Il sondaggio lanciato sul gruppo Facebook Borghi in camper parlava chiaro: per il mese di febbraio la community voleva esplorare le località camper friendly dell’entroterra delle Marche, con i suoi paesi raccolti e le colline che preannunciano i rilievi dell’Appennino. Tre località, Serra San Quirico, Amandola e Treia, tre modi di leggere il territorio: il risultato ha premiato Serra San Quirico, scelto come “borgo del cuore”. A seguire Amandola, interprete della “pancia”, e Treia, “borgo della testa”.

Serra San Quirico (AN)
Qui cammini al riparo, anche quando fuori tira vento. Se viaggi per atmosfere e silenzi potrei sorprenderti Entrare a Serra San Quirico, alle pendici del Monte Murano, è un invito a rallentare i propri passi. Se ti lasci guidare dai suoi camminamenti coperti, le copertelle, hai la sensazione di trovarti in un luogo che ti protegge e rimane inalterato nonostante il passare degli anni.

Questa rete di case in pietra, archi e scorci raccolti ti rasserena, soprattutto durante le giornate invernali. Oltrepassata Piazza della Libertà, con al centro una fontana del XVI secolo, scalette e vicoli si intrecciano fino alla chiesa di Santa Lucia, con all’interno le incredibili e sfarzose decorazioni barocche che meritano una visita.

Dall’alto del Cassero, torre di avvistamento e baluardo, il borgo cambia prospettiva. La vista si apre su una distesa di ulivi, offrendo un affaccio anche verso il Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi. Serra San Quirico è la base ideale per esplorare una delle aree naturali più scenografiche delle Marche. A pochi minuti si trovano le Grotte di Frasassi, uno dei complessi ipogei più grandi d’Europa formatosi oltre un milione di anni fa; e il suggestivo santuario della Madonna di Frasassi, noto come tempietto del Valadier dal nome dell’architetto che lo ha realizzato.

Si tratta di una chiesa ottagonale, incastonata nella cavità della roccia come un rifugio sospeso. Il fascino di questi luoghi rende Serra San Quirico uno spazio che sa lasciare il segno senza alzare la voce per farsi notare.
Amandola (FM)
Il ritmo del viaggio cambia in modo repentino quando ti avvicini ad Amandola. Qui l’aria si fa più concreta, montanara, attraversata dai profumi di cucina e di bosco. Siamo alle porte dei Monti Sibillini, in una località medievale nata dall’unione di tre castelli.

Si accede da Porta San Giacomo, l’unica rimasta intatta nel tempo e si entra in un saliscendi di strade lastricate che ne fa percepire il carattere impulsivo. Passeggiando nel centro storico, da Piazza Risorgimento a Piazza Umberto I situata sulla cima del Castel Leone, la sensazione è quella di un luogo vissuto, abitato – e immutato – da secoli. Le botteghe, i bar, le trattorie raccontano una cucina che parla chiaro: dai salumi dei Sibillini, ai formaggi ottenuti con il latte delle pecore al pascolo, dai piatti robusti come le fregnacce al tartufo alla zuppa contadina ‘ngriccio a base di fagioli, granturco e patate.

Amandola ti invita a posare lo zaino, a sederti e a trattenerti un po’ di più del previsto. Magari per un pranzo veloce, ma anche per esplorare i dintorni a piedi o in mountain bike, tra sentieri sterrati e castagneti secolari in cui non è raro incontrare l’aquila reale o il picchio muraiolo. L’occasione per andare potrebbe essere lo spettacolare Carnevale de li Panniccià che andrà in scena dall’8 febbraio. La festa prende il nome dai tintori di stoffe che nel Medioevo rivestivano un ruolo importante all’interno della comunità, e che da sempre rappresentano il suo spirito deciso.
Treia (MC)
Si lascia leggere con chiarezza, Treia. La posizione sul crinale di un colle regala ampie vedute sul territorio marchigiano, con lo sguardo che nelle giornate limpide arriva fino al Monte Conero e all’Adriatico. Fondata in preromana, l’insediamento ha subito distruzioni e rinascite fino ad assumere l’assetto fortificato che ancora oggi si legge nelle mura medievali e nelle otto porte di accesso.

Varcata Porta Cassera si intuisce il carattere aperto e razionale dell’impianto urbano, grazie all’uso diffuso del mattone in cotto, che dona uniformità e calore. Su Corso Italia Libera si susseguono attività storiche, botteghe e palazzi che raccontano una cittadina ancora viva e vissuta. I luoghi simbolo della vita culturale sono il Teatro Comunale, con i suoi 44 palchi e il soffitto decorato, Piazza della Repubblica con la balaustra settecentesca in pietra, la chiesa di San Filippo e il Palazzo Comunale progettato da Valadier che ospita l’Accademia Georgica custode di manoscritti e opere d’arte.
Una tappa imprescindibile è il Museo del Bracciale, dedicato al tradizionale Gioco della Palla col Bracciale ricordato anche da Leopardi per la figura del campione Carlo Didimi. Tra fine luglio e inizio agosto si svolgono le manifestazioni legate a questa attività sportiva del passato, ricordata con cortei storici e gare tra i quartieri del borgo.
