Dal nostro Salento torniamo in camper in Basilicata, il luogo ideale dove ritrovare il senso di una comunità dispersa dall’emigrazione e ora pronta a riconquistare le proprie origini. La Lucania ci ha conquistati con la sua bellezza, la sua umiltà, la sua semplicità. La Lucania ci ispira fiducia.
Per prepararci non ci siamo accontentati della solita guida per camperisti, né della mappa stradale, né tantomeno delle app dove trovare le aree sosta con le recensioni migliori. Ci siamo preparati con la lettura di un romanzo, Cristo si è fermato ad Eboli, e con la visione del film magistrale ad esso ispirato, firmato da Francesco Rosi.

Le rotte di Odisseo
Siamo una famiglia con due bambini di 8 e 11 anni e viaggiamo a bordo di Odisseo, un furgonato Challenger Vany della lunghezza di 6 metri, a cui siamo approdati dopo aver a lungo girovagato con un vecchio e minuscolo Volkswagen T3 camperizzato Westfalia.
Ci piace viaggiare fuori dagli itinerari turistici e lontano dalle mete più gettonate, alla ricerca di originali storie di vita vissuta e di tradizioni che resistono al tempo.
Nel nostro vagare (spesso senza meta) adoriamo ricercare la forza della cultura, capace di creare identità in cui riconoscersi e immagini cariche di significato con le quali rappresentarsi.
Road Map della Basilicata in camper
- 1° GIORNO: Partenza da Soleto (LE), arrivo ad Aliano e visita al paese. Pernottamento nell’area di sosta comunale. Km 240
- 2° GIORNO: Visite a Guardia Perticara e sosta sulle rive del lago Pertusillo. Tappa a Grumento Nova per visitare il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri e il Parco Archeologico di Grumentum; trasferimento nell’area di sosta di Moliterno per il pernottamento. Km 67
- 3° GIORNO: Partenza sotto la pioggia sulla rotta del rientro; deviazione a Bernalda utilizzando per la sosta diurna il parcheggio di Via Guglielmo Marconi. Km 300
L’itinerario descritto è stato effettuato dall’8 al 10 aprile 2022 con partenza dalla località salentina di Soleto.

Un luogo di confino
8 aprile
Lasciato alle spalle il tragitto di avvicinamento dalla provincia di Lecce alla terra lucana, ci inerpichiamo attraverso i rilievi argillosi fino a quasi 500 metri sul livello del mare, da cui lo sguardo domina la Val d’Agri e il torrente Sauro. Finalmente, dopo tre ore di viaggio, siamo ad Aliano, la “Gagliano” di Cristo si è fermato ad Eboli, il paese che ospitò in confino Carlo Levi. Iniziamo subito a camminare nel centro storico, un invito a perdersi fra gli stretti vicoli e gli stupendi affacci su un panorama che mozza il fiato.
Un passo dopo l’altro tornano forti nella memoria le descrizioni che abbiamo trovato nel racconto che ha ci portati fin qui. “Spalancai una porta-finestra, mi affacciai a un balcone, dalla pericolante ringhiera settecentesca di ferro e, venendo dall’ombra dell’interno, rimasi quasi accecato dall’improvviso biancore abbagliante. Sotto di me c’era il burrone; davanti, senza che nulla si frapponesse allo sguardo, l’infinita distesa delle argille aride, senza un segno di vita umana, ondulanti nel sole a perdita d’occhio, fin dove, lontanissime, parevano sciogliersi nel cielo bianco.”

La casa di Levi
Giunti alla casa in cui abitò Levi ci prendiamo il tempo di una breve lettura. Così la descrive lui stesso: “Contento della nuova solitudine, stavo sdraiato sulla mia terrazza e guardavo l’ombra delle nuvole muoversi sulle creste lontane, come una nave sul mare… Uscivo spesso nelle belle giornate, a dipingere: ma lavoravo soprattutto in casa nello studio e sulla terrazza… sulla mia terrazza il cielo era immenso, pieno di nubi mutevoli: mi pareva di essere sul tetto del mondo, o sulla tolda di una nave, ancorata su un mare pietrificato”.
All’ora di cena stiamo ancora vagando a piedi senza meta. Affacciato sui calanchi c’è un ristorantino il cui nome richiama quello dello scrittore. Il nostro è l’unico tavolo a essere occupato. Il ristoratore, la cuoca e l’unico cameriere sono tutti per noi. Purtroppo il Covid ha dato il colpo di grazia a un’economia di prossimità che era già in crisi. Nonostante le difficoltà che questi lavoratori sono costretti ad affrontare giorno dopo giorno, il buonumore e i sorrisi non mancano. Una volta seduti al tavolo la sorpresa è delle migliori.
Subito ci viene offerto uno splendido antipasto a base di bresaola di cinghiale e prosciutto fatto in casa. Gli strascinati con peperoni cruschi sono una delizia, spariscono dai piatti con tanta velocità che il ristoratore ce ne offre subito un bis e la cuoca abbandona per un attimo i fornelli per raggiungerci al tavolo e spiegarci il metodo di cottura giusto per renderli cruschi, cioè croccanti.
Chiudiamo infine in bellezza il venerdì al sapor di arrosticini di pecora. Non potevamo chiedere di meglio!
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Guardia Perticara, il paese delle case in pietra

