Un itinerario in Toscana tra i borghi dell’Alto Casentino e le foreste che avvolgono i monasteri di Camaldoli e La Verna
Indice dell'itinerario

In Toscana, a bordo di un camper, seguiamo un ideale filo conduttore che unisce Cortona ai borghi dell’Alto Casentino. Passando per Arezzo e Poppi, al cospetto delle foreste che avvolgono i monasteri di Camaldoli e La Verna.

Tra Cortona e l’Alto Casentino s’incappa in aree naturalistiche straordinarie e anche testimonianze della civiltà etrusca. Trovi l’arte di Pietro Lorenzetti e Piero della Francesca, il singolare connubio di Medioevo e Rinascimento riconoscibile nei centri storici.

Tra Poppi e Stia gli antichi manieri, gli incunaboli miniati, i musei e le attività artigianali legate alla presenza dell’acqua, la natura del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi con la Riserva Integrale di Sasso Fratino e la sua faggeta vetusta tutelata dall’Unesco. E ancora, le esperienze di mobilità green lungo la nuova ciclabile dell’Arno e i cammini, che invitano a una riconnessione profonda seguendo il ritmo lento dei propri passi.

Cortona

Toscana-Cortona-Piazza della Repubblica

La luce del tramonto accarezza le campagne ai piedi di Cortona. Dalla piazzola dell’agricampeggio Spineta dove siamo approdate con il nostro mansardato Giottiline il profilo della città è lì di fronte, poggiato a 500 metri d’altezza sulle falde del Monte Sant’Egidio. Respiro l’odore dell’erba appena tagliata. In azienda abbiamo acquistato dell’olio e del vino, e intanto sul tavolo della dinette la cena a chilometro zero è pronta: bruschette, frittata e pappa col pomodoro che Luigi, il titolare, ha preparato per noi.

L’indomani saliremo in città (da qui sono 8 chilometri) lasciando il veicolo al parcheggio Santo Spirito per la durata della visita (in alternativa, fermata dei mezzi pubblici vicino all’area di sosta comunale all’ingresso del Parco Archeologico del Sodo).

l fulcro del centro storico è rappresentato da Piazza della Repubblica e Piazza Signorelli. Sulla prima domina la scena il Palazzo Comunale costruito nel XII secolo sulle rovine del foro romano. Catturano l’attenzione l’imponente scalinata e la torre campanaria con l’orologio monumentale. Di rilievo è anche il Palazzo Passerini, conosciuto come Palazzo del Capitano del Popolo, che si svetta sulla destra. Pochi passi ci separano da Piazza Signorelli, con il teatro costruito nella metà dell’Ottocento.

Toscana-Cortona-Museo dell_Accademia Etrusca-Frammenti di vaso

Cos’altro vedere

  • La Via Crucis en plein air dell’artista cortonese Gino Severini
  • L’Annunciazione di Cortona di Beato Angelico
    conservata al Museo Diocesano
  • La chiesa di San Francesco, unico esemplare di gotico costruito a Cortona
  • L’eremo francescano Le Celle, nell’omonima località
  • Le due sfingi dell’artista britannico Joe Tilson nella fortezza del Girifalco

Il Museo dell’Accademia Etrusca

Toscana-Cortona-Museo dell_Accademia Etrusca-Litografia di Gino Severini

Palazzo Casale ospita il Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona. «Fondato nel 1727, il MAEC è il primo museo pubblico d’Italia» ci spiega Eleonora Sandrelli, responsabile servizi museali del sistema MAECparco. «La storia della collezione è strettamente legata alla nascita dell’etruscologia moderna. Fu un manipolo di giovani aristocratici, animati dagli ideali dell’Illuminismo, a concepire un luogo a disposizione della collettività in cui confluissero le testimonianze degli studi sulle civiltà del passato».

Il percorso espositivo riempie gli occhi e stimola la voglia di conoscere, dal piano interrato a quello più alto dove l’esposizione ricalca volutamente i canoni settecenteschi e ottocenteschi. Qui reperti archeologici, monete, pitture, volumi e mappamondo condividono una confusione che è solo apparente, restituendo al visitatore di oggi lo stupore che questo insieme doveva suscitare nel pubblico tre secoli fa nelle sale del palazzo concesso dal granduca Leopoldo II di Lorena.

