Dalle coste granitiche ai paesaggi di alta quota. Se cerchi un posto dove dedicarti alle attività all’aria aperta di mare e di terra, l’Ile de beauté risponde con una fantastica sintesi. Quella che abbiamo sperimentato tra i Calanchi di Piana, sulla costa occidentale, e la Valle della Restonica, nel cuore dell’isola
Indice dell'itinerario

Dalla costa toscana, e ancor più dalla Capraia e dall’Elba, il profilo del “dito” sembra così vicino da poterlo toccare. La storia e la cultura della Corsica sono state per secoli legate a quelle dei territori dirimpettai, almeno fino alla conquista da parte dei Francesi avvenuta fra il 1768 e il 1769. Vicende che non hanno impedito ai corsi di mantenere con tenacia l’idioma e le tradizioni, il patrimonio architettonico e quello naturale. Il connubio tra l’organizzazione statale dell’Esagono e l’orgoglio identitario degli abitanti dell’Ile de Beautè ha dato origine a un modello di tutela del territorio, dove una rete di riserve terrestri e marine preserva la maggior parte della superficie.

Un’isola in cui tornare in tutte le stagioni, capace di offrire infinite emozioni per le attività outdoor a tutto tondo. Un’isola perfetta per il pleinair, avendo cura di rispettare il divieto di sosta libera vigente su tutto il territorio e optando se possibile per la bassa stagione, in modo da evitare la pressione turistica che fra luglio e agosto accomuna tante mete del Mediterraneo.

Le dimensioni relativamente ridotte – è poco più grande dell’Umbria – potrebbero far pensare che ci si possa “togliere la voglia di Corsica” in una sola vacanza, e almeno in teoria è così: una decina di giorni bastano a compiere il periplo toccando i principali centri costieri e facendo una puntatina verso l’interno.

Ma se si vuole assecondare la lentezza imposta dalla viabilità locale, se ci si vuole dare il tempo per respirare i profumi, sentire sulla pelle paesaggi e panorami, vagare tra le irreali atmosfere dei villaggi montani, allora il discorso cambia. Meglio farsi conquistare un po’ alla volta da questa terra magica tornando più volte, complice la relativa facilità della traversata, e dedicando a ciascuna delle sue regioni la meritata attenzione.

Qui proponiamo alcune attività all’interno del Parc Naturel de la Corse, testate durante un sopralluogo effettuato da due equipaggi con un’auto camperizzata e un’auto più tenda; al seguito i kayak marini e la relativa attrezzatura per le escursioni nautiche, insieme a pedule, zaino e abbigliamento adatto alle escursioni giornaliere con clima estivo.

I Calanchi di Piana dalla D81

Per visitare via terra i Calanchi di Piana con il mezzo motorizzato bisogna immettersi sulla D81, la tortuosa strada che unisce Aiaccio a Calvi, sul versante occidentale corso, snodandosi fra la costa e l’immediato entroterra. Insieme alla 81B, che segue più da vicino la costa tra Galeria e Calvi, è una delle più belle strade dell’isola.

Da Cargese e dal suo promontorio sormontato da una torre genovese il tracciato prosegue verso l’interno, salendo man mano di quota. In direzione del mare si offrono ampie vedute verso il Golfo di Porto e la costa incisa da promontori e insenature, a oriente dominano lo scenario il massiccio del Monte Cinto e le sue propaggini. Dopo meno di venti chilometri, a 400 m di altitudine sul livello del mare, ecco il borgo di Piana: è la porta di accesso ai Calanchi di Piana, meraviglia inserita dal 1983 nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

Da qui a Porto è tutto un susseguirsi di rocce in porfido rosso magmatico, che all’alba e al tramonto assumono sfumature ancora più incredibili: sorprendono in particolare i tafoni, formazioni modellate dall’erosione creando nel tempo le sembianze più bizzarre. Una particolarità geologica creatasi dal raffreddamento della lava e delle rocce ignee, originate dall’antica attività vulcanica che ha interessato la regione di Porto.

In alta stagione nei passaggi più stretti della D81 è facile che si vengano a formare delle code, anche perché su questa via transitano pullman e altri mezzi ingombranti. Meglio dunque evitare di passarci nelle ore centrali della giornata, soprattutto se si è alla guida di un mezzo dalle dimensioni importanti. 

A piedi

Numerose escursioni da facili a medie su sentieri segnalati consentono di addentrarsi con gli scarponcini ai piedi nei caos di rocce dei Calanchi di Piana (mappe e informazioni sono reperibili presso gli uffici di informazioni turistiche locali). L’antico Chemin des Mulatiers (Cammino dei Mulattieri) si snoda tra Porto e Piana: conviene risalire da Porto, dove sono maggiori le possibilità di lasciare il mezzo.

Vicino a Piana, un facile percorso adatto a tutti si dipana dal Parking de la tête du Chien fino al belvedere di Château-fort (circa 45 minuti tra andata e ritorno). Un percorso ad anello prende il via dalla baita Roches Bleues, a poca di distanza da Piana ma raggiungibile solo da piccoli camper: si cammina per circa 7 km totalizzando 500 metri di dislivello verso Capu d’Ortu e Capu di u Vittulu.

In kayak

Il piccolo insediamento costiero di Porto rientra nel Comune di Ota, paese quest’ultimo nell’immediato entroterra a quota più elevata. Piantati i nostri igloo presso il campeggio Les Oliviers, a un paio di chilometri dal mare, non resta che esplorare la località, base strategica per visitare i Calanchi di Piana e – poco più a nord – il golfo di Girolata tutelato dalla Réserve naturelle de Scandola.

