Siamo andati in camper nella Bassa Bresciana, in Lombardia, mettendo insieme alcune chicche della provincia di Brescia disseminate fra le colline e la pianura. Il rosso Capriano del Colle Doc e i bianchi prodotti con metodo classico nel Parco Rurale del Monte Netto. Le esperienze di creatività floreale a Montirone. Il castello ottocentesco di Montichiari, specchio del suo enigmatico creatore, e quello più antico di Padernello, attorno al quale c’è una storia di rinascita tutta da raccontare. Per chiudere in bellezza a Verolanuova incontrando l’arte del Tiepolo e del Celeste. Hai acceso il motore? Partiamo!

Capriano del Colle, vini d’eccellenza
Alla luce del tramonto Brescia brilla laggiù, ai piedi di una corona di montagne. In linea d’aria la città dista una decina di chilometri. Riesco a distinguere la cupola della cattedrale di Santa Maria Assunta. Eppure qui, sulle alture di Capriano del Colle, nulla evoca i ritmi della vita urbana. Me li sono lasciati alle spalle insieme all’intrico di rotatorie e strade a scorrimento veloce della pianura lombarda. Dalla tangenziale di Milano meno di un’ora di guida mi ha proiettata nel verde del Monte Netto. Che monte non è, ma un altopiano collinare a 130 metri di altitudine con un’antica tradizione agricola e vitivinicola, disegnato dai filari e percorso da sentieri e strette stradine dove il tempo è scandito dai lavori della campagna.
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La Tenuta La Vigna
Parcheggio facilmente il camper di fronte alla Tenuta La Vigna. Ad accogliermi c’è Anna Botti, titolare di quarta generazione. La sua famiglia è dedita alla produzione vinicola sin dal 1870, e lei porta avanti la tradizione con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale e alla qualità. La affianca Gianluca Goatelli, responsabile commerciale del marchio, che ha impostato una nuova immagine del packaging proiettata al racconto del territorio. Un’ottima introduzione alla realtà della Strada del Vino Colli dei Longobardi! Giriamo per l’altopiano. Ci soffermiamo tra i vigneti. Sfioro con le dita le gemme che fanno capolino sui tralci.

“Il nostro è un territorio da sempre vocato alla viticoltura grazie alla posizione e alla natura argillosa del terreno. Non caso nella zona erano attive varie fornaci per la produzione di mattoni”, spiega Gianluca. Caratteristiche che permettono di ottenere uve di qualità – Marzemino, Merlot, Sangiovese, Chardonnay, Trebbiano – da cui derivano rinomati vini bianchi e rossi. “Il Capriano del Colle Marzemino Doc prodotto in purezza è una delle più piccole zone a denominazione di origine protetta d’Italia”, prosegue Anna. Fu suo padre Ugo a promuoverne l’istituzione negli anni Ottanta valorizzando un vitigno presente da sempre nella zona. L’etichetta della Tenuta La Vigna è stata battezzata Marzemino Lamettino, in omaggio agli stagni naturali del Monte Netto raggiungibili tramite una piacevole passeggiata.
Lo spumante metodo classico
L’altro fiore all’occhiello della cantina è lo spumante che non teme il paragone con le più note etichette della vicina Franciacorta. È affascinante venire introdotti ai passaggi produttivi del metodo classico. Il segreto delle bollicine risiede nella doppia fermentazione la prima in botte e l’altra in bottiglia, seguendo una procedura complessa che richiede competenze, tempo e tanto spazio, soprattutto se si considera che passano anni prima che il prodotto venga commercializzato.
“È importante per noi far comprendere cos’è il metodo classico e quanto lavoro richiede” sottolinea Gianluca mentre mi riempie un calice di Ugo Botti ottenuto da uve Chardonnay in purezza. Una coccinella mi sale sulla mano – “è un indicatore di salute del territorio”, dice Gianluca – e vola via. Prossima tappa del viaggio nella Bassa Bresciana in camper è Montirone, dove mi aspetta un’esperienza… floreale.
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Montirone, un’esperienza floreale
Sono convinta di avere il pollice nero, e probabilmente ho ragione. Ma l’esperienza di composizione floreale compiuta a Montirone presso l’agriturismo Fiorbello mi ha rincuorata. Mai avrei immaginato di poter creare con le mie mani un mazzo così bello e vario. Merito di Francesca Bellina, titolare insieme alla sorella Victoria dell’azienda di floricoltura situata a Montirone. Sono figlie d’arte: la madre è laureata in scienza della formazione e specializzata in paesaggio, il padre dal 1992 tiene corsi di composizione a livello internazionale (nel 2005 ha aperto una scuola, il Fiorenzo Bellina Lab).

