Personaggi famosi in camper: Mogol

Continua il nostro viaggio a puntate tra i personaggi famosi in camper. Mogol si racconta a PleinAir nella sua casa di campagna a pochi chilometri da Avigliano Umbro, tra i boschi di castagni e querce

Per un altro appuntamento con la nostra rubrica sui personaggi famosi amanti del camper, questa volta siamo andati da Mogol. Abbiamo avuto l’occasione di incontrare il maestro nella sua casa di campagna a pochi chilometri da Avigliano Umbro, tra i boschi di castagni e querce che incorniciano il Cammino dei Borghi Silenti, e abbiamo scoperto che l’autore di alcuni tra i più grandi successi della musica italiana è anche un grande appassionato di vita all’aria aperta.

Continua il viaggio di PleinAir con i personaggi famosi in camper!

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Mogol a bordo del nostro camper prima dell’intervista nella sua tenuta umbra

Sì, viaggiare

Prima di raccontarsi a PleinAir, Mogol ci ha chiesto di salire a bordo del nostro camper per provare l’ebrezza di guidare un veicolo ricreazionale. Non è la prima volta che si mette alla guida di un v.r. e noi siamo stati felicissimi di vederlo al volante prima e nella dinette poi per l’inizio della nostra piacevolissima conversazione. Tra i personaggi famosi in camper non poteva certo mancare una pietra miliare della musica come Mogol.

Ci troviamo in un posto incantevole, lungo un percorso fra ruderi di antiche fornaci di epoca romana, eremi isolati e villaggi medievali. Nel salottino sotto il pergolato che affaccia sulla collina e sul borgo di Toscolano, tra un pinzimonio e un calice di Prosecco inizia un’intervista che ha più l’aria di una chiacchierata confidenziale. Non ci stupisce che abbia fatto di questo luogo il suo rifugio. Con sottile ironia ci spiega che non ha ricevuto alcuna approvazione da amici e parenti sulla scelta di vivere in aperta campagna.

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in camper con la giornalista Ida Santilli

Ma è andato avanti per la sua strada e ha avuto ragione: in questa oasi di pace riesce a esprimere la sua creatività mantenendo quel contatto con la natura che per lui è vitale. Di fronte a un delizioso involtino ripieno di fiori di zucca, la conversazione si fa distesa. Nel frattempo, arrivano anche due scodinzolanti cagnolini di razza Cavalier King.

D. Come ci si sente ad aver firmato la colonna sonora di tante storie d’amore?

«Mi fa piacere ovviamente…». Parliamo delle collaborazioni che hanno segnato la sua vita di autore (Chissà quante volte glielo hanno chiesto finora!) Non si risparmia e li cita tutti. Da Battisti a Cocciante, da Morandi a Celentano, da Mango a Dalla. «Cosa mi hanno lasciato? Le canzoni», risponde.

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la casa del maestro Mogol nella campagna di Avigliano Umbro

IL CET, la scuola dei nuovi autori

Nel 1992 Mogol fonda il CET, il Centro Europeo di Toscolano, una scuola per formare autori, compositori, interpreti e produttori discografici. È un’associazione no profit e lui un docente che non percepisce denaro perché è un regalo che ha fatto al suo paese. La scuola in trent’anni è diventata famosa al punto che cinque o sei anni fa ha ricevuto l’invito a tenere lezioni a Berkeley e all’Harvard University. Una bella soddisfazione!

«La nostra didattica innovativa li aveva incuriositi: noi riusciamo a formare queste figure in ambito musicale in brevissimo tempo grazie a tecnologia e insegnanti quotati, cosa che nelle scuole normali non avviene». L’istituto è convenzionato con la Gabriele d’Annunzio di Pescara e assegna diverse borse di studio all’anno, solitamente fornite dalle Regioni interessate a formare artisti. Mogol, del resto, sui giovani ci ha sempre investito. «Sono il futuro», dice. «Ho sempre pensato che si debba formare l’uomo per formare l’artista. Non a caso ho un progetto che coinvolge i bambini della scuola primaria: dobbiamo creare degli anticorpi nella loro mente affinché possano affrontare qualsiasi difficoltà nel percorso di crescita».

Mogol ha una capacità straordinaria di raccontare la vita e di arrivare dritto all’emotività delle persone ma non ama essere chiamato “poeta”. «Mi definisco un autore perché sono un autore». E cita più volte Giuseppe Anastasi, la penna da cui sono scaturite le canzoni di Arisa che è uscita dalla sua scuola. In tutto sono tremila i professionisti che si stanno formando al CET.

