La ferrovia Cuneo-Ventimiglia ci guida in un weekend d’inizio estate, quando dal mare della Riviera risale l’aria dolce verso il valico del Colle di Tenda. Dal Piemonte alla Liguria, attraversando le Alpi Marittime, la linea ferroviaria scavata a forza nelle montagne è una delle più affascinanti e spettacolari del nostro paese.

Per chi osserva i paesaggi dal finestrino del treno che corre verso sud, il viaggio è un continuo susseguirsi di scorci vertiginosi su gole profonde e versanti scoscesi coperti di foreste, che si alternano con il fermo immagine buio delle lunghe gallerie rimbombanti. Nel tratto centrale della linea scorrono i chilometri e le stazioni della Val Roia, una piccola regione di montagne che, nel corso della sua storia, è passata alcune volte di qua e di là dai confini di Italia e Francia. Ma, frontiere a parte, la necessità di un collegamento stabile tra il Piemonte e il mare è sempre stata chiara tanto che, sul tracciato di antiche vie del sale, già nel ‘600 i Savoia realizzarono una strada – a tratti scavata nei fianchi delle montagne – che superava il valico del Colle di Tenda.
Il primo personaggio celebre che parlò della nostra strada ferrata fu Cavour nel 1853, ma poi la cessione di Nizza alla Francia, avvenuta nel 1860, avrebbe cambiato le carte in tavola. Invece che dirigersi verso Nizza, la linea in progetto cambiò percorso e si pensò di terminarla a Ventimiglia; la realizzazione della ferrovia venne approvata nel 1879 e i cantieri aprirono i battenti tre anni più tardi. L’opera più imponente del progetto, cioè la galleria lunga ben 8 chilometri al di sotto del colle di Tenda, venne terminata nel 1900, ma il tracciato tra i monti era ben lontano dall’essere completato.

Nel 1904 s’iniziò a mettere mano alla diramazione che da Breil-sur-Roya si dirige verso la Costa Azzurra e, dopo lo scavo di gallerie elicoidali e la costruzione di ponti spettacolari, i primi treni collegarono Cuneo con Ventimiglia soltanto nel 1928. I risultati furono subito notevoli, giacché la linea della Val Roia accorciava di diverse ore il tragitto dei treni tra il nord e la costa, e lungo la stretta valle iniziarono a correre sfavillanti wagon-lits ed espressi popolati dal bel mondo europeo diretto verso l’invidiabile clima del Mediterraneo.
Ma i danni causati dalla Seconda Guerra Mondiale furono enormi, in questa valle di confine: solo nel 1979 sarebbe infatti terminata la ricostruzione della linea e delle sue opere d’ingegneria, devastate dagli attentati nazisti. I treni diesel italiani e francesi – la linea non è elettrificata – hanno così iniziato nuovamente a fischiare tra ponti e gallerie, fino a che, negli ultimi anni, l’ombra del taglio dei “rami secchi” ha iniziato ad aleggiare sulle montagne di confine tra Piemonte, Alpes-Maritimes e Liguria

Il percorso verso Colle di Tenda
Il fascino di un viaggio lungo questa linea ferroviaria d’eccezione è legato sia alla sua storia e alle opere che hanno reso possibile il transito del treno nella valle della Roia sia al continuo mutare del paesaggio. Usciti dalla stazione di Cuneo, la parte quasi pianeggiante del percorso dura poco: già dalle case di Borgo San Dalmazzo (oltre 630 metri d’altitudine) la motrice cambia suono, mostra i muscoli e inizia a sbuffare in salita. In una valle sempre più stretta si supera la piccola stazione di Vernante, poi l’oscurità che scorre fuori dai finestrini ci fa capire che stiamo percorrendo la prima delle gallerie elicoidali che caratterizzano la linea. La salita è ripida: in meno di 10 chilometri si passa da 780 a 1.010 metri di quota per entrare nell’ultima stazione in territorio italiano: Limone Piemonte.
Da qui, una deviazione lungo la strada per il Colle di Tenda o una rapida salita in seggiovia conducono al valico e alle imponenti sagome dei forti di confine (Centrale, Pernate e Tabourde sono i più vicini al colle). Poi la galleria del Colle di Tenda porta a riemergere tra le foreste dell’alta Vallée de la Roya francese. Finalmente in discesa, la motrice supera la stazione di Vievola e s’infila veloce nella giravolta di una galleria elicoidale fino alla stazione di Tende, alla quota di 820 metri e alla distanza di 50 chilometri da Cuneo.
Il paese, con il suo schieramento di case esposte a sud est per godere dei raggi del sole, offre la possibilità di una visita all’eccezionale Musée des Merveilles, che illustra l’affascinante storia della valle dei graffiti. In queste sale si possono ammirare le riproduzioni di molti delle incisioni più celebri della Vallée des Merveilles, che fa parte del territorio del Parc National du Mercantour. La visita è interessante, anche se va detto che il fascino dei graffiti risiede, per buona parte, nella natura severa delle conche alpine in cui sono state faticosamente realizzati nel corso dei millenni.

La Brigue
Lasciato alle spalle lo slargo della valle in cui sorge Tende, un brevissimo tratto lungo i binari conduce alla stazione di Briga Marittima o La Brigue, situata a poca distanza dal paese. Il borgo è uno dei più tranquilli e interessanti della valle, e conserva una bella parrocchiale nel centro storico dove antichi portici conducono ai piedi dei ruderi del castello. Lungo la sua valle laterale, una passeggiata di poco più di un’ora conduce in aperta campagna – passando ponti medioevali come il sinuoso Pont du Coq – fino alla chiesa di Notre Dame des Fontaines. L’aspetto dimesso dell’esterno non deve ingannare: all’interno nella penombra brillano gli affreschi di un ciclo realizzato nel 1492 da Giovanni Canavesio, con un terrificante Giudizio Universale che ricopre tutta la parete del portale d’ingresso. La chiesetta si trova in un luogo piacevole e tranquillo, ricco di vegetazione grazie alle sorgenti che danno il nome alla cappella.

