Sin dall’età neolitica il territorio pugliese ha sempre rappresentato un luogo confortevole dove insediarsi. Dalle popolazioni locali – Japigi, Dauni e Messapi – agli esuli Greci, e quindi ai conquistatori Romani, Normanni, Bizantini, Aragonesi e Svevi, un lungo elenco di genti hanno lasciato traccia della loro presenza, generando ricchezze economiche e culturali che hanno attratto a più riprese le mire di aggressori provenienti dall’Oriente. Una lunga storia di cui è partecipe anche Nardò: le sue origini sono talmente remote che il nome di questa località appare perfino sulla Mappa di Soleto, una rappresentazione del territorio salentino risalente al VI-V secolo avanti Cristo e considerata una delle più antiche carte geografiche dell’Occidente.
Posto a metà strada tra Lecce e Leuca e a pochi chilometri dalle coste ioniche, il centro storico della cittadina è un piacevole intrico di strette strade lungo le quali affacciano i portali di antichi palazzi nobiliari. Il nucleo storico svela numerosi edifici religiosi che si caratterizzano per i decori creati dagli abili scalpellini locali: risalgono all’epoca in cui a Lecce e in tutto il Salento si diffuse l’uso di abbellire chiese e palazzi con decorazioni floreali e fregi intagliati nella calcarenite; opere d’arte che posero le basi dello stile definito poi come barocco leccese.

L’esempio più significativo di tali manufatti si può ammirare in Piazza Salandra, dominata dalla Guglia dell’Immacolata Concezione che si eleva per diciannove metri. La colonna venne innalzata nel XVIII secolo dopo il disastroso terremoto del 1743 che colpì la comunità neretina. Costruita con la duttile pietra leccese, presenta una forma piramidale abbellita da fregi barocchi e immagini di santi, mentre alla sommità spicca la statua della Vergine.
Un salotto barocco
Conviene prendersi tutto il tempo necessario per apprezzare le architetture di questa piazza. Alle spalle della colonna mariana si trova il cinquecentesco Palazzo dell’Università che evidenzia il suo stile barocco con la bianca ed estesa facciata, abbellita da un portico colonnato. Sull’estremità destra vi è la Torre dell’Orologio, con il segnatempo perfettamente funzionante nonostante vada caricato manualmente ogni trentasei ore, dopo aver raggiunto faticosamente la sommità.
Poco più avanti, realizzata a ridosso della facciata secondaria della chiesa di San Domenico, è presente la Fontana del Toro, realizzata dallo scultore locale Michele Gaballo e inaugurata sul finire del 1930 in occasione dell’arrivo in città delle condutture dell’acquedotto pugliese. Il toro rappresentato al di sopra della vasca fa riferimento alla leggendaria fondazione della città sorta nel punto dove un bovino avrebbe fatto sgorgare l’acqua.

Svoltando su Piazza San Domenico ci attende la chiesa omonima, la cui costruzione ebbe inizio nel 1580 e subì varie modifiche negli anni successivi. La facciata è l’unica parte salvatasi dal grave sisma del 20 febbraio 1743 ed oggi, scolpite nella pietra, fanno ancora mostra di sé le figure umane e le cariatidi che l’abbelliscono.
Altri due monumenti storici si affacciano su Piazza Salandra: la chiesa di San Trifone, risalente al XVIII secolo con la facciata barocca che si sviluppa in altezza e il Palazzo del Sedile, realizzato nel Cinquecento come sede del camerlengo. Quest’ultimo, oggi adibito a punto informazioni turistiche, è sormontato centralmente dalla statua di San Gregorio Armeno, protettore della città. Raccolti in pochi metri quadri, questo breve excursus di secoli di storia dell’arte spiega perché Piazza Salandra è ritenuta la più scenografica del Salento.

Oltre alla cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, di un certo interesse risultano essere la chiesa della Madonna del Carmine, complesso monastico del 1460, e quella di San Giuseppe, dalla non comune facciata semicircolare.
Tra i monumenti civili emerge per imponenza ed importanza il Castello degli Acquaviva. La sua edificazione ebbe inizio intorno alla metà del Quattrocento forse su progetto di Giulio Antonio Acquaviva Duca di Atri e Conte di Conversano, il celebre comandante delle truppe aragonesi – soprannominato il Guercio di Puglia – che liberò Otranto dai Turchi nel 1481.
La struttura a pianta quadrangolare, con le torri a mandorla agli angoli, e in passato protetta dal fossato e dal ponte levatoio, rivela la sua iniziale funzione militare. L’attuale facciata principale fu arricchita di fregi e mensole figurate dai successivi proprietari, i baroni Personé, che qui stabilirono la propria residenza; nel 1933, infine, il castello fu acquistato dal Comune.

La costa neretina
Oltre alla monumentalità e bellezza delle sue architetture, Nardò ha ancora qualche asso nella manica. Puntiamo innanzitutto verso il borgo di Santa Caterina, affacciato sul mare e sorvegliato dall’omonima torre che si staglia sulla scogliera sessanta metri più in alto: come le altre presenti sulle coste delle regioni meridionali d’Italia, rientra nel sistema difensivo realizzato a partire dal 1560 per difendere i territori dalle incursioni di Turchi e Saraceni.
Dopo questo primo contatto con il mare conviene imboccare in direzione nord la SP286, lungo la quale sono presenti alcuni parcheggi (liberi o custoditi). Da qui, sistemato il veicolo, prendono il via gli accessi pedonali che consentono di esplorare il Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano.

Un primo sentiero attraversa una piccola pineta che, affacciata direttamente sulla costa, consente di osservare dall’alto il panorama sulla cosiddetta Baia Verde. Un secondo tracciato porta invece alla meravigliosa spiaggia di Porto Selvaggio, che nella bella stagione invita a tuffarsi nelle sue acque azzurre e trasparenti.
I dintorni di Nardò: le ville eclettiche

L’esplorazione dei dintorni di Nardò non può prescindere da una tappa in località Cenate per vedere le sontuose ville eclettiche. Questo tratto costiero perse la sua configurazione naturale a partire dal XVIII secolo, quando le ricche famiglie locali decisero di costruire le loro abitazioni nelle immediate vicinanze del mare. Realizzate in stile barocco, liberty o con influenze moresche, le ville eclettiche rappresentano un insieme di circa quaranta originali e affascinanti architetture che, con un po’ di fortuna, è possibile intravedere attraverso la vegetazione che le circonda.
————————————————————————–
Ti è piaciuto l’itinerario? Qui trovi tutte le aree di sosta a Nardò.
Tutti gli itinerari di PleinAir sulla Puglia li puoi leggere sulla rivista digitale sul pc, sul tablet o sullo smartphone. Con un anno di abbonamento a PLEINAIR (11 numeri cartacei) hai a disposizione gli inserti speciali, la rivista digitale e l’archivio digitale dal 2015 (con gli allegati).
Con l’abbonamento a PleinAir ricevi i prossimi numeri comodamente a casa e risparmi!