Dal blu del mare alle pietre grigie di un altopiano lunare. Da un castello eretto su una falesia calcarea a picco sul mare fino al cuore mitteleuropeo di Trieste. In camper con la bicicletta al seguito esploriamo uno dei tratti più suggestivi della FVG2, uno degli assi di mobilità dolce del Friuli Venezia Giulia
Indice dell'itinerario

Davanti l’Adriatico, alle spalle il Carso. Salire in sella a una bici al castello di Duino agli inizi di ottobre, quando l’aria si fa più chiara e il mare già profuma d’autunno, è come sfogliare l’ultima pagina di un’estate che non vuole finire. Parte da qui una scenografica variante del tratto finale della ciclovia FVG2, che non solo collega Duino a Trieste ma accompagna il ciclista e il camper in un viaggio tra roccia, vento e memoria.

La FVG2 e le sue varianti

Con uno sviluppo di 250 chilometri la FVG2 Ciclovia del Mar Adriatico è una delle maggiori dorsali ciclabili del Friuli Venezia Giulia che concatena percorsi dedicati alle dueruote a tratti su asfalto o sterrato. Il tracciato completo prende il via da Venezia e si snoda verso est attraverso la bassa pianura friulana e le riserve naturali del Carso fino a raggiungere Trieste. Tra Duino e il capoluogo si offrono due alternative: la più battuta, che segue la costa passando per Barcola; e quella più alta e panoramica che risale il Carso triestino passando per Sistiana, Aurisina, Santa Croce, Prosecco e Opicina.

Questa variante copre circa 40 chilometri con un dislivello di circa 300 metri, distribuito in modo regolare. Le pendenze non sono proibitive ma il percorso richiede un minimo di allenamento o l’uso di una e-bike. Il fondo è misto tra sterrato e asfalto, salvo brevi tratti in ghiaia ben battuta: perfetto per gravel, bici da trekking o da cicloturismo classico.

La segnaletica è presente ma discontinua: per non incorrere in dubbi sulla direzione da seguire è consigliabile scaricare una traccia GPS. Il traffico è scarso per buona parte del percorso, soprattutto nei tratti tra Aurisina e Opicina. Lungo la via si trovano aree pic-nic, fontanelle nei paesi e le classiche osmize, taverne temporanee della tradizione triestina dove gustare formaggi, salumi, vino e pane fatti in casa.

Duino

Tutto ha inizio con il mare sotto i piedi: il Castello di Duino sorge su uno sperone di roccia a picco sull’Adriatico, là dove la Venezia Giulia si affaccia sul Golfo di Trieste. È una fortezza romantica e austera che ha dato ospitalità a personaggi illustri come Elisabetta d’Austria, Johann Strauss e Gabriele d’Annunzio; ancora oggi abitata dalla famiglia dei principi della Torre e Tasso, è visitabile in molte sue parti, dalle sale arredate alla biblioteca storica, dalla Scala del Palladio alla torre panoramica. 

La storia del maniero attraversa secoli di guerre e diplomazie. Tra il 1947 e il 1954, durante il periodo del Territorio Libero di Trieste, fu occupato dalle forze armate americane che lo usarono come sede di comando e poi come residenza per ufficiali. Ancora oggi, tra mobili e fotografie, si può intuire l’impronta lasciata da quell’epoca. Ma ancor prima, nel 1912, fu qui che il poeta austriaco Rainer Maria Rilke scrisse i primi versi delle Elegie Duinesi, affascinato dalla luce che batte sulla pietra e dal vento che sale dal mare.

Il Sentiero Rilke

Il Sentiero Rilke (di cui abbiamo parlato qui), che prende il via proprio accanto al castello, è una passerella panoramica della lunghezza di due chilometri: un tratto breve ma mozzafiato attraverso la macchia mediterranea con vedute sul Golfo di Trieste che sembrano uscite da un dipinto.

Dopo aver respirato la vertigine del mare, la strada si inerpica verso l’interno. In pochi chilometri si arriva ad Aurisina, le cui cave storiche hanno fornito per secoli materiale da costruzione a mezza Europa: la sua pietra bianca è finita nei palazzi di Trieste, Venezia, Praga, Budapest, Monaco di Baviera e perfino Vienna. 