Fra i reperti spiccano lo straordinario lampadario etrusco e la sezione egizia donata dal vescovo di origine cortonese Guido Corbelli. «Tra le raccolte minori è ritenuta una delle più complete d’Italia», spiega la Sandrelli. «Proprio di recente è stata collocata nella sua posizione definitiva con un suggestivo allestimento dedicato». Oltre alle opere del pittore futurista Gino Severini, c’è un altro buon motivo per fare una tappa al MAEC nei prossimi mesi. «Il 23 giugno, nel cinquecentesimo anniversario della morte di Luca Signorelli, è stata inaugurata una mostra che si protrarrà fino all’8 ottobre, con pitture provenienti da tutto il mondo».

Per approfondire la conoscenza di una delle più ricche e potenti città etrusche, il percorso prosegue nel centro con le poderose mura, la porta bifora e una serie di testimonianze ipogee. Nella pianura ai piedi della città si ergono invece i “meloni”, tumuli etruschi di età arcaica fra i quali spicca il Tumulo II del Sodo, con la spettacolare gradinata-terrazza decorata da gruppi scultorei ed elementi architettonici di stile orientalizzante.

Castiglion Fiorentino

Poco più di dieci chilometri ci separano da Castiglion Fiorentino. Varcata la Porta Fiorentina si sale verso la piazza del Municipio dove spiccano le Logge Vasariane, una costruzione a nove arcate tradizionalmente attribuita al Vasari. L’edificio regala un bel balcone sulla valle di Chio attraversata dal torrente Vingone. La passeggiata tocca l’antica fortezza, la chiesa e il chiostro di San Francesco, il Palazzo Pretorio. Avendo tempo ci si può soffermare nella pinacoteca ospitata nella chiesa di Sant’Angelo, o gustare un pranzo in un ristorante panoramico affacciato sulla cinta muraria.

Arezzo

Toscana-Arezzo-Piazza Grande

Ancora una ventina di chilometri e Arezzo si staglia davanti a noi con i suoi molteplici richiami.
Dall’area attrezzata comunale situata in Via Giovanni da Palestrina con pochi minuti a piedi si raggiungono il parcheggio al Prato e lo sportello dell’ufficio turistico dove è possibile trovare spunti per assaporare una città ricca d’arte e di storia. Grazie a una serie di scale mobili, raggiungere il duomo è questione di pochi minuti.

Da qui il centro storico è letteralmente ai nostri piedi, mentre salendo lievemente si raggiungono il grande parco cittadino – che gli aretini chiamano il Prato – e la
Fortezza medicea. Rimandiamo all’infografica la descrizione di alcune tappe da non perdere, ricordando che Arezzo offre numerose motivazioni per tornare in tutti i periodi dell’anno.

5 cose da non perdere ad Arezzo

1. La leggenda della Vera Croce

Nella chiesa di San Francesco, all’interno della Cappella Bacci, gli affreschi di Piero della Francesca narrano in 12 episodi la storia del legno su cui venne crocifisso Gesù Cristo. La visita va prenotata con anticipo.

2. Piazza Grande

Singolare piazza inclinata, delimitata sul lato superiore dal Palazzo delle Logge progettato da Giorgio Vasari e, sugli altri lati, da edifici di varie epoche. È uno spazio urbano che invita a sedersi a un caffè, ammirando i ballatoi in legno e le torri merlate, lasciando correre il pensiero alle scene qui ambientate del film La vita è bella.

3. Duomo

La cattedrale dei Santi Pietro e Donato custodisce l’Arca di San Donato, un capolavoro del 1362. La facciata è sormontata da un rosone di Guillaume de Marcillat.

4. Fortezza Medicea

Imponente fortificazione progettata da Giuliano e Antonio da Sangallo, costruita tra il 1538 e il 1560 per volere di Cosimo de’ Medici. Dai suoi camminamenti si offrono ampie vedute verso la città, la valle dell’Arno, il massiccio del Pratomagno e l’Alpe di Catenaia.

5. Crocifisso di Cimabue

All’interno della basilica di San Domenico, il crocifisso ligneo dipinto da Cimabue tra il 1268 e il 1271 è ritenuto una delle più alte espressioni dell’arte medievale.

Bibbiena

La seconda parte dell’itinerario risale il corso dell’Arno per abbracciare i borghi del Casentino, la vallata stretta fra il Pratomagno e l’Appennino, e inerpicarsi tra i silenzi delle foreste in un paesaggio che non è mai aspro, nemmeno quando i tornanti si impennano verso luoghi di intensa spiritualità come gli eremi di Camaldoli e La Verna. È a Bibbiena che il cambio di scenario si percepisce davvero.

