Messico settentrionale. La penisola della Bassa California si allunga verso sud-est nell’Oceano Pacifico. Lunga più di 1.200 chilometri, è divisa in due stati – Baja California e Baja California Sur – il cui confine è segnato dal 28° parallelo ed è abitata da meno di quattro milioni di persone, perlopiù concentrate nel nord tra le metropoli frontaliere. Il resto del territorio è desertico e pressoché disabitato. Scoprire il Messico in camper è un grande avventura. Il territorio è variegato e si passa da grandi parchi naturali, come quelli attraversati dalla Carretera Federal 1, detta Transpeninsular e che collega Tijuana a Cabo San Lucas, a minuscoli centri abitati, villaggi fantasma e ad alcune missioni fondate dai gesuiti nel periodo della conquista.

Il tracciato che abbiamo seguito ci ha portati a est sul Mar de Cortés, tanto ricco di fauna che Jacques Cousteau lo definì l’acquario del mondo (tra gennaio e marzo vi si avvistano le balene), per raggiungere l’estremità meridionale, dove si trovano strutture turistiche dotate di ogni comodità. È lì che sono diretti i grandi camion che di tanto in tanto s’incrociano; per il resto la strada è percorsa da poche automobili e da camper statunitensi e canadesi con tavole da surf al seguito.
Ed è lungo questa strada che si svolge il nostro itinerario.

Il Messico in camper: prima tappa
Tijuana
Il viaggio comincia al confine tra Stati Uniti e Messico, dove la periferia meridionale di San Diego prelude al grande arco su cui è scritto che siamo bienvenidos a Tijuana. Intorno alla cattedrale di Nuestra Señora de Guadalupe, nel centro storico di questa metropoli di quasi due milioni di abitanti, le architetture coloniali si alternano a quelle neoclassiche. Ci affacciamo al Museo de Historia e al moderno Centro Cultural, poi assecondiamo la nostra voglia di natura e spazi aperti e ci mettiamo in movimento verso sud.
Ensenada
Costeggiando scogliere e magnifiche vedute dell’Oceano Pacifico tocchiamo le località balneari di Rosarito e Puerto Nuevo. Un centinaio di chilometri più a sud entriamo a Ensenada, città di cinquecentomila abitanti il cui nome rimanda all’ampia insenatura su cui affaccia. Nel Museo de Historia ci accoglie il direttore, il geologo Carlos Lazcano, che ci illustra le tappe della colonizzazione e della formazione dell’identità culturale della Baja California. E ci mostra su una carta l’estensione del municipio di Ensenada puntando il dito a metà della penisola, settecento chilometri più a sud.

La Bufadora
Ci rimettiamo in viaggio. Uscendo dalla città, la strada attraversa una zona di magazzini e strutture industriali. Un bivio sulla destra conduce in una ventina di chilometri a La Bufadora, una località nota per il grande spruzzo che le onde producono infilandosi in una strettoia della scogliera. La Transpeninsular s’insinua invece per dolci colline ammantate di vigneti e punteggiate di cantine che producono i celebrati vini californiani.
Nel deserto di El Rosario
Il paesaggio si fa improvvisamente più arido e spoglio. Superiamo la piccola località di Vicente Guerrero mentre alla nostra sinistra si staglia il profilo della Sierra de San Pedro Mártir, che con un’altitudine di oltre 3.000 metri è la principale montagna della penisola. Dopo San Quintín la strada costeggia in modo spettacolare un tratto di oceano.

Nel villaggio di El Rosario ci segnalano la collezione di fossili di don Manuel Ahumado, un appassionato di paleontologia che ha trasformato la propria casa in un vero e proprio museo. Poi comincia il deserto vero e proprio: da qui in poi niente più copertura per il telefono cellulare, niente radio, niente distributori di benzina per almeno trecento chilometri. Nel cielo corrono piccole nuvole sospinte dal vento. La strada fila dritta tra polvere e sassi. Basse colline tondeggianti sono ciò che resta di antichi vulcani. Fanno la loro comparsa i grandi cactus, mastodonti ai lati della strada che ci accompagneranno per il resto del viaggio.
Valle de los Cirios
Procediamo per saliscendi attraverso grandi pianure. Di tanto in tanto ci fermiamo a scattare fotografie, stregati dalla luce e dai colori di questi luoghi fantastici. A un certo punto la strada s’insinua tra grandi blocchi di granito chiaro, arrotondati dall’erosione. È una foresta di pietra che si alterna a quella di cactus filiformi che possono sfiorare i venti metri d’altezza e impongono il nome alla Valle de los Cirios, che con oltre due milioni e mezzo di ettari è l’area protetta più grande del Messico.