Da qui, pedalando lungo la Via della Bora, inizia davvero il viaggio nel paesaggio carsico: tra doline, pini, vigneti a terrazza e muretti a secco, il mare via via scompare alle spalle e il vento cambia direzione. È un paesaggio che sa essere al tempo stesso duro e ospitale, e che l’estate ormai finita lascia più leggero, con l’aria frizzante e i colori che virano verso l’ocra. 

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Da Santa Croce a Prosecco

Dal profilo affilato di Aurisina si sale ancora, pedalando tra pinete rade e cespugli di sommaco, l’arbusto che in autunno si accende di giallo e di rosso. Il paesaggio si apre d’improvviso sul belvedere di Santa Croce, punto panoramico spettacolare da cui, nelle giornate limpide, lo sguardo corre lontano fino a Punta Salvore, il punto più occidentale dell’Istria e dell’intera Croazia.

Il piccolo borgo di Santa Croce, immerso nella pietra e nel silenzio, è uno dei cuori più autentici del Carso triestino. Qui tutto parla la lingua del luogo: le case costruite a secco, con tetti bassi e portoni in pietra massiccia; la chiesa di San Rocco in pietra viva, con arco ogivale e facciata essenziale; le pietre d’inciampo incastonate lungo le vie a ricordare le deportazioni e le ferite del secolo scorso.

A dare ristoro c’è la Locanda Crocevia, punto d’accoglienza per pellegrini e camminatori che percorrono l’Alpe Adria Trail e il Walk of Peace, sentiero memoriale che segue le linee del fronte dove si combatté la Prima Guerra Mondiale.

Lasciata Santa Croce, il tracciato prosegue con ritmo regolare verso Prosecco, attraversando zone rurali e fitti boschi. Proprio in questa zona, durante la Grande Guerra, sorgeva un parco d’addestramento austroungarico: i soldati imparavano qui la guerra di trincea, il tiro con le bombe a mano, la resistenza nel fango. Oggi di quei giorni restano testimonianze nascoste nel bosco, grotte adibite a rifugio mimetizzate nella vegetazione. Nelle vicinanze, in fondo a una dolina carsica, sorge anche un cimitero dedicato ai caduti di diverse nazionalità provenienti dall’ex impero.

Da Prosecco a Opicina

A Montegrisa la ciclovia lambisce il Santuario Nazionale a Maria Madre e Regina e si innesta nella Strada Napoleonica, un tratto panoramico che conduce fino a Opicina: una passeggiata alta su Trieste, frequentata da runner e camminatori, ma perfettamente pedalabile.

Opicina è il punto di svolta. Qui il Carso comincia a cedere il passo alla città. Da questo borgo sull’altopiano parte la storica tramvia di Opicina – dotata di carrozze su cui si può caricare anche la bici – con i binari che scendono fino al centro di Trieste, offrendo una discesa lenta tra mare, tetti e vento. Ma per chi è in sella, la discesa sarà fatta ancora una volta di curve, ampi sguardi e pensieri leggeri.

L’arrivo a Trieste in bici si percepisce dalla vista sui tetti ordinati e le facciate neoclassiche della città. In pochi minuti si passa dai muretti a secco ai lampioni liberty di Viale XX Settembre, dai pini bassi e contorti ai caffè in stile asburgico. Il contrasto è netto tra l’asprezza del Carso e la compostezza della città, con la sua architettura colta, il soffio della bora e l’anima mitteleuropea.

Vino ce n’è

Il Carso non è solo geologia. È un paesaggio culturale, un punto di contatto tra identità e lingue che si mescolano nei toponimi come nelle pietanze. È l’atmosfera rustica delle osmize, punti di ristoro a tempo determinato dove i contadini ancora oggi vendono vino, salumi, formaggi, uova e sottaceti direttamente nel cortile di casa. Queste singolari taverne, legate a un antico decreto degli Asburgo che concedeva otto giorni all’anno per la vendita libera di vino anche senza la licenza di oste, si riconoscono dalla presenza una di frasca appesa all’ingresso: quando c’è, l’osmiza è aperta.