Qui i maggiori punti d’interesse sono rappresentati dalla Piazza del Comune, dalla Torre Tarlati e dalla chiesa dedicata a San Lorenzo, che conserva due ceramiche firmate Della Robbia. Fra le attrazioni del centro storico si annoverano il Museo Archeologico del Casentino Piero Albertoni, allestito a Palazzo Niccolini, e il Centro Italiano della fotografia d’Autore, in Via delle Monache. A poca distanza dal paese, una passeggiata conduce al santuario di Santa Maria del Sasso (visitabile solo in occasione delle celebrazioni).

I castelli dei conti Guidi

Toscana-Poppi-Castello dei Conti Guidi

Dopo una cena a base di tortelli di patate al tartufo in un ristorante tipico, la notte trascorre tranquilla nell’area attrezzata La Crocina, a pochi passi dal centro di Poppi. Il mattino seguente, colazione in camper con caffè e berlingozzi all’anice – i caratteristici biscotti locali – e via a piedi alla scoperta del borgo.

Sembra che Arnolfo di Cambio si sia ispirato al castello dei Conti Guidi per progettare il Palazzo Vecchio a Firenze. Di certo, non mancano i trait d’union fra la città medicea e la località casentinese. Come la presenza di Dante, che soggiornò in queste terre durante il suo esilio e prese parte alla battaglia di Campaldino disputata tra guelfi e ghibellini l’11 giugno del 1289. E ancora, durante la Seconda Guerra Mondiale il castello offrì un rifugio alle opere d’arte degli Uffizi. Si ispira a quegli eventi la mostra in programma nell’estate 2023 dedicata al mistero della testa del Fauno di Michelangelo, sequestrata a Poppi dalle truppe naziste e mai rinvenuta.

Varcando la Porta del Leone che dà accesso al castello, il cortile interno presenta una scenografica scalinata che conduce ai vari ambienti. Fra questi il grande Salone delle Feste affrescato e la Biblioteca Rilliana che custodisce preziosi incunaboli miniati e cinquecentine; e conviene raggiungere la sommità della torre campanaria, straordinario balcone sulla vallata. Nella zona altri due castelli sono legati alla famiglia dei Conti Guidi, entrambi privati e visitabili su prenotazione. A Stia quello di Porciano, che ha conservato il suo aspetto originario, ospita un museo con oggetti della civiltà contadina.

Qualche chilometro fuori dell’abitato di Pratovecchio sorge il castello di Romena, edificato nel XI secolo dai marchesi di Spoleto. Della fortezza – in cui soggiornò Dante Alighieri nel corso del suo primo esilio – rimangono le mura e una corte coperta da un prato verdissimo, oltre il quale sorge la Torre delle Prigioni; più in basso vale la pena fermarsi (parcheggio in loco) presso la suggestiva pieve di Romena, costruita nel XII secolo su una preesistente chiesa altomedievale.

Stia

Abbiamo raggiunto la testa della valle. Dalle sorgenti sul Monte Falterona, le acque dell’Arno che lambiscono Stia hanno percorso soltanto una dozzina di chilometri. Le sue acque pulite, insieme a quelle del torrente Staggia, hanno alimentato nei secoli l’economia del paese. L’attività più importante, passata dall’artigianato all’industria, è quella tessile.

Una tappa irrinunciabile è il Museo dell’Arte della Lana ospitato nell’ex lanificio, che documenta la storia del pregiato panno casentino da umile tessuto a ricercato capo di abbigliamento indossato anche da Puccini e Verdi. Qui si trova la sede della Tessilnova, dove il titolare Claudio Grisolini è disponibile a illustrare le fasi di lavorazione, dal filato grezzo a una grande varietà di prodotti esportati in tutto il mondo. Da non perdere una passeggiata nella ripida Piazza Tanucci, circondata di bei palazzi che testimoniano la ricchezza passata del borgo.

Sono due le aree di sosta tra Stia e la vicina Pratovecchio. La prima è attualmente in fase di ristrutturazione e si trova vicino al Parco del Canto alla Rana, dove d’estate è possibile fare il bagno nelle acque fredde e pulitissime dell’Arno. La seconda, inaugurata di recente, si trova lungo la pista ciclabile dell’Arno, una green way in fase di realizzazione che seguirà quasi per intero il corso del fiume. «Crediamo fortemente nel turismo in camper come volano per incrementare le presenze turistiche», commenta il vicesindaco Michele Ausilio. «Il nostro è uno dei pochi comuni con meno di 10.000 abitanti ad avere investito su due aree di sosta che offriranno complessivamente 64 piazzole».

