Per chi ama la vacanza attiva senza rinunciare ai piaceri del palato, il Trentino è la meta giusta. Scopri in camper la Vallagarina, stretta fra le montagne che separano a destra la vallata dell’Adige dal bacino del Lago di Garda e a sinistra dall’Alpe Cimbra (di cui abbiamo parlato qui) e dalla Valsugana.

Il Merzemino, superstar della Vallagarina
Protagonista del territorio che da Trento si estende fino a Rovereto e oltre, il Marzemino è un vino che deriva il nome dall’omonimo vitigno a bacca rossa. Secondo alcuni, Wolfang Amadeus Mozart sarebbe stato talmente rapito da questo vino da celebrarne la bontà nel suo Don Giovanni: «Versa il vino», canta il protagonista al servo Leporello, «eccellente Marzemino!».
Intorno al Natale del 1769, in effetti, il geniale musicista austriaco dimorò a Rovereto per qualche giorno in occasione del suo primo concerto italiano, ma difficilmente potrebbe avere apprezzato quel nettare visto che all’epoca aveva solo tredici anni. Più probabile che a rimanerne stregato sia stato il suo paroliere, il librettista veneto Lorenzo Da Ponte. Certo è che i vignaioli del territorio hanno saputo approfittare di tale solenne investitura per costruire una sapiente narrazione intorno alle peculiari caratteristiche del Marzemino: e noi andremo a scoprirle vagando in camper tra le campagne della Vallagarina.

Tra Avio e Besenello
Stretta fra le montagne che a destra separano la vallata dell’Adige dal bacino del Lago di Garda e a sinistra dall’Alpe Cimbra e dalla Valsugana, la Vallagarina è stata nei secoli un passaggio obbligato per i commerci dall’Italia verso il nord. I numerosi castelli che in passato sorvegliavano quei traffici dall’alto ospitano oggi migliaia di filari in ossequio a una vocazione secolare.
La nostra incursione inizia ad Avio, più precisamente nella frazione di Sabbionara: sulla cima di uno sperone roccioso del Monte Vignola si staglia la sagoma del maniero appartenuto alla famiglia Castelbarco, la cui ultima rappresentante lo ha donato al Fondo Italiano per l’Ambiente nel 1977.
A prima vista colpiscono le mura merlate e i torrioni, ma il vero tesoro è rappresentato dagli affreschi trecenteschi che celebrano la vita cavalleresca e l’amor cortese. Il declivio che dall’ingresso sale alla parte più alta dell’edificio è invece caratterizzato dalla presenza di decine di filari terrazzati di viti: una sorta di eloquente compendio delle peculiarità della zona.

Un brindisi con vista
Risalendo il corso dell’Adige, volendo anche in sella a una bici seguendo il percorso dedicato che si spinge fino a Trento e a Bolzano, si può puntare verso i declivi occidentali della vallata raggiungendo il paese di Noarna, al di fuori del quale sorge il castello omonimo che domina la Vallagarina sin dall’XI secolo.
Oggi è un’apprezzata cantina in cui si producono secondo i principi dell’agricoltura naturale vini di grande spessore, in particolare rossi strutturati. I vini sono interessanti, ma la vista che si gode da quegli spalti lo è ancora di più.
Castellano, un belvedere sulla vallata
A pochissimi chilometri di distanza si trova Castellano, un nome che è tutto un programma: il suo castello, conquistato dai Castelbarco nel XIII secolo, passò alla famiglia Lodron intorno alla metà del Quattrocento. Caratterizzato da una lunga muraglia che scende fino alla sottostante torre di guardia, il maniero è oggi di proprietà privata ed è visitabile solo previo appuntamento con i padroni di casa. Un parco urbano realizzato alle sue pendici consente tuttavia di ammirarne le architetture dall’esterno e di godere del bel panorama sulla vallata sottostante.
Attenzione però: i posti per parcheggiare il camper, soprattutto se di cospicue dimensioni, non sono molto comodi. Lasciati sulla sinistra i ruderi di Castel Barco, una volta superato il paesino di Pomarolo scendiamo nuovamente verso l’Adige e imbocchiamo la provinciale in direzione di Trento.
Castel Pietra e la sala del Giudizio
Prima di entrare a Calliano ci fermiamo ad ammirare le robuste architetture di Castel Pietra, fortezza rimasta inespugnata fino alla conquista napoleonica. Aggrappato alle pendici del Cengio Rosso nel XII secolo in corrispondenza di un’ampia ansa del fiume che imponeva alla Strada Imperiale un significativo restringimento, il castello si trovò per secoli a sorvegliare il confine fra Tirolo e Repubblica di Venezia. Le strutture interne sono ricche di testimonianze del suo augusto passato: degna di attenzione è la “sala del Giudizio”, ornata da affreschi quattrocenteschi.
Anche Castel Pietra ha stretto un connubio inscindibile con il suo territorio, diventando il punto di riferimento delle coltivazioni vinicole nelle campagne circostanti.