Saorge
Risaliti in carrozza – nel tratto francese della valle si trovano sia i convogli italiani sia i coloratissimi Trains des Merveilles delle ferrovie francesi, fitti di copie di graffiti preistorici – si supera Saint-Dalmas-de-Tende, che prima della Seconda Guerra Mondiale segnava il confine di stato. Un’altra galleria circolare e qualche rapida visione delle ripide Gorges de Bergue portano alla fermata nella stazione a metà strada tra Fontan e Saorge, in alto sul versante sinistro della valle.

Alcune decine di minuti di cammino e si raggiunge Saorge, borgo piccolo e arroccato fatto di stradine strette, archi e vicoli voltati che ricordano i caruggi liguri e che conducono, nella parte alta, fino al complesso del convento di Saint-François, insediamento del ‘600 decorato da affreschi ben conservati. Dai quattro tavolini del café della piazza si ammirano le gole sottostanti, tagliate dalla sagoma grigia del ponte ferroviario: con un po’ di fortuna (oppure consultando l’orario ferroviario) si può godere dello spettacolo del passaggio del treno al di sopra della forra, proprio nel punto in cui, a pochi metri dal fiume, una colossale lapide scolpita ricorda i lavori per l’apertura della strada voluta dai Savoia.

La stazione di Breil-sur-Roya
Un tempo, neanche tanto lontano, gli italiani la chiamavano Breglio. Oggi, poco distante dal centro, la stazione di Breil-sur-Roya è la fermata più importante della valle, ed è il luogo dove si staccano dalla Cuneo-Ventimiglia i binari delle SNCF francesi diretti verso Nizza. A sottolineare l’importanza delle strade ferrate, il cancello del vicino ecomuseo non conduce a un’esposizione dedicata all’ambiente bensì a una bella mostra di carrozze e locomotori che hanno faticato per anni su e giù per la valle.

A sud di Breil e delle acque del suo piccolo lago, solcate da papere e da bambini in canoa, la valle si stringe di nuovo e la strada serpeggia giocando a rimpiattino con la ferrovia che appare e scompare da un lato e dall’altro del fiume. In mancanza di spazio nel fondovalle, la stazione di Piena venne costruita su una stravagante struttura pensile, al di sopra della carreggiata automobilistica.
Airole
Poco più avanti, senza alcun segnale evidente, si passa il confine che ci riporta in Italia e anche il clima sembra cambiare quasi di colpo. A Olivetta San Michele siamo ormai scesi a 143 metri d’altitudine e a circondare la stazioncina addormentata ci sono gli olivi e la macchia mediterranea, che anche in primavera e in autunno profuma battuta dai raggi del sole. Ultima stazione sulle rive della Roia, Airole si trova a poco più di 120 metri di quota e a quasi 90 chilometri dalle banchine ferroviarie di Cuneo. La passeggiata che sale al paese porta su una piazzetta – dove il bar è gestito da un simpatico signore olandese che fa parte della nutrita colonia di stranieri che hanno scelto di abbandonare le sponde del Mare del Nord per venire a vivere quaggiù – attorno alla quale si passeggia tra stradine, volte e androni. Dal paese, correndo sul lato sinistro della valle, inizia un sentiero quasi sempre pianeggiante che in circa un’ora raggiunge Fanghetto e, continuando a risalire la valle, termina a Breil con una camminata complessiva di circa 5 ore che si svolge sul versante più temperato.

Le fortezze sul confine
Da Airole in avanti, con le svolte e le rocce della valle scavata dalla Roia oramai alle spalle, la civiltà riprende il sopravvento: aumentano gli edifici e si avvistano i viadotti dell’autostrada e i binari della linea litoranea si stagliano sullo sfondo del mare. Entrando nella stazione di Ventimiglia, con gli annunci che gracchiano dagli altoparlanti, il fischiare dei lunghi treni “importanti” e l’andirivieni di passeggeri affrettati, è facile che in pochi attimi venga in mente un’unica idea: tornare velocemente al binario secondario dove il trenino diesel diretto a Cuneo scalda i suoi motori, ronfando senza alcuna soggezione verso le motrici elettriche di ultima generazione, in attesa di riprendere la corsa verso le Alpi Marittime lungo gallerie elicoidali e vallate panoramiche. E risalire a bordo di una delle più affascinanti linee ferroviarie d’Europa.

Per salire al Colle di Tenda si può scegliere tra gli infiniti tornanti della strada e un rapido viaggio in seggiovia, aperta durante tutta la buona stagione. Dalla stazione a monte dell’impianto una piacevole camminata conduce prima al Colle, alla quota di 1.908 metri, e poi alla mole imponente del Forte Centrale, grandiosa opera militare che si trovava al centro del sistema difensivo di confine e che, come accadde anche altrove, non ebbe mai occasione di sparare un solo colpo di cannone. Il panorama verso sud si allarga a comprendere tutta la parte alta della Val Roia, con la mole aguzza della Rocca dell’Abisso sulla destra e, poco più avanti, la sagoma del Monte Bego che domina la Valle delle Meraviglie.
Una passeggiata verso ovest conduce alla sagoma squadrata del Forte Pernante, mentre nella direzione opposta si possono raggiungere il Forte Tabourde, affacciato sulla vallata con uno splendido panorama, e il successivo Forte Pépin.
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