Ogni luogo è diverso: si mangia su tavoloni all’aperto, tra pergolati, stalle ristrutturate o giardini con vista sul golfo. Senza prenotazione, senza orari rigidi: si entra, si mangia, si chiacchiera. È il Carso che si fa casa, come è successo a noi durante il pranzo all’osmiza Pipan Klaric apprezzando la genuina accoglienza del proprietario.

10 cose da fare a Trieste

  • Prendere un “nero” al Caffè San Marco – Storico ritrovo di intellettuali, con arredamenti originali e libreria interna. Essenziale sapere che a Trieste il caffè si chiama “nero”, il caffè macchiato “capo” e il cappuccino “caffelatte”.
  • Salire al Castello di San Giusto – Per una vista a 360° sulla città e un’immersione nella sua storia romana e medievale.
  • Percorrere il Canal Grande – Esperienza da fare a piedi o in bici, attraversando ponti e palazzi fino alla chiesa di Sant’Antonio.
  • Passeggiare in Piazza Unità d’Italia – La più grande piazza affacciata sul mare d’Europa: vale da sola il viaggio.
  • Visitare il Museo Revoltella -Arte moderna in una villa neoclassica: un piccolo gioiello.
  • Fare un salto alla Risiera di San Sabba -L’ex campo di prigionia e smistamento nazista offre un viaggio nella memoria toccante e necessario.
  • Entrare in una libreria antiquaria -Trieste ne ha molte: un invito a cercare titoli dimenticati, mappe antiche, guide d’altri tempi.
  • Assaggiare un piatto mitteleuropeo – Come il gulasch, la jota (una minestra a base di crauti), le patate in tecia o la dolce putizza nei ristoranti del centro o a Cavana.
  • Visitare il Castello di Miramare – Sede di un museo e di mostre temporanee, l’elegante castello asburgico è circondato da un giardino con specie botaniche provenienti da tutto il mondo.
  • Fermarsi in silenzio al Molo Audace – Dove la città finisce e inizia il mare. A un paio di chilometri, presso i Bagni La Lanterna Pedoncin vive la tradizione di dividere lo stabilimento tra settore maschile e femminile.

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Nel cuore della roccia

Il suolo del Carso nasconde un mondo invisibile fatto di doline, caverne e fiumi sotterranei. Lungo il confine tra Italia e Slovenia, le grotte carsiche sono una delle espressioni più spettacolari della geologia del territorio, ma anche uno specchio della sua storia.

Da Opicina si può pedalare verso il confine sloveno in direzione di Gropada: prima asfalto, poi sterrato in salita tra architetture di stampo austriaco, cartelli bilingue e vecchie linee di filo spinato, oggi trasformate in sentieri di confine. È un percorso breve ma denso, che attraversa un paesaggio carico di cicatrici e riconciliazioni.

Si arriva così ai pascoli di Lipica, patria dei bianchi ed eleganti cavalli Lipizzani. Lì vicino vale una sosta la storica Gostilna Mahorcic, trattoria aperta da 123 anni, dove lo chef Martin e sua moglie Ksenija trasformano la cucina carsica in un’esperienza sensoriale.

Poco distante si può visitare la Divaska Jama creata dal fiume Reka, una delle grotte più affascinanti della zona: meno turistica della più nota Postumia, senza luci scenografiche o passerelle in acciaio e proprio per questo più autentica e affascinante. Scoperta nel 1884 da Gregor Žiberna, appassionato speleologo locale, è stata a lungo considerata un laboratorio naturale per lo studio dei fenomeni carsici e della fauna ipogea.

Tra i suoi visitatori illustri si ricorda Sigmund Freud che, colpito dalla potenza arcaica del luogo, scrisse una lettera in cui paragonava le cavità della terra a quelle della psiche.

La visita è possibile tutti giorni a orari specifici grazie all’associazione speleologica locale, che ne cura l’accesso e la valorizzazione.

