Vuole la tradizione che in una notte buia e tempestosa, negli anni terribili in cui le coste liguri e il Golfo di La Spezia era infestate da pirati, Saraceni e Turchi, il borgo di Tellaro fosse salvato dal saccheggio e dalla distruzione da… un polpo. Nel territorio di Lerici tutti conoscono questa storia: le nuvole minacciose del temporale impedivano al sagrestano, di vedetta sul campanile, di scorgere le navi in arrivo, ma il premuroso gigante cefalopode si arrampicò sulle corde delle campane, lanciate in mare dalla furia del vento, facendole suonare giusto in tempo per svegliare il paese e prepararlo a difendersi. Per chi avesse dubbi, l’episodio è ricordato anche da una targa e da una bella scultura di bronzo proprio sulla torre campanaria.

Ma una terra di pescatori e marinai, chiusa come una conchiglia attorno a uno specchio di mare tanto perfetto da essere dedicato a Venere, non può certo accontentarsi di una sola leggenda. Altrettanto famosa è quella di San Venerio, eremita sull’Isola del Tino, che sconfisse l’orribile mostro marino nascosto nelle grotte di Punta Bianca, la Tana del Serpente, sotto il Promontorio del Caprione a Montemarcello (che a tutt’oggi conserva impronte di dinosauro tra le rocce).
Persino nel nome – Portus Illycis – la propensione alla leggenda ritrova un’origine mitologica, iliaca, lasciando intendere che Lerici fosse stata costruita da esuli troiani. Qualcuno afferma che nel golfo si riparò per l’inverno Annibale, con l’unico elefante sopravvissuto dopo aver attraversato i Pirenei e le Alpi; e le voci popolari concordano sul fatto che a San Terenzo si rifugiò non solo l’omonimo santo in pellegrinaggio verso Roma, ma anche il famoso crociato Orlando, di ritorno da Gerusalemme, che spaccò uno scoglio in due per lasciare una traccia del suo passaggio.

Una storia più recente, da poco trasformata in romanzo, racconta invece di Bacicio do Tin, al secolo Giovan Battista Capicioli, un povero pescatore analfabeta che s’inventò grande navigatore, ammiraglio di una flotta pirata, persino governatore. Venne catturato dai Turchi, si liberò, mise su una banda di bucanieri e infine fu nominato corsaro da Napoleone, che gli offrì il principato dell’Isola del Tino, poco più che uno scoglio nel Golfo di La Spezia. Lui ne fece una Repubblica Marinara, fulgido esempio dell’arte di arrangiarsi e delle ambizioni internazionali dei lericini.
A questo proposito, non è una leggenda la storia cosmopolita di quest’angolino d’Italia perennemente in bilico tra mare e montagna, Liguria e Toscana. A Lerici – sono concordi numerosi storici – dimorò Dante, che la cita apertamente nel III canto del Purgatorio, e forse anche il Boccaccio. Qui arrivarono in cerca dell’essenza d’Italia i poeti romantici in Grand Tour, Byron e Shelley prima, D.H. Lawrence e Virginia Woolf poi. Si rifugiavano in cerca d’ispirazione (e anche sole, mare e buona tavola) nei paesini colorati, arroccati sulle pendici di quello che in loro onore verrà ribattezzato Golfo dei Poeti da Sem Benelli e da Gabriele D’Annunzio, che non disdegnarono di trascorrervi un’estate.

Lerici
Il territorio di Lerici nel Levante ligure ben si presta a una visita a piedi. Nonostante le difficoltà logistiche legate a un paesaggio montano a picco sul mare, è possibile usufruire di un ottimo parcheggio (a pagamento nel periodo estivo, gratis d’inverno) con bus navetta gratuito per il centro in località Vallata, prima della galleria di ingresso nel paese e dei varchi telematici della zona a traffico limitato. C’è anche un piccolo spazio dedicato ai camper, che però si riempie in fretta. In tutta l’area del centro storico di Lerici, San Terenzo e Venere Azzurra, il transito è vietato ai non residenti. Lasciato quindi il v.r. nel parcheggio, si può scendere verso il paese.
Giunti sul lungomare è impossibile sbagliare: il castello svetta sul promontorio, ben indicato anche nel tunnel scavato sotto le sue fondamenta che permette di raggiungere la spiaggia San Giorgio. Le fortezze costruite su queste scogliere passarono più volte di mano per tutto il Medioevo, sempre al centro degli scontri tra le potenze del tempo. E fu proprio qui che nel 1528 Andrea Doria firmò il trattato di alleanza con la Spagna, togliendo alla Francia il dominio del Mediterraneo.