A Castel Beseno in bus navetta
Ma ad attirare l’occhio, una volta parcheggiato il camper, è la mastodontica struttura di Castel Beseno che si staglia poche centinaia di metri a nord, sul cucuzzolo di un colle isolato. Si tratta del più esteso complesso fortificato del Trentino e grazie a un sapiente restauro condotto dalla Provincia autonoma, dopo la donazione fatta dalla famiglia Trapp nel 1972, oggi si propone come una straordinaria testimonianza della storia della regione.
Poiché la strada che conduce all’ingresso del castello è stretta ed erta, conviene lasciare il camper a Besenello, il paese a valle, e servirsi del bus navetta che fa la spola con una buona frequenza. Una volta entrati, ci si può affidare alle suggestioni della fantasia e immaginare di tornare indietro nel tempo, visto che gli spazi sono stati ricomposti in modo da rendere in modo assai efficace le atmosfere di quei tempi.
Tre le cinte murarie, organizzate in modo da costituire un’insuperabile barriera difensiva rispetto al nucleo principale. Fiancheggiato il bastione nord, a destra del quale si estende il campo dei tornei, si entra nel cuore della struttura, protetta da tre porte in rapida successione: dal cortile è possibile salire sul camminamento di ronda da cui si gode uno straordinario panorama verso la valle dell’Adige e l’altipiano di Folgaria.
In alternativa si accede alla cosiddetta Piazza Grande dove si trova il Palazzo Comitale, la grandiosa residenza della famiglia Trapp. Procedendo verso sud s’incontrano numerosi altri edifici in cui è possibile curiosare, fino alle scalette che conducono ai camminamenti meridionali: la vista da lassù permette di comprendere meglio di mille parole quanto vini e castelli abbiano saputo connettersi in un legame inscindibile.

L’unione fa la cantina
Un itinerario in Vallagarina non può non prevedere una sosta presso la nuovissima sede della Cantina Vivallis, fondata nel 1904 come cooperativa contadina e oggi l’azienda agricola più tecnologica e moderna del Trentino. “Vi” come vino e “vallis” come valle, a certificare anche nel nome lo stretto rapporto esistente fra prodotto e territorio.
Ma grande importanza assume in questo ambizioso progetto anche la cultura: non a caso dal marzo di quest’anno Vivallis è diventata appendice ufficiale del Mart, il prestigioso museo di arte moderna di Rovereto, e ha trasformato la sala congressi in un’esposizione permanente di opere d’arte inedite.
Versa il vino…
Sull’arrivo del Marzemino in Vallagarina molte sono le narrazioni mitologiche – alcune delle quali si spingono fino al troiano Antenore e al greco Diomede, originario di Merzifon – ma poche e confuse le prove storiche. Al di là della plausibile origine mediorientale, come certificato da alcune indagini ampelografiche, di certo si sa che le prime citazioni di questo vino risalgono al XIV secolo, quando compare il nome di marceminum.
Forse a diffondere il vigneto in Trentino furono gli scambi commerciali con la Repubblica di Venezia, interessata all’acquisto del legname della Vallarsa per la costruzione delle sue navi. A quei tempi veniva considerato un ottimo vino “da concia”, utile cioè a rinforzare varietà meno pregiate a cui conferiva aroma e colore; le cronache riportano altresì che i signori del luogo erano soliti aprire e chiudere i banchetti servendo un apprezzato Marzemino dolce.

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