Cataviñá
Un’indicazione segnala la presenza di pitture rupestri: si tratta di un sito tra i più accessibili e meglio studiati dell’immenso patrimonio lasciato dai Cochimí, il popolo che abitò queste terre prima dell’arrivo dei conquistadores spagnoli. Superiamo un guado secco e arriviamo così a Cataviñá, poche case prefabbricate e qualche baracca per un totale di meno di cento abitanti. È una vera e propria oasi per camionisti e viaggiatori, e se il vecchio distributore di benzina è ormai abbandonato il carburante viene venduto a bordo strada in taniche da venti litri.

Ci sono un grande albergo, un gommista, un minimarket e un piccolo locale di ristorazione dove incontriamo Nathan Velasco, un giovane fotografo che ci racconta le sue ricerche di animali, piante e pitture rupestri. Con il suo fuoristrada ci inoltriamo nella Valle La Bocana, dove gestisce un piccolo rifugio, ideale per fare escursioni alla scoperta della vegetazione del deserto e dei suoi animali, tra cui il serpente a sonagli.
Il Messico in camper: seconda tappa
Dopo Cataviñá attraversiamo grandi vallate polverose. Alla nostra sinistra, verso est, scorre il profilo della Sierra de la Asamblea, alta più di 1.600 metri. L’innesto con la statale 5 (diretta alla costa orientale) prelude al grande bacino secco di Chapala, che si allaga un paio di volte l’anno in caso di piogge eccezionali. Una cinquantina di chilometri più a sud si stacca sulla sinistra la strada che conduce alla Bahía de Los Ángeles, luogo ameno sul Mar de Cortés.
Oltre il 28° parallelo
L’insegna Pemex di un distributore di benzina annuncia finalmente l’ingresso a Villa Jesús María, un villaggio di poche case e strade di sabbia. Da qui una pista facilmente percorribile conduce in quindici chilometri alla Laguna Manuela, una baia solitaria con una grande spiaggia e nient’altro che mare. È il paradiso di alcuni pensionati statunitensi che vi hanno parcheggiato le loro caravan e ci vivono tutto l’anno. Il 28° parallelo divide in due la penisola e segna il confine tra gli stati di Baja California e Baja California Sur.

Siamo a Guerrero Negro, cittadina di quindicimila abitanti sorta nel 1954 con l’apertura di una delle saline più grandi del mondo. È un ottimo esempio di attività industriale ecocompatibile: la salina si trova nel bel mezzo della Laguna Ojo de Liebre, protetta dall’Unesco perché luogo di riproduzione di diversi animali marini. Nei dintorni c’è anche un centro di recupero del berrendo peninsular, una specie di antilocapra che ha rischiato l’estinzione ma oggi è in netta ripresa.
Reserva de la Biosfera El Vizcaíno
Il 28° parallelo segna anche il passaggio dalla Valle de los Cirios alla Reserva de la Biosfera El Vizcaíno (i due parchi insieme costituiscono l’area protetta più vasta delle Americhe).
Questa zona selvaggia è priva di percorsi attrezzati o segnalati, ma ben due siti al suo interno sono stati dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità: il santuario delle balene di El Vizcaíno e le pitture rupestri della Sierra de San Francisco. In un paio d’ore di fuoristrada si può raggiungere la missione di Santa Gertrudis, fondata nel Settecento dal missionario gesuita Fernando Consag.

