Pensavate di averle visitate tutte le valli del Trentino in camper? Ebbene, no. E ve ne presentiamo una che sarebbe riduttivo definire originale. Benvenuti nella Valle dei Mocheni, da pronunciare rigorosamente con l’accento sulla o!
Quando andare in Trentino in camper? Sicuramente il periodo d’Avvento ha il suo fascino con i borghi agghindati a festa e la neve che imbianca le cime. Nella vicina Pergine Valsugana dalla fine di novembre apre i battenti uno dei più scintillanti villaggi di Natale. Scopri di più sui mercatini della zona: ce n’è uno molto suggestivo nel Parco Asburgico di Levico Terme.

La valle incantata
Fra la Valle dei Mocheni e lo scrittore austriaco Robert Musil, autore di capolavori come “L’uomo senza qualità” e “I turbamenti del giovane Törless”, fu amore a prima vista. A lui si deve infatti la definizione di “valle incantata” e percorrendola da Pergine fino a Passo Palù non c’è davvero da stupirsene. Un angolo di territorio quasi sconosciuto, che nel XIII secolo vide una intensa migrazione di boemi e bavaresi scesi da quelle parti per lavorare nelle miniere. Essi non si integrarono mai con la popolazione locale e a testimoniarlo è rimasta una lingua che con il dialetto autoctono non ha assolutamente nulla a che vedere. È il mocheno, o Bernstoler, idioma oggi salvaguardato dalle leggi locali.
La natura offre un incanto. Sui due versanti contrapposti della profonda vallata che dal monte Slimber scende verso la Valsugana insieme al torrente Fersina regala paesaggi di straordinaria bellezza. Le numerose occasioni di attività all’aria aperta sono un motivo più che valido per volgere la prua del nostro camper verso quest’angolo nascosto di Trentino, pronto ad offrirci una sincera e autentica ospitalità per un weekend davvero en plein air.

