Un’ospitalità di prim’ordine rivolta al turista itinerante e un ricco patrimonio di meraviglie storiche e naturali sono le carte vincenti dell’entroterra anconetano.
Indice dell'itinerario

Dici Fabriano e immediatamente pensi alla carta all’album da disegno che da bambino ti facevano portare a scuola con l’inconfondibile marchio “f” in rilievo al lato della pagina. Scopriamo il museo della carta e le sue bellezze e ci spostiamo nei borghi murati vicini, ognuno dotato di un’area di sosta camper. Scendiamo nelle grotte di Frasassi per incantarci davanti alle stalattiti e gustiamo l’ottima cucina tipica accompagnata a vini rossi e bianchi Doc.

Un’ospitalità di prim’ordine rivolta al turista itinerante e un ricco patrimonio di meraviglie storiche e naturali sono le carte vincenti dell’entroterra anconetano. Ecco un itinerario in cui cultura e avventura s’intrecciano in un’indimenticabile esperienza di viaggio.

Non è un caso se le Marche rappresentano un’isola felice per i naviganti di terra: la regione è stata una delle prime a cogliere nel turismo itinerante un’opportunità di sviluppo. L’impegno rivolto verso questo comparto, insieme alla vocazione a un’ospitalità di alto livello, ha fatto del territorio marchigiano un punto di riferimento nell’accoglienza di qualità per il viaggiatore pleinair. L’area che va da Fabriano ad Arcevia, comprendendo il meraviglioso Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi, non deluderà chi cerca una vacanza all’insegna della cultura, condita da un pizzico di avventura e ricca di sapori che oltre allo spirito delizieranno anche il palato.

A Fabriano, nel regno della carta

Famosa nel mondo per le secolari cartiere, Fabriano è una città accogliente dove si respira l’atmosfera garbata e colta della provincia marchigiana. A dare il benvenuto al visitatore è la bella Piazza del Comune, di forma triangolare, delimitata dal seicentesco loggiato di San Francesco, dal duecentesco Palazzo del Podestà e dal Palazzo Vescovile fiancheggiato dall’imponente torre dell’orologio.

Nella piazza un classico punto di ritrovo per i fabrianesi è l’elegante fontana Sturinalto, realizzata nel 1285 da Jacopo di Grondalo che s’ispirò alla Fontana Maggiore di Perugia. Da qui si va a piedi alla scoperta dei monumenti e degli edifici storici del centro, tra cui il Teatro Gentile da Fabriano – dotato di un’acustica eccezionale e inaugurato nel 1884 con la rappresentazione dell’Aida – e l’oratorio della Carità con un meraviglioso ciclo di affreschi della fine del Cinquecento. Fra gli interessanti e originali musei un ruolo di primo piano spetta al Museo della Carta e della Filigrana, che ha sede nel complesso monumentale di San Domenico.

Al suo interno ospita la ricostruzione di una gualchiera medioevale dove è possibile vedere all’opera i mastri cartai che con abili gesti, dettati da un’antica tradizione, realizzano i pregiati fogli di carta impreziositi da leggere filigrane. Attraverso un’interessante esposizione viene illustrata la secolare produzione che ha fatto della località marchigiana un indiscusso sinonimo di qualità. Un altro motivo di vanto della città è il Museo del Pianoforte Storico e del Suono: con l’originale formula della visita-concerto curata da un pianista si ripercorrono tre secoli di storia della musica attraverso gli strumenti su cui Bach, Mozart, Beethoven, Chopin – solo per citare alcuni illustri artisti – crearono le loro immortali composizioni. Accompagnati dalle note suonate dal vivo dei più grandi brani classici, si passa dal primo Gravicembalo col Forte e col Piano della fine del Settecento fino ai pianoforti d’inizio Novecento.

Tra i reperti c’è anche lo strumento – recentemente restaurato – utilizzato nel 1857 da Giuseppe Verdi durante la messa in scena dell’Aroldo in occasione dell’inaugurazione del Teatro Galli di Rimini. Dall’arte agli artigiani ambulanti il passo è breve: il Museo dei Mestieri in Bicicletta ci racconta uno spaccato di vita quotidiana comune fino a poco più di cinquant’anni fa. Nella collezione sono esposte, accuratamente restaurate, le dueruote dell’arrotino, del lattaio, del barbiere, dell’impagliatore e di tanti altri lavoratori che portavano in giro le loro attività in sella a una bici.

