Un giro a Rovereto, città a due passi dal Trento che ha molto da offrire al turista
Indice dell'itinerario

A due passi da Trento, Rovereto ha molto da offrire al turista. Ci vai in camper? Non mancano gli approdi per la sosta.

La storia, quella con la esse maiuscola, per Rovereto ci è passata davvero. E ben più di una volta, anche se le tracce di quei transiti vanno scoperte perlustrando con attenzione il territorio. Non poteva essere altrimenti per una città sorta strategicamente lungo l’asta dell’Adige alla confluenza con il torrente Leno, in una piana a cui la contiguità con i primi massicci delle Alpi Retiche dà una configurazione montana.

Dal Giurassico alle guerre mondiali Rovereto si è arricchita di testimonianze che hanno fissato per sempre il trascorrere del tempo. Non solo quello passato, ma persino… futuro: era di queste parti Fortunato Depero, il pittore che celebrò con le sue coloratissime figure le pulsioni rivoluzionarie del Futurismo; ed è stato qui che l’archistar svizzera Mario Botta ha disegnato la gigantesca cupola del Mart, uno dei musei di arte moderna e contemporanea più rinomati al mondo.

Pietre di memoria

Iniziamo questo curioso viaggio nel tempo affrontando la salita della strada degli Artiglieri, che si prende lasciando la statale del Brennero all’altezza dell’abitato di Marco, dove fa bella mostra di sé l’esito di un’antichissima frana, la Ruina dantesca, così chiamata perché citata all’inizio del Canto XII dell’Inferno:

“Qual è quella ruina che nel fianco / di qua da Trento l’Adice percosse, / o per tremoto o per sostegno manco, / che da cima del monte, onde si mosse, al piano è sì la roccia discoscesa”.

Dante, Canto XII dell’Inferno

Lungo la Strada degli Artiglieri, che molti roveretani prediligono per le loro uscite a due ruote, si susseguono più di cento lapidi di militari decorati; al termine si trova la caverna in cui gli austriaci catturarono l’irredentista trentino Damiano Chiesa per poi fucilarlo il 19 maggio del 1916. A memoria di quei fatti si trovano una piccola lapide all’ingresso e un potente cannone puntato verso il fronte settentrionale all’interno.

Un centinaio di metri prima del parcheggio, adatto alla sosta di ogni mezzo, parte un sentiero circolare che permette di osservare le tracce che duecento milioni di anni fa alcuni sauri lasciarono nel fango trasformatosi poi in calcare. Sul cosiddetto Cammino dei dinosauri una segnaletica precisa conduce ad ogni singola orma: vulcanodontidi, ornitischie e ceratosauri scorrazzavano da quelle parti quando la Valdadige era una piana sabbiosa ai margini della Tetide, il grande mare che – a grandi linee – ci separava dall’attuale Africa.

Verso il Sacrario monumentale di Castel Dante

Tornati sui nostri passi, proseguiamo verso il centro città: lungo il tragitto si staglia possente la cupola metallica del Sacrario monumentale di Castel Dante, eretto alla memoria di tanti ragazzi che persero la vita durante la Prima Guerra Mondiale. Poco più avanti, sul colle di Miravalle, ecco la Campana dei Caduti, ventidue tonnellate di peso, fusa nel 1924 col bronzo dei cannoni di tutti i paesi che combatterono nella Grande Guerra: i suoi rintocchi quotidiani celebrano il ricordo dei soldati morti in tutti i conflitti.

Prima di scendere in città deviamo sulla strada che conduce nel Comune sparso di Trambileno, all’imboccatura della Valdarsa, dove si trova il millenario eremo di San Colombano, incastrato a strapiombo sul torrente Leno e raggiungibile attraverso un sentiero e una scenografica scalinata scavata nella roccia. Noi camperisti dobbiamo tenere in conto il fatto che il parcheggio non è molto ampio, dunque è meglio cercare un posto sulla statale prima di scendere verso il torrente.

La città di Rovereto

L’ingresso a Rovereto è salutato dalle caratteristiche architetture del castello, uno dei migliori esempi di fortificazione alpina tardomedievale, oggi sede del Museo Storico Italiano della Guerra: lo si capisce facilmente dalla presenza di un temibile mortaio Skoda all’ingresso.

Proprio di fronte, sulla riva sinistra del Leno accanto al ponte Forbato, si affaccia uno dei palazzi più caratteristici di Rovereto, la Casa dei Turchi, le cui antiche verande di legno richiamano elementi di architettura araba, segno dei contatti commerciali che la città ebbe con il vicino Oriente a partire dal XVI secolo.

Parcheggiato il nostro piccolo camper non distante dal Municipio, entriamo a piedi nel centro storico e percorsi pochi metri ci imbattiamo nella Casa d’Arte Futurista Depero, museo ironico e innovativo ideato dallo stesso pittore nel 1957. Superata la cinquecentesca Torre Civica, arriviamo in Piazza San Marco, dominata dalla facciata della chiesa arcipretale: la sua prima costruzione risale al XV secolo, ma come si evince facilmente dai marmi e dagli stucchi che ornano l’interno fu rimaneggiata a più riprese fino a tutto il Settecento.

