Una sottile nebbiolina autunnale ci avvolge sulla strada per Ferrara e i piccoli casolari che punteggiano la campagna emiliana appaiono timidamente dalla foschia. È ancora presto: tra poco il tiepido sole di inizio novembre dissolverà il latteo biancore per lasciar spazio a un bel cielo un terso. Tra poco sarà perfetto girare Ferrara in bici.
L’area attrezzata cittadina di Via Darsena è attualmente in ristrutturazione, per cui si può fare affidamento sugli stalli dedicati ai veicoli ricreazionali – di altezza non superiore a tre metri – nel parcheggio Centro Storico, da dove è possibile raggiungere il nucleo storico a piedi.

In bici per girare il centro storico di Ferrara
Il lunedì mattina un colorato mercato all’ombra della Torre dei Leuti accoglie il visitatore alle porte del nucleo medievale della città. Per una piccola anteprima è sufficiente guardare a destra verso Via delle Volte, una strada lunga e stretta caratterizzata da numerose arcate. Già dai primi passi s’intuisce una delle caratteristiche principali di Ferrara e dei suoi abitanti: la bicicletta è il mezzo d’elezione per spostarsi dentro e fuori dal centro storico.
C’è chi vestito da ufficio pedala con lo zaino in spalla; dal cestino di altri fanno capolino le coppie, il tipico pane ferrarese (si veda il riquadro A tavola con gli estensi). C’è anche qualcuno che alla dueruote ha preferito il monopattino. La sostanza però resta: Ferrara è una città in cui la mobilità dolce la fa da padrona. E noi, per ben mescolarci alla popolazione indigena, abbiamo in programma di noleggiare una bici per girare per le vie del centro con la giusta prospettiva; ma non prima di aver raggiunto a piedi il fulcro della città, il Castello Estense.

Eleganti palazzi e maestose residenze
Superato l’arco sotto la Torre dell’Orologio si rimane d’incanto. Sulla destra infatti incombe il Palazzo Municipale, sulla sinistra si apre la grande Piazza Trento e Trieste fiancheggiata dalla maestosa cattedrale, mentre guardando davanti si coglie uno scorcio del Castello Estense. Siamo nel fulcro medievale della città. L’edificio che ospita gli uffici del Comune venne edificato nella prima metà del XIII secolo e fu residenza della famiglia estense fino al suo trasferimento nel castello. È possibile, su richiesta, visitare il Camerino delle Duchesse, che fa mostra di splendide decorazioni cinquecentesche, e la Sala dell’Arengo, affrescata negli anni Trenta del secolo scorso da Achille Funi.

Posizionandosi davanti al Vòlto del Cavallo – antico accesso al palazzo ai cui lati si trovano le statue del marchese Niccolò III e di Borso d’Este, primo duca di Ferrara – si ha una splendida visione d’insieme della facciata della cattedrale (attualmente in fase di restauro).Gli elementi architettonici e decorativi dell’edificio sacro intitolato a San Giorgio, costruito a partire dal XII secolo, svelano numerose pagine della storia cittadina. Nella parte inferiore della facciata a tre cuspidi prevale lo stile romanico, mentre salendo verso l’alto aumentano, fino a divenire dominanti, gli elementi gotici. Sopra la loggia centrale si trova inoltre un pregevole Giudizio Universale, opera di uno scultore ignoto. Benché non sia al momento possibile varcare le porte della cattedrale, si può compiere una visita virtuale degli interni grazie a un’applicazione dedicata scaricabile su smartphone.

Vale la pena però di seguire la fiancata affacciata su Piazza Trento e Trieste – un tempo chiamata Piazza delle Erbe – per ammirare la Loggia dei Merciai, fin dal Medioevo animata da botteghe e negozi, e il rinascimentale campanile attribuito a Leon Battista Alberti. Se ci si avvicina alla facciata neoclassica dell’ex oratorio di San Crispino si possono notare degli scudi con al centro una suola di scarpa. Il motivo è semplice: qui è stata ospitata per secoli la corporazione dei calzolai.
Alla corte degli Este
Dirigendoci verso il castello ci soffermiamo nella piazza che ospita il monumento dedicato all’illustre concittadino Girolamo Savonarola. Alle sue spalle non manchiamo di notare la cosiddetta Via Coperta, un edificio a cinque arcate che collega il Palazzo Municipale al successivo maniero estense. È giunto il momento di goderci il colpo d’occhio regalato dal Castello Estense, costruito nel 1385 per dare rifugio alla nobile famiglia dagli assedi della popolazione ferrarese, esasperata dall’aumento delle tasse. Dobbiamo accontentarci di percorrere il periplo del fossato – ancora oggi pieno d’acqua – e di attraversare il cortile provando ad immaginare le storie dei più illustri personaggi della corte estense, che ancora echeggiano tra le sontuose sale interne e le buie segrete.

