Continua il nostro “viaggio” alla ricerca dei personaggi famosi in camper che abbiamo intervistato per farci raccontare la loro esperienza di vacanza in libertà.
L’attore Cesare Bocci ha visitato la redazione di PleinAir e ci ha raccontato la sua nuova avventura: un viaggio itinerante nelle piazze italiane. Il rapporto con il camper? Partirebbe in bassa stagione per assaporare meglio il gusto della libertà.
Da Mimì Augello al palco di Ballando con le stelle
Il teatro, quello serio, dall’Amleto alla Cavalleria rusticana che lo ha portato a vincere due premi per i musical Sweet Charity e Il vizietto. Il cinema, quello impegnato di Soldini, Risi e Piccioni. La televisione, vestendo i panni di Mimì Augello nella serie del commissario Montalbano e di Paolo Borsellino in un docufilm dedicato al magistrato palermitano. Poi la vittoria nel talent show di Rai Uno Ballando con le stelle nel 2018 e Viaggio nella grande bellezza, la serie di docu-viaggi di Canale 5 che illustra il patrimonio artistico italiano.

Poliedrico sul palcoscenico come sul set. Disinvolto nel piroettare su una pista da ballo come al cospetto di tesori inaccessibili che ha avuto il privilegio di svelare a sé stesso e al grande pubblico. Cesare Bocci, marchigiano di nascita e romano d’adozione, si racconta. Lo abbiamo incontrato a Roma nella redazione di PleinAir, come altri personaggi famosi in camper.
D. Sei uno dei volti più conosciuti e amati dal pubblico, capace di passare dalla fiction agli spettacoli impegnati. Com’è nata l’idea di raccontare la grande bellezza italiana?
In Italia siamo a volte assolutamente inconsapevoli di ciò che abbiamo. Viaggio nella grande bellezza è un programma che ha l’obiettivo di arrivare alle persone che come me non hanno avuto modo di scoprire l’arte che abbiamo a disposizione nel nostro paese. Quando racconto quei luoghi, li scopro insieme allo spettatore. Divento un viaggiatore insieme ai viaggiatori, un compagno di viaggio. Il programma utilizza un linguaggio semplice e comprensibile che non ti fa salire su una cattedra ma ti fa andare a braccetto con chi ti guarda.
D. Il patrimonio materiale e immateriale della nostra Italia è al centro di un nuovo progetto che hai in cantiere. Di che si tratta?
È un progetto che prenderà il via tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo e si chiamerà Cesare nel paese delle meraviglie. A differenza di Viaggio nella grande bellezza, più concentrato sulle bellezze artistiche del nostro paese, questo viaggio – che avrà per filo conduttore gli eventi – toccherà le grandi città e i borghi. Ogni tappa avrà un focus sulla località e sull’intera regione. Racconteremo la storia, la cultura, la moda, la cucina. Insomma, tutto quello che fa parte della nostra società e di quello che all’estero ci invidiano: l’Italia è la culla dell’arte, della lirica, della gastronomia, dell’architettura, della poesia e della letteratura. E questo vogliamo portarlo dal vivo nelle piazze italiane.

D. Con il lockdown l’Italia si è fermata restituendo ai luoghi la loro bellezza e agli italiani il piacere di riscoprire un patrimonio spesso dimenticato per superficialità, mancanza di tempo, fretta o distrazione. Secondo te il turismo di prossimità continuerà ad essere la forma di turismo scelta dagli italiani nei prossimi anni?
Credo proprio di sì. Il lockdown ci ha impedito di uscire ma subito dopo ci ha permesso di scoprire il nostro paese di cui ignoravamo le peculiarità. Tra le cause c’è sicuramente la fretta, la vita frenetica ma anche l’attenzione spostata su destinazioni lontane che fanno tendenza. Il mondo è tutto da vedere se si ha il tempo e la possibilità di farlo. Ogni angolo è diverso dall’altro, ogni cultura è diversa dall’altra. Viaggiare ci arricchisce e ci aiuta ad essere migliori.
Ma viaggiando in paesi lontani abbiamo un po’ dimenticato le nostre origini. Gli stranieri conoscono più di noi i nostri borghi che custodiscono incredibili tesori. Oggi c’è un rilancio della vacanza in Italia che ha due vantaggi: costa meno e rappresenta un ritorno alle origini. E l’obiettivo di Cesare nel paese delle meraviglie è proprio quello di raccontare le piccole realtà della nostra bella Italia.
D. Nonostante gli impegni televisivi non ti risparmi quando bisogna spendersi per cause importanti…
Fare volontariato è molto impegnativo non solo per le energie che l’attività richiede ma anche per il percorso di formazione che coinvolge i volontari. Si deve instaurare un rapporto di fiducia con i destinatari del lavoro ma anche con chi finanzierà i progetti. E tutto questo scambio genera reciprocità perché quando tu fai volontariato dai ma ricevi indietro tantissimo, molto più di quello che dai. Ti senti un uomo migliore. Ho recentemente presentato un evento di Save the Children per una grande raccolta fondi ma possiamo fare ancora tanto.
Dobbiamo incrementare lo sforzo perché per due anni ci siamo quasi fermati. Tanti progetti sono stati interrotti e questo ha portato a un incremento del numero di bambini sotto la soglia di povertà in Italia: siamo passati da appena più di un milione a un milione e trecentomila. In tre anni i bimbi sotto i cinque anni morti nel mondo erano scesi sotto i cinque milioni.
Con la pandemia e il blocco delle attività, il numero è aumentato nei paesi bisognosi di aiuti. Quando parto con i volontari per l’India o per l’ Africa torno con il sorriso, eppure vedo morire i bambini in contesti sociali difficilissimi. Torno con il sorriso da quei viaggi perché quello che si riesce a fare con poco, anche con i due euro donati con un sms, salvano la vita a un bambino e questo mi riempie di gioia.