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L’attenzione per i giovani

Ma quando parliamo di suoi eredi nel panorama attuale parla del figlio Alfredo, in arte Cheope, che scrive il maggior numero di successi del momento. Da presidente della SIAE, sta conducendo una battaglia per il riconoscimento dei diritti d’autore da parte delle piattaforme digitali. «È stata la battaglia che abbiamo vinto in parlamento e in Senato. Queste piattaforme che hanno miliardi di iscritti si rifiutano di pagare parlando di libertà. Ma sarà la legge a tutelare gli autori e saranno proprio le piattaforme a pagare i diritti d’autore». Nel 1971 lascia la Ricordi e fonda la Numero Uno, la più grande impresa indipendente della discografia italiana che fu polo di attrazione per i giovani cantautori dell’epoca.

È sua l’idea del programma Rai Tutti insieme con i cantautori e le band in studio senza scenografia e presentatore: una specie di festa-concerto live di cui è autore e regista. Un concetto rivoluzionario per la tv pubblica tanto che il Corriere della Sera titolò la prima pagina con “una nuova era televisiva”.

Assaporando dei tagliolini conditi con gli asparagi del suo orto, scopriamo che è molto attento all’alimentazione e alla qualità dei cibi e che da trent’anni segue uno stile di vita sano. Come poterlo non citare tra i personaggi famosi in camper se ha sposato una filosofia di vita in perfetto stile pleinair?

Le canzoni scritte di getto, in pochi minuti

Sì, viaggiare, anno 1977. Mai avrei immaginato che il significato della canzone non fosse legato all’esperienza dell’andare ma a una donna. «È dedicata a una delle mie fidanzate», mi confessa. «Era un po’ matta e ho paragonato lei a un viaggio. Di solito in viaggio si raccomanda di essere prudenti, coscienziosi. Tutte cose che lei non era. La canzone è un insieme di suggerimenti per godersi la vita. Invece lei era fuori di testa. A lei ho dedicato anche Donna selvaggia donna e Ancora tu. Quest’ultima l’ho scritta a Los Angeles mentre Battisti stava incidendo in uno studio. Io ero sul marciapiede, lui mi lasciò un mangianastri portatile e io scrissi questa canzone mentre l’aspettavo. Molte canzoni sono nate così, di getto in pochi minuti. Quando scrivo entro in un altro mondo. Non importa dove sono».

I testi di Mogol come la sceneggiatura di un film

D.“Son diventato sai tramonto di sera / E parlo come le foglie d’aprile / E vivrò dentro ad ogni voce sincera / E con gli uccelli vivo il canto sottile / E il mio discorso più bello e più denso / Esprime con il silenzio il suo senso. Uno dei suoi versi più belli si legge ne L’arcobaleno...
Sono un piccolo uomo che ha avuto tanta fortuna. Mi ritengo un ricettore. Mi vengono delle idee incredibili e precorritrici. Eccone una: l’Unione Europea composta da ventisette stati dovrebbe formare gli Stati Uniti d’Europa con un solo esercito, un organismo giudiziario, un sistema sanitario unico.
Io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti / Il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti / All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri / Io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli”.

Come nei Giardini di marzo, alcune sue canzoni sembrano dei cortometraggi, disegnano un ambiente, un paesaggio come la pennellata di un dipinto. Un’avventura non a caso ha ispirato l’omonima pellicola del 2019 diretta da Marco Danieli. Innocenti evasioni dal canto suo sembra la sceneggiatura di un film. «È la storia di un furbetto che per evadere dal suo matrimonio architetta un appuntamento perfetto con una giovane ragazza. Preparandosi a ricevere la nuova avventura e assaporando un senso di “leggera follia” viene colto alla sprovvista quando a suonare il campanello non è la donna che aspettava ma la moglie stessa. Poi arriva anche l’altra a bussare alla porta ma invita la moglie a non preoccuparsi».

«Nel creare storie ascolto cosa mi dice la musica», rivela. L’amore è una costante delle sue canzoni. E in Nessun dolore ne racconta l’epopea. «Il testo spiega come nasce, si sviluppa e poi muore un amore», spiega. «L’amore è un patto di reciproco soccorso continuo, una gara a soccorrersi l’un l’altro. L’amore aumenta quando la premura è costante nel tempo». Ora che siamo entrati in confidenza e abbiamo rotto il ghiaccio, ci dice qual è la canzone a cui è più legato? «Non ce n’è una ma sono una ventina quelle che preferisco», risponde sapendo di lasciarci con l’acquolina in bocca.

