Lo abbiamo intitolato “Un mondo a parte” perché l’Oman è davvero un mondo a parte rispetto ai paesi che si affacciano sul Golfo Persico. Meno scintillante degli Emirati Arabi, più discreto, ma incredibilmente affasciante. Il mio viaggio in Oman in 4×4 in modalità self-drive con il supporto del team di Casa Oman è un on the road di dodici giorni dalla capitale Muscat all’isola di Masirah.
Non c’è una stagione ideale per affrontare un viaggio come questo, fattibile in tutte le stagioni grazie al clima mite. La proposta arriva a ridosso delle feste natalizie per chi sta pensando a una meta giusta per svernare quando le temperature rigide di dicembre invogliano a spostarsi al caldo, anche rinunciando al nostro amato camper. Almeno per qualche giorno.

Un proverbio beduino recita: “Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci, il deserto affinché possa ritrovare la sua anima”. E il deserto occupa gran parte del territorio omanita: un paesaggio che rilassa, invita a sgombrare la mente. Dune che si cancellano e si riscrivono. Il tempo che non corre ma si dilata, si fa liquido.
Ogni pensiero superfluo evapora e in mezzo a quel vuoto ti ascolti davvero. Restiamo in silenzio mentre le ruote del Toyota galleggiano sulla collina di sabbia. I volti appiccicati al finestrino, incantati davanti alla sconfinata distesa arancione-rossastra che ci circonda. Nel nulla assoluto, un dromedario attraversa la strada. Inizia così il nostro viaggio in Oman.
Muscat in 3 tappe

Chi si aspetta di trovare una città simile a Dubai resterà deluso. Muscat, la capitale dell’Oman, non ostenta: preferisce mantenere un proprio stile, senza grattacieli (nessun edificio della capitale può superare il minareto principale della grande moschea, ossia i novanta metri), una sequenza di piccole baie e basse case bianche. Lo skyline della città vecchia al tramonto è spettacolare con la Corniche di Mutrah, il lungomare del porto, i minareti e le cupole piastrellate.
Nel 1970 il Paese ha iniziato il cammino verso la modernizzazione con l’arrivo del sultano Qaboos Bin Said. A ovest della città, a ridosso dell’aeroporto, si è sviluppato un polo moderno affacciato sul mare, Al Mouj, che comprende un molo con centinaia di yacht, residenze, negozi, caffè, ristoranti e un hotel di lusso.
1. La Grande Moschea del Sultano Qaboos

Questa monumentale moschea è composta da un sistema di gallerie in pietra arenaria circondato da un curatissimo parco. Realizzata nel 2001 in marmo bianco dallo studio di architettura Mohammed Saleh Makiya & Quad Design – che si è ispirato a elementi dell’architettura islamica come l’iwan, un ambiente chiuso e coperto rivestito con piastrelle blu – si compone di un’enorme sala di preghiera intarsiata di legni indiani e marmi di Carrara.

Sul soffitto spicca un imponente lampadario tempestato da cristalli Swarovski, mentre il pavimento è ricoperto da un enorme tappeto persiano: un pezzo unico realizzato a mano in quattro anni da uno stuolo di tessitrici iraniane.
2. Il suq di Mutrah

Fra i più antichi del mondo arabo, si trova alle spalle del porto nell’antico quartiere di Mutrah, che i portoghesi nei primi anni del Cinquecento dotarono di una fortezza con torri e mura merlate. Il suq è un groviglio di strade ricoperte da un soffitto di legno ricolme di prodotti dell’artigianato: dal khanjar, il pugnale ricurvo tradizionale, alla kummah, un turbante ottenuto avvolgendo intorno alla testa un quadrato in stoffa preziosa e ricamata, dai gioielli d’oro venduti a peso all’incenso, dai profumi alle maschere usate dalle donne beduine per riparare il volto dalla sabbia. Non aspettatevi un’immersione nel caos: gli omaniti sono silenziosi e la loro presenza discreta, mai invadente.
3. Il mercato del pesce

Nella moderna struttura progettata dallo studio di architettura norvegese Snøhetta i venditori si danno da fare davanti a montagne di tonni, molluschi, sardine e squali martello. Nato dal recupero del mercato realizzato negli anni Sessanta, offre uno spaccato interessante della vita quotidiana dei cittadini di Muscat. Visto che ci siete fate un breve passaggio davanti all’ingresso del Palazzo al-‘Alam, residenza reale, utilizzato dal sultano per ricevere delegazioni ufficiali o per ospitare feste.
Il deserto del Wahiba, il grande vuoto

Il nostro viaggio in Oman in 4×4 inizia ora. A bordo dei pick-up, lasciata alle spalle Muscat, dopo i villaggi di Al-Ghabbi ed Al-Mintirib abbandoniamo la strada asfaltata per fare il nostro ingresso nel deserto, non prima di avere ridotto la pressione degli pneumatici per consentire ai mezzi di galleggiare meglio sulla sabbia. Siamo pronti a “cavalcare le onde” del deserto del Wahiba (in omanita al-Rim¯al Wah¯iba, letteralmente sabbie orientali).