D. La Sicilia. Quella che hai vissuto durante l’esperienza della serie tv che ti ha consacrato al grande pubblico, “Il commissario Montalbano”. Cosa ti è rimasto di quel territorio e di quella esperienza?
Un’esperienza durata ventuno anni che mi ha lasciato tante amicizie. In venti anni a stretto contatto con i colleghi si vivono tanti avvenimenti: nascite fidanzamenti, matrimoni, separazioni e purtroppo anche malattie e morti. Avevo già creato questo rapporto con la Sicilia grazie al teatro e alla musica e questa terra mi ha sempre emozionato. Ti racconto un aneddoto: tornavo da una tournée con Ron durata venticinque giorni e, quando ho sorvolato lo Stretto guardando fuori dall’oblò il contorno della costa allontanarsi, le lacrime hanno iniziato a rigarmi il viso.
È stata una reazione inattesa, involontaria. Un’emozione che si è manifestata e mi ha anche fatto un po’ vergognare in quel momento. Ho un legame forte con la Sicilia. Un vulcano che ti accoglie, un crocevia di culture e di contaminazioni, una popolazione straordinaria ne fanno un territorio d’eccellenza. E la serie ha dato un forte input al turismo.

Nel giro di due anni dalla prima messa in onda de Il commissario Montalbano in Svezia (avevamo una coproduzione con quel paese), il turismo dal paese scandinavo alla Sicilia è aumentato del cinquecento per cento. Quando abbiamo iniziato le riprese avevamo difficoltà ad andare a mangiare la sera. Facevamo base a Marina di Ragusa e i ristoranti erano chiusi perché lavoravano solo nella stagione estiva. Le città erano deserte.
Dieci anni dopo il primo episodio andai a cena con il cast a Ragusa Ibla e ricordo che l’animata conversazione con il regista e Luca (Zingaretti) venne interrotta dal vociare di gruppi di turisti. Notammo almeno tre lingue diverse. La cosa ci colpì molto perché le strade deserte avevano lasciato il posto a un animato viavai. La Val di Noto ha beneficiato moltissimo del successo della serie.

D. In molti altri casi Il cinema ha dato un impulso al turismo. Vedi ad esempio Matera, set del film The Passion di Mel Gibson e della serie di Rai Uno Imma Tataranni sostituto procuratore in cui interpreti Saverio Romaniello, arrestato con l’accusa di disastro ambientale. Cosa ti ha lasciato questa serie e che impatto hanno avuto su di te i Sassi di Matera?
Sono sempre stato innamorato di Matera ma il caso di questa città è diverso dal caso Sicilia perché la città dei Sassi aveva già avuto visibilità nel 2019 quando fu Capitale Italiana della Cultura. Film e serie girati negli ultimi anni nel centro lucano hanno senz’altro aiutato i flussi turistici ma la città era già conosciuta e visitata soprattutto da stranieri.
D. Che vacanze fa Cesare Bocci? Hai mai fatto un viaggio in camper?
Il camper è sinonimo di libertà. Per le tournée teatrali in Italia mi muovevo con un furgone un 238 della Fiat rialzato ma poi non ho più viaggiato con un veicolo ricreazionale. Per un periodo ho pensato di comprarlo ma mi sono scoraggiato quando ho scoperto che in Italia il camperismo non è ancora accettato in molti comuni. Probabilmente rifarei l’esperienza a bordo di un camper nei periodi di bassa stagione, quando davvero è possibile assaporare il gusto della libertà.
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