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Quella cavalcata con Lucio

Quando attraversiamo la cucina in stile rustico l’attenzione è catturata dalla foto in bianco e nero appoggiata sul grande camino che lo ritrae a cavallo accanto a Lucio Battisti.

D. Cosa accadde in quel giugno del 1970?

Quando abitavo a Molteno mi trovavo a due passi da un maneggio. Dopo qualche disavventura imparai ad andare a cavallo, e da qui mi venne l’idea di un viaggio equestre da Milano a Roma attraverso gli Appennini coinvolgendo Lucio Battisti. Benché non avesse alcuna esperienza, riuscii a convincerlo. Il ritorno da Roma a Milano l’ho fatto invece con mia moglie Daniela nel 2005. Scortati dalle guide della FISE, che si alternavano ogni venti chilometri, percorremmo più di mille chilometri in ventotto giorni». Mogol ridacchia e ci rivela che la moglie Daniela accettò di seguirlo in quell’impresa solo perché era gelosa e non voleva che trovasse qualcuna lungo il tragitto. Al loro arrivo al Castello Sforzesco a Milano trovarono ad accoglierli trenta vigili a cavallo.

La sua testardaggine lo ha portato non solo a vivere nel bel mezzo del nulla ma anche a perseguire idee bizzarre come quella di fare un’impresa nuova ogni anno. Dopo la cavalcata del 1970 si mise in testa di attraversare a nuoto il Po da Pavia al mare, ma Battisti declinò l’invito perché aveva paura dell’artrite e dovette a malincuore rinunciare.

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il cagnolino di Mogol di razza Cavalier King.

Mogol, il calcio e l’impegno sociale

Un progetto di cui va fiero è la Nazionale Italiana Cantanti fondata nel 1981. «L’idea di una squadra di calcio mi venne quando un mio amico, presidente della Croce Verde Sempione, mi interpellò perché l’associazione necessitava di un’ambulanza e mi chiese di organizzare un concerto per raccogliere fondi. Pensai a una partita di pallone e alcuni dei più noti protagonisti della musica italiana aderirono spontaneamente. Riuscimmo a far venire ventimila persone e due anni dopo nacque la Nazionale Italiana Cantanti. La formazione è nata per sostenere progetti di solidarietà e interventi per la tutela dei più deboli e bisognosi. In trentasei anni di attività, la formazione ha disputato oltre cinquecento partite in tutti gli stadi italiani e ha raccolto più di novantuno milioni di euro».

Non è l’unica attività che vede il maestro Mogol impegnato nel sociale. Quando lascio la sua casa per ritornare al camper, incontro due donne sulla soglia. Sono ucraine scappate dalla guerra, arrivate in Italia senza i mariti impegnati nel conflitto. Insieme ai loro bambini sono ospiti del maestro e di sua moglie. Mi viene in mente il verso “Anche per te darei qualcosa che non ho” in cui racconta il dispiacere che si prova nell’impossibilità di aiutare le persone: Mogol la dedicò a tre donne sole che avrebbe voluto soccorrere almeno con una carezza. Abbiamo calpestato accanto al maestro l’erba del suo giardino immaginando le sue distese azzurre e le verdi terre con le discese ardite e le risalite. E, nell’incanto di quel paradiso che è la sua tenuta umbra, abbiamo immaginato di volare nel cielo aperto e poi ancora in alto con un grande salto.

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Mogol con il giornalista di PleinAir Marco Sances

Saremmo rimasti ad ascoltarlo per ore. Ci ha invitati a passeggiare intorno al lago che è diventato un libro en pleinair con i versi più belli che ha scritto incisi sui blocchi di marmo che formano un percorso sotto i tigli. Ed è vero quando afferma che “il discorso più bello e più denso esprime con il silenzio il suo senso”. Qui, dove regna un silenzio interrotto solo dal verso delle cicale, si riconosce l’animo di un poeta, in grado di connettersi con la natura in modo armonico. E in questo dialogo di pensieri e parole si respira un profondo senso di pace.

Grazie, maestro, per la poesia che ci ha regalato.

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Potrai trovare altre interviste con i personaggi famosi in camper: l’attore Cesare Bocci, Susanna Tamaro che ci racconta dove la porta il suo amato furgoncino e il re dell’arrampicata Manolo.

Continua a seguire il nostro viaggio a puntate con i personaggi famosi del mondo dello sport, dello spettacolo e della musica che hanno scelto il camper e la vita all’aria aperta!