Una famiglia beduina ci accoglie con caffè aromatizzato con acqua di rose, zenzero e cardamomo e datteri dell’oasi di Bidyiah. Quindi proseguiamo verso sud per raggiungere la duna più alta e goderci il tramonto. Giunti all’accampamento ci sistemiamo in una delle otto tende e beviamo il karak, preparato con tè nero, latte, zucchero e cardamomo.

Prima di cena mi inerpico sulle dune vergini che il vento ha pettinato facendole assomigliare a quelle vaschette di gelato ancora immacolate che fanno venire voglia di tuffarcisi sopra. L’Oman in 4×4 si sta prefigurando come un’esperienza unica e irripetibile.

La regione di al-Sharqiyya tra villaggi fantasma e fortezze

All’alba riprendiamo i pick-up e attraversiamo il deserto roccioso che si sviluppa verso l’interno della regione di al-Sharqiyya, nell’area che la popolazione locale chiama Jalaan. Procedendo in direzione sud-ovest raggiungiamo il villaggio fantasma di Mmrr, abbandonato agli inizi degli anni Novanta a causa di una tempesta di sabbia: uno scenario tra i più suggestivi dell’Oman centrale.

Ci spostiamo ora verso la città-oasi di Jalaan Bani Bu Ali per visitare l’antica moschea sormontata da cinquantadue cupole e il forte che conserva il suo fascino, anche se versa in uno stato di abbandono. È impossibile viaggiare in Oman senza imbattersi in una fortezza. Sono sparse a centinaia in ogni angolo del territorio, un tempo residenze di imam oppure torri di vedetta innalzate a protezione di vie commerciali: le più imponenti e meglio conservate sono state restaurate e aperte al pubblico.
Ras Al Hadd, l’oasi delle tartarughe

Raggiungiamo Casa Oman a Ras Al Hadd, un villaggio di pescatori all’estremità orientale della penisola araba dove faremo base per le escursioni dei giorni successivi. La spiaggia di colore rosa per effetto delle conchiglie depositate sull’arenile, la vicinanza con la riserva naturale delle tartarughe verdi di Ras Al Jinz e le temperature gradevoli anche nel mese di agosto, rendono questo luogo magico. Imperdibile il lento cammino delle tartarughe sulla battigia per deporre le uova, la chiusura della buca e il rientro in acqua intorno alle cinque del mattino. Nelle notti buie è uno spettacolo vedere la fluorescenza del plancton nelle onde che s’infrangono sulla riva.
La regione di al-Dakhiliyya e le altezze vertiginose

Prosegue il nostro itinerario in Oman in 4×4. L’esplorazione della regione di al-Dakhiliyya inizia dalle rovine dell’antica Tanuf, con la sua piccola oasi e le coltivazioni che si distendono ai piedi della grande catena montuosa del Jebel Akhdar. Al-Hamra è un pittoresco villaggio di montagna a una quarantina di chilometri da Nizwa, l’antica capitale dell’Oman.
Nel museo vivente allestito in una dimora secolare gli abitanti mostrano le attività tradizionali: dalla preparazione del succo di datteri alla tessitura di tappeti e cuscini, dalla distillazione di essenze profumate alla macinatura della farina. L’impasto dell’intonaco dona agli edifici un colore ocra mimetizzandoli nel paesaggio al punto che le case quasi non si distinguono.

Misfat al Abryeen è un villaggio incastonato nella roccia a mille metri di altitudine sul massiccio del Jabal Akhdar. Ne vedrete tanti di villaggi così durante il percorso che vi porta a esplorare l’interno dell’Oman in 4×4. Le abitazioni abbarbicate sulla montagna hanno un aspetto precario ma sopravvivono da secoli.
Con una breve passeggiata negli stretti vicoli del paesino si arriva al falaj, la rete di canali che serve per irrigare il palmeto e i campi coltivati. Appare strano trovarsi di fronte a macchie di verde così brillante dopo chilometri e chilometri di paesaggio brullo e desertico.
Il Grand Canyon d’Arabia

Lo scavalcamento del Jebel Akhdar è mozzafiato: i valichi impervi, le piste sterrate e i tracciati tortuosi si possono affrontare solo in fuoristrada e il colpo d’occhio sui terrazzamenti ricavati nei punti meno ripidi è spettacolare.

Risaliamo il Wadi Ghoul, chiamato anche il Grand Canyon d’Arabia, per raggiungere la vetta più alta della Penisola Araba, il Jebel Shams (3.000 m), la cosiddetta “montagna del sole”, dove improvvisiamo un picnic davanti a uno scenario pazzesco.