9 aprile
Guardia Perticara dista una ventina di chilometri. Su consiglio di chi è stato qui in camper prima di noi tentiamo un parcheggio di fortuna di fronte al supermarket del paese, ma la fortuna questa volta non ci assiste: tutto occupato. Rischiamo di incastrarci negli stretti vicoli e alla fine ci accontentiamo di un posteggio per auto, che ci vede un po’ sporgenti sulla carreggiata e sul marciapiede. Mancando le alternative, decidiamo che va bene così. Si scende e si parte alla scoperta della località, annoverata nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia e insignita della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Quella di Guardia Perticara è una storia antica che si inscrive nella dura faccia della pietra. Un grappolo di case su un rilievo su cui sono passate le orde saracene e diversi terremoti, ma tra distruzioni e abbandoni il paese è riuscito a mantenere la sua identità: case arroccate, gradinate e scale che s’inerpicano fino al castello, balconi in ferro battuto, archi, portali, ballatoi, fontane.
Lo chiamano “il paese dalle case in pietra”. Un borgo che si percorre a passi lenti, incrociando gli sguardi delle donne sull’uscio di casa. Il paese in cui il regista Francesco Rosi è venuto a girare alcune scene di Cristo si è fermato a Eboli, il luogo dove ha potuto ritrovare quell’atmosfera di paese altrove dispersa. Qui resiste orgogliosamente la pietra: quella pietra di Gorgoglione che dà vita alle case, alle gradinate, agli archi, e si sposa con l’aria fresca che porta i profumi dei boschi ed entra nei vicoletti senza incontrare resistenza.
Questo piccolo borgo ci accoglie per l’intera mattinata, prima della ripartenza verso non sappiamo ancora dove.
In riva al lago Pertusillo
Lungo la strada che ci riporta nel fondovalle mi accorgo che ci troviamo a pochi chilometri dal lago Pertusillo. Propongo un pic-nic e tutti ne sono entusiasti. Abbandoniamo Google Maps e ci avventuriamo in tortuose stradine di campagna poco più larghe del nostro van. Nel verde del territorio di Grumento Nova ci rendiamo conto di non poter proseguire. Siamo ormai a meno di 300 metri dalle sponde del lago e la strada si fa davvero troppo stretta.
Optiamo per una sosta sul prato e nessuno ne sembra infastidito, né il contadino che è al lavoro fra i filari di viti, né le pecore al pascolo, né tantomeno i carabinieri forestali di passaggio. Il paesaggio è stupendo e sa di primavera. Il verde domina sulla terra e si rispecchia nell’azzurro limpido del cielo.
Pranzeremo qui, a pochi passi dal lago, nel bel mezzo della campagna lucana. Il senso di libertà che sanno donare questi luoghi è profondo, ancestrale, tipico di un sud a bassa densità di urbanizzazione.

Dopo pranzo, una veloce ricerca su Internet ci darà l’indicazione giusta per un’attività culturale a cui dedicare l’intero pomeriggio: il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri e il Parco Archeologico di Grumentum distano infatti meno di quattro chilometri da qui.
Un tuffo nel passato
La visita è sicuramente da non perdere e regala un salto nel passato che va dall’età del bronzo fino all’epoca romana. Il parco archeologico è situato in una splendida posizione fra i prati verdi e i boschi su cui si affaccia il territorio di Grumento Nova.
Ci attardiamo qui fin quasi all’ora di chiusura, quando ci rendiamo conto di doverci muovere se vogliamo trovare un posto comodo dove cenare e trascorrere la notte.
Prima che cali il sole siamo a Moliterno e prendiamo posta nell’area di sosta situata in via Parco del Seggio.
Un borgo che sa di cacio
10 aprile
Il risveglio nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, a quasi 900 metri d’altitudine, ha i profumi del formaggio Canestrato di Moliterno che viene stagionato nei caratteristici fondaci, antichi locali adibiti allo scopo. Peccato che il meteo non sia dei più clementi e che il forte vento, unito all’insistente pioggia mista a neve, ci costringano ad assaggiare questa prelibatezza lontano da qui. Percorriamo la Strada Statale 598 di Fondo Valle d’Agri nella speranza di lasciarci alle spalle il nuvolone grigio, che però ci accompagna carico di pioggia fin quasi a Policoro.
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Un panorama sconfinato
L’ultima sosta prima del rientro va improvvisata. Uno sguardo veloce alla mappa stradale e l’occhio cade su Bernalda. Deviazione minima premiata da un tempo atmosferico clemente.
Lasciamo Odisseo – questo il nome del nostro mezzo – in un parcheggio centrale dove i camper sono ben tollerati e ci concediamo l’ultima passeggiata prima del rientro nel nostro Salento. Bernalda è il classico paesino d’impianto medievale con le case basse che, dipinte di bianco calce, ricordano tanto i comuni pugliesi della Valle d’Itria. Nella piazza fra il castello e la chiesa di San Bernardino ci lasciamo catturare dal panorama sconfinato sulla valle del Basento. Il mare all’orizzonte preannuncia la fine della breve vacanza.
Serena Fiorentino
Le soste in camper in Basilicata
- Aliano Area sosta camper comunale ad Aliano in via Piave 33.
- Moliterno Area di sosta in Via Parco del Seggio.
- Bernalda Punto sosta temporaneo nel parcheggio centrale di Via Guglielmo Marconi 52, in posizione centrale.