Dolceacqua (IM)

La storia del borgo si lega alle vicende di due famiglie genovesi, Grimaldi e Doria

Cosa devi sapere

“Il luogo è superbo, vi è un ponte che è un gioiello di leggerezza”. Claude Monet descriveva così, intorno al 1884, Dolceacqua, piccolo borgo della Val Nervia, nell’entroterra di Ventimiglia. L’artista soggiornò a Bordighera e vagabondò per quattro mesi per la Riviera dei Fiori che gli ispirò una quarantina di opere. Una riproduzione della tela Château de Dolceacqua campeggia all’estremità sinistra del ponte a schiena d’asino a ricordare che proprio qui l’artista francese ha posizionato il cavalletto e ritratto uno scorcio del Burgu, il quartiere più antico, con i suoi carugi, le cantine, le botteghe artigiane e l’imponente palazzo dei Doria, oggi museo, a dominare dall’alto l’abitato.

Al di là del fiume c’è, invece, la Tèra, il rione più moderno che s’intravede appena nel dipinto L’antico ponte sul Nervia. All’epoca questo territorio, diventato più accessibile ai francesi grazie all’apertura della ferrovia che collegava l’Italia alla Provenza, era meta prediletta dall’aristocrazia italiana e dai vacanzieri tedeschi e inglesi. Nelle lettere che scriveva alla compagna Alice e al mercante d’arte Paul Durand-Ruel, l’artista raccontava con grande entusiasmo del paesaggio disegnato dai fiumi e dalle valli.

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Qui regna un’amicizia

Ma c’è un’altra storia che rende ancora più affascinante addentrarsi tra le viuzze di questo borgo: quella di due famiglie genovesi, i Grimaldi e i Doria, originariamente rivali fino a quando, nel 1491, Francesca Grimaldi, sorella di Lucien, signore di Monaco sposa Luca Doria, signore di Dolceacqua. Dopo la morte dei genitori, il figlio Bartolomeo Doria, uccide nel 1523, a Monaco, suo zio Luciano Grimaldi, con l’obiettivo di conquistare la rocca. L’episodio scatena una rivolta dei monegaschi e Bartolomeo è costretto a fuggire lasciando il paese e i comuni sotto il suo feudo (Apricale, Isolabona e Perinaldo) senza reggente.

I loro fiduciari prestarono fedeltà ad Agostino Grimaldi, vescovo di Grasse e signore di Monaco il 3 novembre 1523 nel giardino degli aranci del Palazzo Grimaldi: è possibile vedere una copia digitale del documento all’interno della sala multimediale del castello. Anche il polittico di Santa Devota finemente dipinto da Ludovico Brea all’inizio del Cinquecento e commissionato da Francesca promessa a Luca suggella il legame tra le due casate: è attualmente custodito nella chiesa di Sant’Antonio.

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