Un breve passaggio nel villaggio contadino di Bilad Sayt, ai piedi del massiccio di Al Hajar, e affrontiamo la discesa lungo il Wadi Bani Awf, una delle strade più scenografiche di tutto l’Oman. Quindi il ritorno lungo un giro ad anello che ci ricondurrà nei paraggi di Muscat.
Nizwa, il regno del khanjar

È l’imbrunire quando arriviamo a Nizwa, nel IX secolo il principale centro omanita di cultura islamica, situato nel cuore di una grande oasi ai piedi della catena montuosa del Jabel Akhdar. Il mastodontico forte costruito sulle vecchie mura alla metà del Seicento è un reticolo di passaggi, scalette e cortili. Dal cammino di ronda si gode un bellissimo panorama che ingloba la cupola della Moschea del Venerdì, l’oasi e le montagne. A ridosso delle sue mura un edificio moderno ospita il suq, uno dei più antichi del paese: spiccano le esposizioni di khanjar, il tradizionale pugnale ricurvo che campeggia sulla bandiera omanita, sullo stemma e sulle banconote da un rial.

A Nizwa ci si viene anche per la fiera del bestiame, che si tiene all’alba del giovedì e del venerdì, quando i beduini provenienti dai villaggi vicini si incontrano per comprare o vendere capre, vitelli, pecore e talvolta cammelli. Indossano il dishdasha, l’abito tradizionale lungo fino ai piedi detto anche kandura, bianco o nei colori della terra (nocciola, ocra o verde scuro). Le donne si contano sulle dita di una mano e, oltre al dishdasha nella versione femminile, indossano una maschera che copre parte del volto.
Wadi Shab e Wadi Tiwi

Conviene raggiungere la dolina di Bimmah nelle prime ore della mattinata se si vuole godere in solitaria un bagno nella piscina naturale dalle mille sfumature. Si tratta di una conca piena d’acqua alimentata sia da una sorgente naturale che fornisce acqua dolce, sia da infiltrazioni marine che offrono un apporto di acqua salata. Siamo a un passo dalla meravigliosa e incontaminata spiaggia bianca di Fins, posta a metà strada fra la dolina e lo spettacolare canyon del Wadi Shab.


Difficile descrivere il fascino di questa gola, la varietà della sua geologia, lo svilupparsi delle sue piantagioni e dei canali d’irrigazione. Con il giubbotto salvagente e le scarpe da scoglio al seguito affrontiamo un primo tratto su ghiaia e roccia quindi ci immergiamo all’interno di acque dolci trasparenti e cristalline prima di arrivare alle cascate attraversando passaggi stretti tra le falesie.

Sulla strada che ci riporta verso Casa Oman ci fermiamo per ammirare il tramonto dal faro della città bianca di Al-Ajah.

Il giorno successivo esploriamo il Wadi Tiwi, imponente, maestoso, mozzafiato. Si entra nella gola quasi al livello del mare e si inizia a salire tra pozze d’acqua e piccoli orti di palme, mango e banane. Oltrepassiamo uno ad uno i cinque villaggi che portano alla vetta della montagna fino a raggiungere Mibam, un paesino arroccato sulla parete rocciosa, ai cui piedi si aprono le cascate e le pozze d’acqua più belle della regione di al-Sharqiyya.
Trascorriamo la mattinata tra le bellezze di questa oasi terrazzata, pranziamo al sacco, e poi ci godiamo un po’ di relax sulla Stony Beach di Tiwi. Sulla strada del ritorno è d’obbligo una tappa a Sur: è di particolare interesse la visita del cantiere dove si costruiscono i dhow, le tipiche imbarcazioni omanite, realizzate ancora oggi interamente in legno e con tecniche antiche. Gustiamo gli shawarma di montone più buoni dell’Oman e facciamo incetta di spezie ed essenze nel suq.
Sugar dunes, immacolato bianco

Da Ras Al Hadd scendiamo lungo la costa per circa novanta chilometri attraversando piccoli villaggi di pescatori. Dopo aver attraversato un’antica pista carovaniera che collega Filim alla strada che da Mahoot porta ad Al Khaluf, raggiungiamo le Dune di zucchero o Sugar Dunes. L’immacolata distesa di sabbia bianca ci rapisce. Scendiamo dal pick-up, affondiamo i piedi nelle colline di sabbia che ci risucchiano giù nel tentativo di scalarle.