Ancora qualche passo ed ecco, oltrepassata la Porta San Marco, l’incrocio con Via Rialto al termine della quale si apre la Piazza Cesare Battisti, detta anche piazza delle Oche, con la caratteristica fontana del Nettuno: uno spazio accogliente con i suoi caffè e le scenografiche facciate dei palazzi in cui la città nuova e quella settecentesca vengono a confluire.

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Il museo della città

Dalla più ampia Piazza Antonio Rosmini, caratterizzata dal variopinto prospetto di Palazzo Del Bene (risalente al XV secolo ma ricostruito ai primi del Novecento), imbocchiamo il corso intitolato ad Angelo Bettini, un avvocato martire della Resistenza.

Lasciato sulla nostra sinistra il settecentesco Teatro comunale Riccardo Zandonai, raggiungiamo sul lato opposto un corridoio lastricato che conduce all’ingresso monumentale del Mart, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, su cui svetta la copertura d’acciaio e vetro le cui dimensioni sono identiche a quelle della cupola del Pantheon di Roma. Più di quindicimila sono le opere della collezione permanente fra dipinti, disegni e sculture, e numerose sono le mostre temporanee di grande richiamo.

Una volta fuori, torniamo al camper e prima di una cenetta a base di canederli e strangolapreti ci resta il tempo per una veloce visita a Castel Noarna, inerpicato sulle colline del vicino borgo di Nogaredo: passato di famiglia in famiglia dal XII secolo in poi, è oggi sede di un’azienda vinicola. In effetti un bicchiere di “eccellente marzemino”, il vino citato da Lorenzo da Ponte nel libretto del Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, è quello che ci vuole per chiudere in bellezza.      

Mozart e l’Italia…che non era

Una lapide marmorea collocata sulla facciata di Palazzo Todeschi-Micheli, nella centralissima Via Mercerie, ricorda il primo concerto “italiano” di un giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart: era il Natale del 1769 quando lo straordinario musicista incantò al pianoforte i notabili della città, lì riuniti per l’occasione. E un applauditissimo bis ci fu il giorno successivo alla chiesa di San Marco, dove si esibì all’organo.

Va però notato come questo presunto primato si scontri con una grave inesattezza storica: fino al novembre 1918 Rovereto fu capoluogo di un Kreis della contea austroungarica del Tirolo. E così le altre città oggi italiane dove si esibì il prodigioso tredicenne salisburghese, anche al di fuori del territorio imperiale, facevano parte di dominî regionali che nulla avevano a vedere con una presunta identità nazionale. Non a caso la lastra che commemora in salsa patriottarda l’evento roveretano fu posta nel 1931, in piena dittatura fascista.

Informazioni pratiche

Rovereto Area Camper Quercia, Via Palestrina 3, www.areacamperquercia.it.
Quindici stalli con bagni e docce, carico e scarico, elettricità e area dedicata ai bambini. Aperta tutto l’anno, tariffa di 16 euro al giorno. Per prenotazioni rivolgersi al numero verde 800-090156 o alla reception, tel. 0464 357821, aperta dalle 9.30 alle 12 e dalle 17.45 alle 19.45.

Sabbionara di Avio Ristorante Garnì Erta, Via Pozza 3, tel. 347 3015353, 347 4161792 o 393 0603812, www.ristorantegarnierta.it. Situato a una ventina di chilometri a sud di Rovereto lungo la statale del Brennero, questo locale dispone di un’area attrezzata con elettricità e servizi, gratuita per chi pranza o cena al ristorante della struttura, altrimenti accessibile al costo di 15 euro al giorno.

COSA VISITARE

Mart, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Corso Angelo Bettini 43,  Numero Verde 800-397760, tel. 0464 438887, mart.trento.it. Aperto da martedì a domenica dalle 10 alle 18, venerdì fino alle 21.

Museo Storico Italiano della Guerra, Via Castelbarco 7, tel. 0464 438100, www.museodellaguerra.it.
Aperto  da martedì a domenica dalle 10 alle 17.30.

DOVE MANGIARE

Osteria del Pettirosso, Corso Angelo Bettini 24, tel. 0464 422463, www.osteriadelpettirosso.it.
Sulla strada dove si trova il Mart, questo locale propone una cucina tradizionale ma rivisitata con ricette molto particolari e apprezzate, in questo periodo con servizio di asporto e consegna.

Ristorante San Colombano, Via Vicenza 30, tel. 0464 436006, www.ristorantesancolombano.it.
Situato a breve distanza dall’eremo, offre cucina del territorio elaborata con cura ma “senza velleità modaiole”, come si legge in una prestigiosa guida che ne cita la cucina. In questo periodo garantisce anche un valido menù d’asporto.

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