E siccome le ambizioni di grandezza sono dure a morire, oggi all’interno del castello di Lerici trova posto uno dei più originali musei paleontologici d’Italia, i cui esperti fanno a gara con gli studiosi delle più importanti università del mondo per partecipare a spedizioni internazionali, dal Cile alla Cina. Al suo interno, dinosauri e altri animali preistorici sono raccontati con il più rigoroso metodo scientifico e con la raccolta di leggende e immagini dei bestiari medioevali.
Dal lato opposto al castello, percorrendo la passeggiata lungomare che tanto affascinava Shelley e la moglie Mary, si costeggia la Venere Azzurra e si raggiunge San Terenzo, dove i poeti romantici avevano casa, e il suo bel castello. Il sentiero numero 3 che parte da Piazza Garibaldi e passa di fronte a Ca’ Doria, seguendo la salita Carpaneta, raggiunge la Caletta di Maralunga e Maramozza e la strada per le incantevoli cale di Fiascherino (Seno delle Stelle e Seno di Treggiano).
Tellaro
Andando oltre si arriva al romantico borgo di Tellaro, raggiungibile anche con la strada asfaltata che parte dalla parte alta di Lerici, transitabile anche in camper ma stretta e faticosa. Sarà molto difficile trovare posto nei piccoli parcheggi a pagamento, ma per effettuare la visita ci si può fermare al camping. Ripreso il v.r. è possibile continuare a esplorare la parte più elevata del territorio. Superata la galleria di Pugliola in direzione Sarzana, al bivio di località Guercio si può proseguire per La Serra. La stretta strada asfaltata porta al paesino di Zanego, dov’è possibile un’incantevole passeggiata verso il mare.

Una volta parcheggiato nell’ampio spazio di fronte al ristorante La Brace, si attraversa la strada e ci s’immette subito sul sentiero che arriva da Montemarcello, scendendo sul selciato tra vecchie case abbandonate e splendide ville restaurate. Il tracciato tra le piane a orti e le vigne ormai abbandonate regala un’incredibile vista su tutto il golfo, da Tellaro – sotto la scogliera – alla Palmaria. Dopo un tratto con fondo di terra, circa cinquecento scalini scomposti – detti piastrón – conducono sino alla piazza di Tellaro. Quasi arrivati in vista delle prime case, un sentiero ripido a sinistra conduce alla piccola spiaggia del borgo.

Montemarcello
Proseguendo sull’asfalto ancora per pochi chilometri, invece, si raggiunge il borgo di Montemarcello, che deve il suo nome al console romano che qui sconfisse i Liguri e vi costruì un avamposto. A metà tra scienza e tradizione, il suo orto botanico – aperto sul Promontorio del Caprione – custodisce macchia mediterranea a gariga, una pineta, un querceto e specie rare come il cisto bianco.

Con la visita guidata si viene inoltre a conoscenza degli antichi usi delle piante: si scopre che con il corbezzolo si preparava la “vinetta”, mescolando le bacche mature all’avanzo dei raspi dei grappoli già spremuti per ottenere un vino leggermente alcolico. Dai racconti delle nonne s’impara che le ghiande del leccio possono essere un ottimo surrogato del caffè e che con la radice della stipa si costruivano pipe di ottima fattura.
La resina del pino d’Aleppo di questa rara foresta costiera forniva un antidolorifico e un antibatterico utile soprattutto per le carie e le infezioni della bocca, l’elicriso veniva bruciato per disinfettare le piazze, l’euforbia cespugliosa era usata per pescare avvelenando l’acqua, le foglie spinose del pungitopo venivano arrotolate sulle gomene delle navi per evitare la salita dei pericolosi roditori. E nell’orto delle meraviglie cresce perfino la salsapariglia, il cibo preferito dei Puffi.

Dall’ampio parcheggio (perfetto per i v.r. anche in notturna, senza divieti di sosta) s’imbocca il sentiero ben segnalato che segue le mura esterne sul lato del mare. Si attraversa così la zona degli orti, quindi si entra in un bosco di pino marittimo e pino d’Aleppo. Giunti senza grandi dislivelli a un piazzale ombroso con un cartellone indicativo, il sentiero scende ripido sulla destra: anche qui con circa cinquecento scalini arriviamo al mare e alla spiaggia di Punta Corvo, conosciuta come gli Spiaggioni.

Per chi non volesse affrontare la salita del ritorno, nel periodo estivo, è possibile rientrare con i battelli che ogni due ore collegano la spiaggia a Fiumaretta, salendo poi a Montemarcello con gli autobus dell‘ATC. Dal cartellone di legno in paese, un altro sentiero conduce a mezza costa sino a Bocca di Magra in circa un’ora. Se dal bivio di località Guercio si prosegue invece per Romito, si può raggiungere la Serra San Lorenzo, sui Monti Branzi.

Con una breve passeggiata, si sorpassano i ruderi della piccola pieve campestre di San Lorenzo, che raccoglie ancora molta devozione popolare, e si arriva alla cosiddetta roccia della farfalla dorata: si tratta di un sito archeologico e astronomico in cui, nel periodo del solstizio d’estate, il sole al tramonto penetra in un taglio nella pietra e disegna l’immagine di una farfalla. Un’altra delle suggestioni che attirarono i poeti innamorati della bellezza di questa terra, ancora oggi capace d’ispirare fiumi d’inchiostro anche a una viaggiatrice in camper.
Testo di Federica Botta – Foto di Alessandro De Rossi
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