La prima domanda che mi è stata posta è stata: perché visitare la Thailandia in camper?
I motivi sono tantissimi:
- Puoi dormire nel cuore dei parchi naturali più inaccessibili, restando oltre l’orario di chiusura quando i turisti giornalieri tornano alle guesthouse dove alloggiano.
- Puoi raggiungere località fuori dal turismo di massa, scoprendo cascate nascoste e strade isolate che vengono utilizzate dagli elefanti.
- Puoi vagare tra le rovine dei templi più distanti e affascinanti, dormire appena dietro un grande wat e goderlo all’alba, quando non è ancora arrivato nessuno, scegliere dove sostare in base all’emozione del momento e senza preoccuparsi della pulizia dei bagni o della compagnia di insetti nel letto.

Un paese così economico per dormire e mangiare, così ben organizzato per i backpacker, può sembrare una meta inadeguata per il turismo in camper ma la Thailandia è invece ideale per il pleinair. Abbiamo raggiunto località remote non servite dagli autobus turistici e selvagge aree protette dove nessuno parla inglese e gli abitanti – tutti, persino i monaci dei templi – ci hanno fermato, stupiti ed entusiasti, chiedendoci di poter visitare il nostro strano veicolo.
PRIMA TAPPA
Il tempio di Wat Sothon Wararam
Il percorso che presentiamo parte dal noleggio di camper della Total Travel, alla periferia orientale di Bangkok, vicino all’aeroporto, evitando di entrare nella metropoli affollata da sette milioni di abitanti. Ci dirigiamo verso Chachoengsao – circa 35 chilometri – tralasciando innumerevoli indicazioni turistiche; in prossimità della cittadina si trovano i primi cartelli per Wat Sothon Wararam, uno dei più frequentati templi della regione, legato alla leggenda della statua di Buddha riemersa pulita e splendente dal fango del fiume.

Il grande complesso monastico è ben visibile e dotato di un ampio parcheggio posteriore vicino all’ala ancora in costruzione (N 13.67222°, E 101.06540°). A poca distanza si trova anche il piccolo mercato galleggiante di Ban Mai, con alcune tradizionali palafitte sui canali e qualche venditore in barca a remi (solo la mattina).
Il parco nazionale Khao Yai
Per proseguire il viaggio verso il parco nazionale Khao Yai si deve attraversare la città in direzione Phanom Sarakham e Kabin Buri sulla strada 304, svoltando poi sulla 319 ben indicata per Prachin Buri. La zona agricola e industriale non è delle più panoramiche, ma superata l’ultima cittadina l’atmosfera comincia a farsi più esotica e si arriva all’ingresso meridionale dell’area protetta, il più piccolo e piacevole (attenzione: molti navigatori satellitari non dispongono della strada interna del parco e indicano solo l’ingresso settentrionale).

Risalire verso il fresco dell’altopiano nel tardo pomeriggio è un’ottima occasione per avvistare gli elefanti che al tramonto, all’uscita dei visitatori, si spostano sulla strada per andare ad abbeverarsi. Dopo un paio di chilometri di curve s’incontra l’indicazione per il sentiero della cascata Narok Haew, una delle più alte e isolate dell’area protetta. Proseguendo ancora si raggiungono il training center dei ranger e i campeggi: il Lam Ta Khong (N 14.43141°, E 101.39690°) è il più grande e meglio organizzato, un ampio spazio erboso affacciato su un ruscello e su un angolo di foresta dov’è facile avvistare grandi tucani.

La sera è frequentato dal porcospino asiatico e dai curiosi zibetti (mustelidi simili a grosse martore striate), mentre cervi asiatici (i piccoli montjak e i grandi sambar), scimmie e scoiattoli scorrazzano liberamente tra le tende. I muri delle strutture sono uno spot certo per avvistare i gechi giganti, il cui canto vi terrà compagnia per la notte.

Il campeggio non è dotato di market – il piccolo spaccio e il ristorante chiudono alle 17 – che è presente invece al Pha Kluai Mai, una struttura più piccola e con bagni più spartani situata alla partenza del sentiero per la cascata Haew Suwat, quella dove si tuffa Leonardo DiCaprio in The Beach. Bisogna calcolare almeno due ore di cammino per raggiungerla, mentre migliaia di farfalle svolazzano intorno e si hanno buone possibilità di avvistare le lontre e il coccodrillo che abita nella pozza – con divieto di balneazione! – situata a circa un’ora dalla partenza.