20220126_Fabriano_Museo della Carta e della Filigrana (mastro cartaio)

Terra di fede

Il Fabrianese fu terra d’incontro e d’insediamento di diversi ordini religiosi, come testimonia tutt’oggi la presenza di numerosi conventi e monasteri benedettini, francescani, agostiniani e domenicani, suggestivamente inseriti nell’ambiente naturale. A una decina di chilometri dal centro, immerso nella secolare faggeta di Valleremita, troviamo l’antico eremo di Santa Maria di Valdisasso (raggiungibile tramite uno sterrato di circa due chilometri con pendenze non impegnative ma sconsigliato a mezzi di grandi dimensioni), che ospitò San Francesco durante il suo passaggio.

In compagnia di fratel Massimo ammiriamo la riproduzione del meraviglioso polittico di Gentile da Fabriano (l’originale è custodito nella pinacoteca di Brera a Milano) e gli interventi di ristrutturazione volti a restituire al complesso l’aspetto originale e a creare un polo culturale di valorizzazione del territorio. Nel Comune di Fabriano c’è un altro luogo chiave della religiosità marchigiana: il monastero di San Silvestro Abate a Montefano, legato alla figura del monaco benedettino nato a Osimo e fondatore della Congregazione dei Silvestrini.

Uomo di grande fede e carattere, entrato in contrasto con il lassismo dilagante nella Chiesa dell’epoca si ritirò in una cavità della montagna a Grottafucile, vicino alle Grotte di Frasassi, per poi fondare con i suoi seguaci il primo nucleo dell’eremo di Montefano. All’impianto originale è riconducibile il piccolo oratorio di San Benedetto, mentre gli ampliamenti successivi risalgono al XVII e XVIII secolo. La chiesa, oltre a custodire le reliquie del santo, ospita numerose opere d’arte fra cui il seicentesco dipinto della Madonna che porge l’Eucarestia a San Silvestro di Claudio Ridolfi, allievo del Tiepolo.

Interessanti anche le settecentesche lunette che decorano il chiostro con scene di vita del santo. Nell’eremo sono inoltre presenti una biblioteca storica e un attrezzato laboratorio di restauro di libri antichi, oltre a una foresteria che accoglie chi desidera condividere l’esperienza spirituale della comunità monastica.

20220126_Fabriano_Eremo San Silvestro (oratorio San Benedetto)

Genga

Non fu soltanto la storia spirituale a marcare fortemente la connotazione del territorio. A nord di Fabriano tra il XIII e il XIV secolo la Valle del Misa fu solcata da eserciti e divenne teatro di cruente scorrerie: i borghi furono costretti a difendersi dando luogo a quella singolare concentrazione di rocche, castelli e cittadelle fortificate che caratterizza il territorio di Arcevia.

Da Fabriano occorre seguire la SP15 in direzione di Genga, dove è bene sostare per una visita prima di proseguire lungo la SP360. Le origini del piccolo borgo fortificato, dominato dal castello, sembrano risalire al X secolo. La particolarità di questo abitato è che le sue case sono fondate sulla caratteristica roccia bianco-rosata, che talora è stata inglobata nel corpo delle dimore. Il suo aspetto medioevale è rimasto integro, insieme alla rete di vicoli che si snodano tra chiese e edifici storici fra i quali segnaliamo almeno la chiesa di Santa Maria Assunta e il prospiciente e massiccio palazzo dei Conti – l’edificio più alto del castello che fungeva da cassero – oggi sede dell’interessante Museo di Arte, Storia e Territorio. In quest’ultimo sono conservati gli antichi capolavori provenienti dalla chiesa di San Clemente, all’interno del castello, in attesa dell’intervento per il suo recupero.

I borghi murati

Da Genga la vista spazia sul meraviglioso ambiente della Gola della Rossa e di Frasassi, tutelato dall’omonima riserva naturale. Prima di visitare questo tempio della natura proseguiamo alla volta di Arcevia, che si erge su un paesaggio collinare di estremo fascino che ben si presta a essere esplorato a piedi o sulle due ruote. Il borgo, risalente al 1130, è circondato dalla possente cinta muraria dove si aprono quattro delle cinque antiche porte di accesso.