In passato fu abitata da molte famiglie, mentre oggi ci vivono solo quattro persone. Sempre in fuoristrada si arriva ai villaggi minerari di El Arco e Pozo Alemán, attivi fino alla metà del Novecento e oggi luoghi spettrali. Vi restano in piedi soltanto ruderi di baracche e qualche brandello degli impianti estrattivi; ma nei minuscoli cimiteri di questi villaggi vengono sepolti gli ultimi rancheros che ancora vivono nei dintorni, in fattorie isolate e quasi irraggiungibili.

A mezz’ora di tragitto su piste deserte c’è uno dei siti rupestri più affascinanti di questa parte delle Americhe. In una piccola grotta in cima alla collina chiamata Mesa del Carmen si trovano meravigliose pitture appartenenti allo stile Gran Mural, vecchie di oltre duemila anni: grandi figure umane e animali si susseguono formando una mirabile opera d’arte affacciata sulla vallata sottostante.

La costa di Santa Rosalía
A sud di Guerrero Negro la strada corre nel deserto del Vizcaíno attraversando qualche villaggio. Dopo San Ignacio si dirige verso la costa e arriva a Santa Rosalía, centro portuale edificato da compagnie minerarie francesi arrivate fin qui in cerca di rame; la struttura della chiesa di Santa Barbara, disegnata da Gustave Eiffel, è di metallo. Superiamo poi Mulegé, sede del municipio di tutta questa parte della penisola, e tra spettacolari paesaggi arriviamo a Loreto, ventimila abitanti ai piedi della Sierra de la Giganta.

La cittadina sorge nel primo posto colonizzato dagli spagnoli in tutta la Baja California: fu fondata dai gesuiti nel 1697 ed è tra i centri in cui meglio si conserva l’atmosfera coloniale. Luogo animato e dotato di ristoranti e alberghi di qualità, è un ottimo punto di partenza per escursioni nella baia e all’isola Coronado, raggiungibile in battello. L’acqua del mare è splendida e chiara, e ne approfittiamo per fare bagni e immersioni.

Il giorno successivo seguiamo la tortuosa strada che si arrampica verso ovest tra deserte valli di montagna. Tocchiamo il Rancho Viejo, una fattoria sperduta dove una coppia di anziani produce ottimo formaggio di capra, poi proseguiamo alla volta della missione di San Javier, che risale al 1699. È un posto selvaggio, abitato da meno di cento persone. Fino a qualche anno fa ci si arrivava solo a piedi o a dorso di mulo, mentre oggi ci vengono i turisti e agli inizi di dicembre vi si radunano migliaia di pellegrini.

Il Messico in camper: terza tappa
Zig zag verso sud
Tornati a valle ci concediamo ancora un giorno di relax, tuffandoci nelle acque trasparenti del Mar de Cortés e osservando i fondali della baia di Loreto. Poi tagliamo trasversalmente la penisola e torniamo sulla costa del Pacifico. I villaggi di pescatori di Adolfo López Mateos e Puerto San Carlos sono protetti dal mare aperto da una serie di isolette e barre sabbiose che delimitano incantevoli baie costiere. È un luogo perfetto per fare lunghe escursioni, armati di crema solare e soprattutto di macchine fotografiche: ci troviamo in uno dei luoghi migliori per osservare la balena grigia, che nuota nelle lagune in tutta tranquillità insieme ai piccoli e non di rado si lascia avvicinare e addirittura sfiorare.

La paz
Poi siamo nuovamente in viaggio, diretti nuovamente verso sud e di nuovo verso la costa orientale. La Paz, capitale della Baja California Sur, fu fondata alla fine del Cinquecento dall’esploratore spagnolo Sebastián Vizcaíno: ebbe molta fama nel periodo delle perle e divenne il principale porto di scambio della penisola. Oggi ha quasi duecentomila abitanti, e la sua visita merita un paio di giorni di sosta. Sul bel lungomare, tra le statue di bronzo che riproducono gli animali del Mar de Cortés, troviamo anche quella di Jacques Cousteau che ne fu tra i principali esploratori e studiosi.

Poi ci affacciamo nel Museo de la Ballena, dedicato ai grandi cetacei e riconoscibile dall’enorme scheletro esposto all’esterno, mentre ci attardiamo nel Museo Regional de Antropología e Historia, dedicato alla preistoria, alle pitture rupestri, alla vita rurale e alla nascita dello stato di Baja California Sur.