I laboratori di Francesca sono inseriti tra le esperienze di Make in Brescia. Qui si impara l’arte della composizione utilizzando fiori coltivati e spontanei, rametti, foglie, giunchi, fiocchi creati con la rafia. Sotto la sua guida combino i vari elementi e li dispongo via via a spirale tenendo il tutto in una sola mano, fino a ottenere un risultato spumeggiante colore e bellezza. Con un valore aggiunto. Le produzioni dell’azienda sono attente alla sostenibilità, evitano l’uso di pesticidi e prediligono l’impiego di fiori e piante di stagione. E il camperista che desidera avvicinarsi a questa esperienza può parcheggiare il veicolo negli spazi aziendali.
Mi rimetto in strada con un sorriso stampato in faccia e il mio mazzo di fiori sistemato nel lavandino del furgonato. Il bello di avere la casa appresso. Prossima tappa del viaggio nella Bassa Bresciana in camper: Montichiari!

Montichiari, due tappe da non perdere
Misterioso personaggio, il conte Gaetano Bonoris. Proveniente da una ricchissima famiglia di banchieri, sul finire dell’Ottocento fece costruire un castello in cima alla collina di San Pancrazio. Realizzato tra il 1891 e il 1900 su preesistenti ruderi medievali, il maniero è uno degli esempi architettonici di stile neogotico più importanti della Lombardia. Bonoris seguì da vicino la realizzazione dell’opera con meticolosa assiduità. Arrivò a pretendere che una prima versione dell’edificio venisse parzialmente demolita perché non aderente alle sue aspettative. In cuor suo sperava di accogliervi il re Umberto I, ma il proposito non poté avverarsi a causa della morte prematura di quest’ultimo, assassinato a Monza il 29 luglio 1900.

ll castello Bonoris
La visita al castello Bonoris consente di apprezzare le torri e le mura merlate realizzate con grande attenzione ai dettagli difensivi. La ricchezza degli arredi, i documenti d’epoca e le decorazioni interne. Di sala in sala emerge il ritratto del proprietario. Uomo colto, raffinato, schivo e dedito a opere filantropiche. Un amante dei viaggi: nella sua camera da letto sono esposti i bauli da lui utilizzati nelle trasferte. Al termine non mancare un passaggio al giardino segreto e uno sguardo dall’alto sul borgo di Montichiari che si distende ai piedi della collina.

Il Museo Lechi
Nel Palazzo Tabarino il Museo Lechi ospita le collezioni donate alla città dai conti Luigi e Piero Lechi. L’esperienza della contemplazione qui si unisce alla raffinatezza. Senza dimenticare i piccoli visitatori, ai quali è dedicata una divertente caccia al tesoro. In tredici ambienti sono esposti dipinti datati tra il XV e il XIX secolo, accanto a disegni, stampe e porcellane appartenuti a nobili famiglie bresciane come i Lechi, gli Avogadro, i Fenaroli, i Martinengo, i Valotti. Tra gli autori spiccano i maestri della pittura lombarda.
Catturano lo sguardo i lavori del maestro settecentesco Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto per le sue rappresentazioni di persone di umile estrazione ritratte nella loro quotidianità. Il viaggio nella Bassa Bresciana in camper prosegue verso Padernello.
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Padernello, castellani per un giorno
La millenaria torre del mastio, il fossato ricolmo d’acqua, il ponte levatoio funzionante, la visita guidata ai saloni. Basterebbero queste attrazioni a giustificare una tappa al castello di Padernello. Ma qui tutto ruota intorno a una storia di rinascita. Quella di una fondazione creata da volontari che si sono opposti all’abbandono e hanno promosso l’acquisto e il restauro del castello. Insieme alla gestione di un’ampia serie di attività per rimettere in moto l’economia locale.
Dalle origini alla nascita della Fondazione
Già nel 1391 è documentata a Padernello la presenza di una torre di avvistamento. Agli inizi del Quattrocento i Martinengo ne fanno una casa fortezza fino al Settecento, quando il complesso viene trasformato in villa signorile. Dal 1861 la proprietà passa alla famiglia Salvarego, che risiederà nel castello fino al 1965. Poi l’edificio rimarrà disabitato per più di quaranta anni. Nel 2004 viene costituito il comitato promotore della Fondazione Castello di Padernello. A partire da quel momento si ripristinano vi via gli ambienti del corpo principale e le cascine adiacenti. Una di queste è sede di un agribirrificio, altre accoglieranno in futuro scuole e laboratori di antichi mestieri, altre ancora daranno vita a un albergo diffuso.
La testimonianza di Domenico Pedroni, presidente della Fondazione
“La bellezza non è solo un valore estetico, ma anche etico e patrimoniale: la cultura crea posti di lavoro. Intorno al recupero del castello e degli edifici rurali ad esso collegati è rifiorita un’economia che oggi crea reddito”. Sono parole di Domenico Pedroni, presidente della Fondazione Castello di Padernello. “Il nostro obiettivo è creare un modello di turismo dolce, esperienziale e valoriale. Un centro culturale e un hub per la valorizzazione delle produzioni agricole e artigianali”.