Raggiungiamo la cresta: sembra di camminare sulla luna. Una volta arrivati a Khuwaymah abbandoniamo la strada asfaltata per percorrere una quarantina di chilometri con le ruote che scorrono sul filo dell’acqua e lo sguardo che si perde tra cielo e oceano. Il sole comincia a calare e il paesaggio cambia colore: diventa oro, poi rame, poi blu profondo. Dopo circa un’ora e mezzo di guida lungo la spiaggia raggiungeremo la località di Ra’s Ruways, dove il deserto di sabbie rosse del Wahiba va letteralmente a morire a picco sul mare, con le sue dune tagliate nettamente.
Bar Al Hikman, il paradiso in terra

Visto che abbiamo dodici giorni a disposizione per questo viaggio in Oman in 4×4 optiamo per estendere l’esplorazione del paese a un’isola. Ci imbarchiamo dal molo di Shannah per raggiungere Masirah che percorreremo in lungo e in largo trascorrendo gran parte della giornata sulle spiagge bianche di sud-ovest. Nessuno parla: si ascolta il mare, il silenzio. Nel Golfo di Masirah si trova la più bella barriera corallina di tutto l’Oman. Ci passeremo una notte: riprenderemo il traghetto all’alba e torneremo sulla terraferma.
Con il mare che assume tutte le sfumature del turchese e abbraccia una lingua di sabbia finissima che sembra l’ultima propaggine della terra prima del paradiso, termina il nostro viaggio in Oman. Il paesaggio si fa lunare, fatto di croste saline, orizzonti bianchi. Quasi dal nulla, dall’acqua, emerge come un miraggio Bar Al Hikman, la pianura che si estende per decine di chilometri. La spiaggia si trasforma a ogni respiro del vento. In un’atmosfera surreale amplificata dal silenzio e dalla vastità, si sublima l’incontro tra il deserto e il mare. E noi sospesi, nel mezzo di niente, e di tutto.

Come arrivare
Oman Air collega con voli giornalieri diretti Milano e Roma a Muscat.
Documenti
Per l’ingresso in Oman è sufficiente il passaporto se il soggiorno è pari o inferiore ai 14 giorni; per soggiorni più lunghi prima di partire è obbligatorio richiedere un visto sul sito della Royal Oman Police.
Lingua, valuta, avvertenze
La lingua ufficiale è l’arabo; nelle città è diffuso l’inglese. La moneta è il Rial dell’Oman (OMR): 1 euro è cambiato a 0,45 rial (dato aggiornato all’8 ottobre 2025). Nelle città e nei maggiori centri turistici sono presenti sportelli bancomat. Le carte di credito sono accettate negli alberghi, nei ristoranti di categoria superiore e in alcuni negozi; per gli acquisti nei suq occorre essere muniti di denaro contante. L’Oman è a maggioranza ibadita, la cosiddetta “terza via” dell’Islam, più moderata rispetto alle correnti religiose sciite e sunnite.
Tuttavia, è buona regola avere un abbigliamento e una condotta rispettosi degli usi locali. Il viaggio in Oman in 4×4 attraverso deserti sconfinati e grandi distanze non vi permetterà di entrare molto in contatto con la popolazione locale. Tuttavia potrete cogliere diverse occasioni per interagire con gli omaniti, solitamente estremamente gentili con il turista. Come, ad esempio, alla fiera del bestiame a Nizwa o al museo vivente di Al Hamra.
Noleggio 4×4 e alloggi
Chi vuole affrontare un itinerario in Oman in 4×4 deve sapere che numerosi operatori offrono il noleggio di fuoristrada: tra questi Go Salalah Tours & Travel. Nell’itinerario proposto abbiamo pernottato presso la guest house di Casa Oman, in hotel nati dal recupero delle case omanite tradizionali e in campi tendati fissi. I campeggi presenti lungo l’itinerario proposto si trovano sull’isola di Masirah (Masirah Beach Camp, Al Qarin 414, tel. 00968/92555338) e a Bar Al Hikman.
Per organizzare al meglio il tuo viaggio in Oman in 4×4 contatta l’Ufficio del Turismo dell’Oman in Italia, presso Aigo.
Casa Oman, molto più di una guesthouse

Per l’itinerario in Oman in 4×4 proposto in questo servizio ci siamo avvalsi dell’esperienza di Iapo (il vero nome è Paolo Casacci), ex archeologo che vive in Oman da più di vent’anni: nella sua guest house Casa Oman ha accolto ad oggi oltre novemila persone. Con il supporto di uno staff tutto romagnolo offre agli ospiti escursioni in pick-up comprese nel pacchetto di uno o più giorni, a seconda della durata della vacanza. In questo modo non occorre preoccuparsi di espletare le pratiche burocratiche di noleggio del mezzo e d’ingresso alle riserve naturali. Casa Oman si trova a Ras Al Hadd (tel. 00968/98522893, casa.oman@gmail.com). Segui tutti i canali di Casa Oman per essere aggiornato sulle proposte e le novità: Casa Oman è su Facebook, su Instagram e su You Tube.
testo di Ida Santilli
Ti è piaciuta questa proposta di viaggio in Oman in 4×4?