L’eremo di Camaldoli

Toscana-Eremo di Camaldoli-Veduta aerea

Fu il benedettino San Romualdo a fondare nell’anno Mille l’eremo di Camaldoli. E la coesistenza dei frati con i grandi boschi, oggi in buona parte tutelati dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, è sempre stata stretta. La loro regola comprende tuttora una serie di attenzioni e indicazioni ben precise nella cura della foresta. L’insediamento camaldolese comprende un monastero, più in basso sulla costa del monte, e un eremo a 1.100 metri di quota. Qui sono visitabili la chiesa di San Salvatore con il coro quattrocentesco, la cella di San Romualdo, il refettorio e la foresteria. La strada più comoda per arrivare è la SR142 (poi SP 124) che sale da Bibbiena.

Dall’eremo approfittando dell’ampio parcheggio (sosta vietata nelle ore notturne) è possibile effettuare escursioni di varie lunghezze e difficoltà tra i boschi dominati dall’abete bianco e dal faggio. L’eremo si trova lungo il tracciato dell’Alta Via dei Parchi, un itinerario che permette di percorrere quasi tutto il crinale per terminare a meridione davanti alla rupe della Verna.

Il santuario di La Verna

Toscana-La Verna-Sasso Spicco-escursione

Raggiungibile in camper da Bibbiena con la SP208 (ampi spazi di parcheggio a pagamento nelle vicinanze), il santuario della Verna è il luogo dove il Poverello d’Assisi ricevette le stimmate, e dove è possibile visitare la grotta in cui Francesco trovava rifugio durante il suo isolamento. Ora possiamo tornare a valle, con gli occhi e la mente pieni di una Toscana che ci ha sorpreso e affascinato chilometro dopo chilometro.

Rete di sentieri del Parco delle Foreste Casentinesi

Toscana-Eremo di Camaldoli-Foresta di abeti bianchi

Scopri i sentieri all’interno del parco:

Soste camper da Cortona al Casentino

  • Anghiari Camping agriturismo Val della Pieve
  • Arezzo
    • Camping Villaggio Le Ginestre aperto da metà marzo a fine ottobre. Sono tre i punti di riferimento cittadini per visitare la città in camper, fruibili a pagamento scaricando l’app Atam Parking.
    • Area di sosta in Via Pierluigi da Palestrina, a pochi minuti a piedi dal parcheggio al Prato e dalla partenza dalla scale mobili che conducono al duomo.
    • Parcheggio Tarlati, Via Guido Tarlati 42
    • Area di sosta in Via Duccio da Buoninsegna.
  • Camaldoli Camping Camaldoli, ,
  • Capannole Camping La Chiocciola Bucine, Via Giulio Cesare 14,
  • Castiglion Fiorentino Parcheggio senza servizi in Piazza Giuseppe Garibaldi.
  • Camping Il Saregeto,
  • Chiusi della Verna Camping Village la Verna,
  • Cortona Agricamping Spineta con 16 piazzole, servizi completi, sala ritrovo, possibilità acquisto e degustazione prodotti aziendali.
  • Poppi Area di sosta in Viale dei Pini, appena fuori dalle mura del borgo e a breve distanza dal castello. Camping la Pineta
  • Pratovecchio Area di sosta Capodarno in Piazza del Mulino, recentemente ristrutturata e accessibile scaricando l’app Inarea di Innova.
  • Stia Area di sosta presso il Parco Canto alla Rana, in Via Londa (SP556 Km 30). In fase di ristrutturazione al momento della nostra visita.

Per maggiori informazioni su questo itinerario si visiti il sito di Visit Tuscany e di Discover Arezzo.

Nuove soste camper in arrivo nel Casentino

Entro il 2025 l’Alto Casentino sarà ancora più camper friendly. Ce lo conferma Riccardo Acciai, vicesindaco di Poppi e assessore dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino, che annuncia la creazione di nuove aree di sosta a Rassina, Ortignano Raggiolo, Montemignaio e la riqualificazione di quelle presenti a Talla, Chitignano e Poppi. L’importo del progetto è di 450.000 euro e sarà finanziato per 400.000 euro dalla Regione e per 50.000 dall’Unione dei Comuni Montani del Casentino.

Si ringrazia la Giottiline di Colle Val d’Elsa per aver fornito il mansardato 440, sul quale l’autrice ha soggiornato sostando presso gli agricamping e le aree di sosta incontrati lungo il percorso.

testo di Michela Bagatella, foto di Michela Bagatella e di Domenico Nicoletta Puzzillo

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