Le attività al castello di Padernello
Ogni anno al castello di Padernello almeno duecento giornate sono occupate tra visite guidate, concerti, spettacoli teatrali, conferenze, presentazioni di libri. E ogni terza domenica del mese qui si svolge l’appuntamento domenicale I mercati della terra in collaborazione con Slow Food. Ci sono anche eventi che lasciano il segno come la rappresentazione del Rigoletto avvenuta nel 2012. Le scenografie sono rimaste nel castello e fanno parte del percorso di visita.
Tanti gli ambienti da vedere. Dalle cucine nel mastio alla biblioteca, dalla sala da pranzo al salotto utilizzato dai conti, dal doppio scalone d’onore alla grande sala da ballo. Le pareti di quest’ultima ospitano le riproduzioni di una quindicina di tele del Pitocchetto. Un legame che unisce idealmente la collezione Lechi di Montichiari al maniero di Borgo San Giacomo. Pernottare con il camper a pochi metri dal mastio: un privilegio di cui conserverò a lungo il ricordo. Ora proseguiamo il viaggio nella Bassa Bresciana in camper!

Il Ponte San Vigilio, opera di Giuliano Mauri
A dieci minuti a piedi dal Castello di Padernello, immerso tra la vegetazione e i campi coltivati, il Ponte San Vigilio è un’opera di land art realizzata tra il 2007 e il 2008 fa da Giuliano Mauri. È un’esperienza imperdibile metterci sopra i piedi sentendosi parte integrante di una struttura viva, inserita nell’ambiente come un quadro in costante evoluzione. La struttura è interamente in legno, con la copertura realizzata in polloni di castagno. Varie opere di manutenzione effettuate nel tempo hanno permesso di mantenerlo integro e agibile, opponendosi al naturale degrado dei materiali.

Verolanuova, a tu per tu con Tiepolo e Celesti
Nel piccolo borgo di Verolanuova la basilica di San Lorenzo Martire ospita i capolavori di due maestri della pittura vissuti tra il XVII e il XVIII secolo, Giovanbattista Tiepolo e Andrea Celesti. Si tratta di quattro tele straordinarie alte dieci metri per una larghezza di circa cinque. Sulle pareti laterali della cappella del Santissimo Sacramento troviamo due opere del Tiepolo, Il sacrificio di Melchisedec e La raccolta della manna, sottoposte a restauro nel 2022. Di fronte, l’altare della Madonna del Rosario è arricchito dai monumentali dipinti di Andrea Celesti raffiguranti la Natività della Vergine e l’Assunzione, restaurati nel 2023. L’incontro ravvicinato con i due maestri veneti è il coronamento del viaggio attraverso un territorio dove il patrimonio culturale è un valore a tutto tondo. Da preservare e trasmettere giorno dopo giorno.
Testo di Michela Bagatella

Dove sostare

- A Brescia, a 10 km da Capriano del Colle, puoi puntare sull’area di sosta in Via Dario Morelli. Presso il parcheggio Metro Poliambulanza, dispone di allaccio alla corrente elettrica, scarico delle acque grigie, rifornimento di acqua potabile e lavaggio della cassetta del wc.
- A Desenzano, a circa un’ora dalle località descritte in questo itinerario, abbiamo utilizzato l’Area di sosta La Spiaggia. Ampi spazi, piazzole dotate di allaccio alla corrente, camper service, servizi igienici con docce calde.
- A Borgo San Giacomo c’è un grande parcheggio gratuito in località Padernello, a dieci minuti a piedi dal castello, valido durante la visita al complesso.
- A Verolanuova durante la visita noi abbiamo utilizzato il parcheggio del Conad, a pochi minuti a piedi dalla chiesa di San Lorenzo (c’è anche un percorso ciclabile).
Dove mangiare
A Capriano del Colle, l’Hostaria del Monte Netto è una trattoria con piatti tipici della cucina bresciana
e vini del Monte Netto proposti in una piacevole ambientazione.
A Borgo San Giacomo la Locanda del Vegnot, in un ambiente curato, offre una ricercata cucina sapientemente ispirata ai prodotti locali e di stagione. Da provare i casoncelli con pasta fatta in casa ripiena.