Paesaggi sconfinati, preziose testimonianze storiche, atmosfere senza tempo. Ma qui sono radicate anche storie di riscatto ed eccellenza. Viaggio nel Polesine, la terra dei giostrai raccontata nel Distretto della Giostra, un concentrato tutto italiano di creatività, ingegno e tecnologia.

Il Distretto della Giostra, una storia di eccellenza
Tutto ebbe inizio nel 1928 quando Umberto Bacchiega e Umberto Favalli, meccanici di biciclette di Bergantino, ammirarono a una fiera una pista di automobiline elettrificate. Ebbero un’intuizione illuminante. Un anno dopo, la loro prima autopista fu esposta con successo alla fiera di San Giorgio, nel loro paesino di origine. I due avviarono la costruzione di piccole giostre e altri paesani seguirono il loro esempio.

La fabbrica dei sogni
Nel Polesine prese così il via la “fabbrica dei sogni”, la terra dei giostrai, una straordinaria storia di riscatto sociale. Bisogna infatti ricordare che qui fino ai primi del Novecento gli abitanti vivevano di stenti coltivando un suolo perennemente minacciato dalle inondazioni. O ancora lavorando come “scariolanti”, trasportando con la carriola la terra necessaria a riparare gli argini tra una fuoriuscita e l’altra del Po.

Oggi il Distretto della Giostra, che comprende i Comuni di Bergantino, Melara, Castelnovo Bariano e Castelmassa, è un centro di eccellenza dove viene prodotto oltre il sessanta per cento delle attrazioni destinate ai parchi divertimento di tutto il mondo. Confermando il Polesine la terra del giostrai.
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Bergantino, tra pianura, storia e cultura
Già da lontano questo un borgo della Pianura Padana di poco più di 2300 abitanti sembra un enorme parco dei divertimenti, ricordandoci che il Polesine è la terra dei giostrai. Effetto di quelle ruote panoramiche che svettano sullo skyline altrimenti spezzato solo dal campanile della chiesa di San Giorgio.

Oltre a essere il borgo italiano per antonomasia dei luna park, e a detenere il primato di comune più alto della provincia di Rovigo con i suoi 15 metri di altitudine, Bergantino vanta una storia antica. A cominciare dai resti palafitticoli e ai reperti archeologici dell’Età del Bronzo rinvenuti nelle località di Torretta e Mariconda. Furono i Romani, tuttavia, ad avviare le prime linee di navigazione interna e a bonificare le paludi, costruendo i primi argini e scavando fossi di scolo per il prosciugamento delle terre.

Il Museo della Giostra
Ospitato nel settecentesco Palazzo Strozzi, il Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare è l’edificio simbolo di Bergantino insieme al Castello Romei detto Diani. Propone un interessante viaggio nel mondo delle macchine da divertimento e dello spettacolo itinerante. L’esposizione copre varie tematiche e periodi, dall’origine dello spettacolo viaggiante alla storia recente del luna park. La sala più grande è dedicata al Parco dei divertimenti, dove vengono rievocati gli spettacoli e le atmosfere della fiera itinerante fra Ottocento e parte del Novecento. Un’altra sala racconta come il Polesine divenne terra dei giostrai, e come le famiglie bergantinesi crearono un’alternativa all’emigrazione. E ancora, un percorso dedicato alla storia del luna park dal 1950 a oggi mostra l’evoluzione di questo settore.

I borghi
Fratta Polesine
Il Museo Matteotti, allestito nella casa natale di Giacomo Matteotti, offre un percorso dettagliato ed emozionante dedicato al politico e giornalista assassinato dal regime fascista. Complemento indispensabile della visita una puntata al cimitero del borgo. Nella cappella di famiglia troneggia la tomba di Matteotti, oggetto di costanti visite.

Villa Badoer e Villa Pignatelli
Commissionata dall’aristocratico veneziano Francesco Badoero, Villa Badoer venne edificata a metà del XVI secolo su progetto di Andrea Palladio, che ideò un pronao con frontone sulla facciata. Villa Pignatelli, anche nota come Villa Loredan Grimani Molin Avezzù Pignatelli, fu edificata pochi anni dopo per volere di Gian Francesco Loredan, imparentato con l’ex regina di Cipro. Villa-tempio con loggia e pronao secondo i dettami architettonici palladiani, si caratterizza per i sontuosi affreschi delle sale interne.
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Lendinara
Miseria e nobiltà caratterizzano un territorio difficile dove coesistevano povertà e concentrazioni impensabili di ricchezza. Ne è testimonianza il centro storico di Lendinara, definita “l’Atene del Polesine”. L’abitato sorge in mezzo alla campagna tra Badia Polesine e Rovigo e si caratterizza per la presenza di eleganti edifici quattro-cinquecenteschi. Da non perdere Piazza Risorgimento. Qui si affacciano Palazzo Ca’ Dolfin-Marchiori con la sua scenografica loggia e Palazzo Pretorio, affiancato dalla Torre Maistra. Poco distante c’è la Torre dell’Orologio, un tempo porta orientale del castello oggi assorbito nel tessuto urbano. A breve distanza ecco il duomo dedicato a Santa Sofia, con il secondo campanile più alto del Veneto e il nono più alto d’Italia. E la cinquecentesca chiesetta di San Rocco, divenuta famedio dei caduti della Prima Guerra Mondiale.

L’abbazia della Vangadizza
Monumento più significativo di Badia Polesine, l’abbazia fu fondata nel X secolo dai monaci benedettini. Furono loro a creare il primo piano organico finalizzato alla bonifica delle terre alluvionate. I pochi abitanti rimasti si dettero da fare per recuperare all’agricoltura vastissime estensioni di terreno. Nel XIII secolo ai benedettini successero i camaldolesi, che resero l’abbazia una delle più importanti dell’Italia nordorientale, fino al decreto napoleonico ottocentesco che ne ordinò la soppressione.

Il castello di Arquà Polesine
Edificato nel XII secolo, pochi decenni dopo venne conquistato dagli Estensi, che iniziarono la loro lunga dominazione sul territorio, fino all’arrivo dei Veneziani. Ognuno ampliò la struttura in base alle proprie esigenze e oggi possiamo ammirare il risultato di questa ininterrotta serie di interventi. Il poderoso corpo di fabbrica centrale, la corte abbellita da tredici arcate e la torre merlata, con tanto di fossato intorno all’intero perimetro.
Torre Morosini
La torre che svetta ai margini del borgo di Lusia è l’unica traccia del castello che gli Estensi edificarono nel XII secoli nei pressi dell’Adige sui resti di un presidio romano. Con l’arrivo dei Veneziani perse la sua funzione difensiva e i Morosini lo trasformarono in lussuosa casa padronale. La sua quasi totale distruzione fu causata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che risparmiarono solo la torre. Una curiosità: in questa località del Polesine si produce l’insalata di Lusia IGP.

I musei
Museo Nazionale Atestino
Il Museo Archeologico di Este è ospitato nella cinquecentesca Villa Mocenigo. Risulta il più importante centro di ricerca relativo alla civiltà paleoveneta, che abitò le terre tra Adige, Po e mare dal IX secolo avanti Cristo fino alla dominazione romana. Pur trovandosi al di fuori del Polesine è una tappa irrinunciabile. Spicca la sala dedicata alle necropoli protostoriche: custodisce un vaso zoomorfo su ruote a forma di palmipede e la cosiddetta “situla Benvenuti”, un grande vaso di ferro con decorazioni sovrimpresse che testimonia l’abilità metallurgica della civiltà atestina.

Museo delle Acque
A Crespino, sulla riva sinistra del Po, il Museo delle Acque racconta le attività quotidiane degli abitanti di quelle terre, sempre a contatto con i corsi d’acqua che le solcano da tempi immemorabili.

Museo Archeologico di Adria
Conserva importanti reperti che permettono di ricostruire la storia del delta del Po. Fondata nel VI secolo a.C. come porto fluviale etrusco, Adria divenne in breve un importante snodo commerciale anche durante la dominazione romana. Tra i reperti rinvenuti durante le campagne di scavo si distinguono la “tomba della biga”, sepoltura di tre cavalli con i resti metallici di un carro a due ruote; il bronzetto etrusco di Eracle arciere, ritrovato a Contarina; decine di preziosissimi vasi greci di varie epoche; una collezione di vasi in vetro del I e II secolo dopo Cristo, esposti in una vetrina colorata che ne esalta la raffinata fattura.
In bici
Il versante polesano del Delta del Po offre tante opportunità di esplorazione a piedi e ancor più in bicicletta: gli itinerari sono ben segnalati e ce n’è per tutti i gusti e tutti i muscoli.

Giro della Sacca degli Scardovari
Un anello di circa 70 chilometri lungo il perimetro dell’isola della Donzella. Si parte da Ca’ Tiepolo, dove si può lasciare il camper presso l’area di sosta, per raggiungere Scardovari, Barricata e l’oasi di Ca’ Mello. Si può quindi decidere se dimezzare la distanza e rientrare a Ca’ Tiepolo per l’interno o se proseguire alla volta di Santa Giulia e Donzella.
Anello da Ca’ Venier a Boccasette
Si parte da Ca’ Venier, sulla sponda sinistra del Po di Venezia di fronte a Ca’ Tiepolo, e si ritorna alla base dopo aver raggiunto Ca’ Zuliani e Boccasette, con la spiaggia sabbiosa e selvaggia. Si rientra oltrepassando prima Valle Scannarello e poi Valle Ca’ Pisani.
Testo di Gianluca Ricci

Dove sostare
Il Polesine è un territorio camper friendly: le aree di sosta sono diffuse e per la maggior parte gratuite. Di seguito le strutture visitate dall’autore durante la realizzazione del servizio.
- Castelmassa Area di sosta in Via Argine Po. Tre posti gratuiti vista fiume con possibilità di carico e scarico acqua.
- Fratta Polesine Area di sosta in Via Oroboni, quattro stalli gratuiti senza servizi a due passi dal centro cittadino.
- Adria Area di sosta in Via Bettola, otto posti riservati ai camper, accesso e servizi gratuiti.
- Ca’ Tiepolo Area di sosta in Via Leonardo Da Vinci, undici stalli gratuiti con servizi.
- Mesola Area di sosta in via Cesare Laurenti, cinque posti gratuiti con possibilità di carico e scarico acqua.