Il percorso nel centro può prendere il via da Piazza Garibaldi, dominata dall’imponente torre del duecentesco palazzo comunale, uno dei più antichi dell’intera regione. A poca distanza, lungo Corso Mazzini, si trova la chiesa di San Francesco con il bel portale in pietra rosa e bianca che, insieme al chiostro, appartiene all’antico convento francescano, edificato nel XIII secolo nel cuore della città. Il resto del complesso, dopo un consistente intervento di recupero, è oggi adibito a polo culturale cittadino e ospita la biblioteca, l’archivio storico e una mostra permanente dedicata allo scultore fabrianese Edgardo Mannucci e al pittore Bruno d’Arcevia.

Intorno ad Arcevia, disseminati nella dolce campagna collinare, sorgono castelli e borghi murati che fanno di questa parte dell’entroterra anconetano una delle aree di maggior pregio storico e paesaggistico dell’intera regione. Vale la pena citare almeno il minuscolo Palazzo, con i suoi stretti vicoli fra le case che sembrano accatastate una sull’altra, il suggestivo e ben conservato Piticchio e lo scenografico Loretello, il più antico di tutti, con la bellissima rampa di accesso al borgo e la cinta muraria – uno dei più mirabili esempi di architettura militare della regione – interamente percorribile, da cui la vista spazia sulla campagna circostante.

Serra San Quirico

Seguendo la SP14 si scende in direzione di Serra San Quirico, dove meritano una sosta la chiese di Santa Lucia e quella di San Filippo Neri, con la splendida cantoria in legno intagliato. Imboccata la statale 76 si giunge quindi a San Vittore delle Chiuse, piccola frazione di Genga che ha tutto quello che serve per attirare il visitatore: le terme, un ottimo ristorante e un’antica abbazia con accanto il Museo Speleopaleontologico e Archeologico dove si trovano il raro fossile di un ittiosauro e lo scheletro di un enorme orso delle caverne.

C’è anche un divertente parco avventura dove sperimentare in tutta sicurezza l’emozione di camminare tra le cime degli alberi. San Vittore è il punto ideale di partenza per le escursioni nel Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi, autentico scrigno di natura che custodisce un’incredibile biodiversità.

Le Grotte di Frasassi e il tempio del Valadier

Si va dalla semplice passeggiata alla scoperta del sorprendente tempio del Valadier, edificato nel 1828 all’interno della stessa grotta dove si trova la chiesa medioevale di Santa Maria Infra Saxia. Più impegnativa l’escursione che dal borgo di Pierosara porta allo spettacolare Foro degli Occhialoni: la fatica spesa per superare il dislivello di trecento metri è ripagata da una vista mozzafiato sulla Valle del Sentino e sulla Gola di Frasassi.

San Vittore è famosa principalmente perché qui si apre l’entrata alle celebri Grotte di Frasassi, scoperte nel 1971 da un gruppo di speleologi marchigiani: un affascinante mondo sotterraneo fatto d’immense sale, gigantesche stalagmiti e formazioni dalle fogge più bizzarre. Dalle enormi colate calcaree alle esili canne d’organo che sembrano spezzarsi alla minima corrente d’aria, questo ambiente ipogeo è un continuo susseguirsi di meraviglie create dall’acqua.

Un efficiente percorso attrezzato permette di ammirare, accompagnati da una guida, la sezione aperta al pubblico; è inoltre possibile effettuare uno dei percorsi speleologici che portano alla scoperta della parte più interna delle grotte. Un’organizzazione efficiente contribuisce a preservare e rendere fruibile questo dono della natura: basti pensare che le grotte di Frasassi sono visitate ogni anno da centinaia di migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo.

20220126_San Vittore di Genga_abbazia San Vittore delle Chiuse

Non solo ciauscolo

Accanto al patrimonio culturale e ambientale, un’altra delle meraviglie del territorio marchigiano da scoprire e gustare è rappresentata dalla ricchezza enogastronomica. Si va dal celebre Ciauscolo Igp ai vini rossi e bianchi Doc tra cui il Lacrima del Morro D’Alba, il Rosso Piceno, l’Esino e il Verdicchio. Per una tappa gustosa segnaliamo il ristorante la Scaletta a San Vittore della Chiuse, gestito da una famiglia di origine toscana trapiantata nella Marche, dove alla cortesia e all’ospitalità si abbina una cucina che interpreta con fantasia e gusto i piatti della tradizione locale.

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