Sant’Orsola Terme, un viaggio tra i minatori
Due sono le possibilità di risalire la valle fino a Palù del Fersina, che con le sue frazioni più alte costituisce la conclusione naturale del percorso. La più panoramica è sicuramente quella che si inerpica lungo la destra orografica del Fersina e che da Canezza raggiunge Sant’Orsola Terme. A dispetto del nome, purtroppo, gli stabilimenti termali hanno chiuso qualche anno fa, nonostante la qualità certificata delle acque che sgorgano dalle viscere della sua terra.
Prima di arrivarci abbiamo fatto una sosta presso il Museo Pietra Viva in località Stefani. Ricavato in un antico edificio e dedicato alla geologia della valle e all’attività mineraria che l’ha caratterizzata per secoli, esso permette di intraprendere una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, quando da quelle parti minatori e boscaioli costituivano le presenze quasi esclusive di quel selvaggio territorio. Particolarmente interessante al suo interno una ricostruzione assai fedele del più grande geode rinvenuto in tutto l’arco alpino: la brillantezza dei suoi cristalli è davvero sbalorditiva.
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Il labirinto vegetale
Dal cortile del museo parte poi un sentiero che è stato chiamato “incantato”. Un percorso didattico adatto ai più piccoli che si snoda in mezzo ai boschi fino a raggiungere il Fersina. Pur rimanendo attenti a dove si mettono i piedi bisogna camminare a naso all’insù perché solo così sarà possibile scorgere gli gnomi e le fate.
Ogni tanto fanno capolino da dietro quegli abeti rossi che i costruttori di violini hanno fatto tagliare nei secoli per le straordinarie qualità sonore di quel legno. Una volta raggiunto il torrente che in quel punto forma delle piccole cascatelle, ecco il labirinto vegetale. E’ realizzato con specie arbustive diverse che permettono di divertirsi a entrare in contatto con una straordinaria biodiversità.
Un giorno con i cànopi
Superata Sant’Orsola abbiamo preferito raggiungere Palù collegandoci alla provinciale sul versante opposto: è lungo quel tragitto che si trova infatti il Maso Filzerhof, una sorta di museo etnografico visitando il quale ci siamo potuti fare un’idea ben precisa delle condizioni di vita delle famiglie dei cànopi, come erano chiamati qui i minatori provenienti dalla Germania (dal tedesco Knappen).
Le stanze, il mobilio, le suppellettili, la stalla si trovano nelle stesse condizioni in cui erano centinaia di anni fa, grazie ad un accurato lavoro di recupero operato dall’Istituto Culturale Mocheno. Ci spostiamo nella vicina segheria veneziana Sog van Rindel, da poco ristrutturata per osservare il funzionamento dei meccanismi ad acqua che permettevano di tagliare il legno e di lavorarlo secondo le richieste dei committenti.
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Trekking al Lago di Erdemolo
Siamo quindi giunti a Palù del Fersina per ammirare più da vicino le splendide cime che chiudono la valle a nordest. Lasciato il camper presso l’ampio parcheggio in località Frotten, abbiamo imboccato il sentiero che in poco più di un’ora e mezzo ci ha condotti al Rifugio Sette Selle, piccola meraviglia in una conca incastonata nel Lagorai.
Dopo esserci rifocillati siamo scesi di quota per imboccare il sentiero di cresta che in poco più di due ore ci ha permesso di ammirare in tutta la sua bellezza il Lago di Erdemolo, un incantevole specchio d’acqua di color smeraldo. Sul sentiero di rientro una piccola deviazione conduce alla miniera di Erdemolo, Gruab va Hardimbl in lingua mochena, una straordinaria opportunità soprattutto per i più giovani dell’equipaggio ai quali sembrerà di essere stati proiettati all’improvviso nelle viscere della terra insieme ai sette nani di Biancaneve.
Un’avventura elettrizzante, visto che si percorrono i cunicoli non più utilizzati per le attività di estrazione fin dal Settecento. Ripide scale di legno da cui non si riesce a vedere il fondo portano verso il cuore della miniera lasciando immaginare le condizioni di lavoro in cui operavano i minatori per estrarre soprattutto la calcopirite, utile per la lavorazione del rame.
All’ingresso è indispensabile indossare un impermeabile oltre al caschetto per lo sgocciolio. I licheni che ricoprono tutte le pareti contribuiscono a creare un’atmosfera davvero particolare.
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Dosso di Costalta, un belvedere sulle cime
Un’altra escursione appagante è quella che si può fare partendo dal Passo del Redebus ed arrampicandosi in poco più di due ore lungo un erto sentiero fino ai 1.955 metri del Dosso di Costalta. Vale la pena perchè da qui cui si gode un panorama impareggiabile sull’intera zona. Lasciato il camper al parcheggio nei pressi del ristorante, siamo saliti verso il sentiero che permette di raggiungere l’ampia spianata in cui campeggia Malga Cambroncoi, punto di ristoro quanto mai opportuno.
Se l’ora è quella giusta, un piatto di polenta e spezzatino è un vero toccasana prima o dopo la salita al Dosso.
Da quel punto il sentiero si fa meno nitido a causa dei danni provocati nel 2018 dalla tempesta Vaia, che qui si abbatté con particolare violenza sradicando centinaia di alberi e rendendo queste cime tristemente spelacchiate. Tuttavia i volontari della SAT, la Società Alpina Tridentina che cura i sentieri della provincia, hanno provveduto a collocare nuovi segnavia.
Grazie ad essi in poco più di un’ora siamo riusciti a salire alla croce di Costalta. Complice la splendida giornata di sole, abbiamo potuto ammirare sotto i nostri piedi i laghi delle Piazze e di Serraia, e più in lontananza anche quello di Caldonazzo.

Acqua Fredda, passeggiata tra forni e trincee
Una volta ridiscesi a valle abbiamo allungato la camminata di 500 metri verso nord per scoprire l’area archeologica Acqua Fredda. Questa è una fonderia dell’Età del Bronzo tra le più importanti dell’intero arco alpino con ben nove forni fusori. Oltre alle eloquenti tracce della struttura, si ammirano i resti degli attrezzi utilizzati all’epoca per produrre gli oggetti metallici.
Qui trovandoci non vogliamo perdere l’occasione di percorrere uno degli itinerari che permettono di osservare le trincee e le fortificazioni realizzate durante i combattimenti della Prima Guerra Mondiale. Il tratto forse più ricco di testimonianze è quello che dal monte Panarotta conduce al Fravort.
Per arrivarci bisogna però uscire dalla Valle dei Mocheni e raggiungere prima Levico e poi il parcheggio degli impianti di risalita di Panarotta 2002. Da lì un sentiero conduce alla cima in mezz’ora. Oltre le antenne compaiono le prime tracce delle vecchie trincee, che proseguono lungo tutto il cammino verso la cima del monte Fravort dalla quale, ovviamente, si gode un panorama strabiliante.

Sosta camper in Trentino
In queste valli del Trentino puoi sostare con il camper anche a Palù del Fersina al Camperplo’tz in località Frotten (tel. 338 9591987). Tredici piazzole con allaccio alla corrente elettrica nei pressi della partenza per il sentiero che conduce al lago di Erdemolo. Il costo è di 9 euro a notte, per il pagamento rivolgersi al vicino Agritur Scalzerhof.
A Sant’Orsola Terme c’è un’area attrezzata illuminata sul retro della chiesa del paese, in località Pintarei, (tel. 0461 540001) con allaccio alla corrente elettrica a pagamento e servizio di carico e scarico.
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