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Il racconto di Boris

Durante il Ventennio fascista la comunità slovena residente nel Carso, alla quale era fatto divieto di parlare la propria lingua, mantenne viva l’identità attraverso la musica popolare, il canto, la danza. È in questo contesto che si colloca la figura di Boris Pahor (nella foto), scrittore sloveno di origini triestine che fu testimone della repressione e della deportazione: la sua opera letteraria è votata alla difesa della dignità e della memoria del suo popolo.

Dove sostare

  • Duino Aurisina Camping Village Mare Pineta, loc. Sistiana 60/d, www.marepineta.com. Dotato di tutti i servizi, a 500 metri dal mare.
  • Aurisina Camping agrituristico Carso, Loc. Aurisina Cave 55, www.campingcarso.com. Equipaggiato con i servizi essenziali per i campeggiatori, si trova in posizione ideale per effettuare escursioni sul Carso.
  • Prosecco Parcheggio pubblico gratuito in prossimità del santuario del Monte Grisa.
  • Opicina Campeggio Obelisco, Strada Nuova per Opicina 37, www.campeggiobelisco.it. Immerso in una pineta a 350 metri di altitudine, a circa 5 chilometri da Trieste.
  • Trieste Mamaca Park, Via del Pane Bianco 16. Area attrezzata con servizi essenziali in posizione strategica per la visita di Trieste.
  • Area di sosta comunale in Via Von Bruck.
  • Parking Bovedo, Viale Miramare 32. Parcheggio nel porto vecchio di Trieste.
  • Parcheggio Villa Revolterra, Piazzale Alfredo Rampi. Ideale per visitare Villa Revoltella.

Dove mangiare

  • Duino Aurisina Osmiza Pipan Klaric, SP2 32, Malchina 58/A, www.pipan-klaric.it. L’azienda agricola produce vini del territorio, tra cui Terrano, Malvasia istriana e Vitovska, da accompagnare a saporite pietanze del territorio: dai prosciutti ai formaggi salati, dall’arrosto di maiale alle verdure sott’olio, fino ai deliziosi strudel salati dai ripieni variegati.
  • Gran Osteria Tre Noci, Località Sistiana 33, www.trenoci.it. Struttura in stile rustico con ampi spazi verdi all’esterno per il relax e l’intrattenimento. A tavola spiccano le specialità locali con prodotti a chilometro zero, accompagnate da vini locali.
  • Trieste Ristorante Ai Fiori, Piazza Attilio Hortis 7. Locale storico e raffinato nel cuore della città. Menù degustazione e piatti di pesce creativi con abbinamenti di vini selezionati.

Tutti a Barcola

Molto più di una regata: la Barcolana in programma nella seconda domenica di ottobre nel Golfo di Trieste è un festival del mare, della vela e dell’intera città. Con 25.000 partecipanti in acqua e oltre 400.000 visitatori a terra – fra cui moltissimi equipaggi in camper che accorrono ogni anno – la manifestazione è entrata nel 2018 nel Guinness dei Primati con 2.689 imbarcazioni iscritte. Fondata quasi per gioco nel 1969 dalla Società Velica Barcola e Grignano, fin dalle prime edizioni ha potuto contare sulla presenza di equipaggi prestigiosi e personaggi d’eccezione del mondo della vela come Paul Cayard, Russel Coutts e Mauro Pelaschiar.

Ma a farne un evento unico nel suo genere è il fatto che professionisti e amatori gareggiano fianco a fianco su imbarcazioni di ogni tipo, componendo un grande e colorato affresco pennellato dal vento tra il castello di Miramare e la costa istriana. Per sette giorni la città giuliana si anima con eventi, mostre, musica e cibo: per vivere l’atmosfera serale ci si può fermare nei locali di Via Torino o cenare vista mare da Eataly, affacciati proprio sul bacino portuale.

La regione in una card

Acquistando la FVGcard, che può avere una durata di 48 ore (al costo di 30 euro, ridotto 25) o di una settimana (al costo di 45 euro, ridotto 40), è possibile accedere gratuitamente alle strutture convenzionate e usufruire di speciali scontistiche.

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