Escursioni e visite guidate
Di nuovo in marcia sulla strada principale in pochi chilometri si raggiunge l’animato centro visite con ristoranti, caffetterie e bungalow dove si possono prenotare le visite guidate e le escursioni notturne in pick-up, ma purtroppo gli accompagnatori non parlano inglese. Da non perdere, invece, il trekking che parte al Km 33 (ben indicato, ma solo un piccolo parcheggio lungo la strada): tre ore di escursione tra boschi di ficus giganti e alberi di cannella per raggiungere la torre di avvistamento degli elefanti Nong Phak Chi.

Proseguendo invece verso nord si arriva presso un punto panoramico molto frequentato dai macachi (attenzione ai furti di cibo), quindi si esce dall’ingresso principale, affollato di bancarelle, con un simpatico tempio dedicato agli spiriti della foresta.
SECONDA TAPPA
La città di Lopburi
La superstrada 2 attraversa una pianura non entusiasmante per le vedute ma ricca di genuina vita thailandese (ristoranti, bancarelle, street food, case degli spiriti e nuovi templi sgargianti) fino a raggiungere l’autostrada 1 e la ben indicata città di Lopburi, una delle più fiorenti nel periodo Dvaravati (VI-XIII secolo), dove le scimmie affollano il tempio khmer di Prang Sam Yot. Le principali attrazioni archeologiche, tutte ben segnalate, sono concentrate vicino al tempio Wat Phra Sri Ratana Mahathat, dove si trovano anche il parcheggio (N 14.79867°, E 100.61031°), la stazione e il Museo del Palazzo Reale. La città si visita comodamente a piedi, ma può essere molto sporca e polverosa nella stagione secca.

lI parco nazionale Thung Salaeng Luang
Tornati di poco indietro, la superstrada 21 si dirige a nord verso Phetchabun lasciando intravvedere alcuni imponenti Buddha di nuova costruzione sul fianco delle colline. A Lom Sak si svolta sulla strada nazionale 12, costeggiata da fattorie e bancarelle che vendono le fragole e i frutti dei tamarindi cresciuti nei boschi dei dintorni, in una zona di alte e ripide colline conosciuta come la Via Verde e coperta di Dry Evergreen Forest, la foresta monsonica decidua, che si colora di giallo e perde le foglie nella stagione secca.
Al chilometro 80 si trova l’ingresso all’area di campeggio del parco nazionale Thung Salaeng Luang (N 16.84292°, E 100.88006°), un incantevole spazio con bungalow e parcheggi sul fiume Khek, ideale per passare la notte e scoprire i sentieri verso le grotte al fresco della mattina.

TERZA TAPPA
Parco archeologico di Sukhothai
Proseguendo ancora sulla strada principale s’incontrano gli accessi alla cascata Kaeng Sopha, la più grande del parco (Km 71-72, ingresso a pagamento), e a due cascate molto sfruttate dalla popolazione locale (Km 59 e Km 33, gratuite), che possono avere poca acqua nella stagione secca.
Lasciate le colline, con la strada a scorrimento veloce 12 si raggiunge facilmente l’area archeologica di Sukhothai, capitale dell’antico regno che portava il suo nome; da qui nel XIII secolo cominciò a diffondersi la prima scrittura thai. Inserito dall’Unesco nell’elenco dei patrimoni dell’umanità, il sito è talmente ampio – ventuno monumenti e quattro stagni sacri – da essere diviso in tre settori a pagamento.

Si trova a tredici chilometri dalla città nuova, per cui conviene tralasciare le prime indicazioni verdi e proseguire sul raccordo 125 per quasi venti chilometri arrivando così all’ingresso principale della zona centrale, che dalle 18 è aperta gratuitamente: giusto in tempo per il tramonto sul grande Wat Mahathat o sul Wat Sa Si.

Per la notte gli ampi parcheggi su erba subito fuori dall’area archeologica sono ottimi e piuttosto silenziosi. Per il magnifico panorama consigliamo il Wat Si Chum, il grande Buddha (N 17.02703°, E 99.69477°) alle spalle del Wat Phra Phai Luang o Wat degli Elefanti, vicino all’ingresso sul lato settentrionale; c’è un biglietto cumulativo per tutte le attrazioni, incluso il museo che custodisce numerose statue di Buddha. Sia l’area occidentale che quella meridionale, troppo distanti da raggiungere a piedi, possono essere visitate gratuitamente con il v.r., guidando nella giungla tra le rovine dei templi abbandonati.