Isola Espíritu Santo
Dedichiamo il giorno successivo a un’escursione in barca intorno all’isola Espíritu Santo, proprio di fronte a La Paz: trascorriamo ore bellissime navigando in acque turchesi in cui possiamo tuffarci per nuotare accanto ai leoni marini e osservare da vicino lo squalo balena, enorme e mansueto. Una cinquantina di chilometri più a sud si trova l’ex villaggio minerario di El Triunfo, dove si estraevano argento e oro. Gli impianti minerari sono ridotti a ruderi, e l’unica attrazione del luogo è un minuscolo museo dedicato alla musica.

Ma noi siamo diretti ancora più giù: lasciata la Transpeninsular, seguiamo la statale 19 che passa per Todos Santos. La cittadina divenne famosa negli anni Settanta con la canzone degli Eagles Hotel California: secondo la leggenda metropolitana si tratterebbe dell’albergo aperto nel 1950 da Lee Wong, un imprenditore cinese naturalizzato messicano. Il personale non conferma né smentisce, lasciandoci il dubbio.
San José del Cabo e Cabo San Lucas
Da qui raggiungiamo l’estremità meridionale della penisola, dove sorgono i centri di San José del Cabo e Cabo San Lucas, un polo turistico dove si trova ogni genere di attrattiva turistica. Musica, colori e traffico sostituiscono i grandi silenzi del deserto; ma ci siamo venuti volentieri, perché la città è anche il punto d’imbarco per vedere gli impressionanti salti delle megattere. E proprio là dove si apre l’arco naturale di Los Cabos si conclude il nostro viaggio in una terra lontana e selvaggia, che certamente ci resterà nel cuore.

Tra deserti e balene
I giganti del deserto
I mastodonti vegetali che svettano ai lati della strada sono soprattutto di due specie: il cardón gigante del Messico (Pachycereus pringlei), ramificato in molti bracci che possono sfiorare i venti metri d’altezza, è il cactus più alto del mondo; il cirio (Fouquieria columnaris), filiforme e allungato, raggiunge i diciotto metri. È chiamato anche Boojum tree, dal nome dell’animale di fantasia inventato da Lewis Carroll.
Altre specie molto diffuse sono l’hecho (Pachycereus pecten-aboriginum), alto e slanciato; la agujilla (Cylindropuntia molesta), temibile per gli aculei; e poi le piante dei generi Ferocactus, Stenocereus e Mammillaria, dalla fioritura spettacolare. I cactus riescono a vivere in posti così aridi catturando la poca umidità dell’aria e la condensa notturna. Molte informazioni e curiosità si possono trovare nel volume di Jon P. Rebman e Norman C. Roberts Baja California Plant Field Guide, pubblicato dal San Diego Natural History Museum (sunbeltpublications.com).

I giganti del mare
Per la sua ricchezza faunistica, il Mar de Cortés è stato battezzato l’acquario del mondo da Jacques Cousteau, uno dei suoi più assidui esploratori. Durante l’inverno le coste della Baja California sono toccate dalla migrazione dei grandi cetacei. La balena più spettacolare è la megattera (Megaptera novaeangliae), lunga fino a 15 metri per 30 tonnellate di peso: i suoi salti sull’acqua sono celebri e fotografatissimi di fronte alla costa di Los Cabos. La balena grigia (Eschrichtius robustus), anch’essa lunga fino a 15 metri, ama sguazzare con i cuccioli in lagune protette come quella di López Mateos, e si lascia avvicinare e in qualche caso accarezzare.
Nella baia di Loreto si può provare ad avvistare la gigantesca balenottera azzurra (Balaenoptera musculus), 30 metri di lunghezza per oltre 180 tonnellate di peso. Oltre ai grandi cetacei si può avvistare un po’ ovunque lo squalo balena (Rhincodon typus): a dispetto del nome è privo di denti, si alimenta per filtrazione ed è innocuo.

Testi e foto di Natalino Russo
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