piazzaforte militare poi convertita in dimora signorile. Il complesso difensivo – classificato monumento storico e di proprietà statale dal 1936 – è costruito in mattoni, granito e ardesia e vanta sontuosi appartamenti in stile rinascimentale e classico, fra cui spicca la stanza dove il sovrano Luigi XI soggiornò per una notte nel 1473. Nel corso della visita non può mancare una passeggiata nel parco che si sviluppa tutt’intorno al complesso.

Ci allontaniamo da Carrouges seguendo la strada D908, che si immerge in un bel paesaggio di boschi e assecondando le numerose ondulazioni del territorio, finché giungiamo a Domfront en Poiraire. Il borgo si fregia del titolo di Petite Cité de Caractère e si eleva su un’altura che domina la vallata ricoperta da boschi. Il centro storico è piccolo e grazioso: alcuni dettagli ne denunciano lo spopolamento ma nel complesso merita decisamente una sosta.

L’impronta medievale dell’abitato è apprezzabile nelle numerose torri – ben undici – della cinta muraria del XIII secolo, nei resti del castello, nelle belle case a graticcio che si affacciano sui vicoli acciottolati. Da visitare la moderna chiesa di Saint-Julien, realizzata in stile neo-bizantino e con decorazioni in mosaico in stile Art déco. Circondato da coltivazioni di alberi da frutto, Domfront en Poiraire è rinomato per la produzione del sidro di pere: il Poiré Domfront prodotto da un consorzio locale, ad esempio, ha ricevuto il riconoscimento di Appellation d’Origine Protégée.

Verso la baia di le Mont-Saint-Michel

Da Saint-Hilaire-du-Harcouët a Pontaubault, in bici, 21 chilometri e ritorno

A Saint-Hilaire-du-Harcouët si riprenderà a pedalare sulla Véloscénie, non prima di aver visitato il centro storico del paese. Il borgo si caratterizza per una bella chiesa a doppio campanile che si specchia nelle acque di un laghetto artificiale circondato da un’area verde attrezzata per pic-nic e passeggiate. La località è frequentata anche per il mercato settimanale che si svolge ogni mercoledì mattina, ricco di prodotti tipici del territorio.

Si imbocca la Véloscénie nei pressi del campeggio municipale La Sélune e si pedala per circa venticinque chilometri pressoché sempre in pari per raggiungere Pontaubault e la baia di Le Mont-Saint-Michel. Anche questo tratto si sviluppa su una voie verte realizzata su una vecchia linea ferroviaria: il percorso non presenta problemi di traffico ed è piacevolmente immerso nel verde.

Giunti a Ducey-les Cheris vale la pena di concedersi una sosta e visitare il grazioso borgo antico sorto sulle rive del fiume La Sélune. Spicca fra le case il piccolo Castello des Montgommery, risalente al XVII secolo, situato a poche centinaia di metri dai due ponti sul fiume: quello più recente completato nel 1843, e quello antico costruito nel 1613.

La Véloscénie prosegue oltre sempre su voie verte e solo a Pontaubault s’inizia a pedalare su strade a basso traffico. Dopo il ponte medievale sul fiume La Sélune si distende una bella e invitante area verde con tavoli e panche da pic-nic, che per noi segna il punto d’arrivo di questa tappa. Oltre il ponte, il fiume inizia ad allargare il proprio letto per prepararsi all’incontro con la baia di Le Mont-Saint-Michel, ormai vicinissima.

L’incontro con La Meraviglia d’Occidente

A lungo atteso e desiderato, ecco apparire Le Mont-Saint-Michel con tutta la sua magia. Inserito nel patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1979, non è difficile comprendere perché sia definito La Merveille de L’Occident: ora isola in mezzo al mare, ora montagna che si erge sulla sabbia per il gioco instancabile delle maree, è uno dei siti francesi più visitati; tanto che in alcuni periodi dell’anno – e ad agosto in particolare – corre il rischio di sovraffollamento. È anche un luogo particolarmente amato dai camperisti, che qui possono contare su numerose opportunità di sosta.

Ai ciclisti è consentito – in via sperimentale fino al mese di settembre di quest’anno – percorrere in bici il ponte pedonale di circa due chilometri e mezzo che collega la terraferma all’isola e godere in questo modo di un avvicinamento indimenticabile. C’è un Mont-Saint-Michel visto da fuori, con le prospettive della baia e le guglie dell’abbazia che si stagliano all’orizzonte; e poi, lasciata la bici in un parcheggio dedicato, un Mont-Saint-Michel visto da dentro, fatto di pietra, vicoli e souvenir su cui regna lo stridore dei gabbiani: due visioni diverse ma complementari.

La storia dell’arcangelo Michele

Secondo la tradizione la prima chiesa fu fondata all’inizio dell’VIII secolo dopo che il vescovo di Avranches fu visitato in sogno dall’arcangelo Michele. Divenne in seguito meta di intensi pellegrinaggi e nel 966 vi si insediò una comunità di monaci benedettini. La struttura venne nei secoli ampliata e arricchita fino a configurarsi come la vediamo oggi. Sulla sommità del monte svetta la magnifica chiesa abbaziale con gli edifici conventuali posti sul lato settentrionale che comprendono il chiostro e varie sale e cappelle. Visto da dentro o da fuori, Mont-Saint-Michel appare sempre e comunque come un miraggio sospeso tra terra e acqua.

Il momento più magico è l’arrivo – due volte al giorno – dell’alta marea: un arrivo veloce, quasi al galoppo, sorvegliato da addetti alla sicurezza che richiamano i turisti che si attardano a passeggiare nella baia. In poco tempo il monte diviene isola e torna ad essere la meraviglia: quella che fu dei pellegrini medievali, così come dei visitatori di oggi.

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