Nel caso in cui il caldo sia troppo opprimente per dormire in città, suggeriamo il pernottamento al parco nazionale Si Satchanalai, al Km 21 della strada 101 in direzione Kamphang Phet, dove una fresca altura (chiusura ore 17.30) offre la possibilità di scegliere un sentiero ed effettuare piacevoli escursioni.
QUARTA TAPPA
I tre parchi di Khlong Wang Chao, Khlong lan e Mae Wong
Una cinquantina di chilometri più a sud-ovest si trova l’area archeologica di Kamphaeng Phet. Un primo ingresso a circa due chilometri dalla città permette di fare un bel tour in camper immersi nella foresta mentre in centro, con qualche difficoltà di parcheggio lungo la strada, si possono ammirare i famosi Buddha sdraiati.
Si prende poi la statale 1 in direzione sud fino al bivio per la strada 1117, molto ben indicato, per i parchi di Khlong Wang Chao, Khlong Lan e Mae Wong. Le tre aree protette confinanti, con una superficie quasi disabitata di 18.000 ettari coperta di Western Forest Complex (foresta mista decidua di dipterocarpo), costituiscono la più importante area thailandese per la conservazione della tigre asiatica: sono state censite ben ventisette tane e più di cento esemplari del felino, a rischio d’estinzione.

La prima sosta è la cascata Klong Nam Lai, indicata prima dell’ingresso al parco nel villaggio di Khlong Lan Pattaya (parcheggio gratis e possibilità di fare il bagno lungo il piccolo sentiero didattico). Proseguendo verso sud si trova l’ingresso per il Mae Wong, il più bello e organizzato dei tre parchi, con una lunga e panoramica strada che raggiunge il punto più alto. Tre le possibilità di pernottamento: subito oltre l’ingresso (al centro visite, dove si fa la registrazione), al Km 18 (dopo la sbarra al primo punto panoramico oltre i tornanti) o alla fine della strada, nel punto più alto e fresco (Km 28; N 16.09962°, E 99.10778°). Dietro il casottino dei guardaparco parte un ripido sentiero a scalini sino alla vetta (dislivello di 300 metri): è il sito ideale per osservare il tucano golarossa, che vive solo in questo parco.

QUINTA TAPPA
La città di Ayutthaya
Ancora più a sud sulla strada principale s’incontra Ayutthaya, altra città storica protetta dall’Unesco e considerata una delle aree archeologiche meglio conservate della Thailandia. La maggior parte delle rovine, dei templi e dei musei si trova sull’isola centrale creata dai corsi d’acqua: è raggiungibile in v.r. e vi si può anche pernottare, in un piccolo parcheggio tra le aiuole proprio di fronte al Wat Phra Si Sanphet (N 14.35585°, E 100.56162°).

Ci sono soluzioni di sosta anche fuori dall’isola, in posizione tranquilla nel parcheggio del Wat Chaiwatthanaram (N 14.34384° E 100.54102°) o vicino al Wat Thammikarat, il tempio dei galli, ancora molto frequentato. Per visitare i siti, date le distanze, tutte le guide consigliano la bicicletta; ma il tour si può effettuare anche in camper, perché ogni monumento ha il parcheggio.
SESTA TAPPA
Parco nazionale Erawan
Proseguiamo per Suphanburi, U Thong e Phanom Thuan, sino a Kanchanaburi. Si trovano quindi le indicazioni per le cascate del parco nazionale Erawan, le più famose del paese. Non è il posto migliore per dormire; il campeggio è caldo e rumoroso, ma molto comodo per accedere ai magnifici sette salti d’acqua la mattina presto, quando non sono ancora arrivate le frotte di turisti giornalieri da Kanchanaburi. Il ripido sentiero Nature Trail parte subito a sinistra del ponticello con guado oppure 500 metri dopo il parcheggio.

Tutte le piscine naturali sono balneabili, anche se bisogna abituarsi ai pesciolini che mordicchiano i piedi. Una valida soluzione alternativa per il pernottamento è presso la grotta Phra That, a una dozzina di chilometri di distanza e con un breve sterrato indicato: vi si accede con lo stesso biglietto d’ingresso (sentiero di 500 metri in salita, guide che purtroppo non parlano inglese).
SETTIMA TAPPA
Parco nazionale Sri Nakharin
Ritornati sulla strada principale, circa 35 chilometri separano dal parco nazionale Sri Nakharin e dal sentiero per le cascate di Huai Mae Khamin: due chilometri e mezzo davvero intriganti sino al quarto salto, generalmente deserti. Si può parcheggiare per la notte di fronte al centro visite, all’inizio del camminamento (N 14.63720°, E 98.99578°), oppure vicino al ristorante (dritti alla sbarra).