Da Palazzo dei Diamanti alla Certosa
È arrivato il momento di noleggiare le biciclette per dirigerci verso la parte rinascimentale di Ferrara. Fu Ercole I, nel 1492, a commissionare all’architetto Biagio Rossetti un piano urbanistico per integrare questa vasta area con il centro: in onore del duca il quartiere è ancor oggi chiamato Addizione Erculea. Le nostre ruote incontrano subito il ciottolato che pavimenta Corso Ercole I d’Este, caratterizzato dalla totale assenza di esercizi commerciali. Eleganti edifici ci sfilano accanto mentre puntiamo decisi verso uno dei simboli della città: il Palazzo dei Diamanti, posto all’incrocio tra i due assi portanti del quartiere rinascimentale. Emblema della ricchezza e del prestigio della famiglia estense, deve il suo nome alle ottomilacinquecento pietre tagliate a punta di diamante che compongono il bugnato delle due facciate, interrotto solo dalle pregevoli candelabre e dal balconcino posti sull’angolo.

Risaliamo in sella e costeggiamo Parco Massari e Piazza Ariostea per raggiungere il cimitero monumentale della Certosa di Ferrara. Siamo ancora all’interno delle mura cittadine, ma i nomi delle strade (Via delle Vigne, Via delle Erbe e così via) lasciano intuire l’anima rurale di questa porzione del centro storico, che racchiude ancor oggi cinque ettari di terreno dedicati all’agricoltura biologica e biodinamica.
Lo svago a Palazzo Schifanoia
Fondata per volere di Borso d’Este, San Cristoforo alla Certosa e l’annesso cimitero monumentale – pur avendo subito nel corso dei secoli numerose modifiche – custodiscono la memoria della città. Attorno alla chiesa si sviluppa un parco che ospita l’antico cimitero ebraico. Oltre le mura, in direzione nord, si può allungare la pedalata esplorando il parco urbano Giorgio Bassani. Noi ci immettiamo invece sul percorso ciclopedonale che segue i nove chilometri della cinta muraria, interrotto da baluardi, porte e torrioni, fino a Punta della Giovecca. Ci rituffiamo nell’intreccio di vie e piazze del nucleo medievale per raggiungere Palazzo Schifanoia, ultima tappa della nostra visita alla città. È una delle delizie estensi – se ne contano ben cinquantatré tra ritiri estivi e casini di caccia – e lo si può dedurre anche dal nome: schifar la noia, ovvero un luogo dedicato alla ricerca dello di svago.

Una delizia di provincia
Dal centro storico di Ferrara una raggiera di percorsi dedicati alle dueruote permette di raggiungere le più interessanti mete del territorio. Noi scegliamo di seguire una parte del percorso segnalato Ferrara-Comacchio per ammirare altre due delizie estensi toccate dall’itinerario ciclabile, inserite – insieme a Ferrara e al Parco interregionale Delta del Po – nella lista dei patrimoni dell’umanità tutelati dall’Unesco. L’escursione proposta è di circa cinquanta chilometri tra andata e ritorno; in alternativa, una comoda base per la visita alle due delizie è l’agriturismo Ai due laghi di Gambulaga, dotato di agricampeggio.

Voghiera e Portomaggiore
Superato il centro di Voghiera, s’incontra quel che resta della delizia del Belriguardo: dalle dirute vestigia si intuisce un passato di antico splendore. Nella reggia estiva della corte estense, edificata per volere del marchese Niccolò III, è anche ambientata l’opera teatrale di Goethe Torquato Tasso. L’autore della Gerusalemme liberata durante il suo periodo ferrarese infatti amava ritirarsi in questa residenza, lontano dal caos della città.
Proseguendo verso Portomaggiore si scorge sempre più definita la delizia del Verginese, caratterizzata da un profilo rettangolare delimitato da quattro torri angolari su base quadrata. Un tempo collegata a Ferrara anche via acqua grazie ai vicini fiumi Primaro e Sillaro, è oggi sede di esposizioni temporanee, spettacoli e attività culturali.

Tra l’abbazia di Pomposa e il Palazzo della Ragione
Tornati alla guida del camper ci rimettiamo in marcia alla volta dell’abbazia di Pomposa. La sagoma dell’alto campanile che svetta adiacente al corso della Romea preannuncia l’ultima tappa del nostro itinerario. L’ampio parcheggio dedicato a camper e pullman rende questo splendido complesso monumentale la meta perfetta per noi viaggiatori itineranti. Passeggiando per i curati giardini si apprezza il prospetto romanico della basilica di Santa Maria, il cui portico a tre archi è riccamente decorato da maioliche multicolori. Il vero tesoro è però racchiuso al suo interno: l’abside e le tre navate in stile ravennate-bizantino sono rivestite da affreschi, mentre sul pavimento sono riprodotte con tarsie di marmi preziosi motivi geometrici, animali mostruosi e decorazioni fitomorfe.

Le normative per prevenire la diffusione dell’epidemia da nuovo coronavirus non consentono di accedere al percorso di visita che prevede, oltre alla chiesa, anche i diversi ambienti del monastero, il Museo Pomposiano e il Palazzo della Ragione.
Ripercorriamo quindi i nostri passi per riconquistare la guida del camper e, con gli occhi pieni di meraviglia e la cambusa colma di leccornie, guardiamo nello specchietto retrovisore l’alto campanile farsi sempre più piccolo, fino a sparire tra la nebbiolina della campagna ferrarese.
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Testo e foto di Elena Cappiello
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