Porto offre belle spiagge raggiungibili tramite la strada asfaltata come quelle di Bussaglia, Caspio e Gratelle, mentre a quella di Tuare si arriva tramite una mulattiera. Il punto più favorevole per mettere in acqua i kayak è però la Plage de Porto: si lascia il veicolo a pochi metri dalla spiaggia e ci s’imbarca direttamente sulle acque del torrente Dardo, che nasce a 1.200 metri di altitudine e viene a sfociare nelle acque del Golfo di Porto.

Benché non manchi, naturalmente, la possibilità di assaporare questa meraviglia a bordo di un’imbarcazione turistica, la prospettiva a pelo d’acqua è la migliore per vivere sulla pelle lo spettacolo offerto dai Calanchi di Piana. La giornata è assolata, il mare calmo, spira un vento di brezza che rinfresca e non preoccupa. Iniziamo a pagaiare tenendo la sinistra in direzione di Capo Rosso: ci attende una fantastica successione di cale e spiaggette, insenature, piccole grotte e archi naturali. E ovunque domina il colore rosso delle rocce traforate, in contrasto con il blu del mare e le trasparenze cristalline delle baiette.

Il tragitto di sola andata fino al capo e alla sua torre genovese misura 14 km, il che equivale a un’uscita giornaliera di 28 km che possono essere ridotti a piacimento anticipando il giro di boa. Una giornata che resterà a lungo stampata nella memoria, a condizione di affrontarla solo se adeguatamente equipaggiati e con previsioni meteomarine favorevoli.

Nella valle della Restonica

Sulla carta non sembra poi così distante ma il tragitto da Porto a Corte, nel cuore montano della Corsica, richiede all’incirca tre ore se si vuole effettuare almeno un paio di soste per fotografare il profilo del Monte Cinto (2.706 m), il maggiore rilievo dell’isola, e cedere il passo a intere famigliole di porcellini selvatici che saltano fuori all’improvviso tagliandoti la strada.

Capitale storica e culturale – qui nacque l’intellettuale Pasquale Paoli, il corso più celebre insieme a Napoleone Bonaparte – Corte è anche la base per interessanti escursioni. Una delle più conosciute risale la Valle della Restonica: se in primavera questo limpido fiume è ambito dagli amanti delle discese fluviali in kayak, man mano che l’estate avanza e l’acqua diminuisce le imbarcazioni cedono il posto agli scarponcini.

Laghetti di Melo e Capitello

Dal camping Tuani, immerso in un bosco di conifere a circa 7 km da Corte, si prosegue salendo lungo la D623 fino alla Bergerie de Grotelle (1.380 m), con parcheggio a pagamento con punto panoramico. Qui c’è l’attacco del percorso, sempre ben evidente e segnalato, che a un certo punto si biforca: il tracciato a destra è più esposto e attrezzato con corde e scalette, l’altro risulta più semplice e leggermente più lungo.

Superando 550 metri di dislivello si raggiungono così i laghetti di Melo e Capitello (1.930 m), tra loro vicini, immersi in un suggestivo paesaggio di cime rocciose e prati verdeggianti. Passa da qui il GR20, la grande randonnée che taglia in 16 tappe l’isola da nordest a sudovest: verrebbe quasi da definirlo un paesaggio alpino, se non ci trovassimo su un blocco di granito bel mezzo del Tirreno.                                                              

La Corsica è raggiungibile con il camper dalla costa italiana e francese grazie a numerose rotte effettuate da diverse compagnie di navigazione. Si ricorda che è anche possibile partire dalla Sardegna con il collegamento Santa Teresa di Gallura-Bonifacio.

Dove sostare con il camper in Corsica

La Corsica dispone di una fitta rete di strutture ricettive all’aria aperta: più di duecento sistemazioni che vanno dal camping municipal alle strutture stellate. È importante tenere presente che la sosta libera è vietata in tutta l’isola. Negli ultimi anni si è sviluppata anche qui la possibilità di fermarsi presso le aziende agricole, formula che in Francia è definita camping à la ferme.

  • Porto Camping les Oliviers, Pont de Porto, Ota, tel. 0033/4/95261449, camping-oliviers-porto.com. Dispone di piazzole, chalet, ristorante, piscina e sauna.
  • Camping Municipal, www.campingmunicipal-otaporto.com. Trecento piazzole ombreggiate lungo il fiume a dieci minuti dalla spiaggia di Porto.
  • Corte Camping Alivetu, Faubourg Saint Antoine 3, tel. 0033/4/95461109, www.camping-alivetu.com, camping-alivetu@laposte.net.
  • Camping Tuani, Vallée de la Restonica, tel. 0033/4/95461165, camping-corte.com. Lungo la D623, a 6 km da Corte, un campeggio-natura con piazzole immerse in una pineta, adatto a tende e piccoli mezzi.

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Un’isola di natura

La principale riserva naturale della Corsica è il Parc régional de Corse (Parcu di Corsica), che occupa la metà dell’intero territorio isolano e si estende per circa 4.400 chilometri quadrati compresi nel territorio di 178 comuni. Offre l’habitat naturale per numerose specie endemiche tra cui il muflone corso, la trota corsa e il discoglosso corso, un piccolo rospo che depone le uova nelle pozze dei torrenti incontaminati.

Fra le piante si segnala il pino laricio, vero e proprio emblema della vegetazione delle aree montane. Il nucleo principale del parco è rappresentato dal massiccio dell’entroterra, ma le sue propaggini includono aree marine quali la Réserve de biosphère de la Vallée du Fango, che si estende fino al Golfo di Galéria, e la Réserve Naturelle de Scandola, entrambe sulla costa occidentale.

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