Immagina di dominare dal parabrezza un orizzonte di colline sconfinate e canyon vertiginosi. