Appuntamento della rubrica dei nostri diari di viaggio. Viaggio in autunno in Mauritania per un itinerario di due coppie di amici con due pick up 4x4, con foto, dettagli sulle soste camper e informazioni pratiche
Indice dell'itinerario

Non con un camper, ma con un fuoristrada siamo andati nel deserto della Mauritania, attraverso wadi racchiusi tra alte dune, oasi storiche, pietraie roventi, antiche città sommerse dalla sabbia. E ovunque paesaggi capaci di suscitare emozioni a non finire

La nave che ci ha portato sino in Marocco approda nel porto di Tangeri Med e subito respiriamo aria di Africa. Inizia la corsa verso sud su strade veloci leggendo sui pannelli stradali i nomi di grandi città quali Rabat, Casablanca, Marrakech. Prevediamo solo veloci soste notturne per raggiungere la Mauritania nei tempi prefissati.

Poco alla volta, quasi senza accorgercene, il paesaggio antropico ci abbandona totalmente per lasciare posto a lande desertiche, a volte cordoni di dune tagliate dalla lingua di asfalto; gli scorci sul blu dell’oceano contrastano con le gradazioni di colore ocra che diventano dominanti.

L’equipaggio

L’esperienza qui raccontata è stata effettuata in autunno da Fabio Mondelli e Letizia Bertuzzi di Rotta 360 al fine di mettere a punto una futura proposta di viaggio in questo Paese. Con loro c’erano gli amici Marco e Maddalena.

Due i veicoli 4×4 impiegati: un pick up Nissan Navara con cellula abitativa e un Toyota Hi Lux con tenda da tetto, al quale si è aggiunto il Toyota Hi lux della guida nel percorso in Mauritania. Il viaggio sarà proposto nel calendario del tour operator il prossimo ottobre e rispecchierà all’incirca l’itinerario effettuato durante i sopralluoghi, con varianti che prevedono dei tour ad anello in 4×4 di due o tre giorni con pernottamenti in piccole strutture ricettive.

La passione di Fabio verso l’Africa ha origini lontane: negli anni Novanta ha operato a lungo nella cooperazione internazionale e per l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) in vari paesi del Continente Nero (tra cui Mauritania, Rwanda, Repubblica Democratica del Congo, Capo Verde e Somalia). Un legame che prosegue ancora oggi: oltre a organizzare viaggi in questo continente con il tour operator Rotta 360, in qualità di volontario realizza missioni come logista e costruttore per l’organizzazione Medici con l’Africa Cuamm.

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Road Map della Mauritania in camper

  • 1° GIORNO: Arrivo in traghetto al porto di Tangeri Med; notte a Kenitra al camping Medhia. Km 260
  • 2° GIORNO: Viaggio verso Tifnit e pernottamento al camping Le Palmeraie. Km 630
  • 3° GIORNO: Tappa alla volta di El Aajun, pernottamento all’hotel San Mao Sahara. Km 612
  • 4° GIORNO: Vaggio fino a Dakhla, notte in libera. Km 532
  • 5° GIORNO: Ingresso in Mauritania e arrivo a Nouadhibou; pernottamento al camping Centre de Peche. Km 360
  • 6° GIORNO: Visita al Parco nazionale del banco di Arguin e arrivo a Iwik. Km 310
  • 7° GIORNO: Discesa lungocosta in fuoripista e arrivo a Nouakchott. Pernottamento presso l’hotel Triskell. Km 217
  • 8° GIORNO: Viaggio in direzione Moudjeira con notte in libera nel deserto. Km 320
  • 9° GIORNO: Arrivo a Moudjeira e Guelba de Matmata, notte nel deserto lungo la rotta per Ksar El Barca. Km 270
  • 10° GIORNO: In viaggio su pista e fuoripista fino a Tidjikja. Km 187
  • 11° GIORNO: In viaggio su pista e fuoripista fino a Hanouk. Km 180
  • 12° GIORNO: In viaggio su pista e fuoripista toccando Maaden, Tounguad, la Vallée Blanche, Tirjit. Km 107
  • 13° GIORNO: In viaggio su pista e fuoripista toccando Mhaireth e Chinguetti. Km 94
  • 14° GIORNO: In viaggio su pista e fuoripista verso l’Oasi di Tanouchert e Ouadane. Punto notte nel deserto. Km 166
  • 15° GIORNO: Viaggio prevalentemente fuoripista verso Guelb El Richat e El Beyed. Punto notte nel deserto. Km 178
  • 16° GIORNO: Su pista fino ad Atar e all’Oasi di Aziugui. Pernottamento nel campeggio Etoile du Nord. Km 154
  • 17° GIORNO: Su asfalto verso Aziugui e Choum, poi fuoripista fino a Ben Amera. Punto notte nel deserto. Km 212
  • 18° GIORNO: In viaggio attraverso il deserto e pernottamento a 50 km da Nouadhibou. Km 264
  • 19° GIORNO: Arrivo a Dakhla (Marocco) e pernottamento all’Hotel Dakhla West. Km 380
  • 20° GIORNO: Trasferimento verso Boujdour e arrivo al camping Safari Line. Km 350
  • 21° GIORNO: Arrivo a Sidi Ifni e pernottamento al camping El Barco. Km 571
  • 22° GIORNO: Viaggio verso Tafedna ed Essaouira. Pernottamento al camping Olives Trees. Km 385
  • 23° GIORNO: Arrivo a Marrakech. Pernottamento al Camping Le Relais de Marrakech. Km 164
  • 24° GIORNO: Viaggio verso Assilah e Tangeri Med e imbarco per l’Italia. Km 587

TOTALE KM TOUR 7.490 

Ingresso in Mauritania in camper

Oltrepassati Dakhla e gli inabitati territori del Sahara Occidentale, ecco l’attesa Mauritania. L’ingresso alla dogana richiede passaggi burocratici difficili da interpretare, tra polverosi e poveri edifici. Sidi, giunto lì per noi tramite il nostro contatto, si destreggia in maniera impeccabile tra funzionari, passaporti, assicurazioni, visti; ben presto incontriamo Maad, la guida che sarà il nostro mentore per tutto il viaggio.

La scelta di avere il supporto di una guida con veicolo di assistenza si confermerà essere “la” soluzione, soprattutto dopo aver sperimentato la difficoltà dei percorsi dell’itinerario scelto, soggetti a passaggi che solo chi padroneggia bene il territorio riesce a interpretare. 

Nouadhibou, città portuale senza attrattive, ci accoglie nella prima nostra notte mauritana e l’indomani, dopo aver regolato la pressione degli pneumatici, ci inoltriamo nel Parco Nazionale del Banc d’Arguin, area naturale protetta per la sua grande biodiversità e inserita nel patrimonio mondiale dell’Unesco. È una delle zone di transito più importanti al mondo per gli uccelli migratori, ma offre anche l’habitat a vari mammiferi terrestri e – nelle sue acque – a squali e cetacei tra cui delfini e balene.

Non seguiamo una pista, ma ci mettiamo sulle tracce della nostra guida che tagliano immensi spazi piatti e sabbiosi, insidiosi terreni umidi e infinite spiagge. Luoghi di estremo fascino che segnano un buon inizio della nostra avventura.

Ad Iwik, piccolo villaggio di pescatori, trascorriamo la notte in una struttura gestita dalla cooperativa di donne locali. L’indomani, su una tipica imbarcazione a vela, effettuiamo una gita nelle acque del parco. Spinti dal vento, con abili manovre dell’equipaggio, navighiamo in questo paradiso deliziati da un ottimo pesce cucinato a bordo dai nostri barcaioli.

Dalla capitale a Tidikja

La discesa verso Nouakchott ci obbliga a un percorso interno tra piccole dune e lagune prima di raggiungere la battigia sulla quale, incrociando piccolissime comunità di pescatori, costeggiamo spediti l’Atlantico prima che la marea, in salita, blocchi i nostri veicoli.

La capitale non si presenta interessante ai nostri occhi: come molte città africane sviluppatesi negli ultimi decenni è un agglomerato di edifici cresciuti senza ordine. Preferiamo immergerci nei deserti, luoghi naturali per la popolazione nomade di questo Paese. 

The Aerial view to Grand Mosque in Nouakchott in Mauritania

La Route De l’Espoire, completamente asfaltata, taglia in due la Mauritania collegando l’estremità est con l’ovest. Noi la lasciamo per deviare a Moudjeira, ex avamposto della colonia francese ed ora piccola cittadina chiusa tra dune di sabbia e una falesia dalla cui sommità godiamo di un panorama spettacolare. Proseguiamo poi su sabbia sino a Matmata dove siamo costretti ad un guado per ricongiungerci alla pista ora diventata una pietraia ed i nostri veicoli sono messi a dura prova.

Procediamo a passo d’uomo con le marce ridotte sino alla sommità di una falesia che sovrasta un secondo lago, la guelta di Matmata, specchio d’acqua permanente abitato ancora oggi da diversi coccodrilli, discendenti dei primi esemplari rimasti intrappolati migliaia di anni fa a causa di variazioni ambientali. Individuiamo le loro sagome affioranti nel torbido marrone delle acque.

Surfers on the Dakhla sea, Western Sahara, Morocco

Il paesaggio, tipico del sahel, ospita piccole comunità sedentarie e nomadi. Lasciamo i primi pacchi di materiale scolastico che abbiamo portato dall’Italia, alcuni offerti dalla Onlus I Bambini Del Deserto in aiuto alla scolarizzazione nelle comunità più povere.

La tappa successiva sono le rovine di Ksar El Barka, antica città fondata nel 1696 e divenuta importante centro carovaniero prima della sua decadenza. Procedendo in direzione est per raggiungere Tidjikja, alla nostra sinistra appare l’immenso specchio d’acqua del lago Gabbou, circondato da vegetazione inaspettata, punto di riferimento per le comunità nomadi che qui possono abbeverare i loro armenti.

Nel regno delle sabbie

La tappa a Tidjikja ci permette di rifornirci di carburante e viveri per i prossimi giorni da trascorrere in pieno deserto. Nella piccola struttura che ci ospita per la notte ceniamo con l’ottimo cous cous di carne e verdure che Maad ha voluto cucinare e offrirci: una bella serata in perfetto stile mauritano. 

Dopo la storica Rachid, con i resti di case in fango e pietra e con il suo lussureggiante palmeto, risaliamo a nord – seguendo parte del tracciato su asfalto – e deviamo infine per Hanouk. Corriamo ora in uno spazio immenso, tra vellutate dune e pianure sabbiose, dove poca vegetazione sopravvive nei punti più umidi. In lontananza compaiono pareti di roccia bruna verso le quali dirigiamo i nostri veicoli sino a costeggiarle, infilandoci in una stretta vallata: il contrasto tra i colori della roccia, della sabbia e della vegetazione è emozionante.

Una notte sotto le stelle ci rigenera e ricarica sufficientemente per proseguire il percorso del quale comprendiamo le difficoltà. Il fascino dei luoghi compensa la durezza del tragitto. Wadi racchiusi tra alte dune, rilievi da superare con abilità e attenzione, pietraie spigolose e roventi ci permettono di conquistare la vista di panorami incredibili. Poi di nuovo giù sino al villaggio di Maaden, dove veniamo accolti dai responsabili della comunità che ci accompagnano in visita alla piccola scuola. Anche qui lasciamo parecchio materiale scolastico. 

La bellissima oasi di Tounguad è la porta di accesso alla Vallée Blanche, suggestiva valle di sabbia bianca che si snoda tra maestose dune e rilievi bruni. L’uscita opposta non è tra le più semplici: chiusa in una gola stretta tra una duna di sabbia e la parete di roccia ci costringe a un’ispezione per verificarne la percorribilità con i veicoli. Poi ecco di nuovo l’asfalto e, dopo il passo di N’Tourvine, Terjit ci accoglie con la sua preziosa oasi per un meritato relax. 

Come sempre la partenza è all’alba. I percorsi lenti, per la tipologia dei terreni spesso non tracciati, consigliano buoni margini di tempo per assicurarci la meta stabilita prima del calare del sole. Oggi siamo particolarmente emozionati per la tappa che ci porta alla mitica Chinguetti seguendo la vecchia traccia carovaniera a sud.

Su pista raggiungiamo l’oasi di Mhaireth, poi le tracce si perdono e siamo obbligati a seguire fedelmente la nostra guida tra passaggi di sabbia e terreni di varia natura. Zarga è solo una località segnata da una montagna sovrastata da un’enorme duna di sabbia. Poi via in direzione est: il terreno è sempre più sabbioso, piccole dune da scavalcare per inserirci nell’ampio wadi che ci porta velocemente a Chinguetti e che divide l’insediamento antico, quasi abbandonato per via del continuo insabbiamento, da quello più recente.  

Nell’occhio del Sahara

L’indomani salutiamo Chinguetti dall’alto di una duna; tutto attorno un immenso deserto di dune a perdita d’occhio, poi di nuovo in cammino zigzagando tra cordoni sabbiosi. Tanouchert è quanto di più simile all’idea che si può avere di un’oasi in pieno deserto: la macchia verde si nota da lontano. Una minuscola scuola attira subito la nostra attenzione ed il desiderio di lasciare alcuni doni, poi l’ingresso nella piccola comunità di modestissime abitazioni.

Una lunga pausa per assaporare un té alla menta con il capo villaggio ferma il tempo al lento ritmo di vita di questi luoghi. Le nostre comunicazioni sono scarne, ma Maad traduce fedelmente le brevi conversazioni. È già ora di riprendere il cammino: Ouadane è ancora distante.

Questo piccolo villaggio sperduto alle soglie del grande deserto che si estende per migliaia di chilometri a ovest è il punto di partenza per l’esplorazione del Guelb El Richat. L’abitato raccoglie pochi edifici e una comunità di circa tremila abitanti. La sua storia nasce nel XII secolo: fondata da una tribù berbera, come Chinguetti divenne importante tappa per le carovane e successivamente avamposto portoghese fino al suo declino.

Le testimonianze dello splendore di un tempo si notano nei resti degli antichi edifici in pietra, riconosciuti dall’Unesco come bene di importanza mondiale. In una delle piccole boutique riforniamo le cambuse per ripartire verso il grande nulla portandoci il più vicino possibile al Guelb El Richat, l’Occhio del Sahara.

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Prima del campo notturno individuiamo il punto di accesso a questa estesa e misteriosa formazione naturale, un enorme cratere del diametro di circa quaranta chilometri formato da tre catene rocciose concentriche. Diverse le interpretazioni dell’origine, dall’impatto di un enorme meteorite, alla formazione dovuta all’erosione, allo sprofondamento della crosta terrestre e alla cupola di un enorme cratere risalente a cento milioni di anni fa.

Interpretazioni che rendono ancora più affascinante questo luogo, la cui particolarità è anche dovuta ai differenti strati geologici che compongono gli anelli della struttura. Studiata sin dagli anni Cinquanta dagli scienziati, è anche punto di riferimento per gli astronauti.

Sembra impossibile che in questo territorio apparentemente disabitato la nostra piccola carovana sia già stata individuata dalle poche famiglie nomadi sparse nella zona; eppure al mattino seguente, poco lontano dal nostro campo, un piccolo mercatino allestito dalle donne su tessuti stesi a terra espone con cura una moltitudine di piccoli oggetti quali reperti archeologici, vecchi utensili e monili. Non possiamo evitare di fermarci per curiosare e contribuire con piccoli acquisti alla loro sussistenza familiare. Distribuiamo pastelli e biro colorate ai bimbi e ci commoviamo quando una madre ci ringrazia a sua volta donandoci un piccolo oggetto.

L’emozione di entrare nel “cuore” di Guelb El Richat è palpabile; certo trovare i migliori passaggi tra le formazioni pietrose non è facile nemmeno per la nostra guida, ma eccoci proprio nel punto centrale e da un’altura ci stupiamo per l’enormità di questo cratere. L’uscita a nord ancora una volta mette a dura prova i nostri veicoli.

Tra pietraie e salite rocciose guadagniamo la sommità della falesia per poi rigettarci lungo un canyon pietroso nella piana desertica a nord. Dall’alto il panorama è spettacolare: la vista spazia all’infinito su distese di dune e tavolati di roccia bruna.

Nella regione di Adrar

La ripida discesa ci porta a El Beyed, solo un punto nel nulla, dove una piccola comunità nomade si è insediata ed è sempre un mistero per noi comprendere come possa sopravvivere. Ma la gentilezza delle persone è entusiasmante, desiderano conoscerci, si raccolgono attorno alle nostre vetture invitandoci a restare: forse anche per loro siamo una novità, forse i primi stranieri dopo tanto tempo.

Proseguiamo cercando di mantenere velocità adeguate al terreno, sempre con la massima attenzione a ogni minima variazione. La direzione verso ovest è definita da alte dune alla nostra destra e dalla falesia dalla quale siamo scesi che ci chiude a sinistra. 

Due giorni di cammino e finalmente Atar, la capitale della regione dell’Adrar. Ancora una cittadina che come le altre non attrae la nostra curiosità: sull’arteria principale il traffico di auto e carretti, anche trainati da asini, si muove in maniera disordinata, un susseguirsi di piccoli negozi vende ogni genere di mercanzia, sembra che l’unica forma di economia sia il commercio e fa tanto caldo…

Usciamo in direzione ovest per raggiungere dopo pochi chilometri il nostro campeggio nell’Oasi di Aziugui, dove possiamo rilassarci.

L’indomani si riparte per dirigersi a nord. Seguendo l’asfalto affrontiamo il passo Te-N-Zak che apre la visuale sulla piana sottostante. Una sosta consigliata dalla guida ci permette di osservare la strana conformazione delle rocce con curiose stratigrafie multicolori, un’ulteriore particolarità geologica di questo Paese. Proseguiamo in una piana desertica sino al villaggio di Choum: da qui inizia il nostro tragitto che segue la ferrovia per raggiungere Nouadhibou, parallelo al confine marocchino.

Lunghissimi treni monoliti

Questa strada ferrata, costruita per trasportare i minerali di ferro dalle miniere di Zouerate al porto di Nohuadibou, è un’importante infrastruttura per l’economia del Paese. I treni che la percorrono raggiungono una lunghezza di oltre due chilometri e mezzo e sono composti da oltre duecento vagoni, dei quali solo alcuni sono adibiti a carrozze passeggeri e trasporto merci. Questo convoglio (ne incroceremo diversi) ha il primato di essere il treno più lungo al mondo

La pista, come sempre, fa perdere le sue tracce e siamo obbligati a viaggiare cercando il miglior passaggio tra le dune. Il nostro riferimento è sempre la strada ferrata alla nostra destra. Sul percorso anche i pochi agglomerati destinati ai lavoratori addetti alla manutenzione della ferrovia ci indicano la giusta direzione.

A Ben Amera attraversiamo la ferrovia e, dopo qualche chilometro verso nord, di fronte a noi si presenta il grande monolite in pietra nera che prende il nome della località e che si staglia all’orizzonte con oltre seicento metri di altezza. È il più grande monolite dell’Africa ed il secondo al mondo dopo quello di Uluru, in Australia.

Una pausa pranzo all’ombra di uno sperone roccioso di un secondo monolite vicino, poi il periplo alla base di Ben Amera e via di nuovo in direzione est.

Prima di Nouadibhou incrociamo la strada asfaltata che porta a Nouakchott. Vogliamo trascorrere la nostra ultima notte mauritana con campo nel deserto per essere più vicini alla frontiera l’indomani. Il nostro tour sta per volgere al termine, un anello che ci riporta al punto di partenza.

Sulla via del rientro

Le pratiche di uscita dalla Mauritania scorrono veloci, poi i saluti con Maad: non è facile per tutti noi staccarci. Con lui abbiamo vissuto emozioni, condiviso pasti frugali nel deserto e trascorso notti sotto le stelle, ma soprattutto ci ha fatto sentire sicuri e pieni di attenzioni. Non soltanto una guida, ma un amico che è andato oltre il rapporto professionale, premuroso e con un forte desiderio di farci conoscere e apprezzare a fondo il suo Paese. La commozione nei nostri occhi è evidente, ma siamo sicuri che ci incontreremo di nuovo.

Ora si cavalca a nord seguendo le traiettorie già percorse con un poco più di calma, sfruttando le migliori strutture turistiche che il Marocco offre e nelle quali possiamo rilassarci.

Poi il porto di Tangeri sancisce la fine di questo impegnativo e bellissimo tour in luoghi non ancora scoperti dal turismo di massa, originali, dove conoscere la vita dei nomadi e le leggi del deserto.

Due giorni di navigazione alla volta dell’Italia ci permettono di riordinare gli appunti, riguardare le immagini sui nostri display fotografici e accrescere la certezza che presto ritorneremo.

Letizia Bertuzzi

La città Santa

Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, Chinguetti fu l’antica capitale dei Mauri. Fondata nell’XI secolo prosperò come punto di commercio per le moltitudini di carovane che la attraversavano. Le antiche biblioteche ancora presenti custodiscono manoscritti a carattere scientifico, religioso e letterario.

In una di queste, accompagnati dal suo curatore, abbiamo appreso la storia della città e osservato alcuni libri di alto valore storico. Il nucleo antico ha subito uno spopolamento dovuto al continuo insabbiamento e diversi lavori si sono succeduti per riportare alla luce più aree possibili. Ora solo poche famiglie vivono all’interno delle vecchie mura e, nonostante la storia di questo luogo aleggi tra i viottoli racchiusi da pareti di pietra, si respira uno stato di relativo abbandono.

Ciao Ciao, Mauritania

Lungo la rotta del rientro verso Tangeri, in un piccolo ristorante marocchino incontriamo Stefano. Iniziamo a parlare dell’esperienza che abbiamo appena effettuato: si dimostra interessato a raccogliere informazioni sulla strada e sulle frontiere. Quando gli chiediamo con quale veicolo stia viaggiando, ci dice candidamente «con un Ciao».

Pensiamo di non aver capito… e invece sì: proprio il Ciao Piaggio della nostra gioventù, a cui sono legati ricordi di oltre quarant’anni fa. Partito da Arezzo seguendo un percorso tutto stradale, vuole arrivare in Mauritania (scopriremo in seguito che è riuscito nell’impresa). Grazie Stefano perché ci hai ricordato che i veri viaggi non conoscono limiti, se non dati dalla determinazione di chi li realizza.

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