Seguendo la strada che diventa sterrata si può scegliere una piccola avventura: una pista non troppo sconnessa di circa 70 chilometri nella giungla di bambù, con qualche sperduto villaggio di palafitte, campi di manioca, caucciù e caffè, seguendo le indicazioni per il Thong Pha Phum. Svoltando sempre a sinistra ai bivi principali e abbandonando le indicazioni per i parchi del nord si arriva al check point di uscita, un sito panoramico sulla foresta pluviale, estremamente fresco, dove consigliamo il pernottamento (N 14.74041°, E 98.81719°).
Leggi anche: “Mauritania in camper: viaggio di 24 giorni nella terra dei nomadi”
OTTAVA TAPPA
Parco nazionale di Thong Pha Phum
Scendendo con la pista ancora sterrata e poi cementata si arriva sulla strada per la cascata Pha Tad, qualche chilometro prima del villaggio che dà il nome al parco nazionale di Thong Pha Phum, di là da un grande lago. Si inizia quindi a rientrare verso sud incontrando le indicazioni per la grotta di Dao Dueng (parcheggio di fronte al primo check point, poi 500 metri di strada e sentiero in salita ripida)
Parco nazionale Sai Yok

Ultima tappa è il parco nazionale Sai Yok, famoso soprattutto per i minuscoli pipistrelli calabrone con cui si possono avere incontri ravvicinati nella grotta Kwae (a 300 metri dall’area di parcheggio e campeggio, con accesso molto stretto) e i pipistrelli giganti della Bat Cave, una grande cavità a 1.500 metri dall’ingresso, su un sentiero che attraversa anche la vecchia ferrovia dei tempi della Seconda Guerra Mondiale. La cascata Sai Yok (a circa 300 metri dal centro visite) si getta nel fiume Kwai: lo spettacolo è assicurato con le escursioni in battello, ma non è il massimo nella stagione secca. Anche in questo caso il pernottamento nel parcheggio-campeggio è piuttosto rumoroso e caldo.
La cittadina di Kanchanaburi, con il celeberrimo ponte sul fiume Kwai, è l’ultima tappa del nostro viaggio in Thailandia: le principali attrazioni sono il Museo della Guerra e il cimitero dove sono sepolti migliaia di militari alleati.
FORESTE E PARCHI NATURALI
La Thailandia conta ben centododici parchi naturali: una rete di protezione delle foreste pluviali che grazie alla varietà di latitudine e altitudine raccolgono il 10% della biodiversità di tutte le zone tropicali. Purtroppo la giungla è fortemente minacciata dalla deforestazione: le piantagioni industriali di palma da olio, caucciù, soia e canna da zucchero hanno ridotto la superficie boscosa dal 70% degli anni Sessanta al 14% attuale. Ma alcuni degli animali più rari del pianeta, dalla tigre asiatica al misterioso loris, sino al rinoceronte indiano sono ancora presenti nel versante occidentale, al confine con la Birmania.

La deforestazione incontrollata ha acuito gli effetti della prolungata siccità degli ultimi cinque anni, causando evaporazione eccessiva ed erosione del suolo, nonché favorendo una serie di incendi dolosi appiccati per ottenere nuove terre coltivabili. Visitare i parchi nazionali, pagando l’ingresso e il pernottamento nei campeggi, contribuisce ad aumentare le risorse per il lavoro dei guardaparco e rafforza la protezione dell’ambiente naturale. E se si vuole contribuire anche una volta rientrati a casa dalla Thailandia, si può limitate il consumo di prodotti realizzati con olio di palma e l’acquisto di legname tropicale.
NOLEGGIARE IL CAMPER
Il veicolo che abbiamo utilizzato è una cellula su pick-up Toyota Vigo con cambio automatico e il volante in posizione invertita, che aiuta nella guida a sinistra. Confortevole per tre o quattro persone (due letti matrimoniali), è dotato di bagno con doccia, due serbatoi separati per 80 litri d’acqua, frigo elettrico, aria condizionata, gruppo elettrogeno a benzina.

L’allestimento interno è in linea con le richieste del mercato asiatico, talvolta bizzarre per le esigenze europee: molto spazio e gran parte dell’impianto elettrico sono utilizzati per alimentare un sistema di karaoke con grossi diffusori acustici, la cucina è un fornello da esterno (date le temperature è consigliabile cucinare all’aperto) e il forno a microonde, come l’aria condizionata, funziona solo se collegati alla linea elettrica o al generatore).
Il bagno ha il vaso sanitario in ceramica e un serbatoio di soli cinque litri: data la mancanza di camper service, la compagnia di noleggio suggerisce di scaricare in sacchi di plastica da gettare poi nei bidoni della spazzatura. Consigliamo di controllare lo stato degli pneumatici, il sistema di smontaggio della gomma di scorta e lo stato della seconda batteria prima di partire.
I prezzi partono da 6.000 bath al giorno, con sconti per permanenze oltre le due settimane (www.cam pervan-thailand.com). Un servizio di navetta assicura il collegamento fra il noleggio e l’aeroporto di Bangkok.
Testo di Federica Botta, foto di Alessandro De Rossi
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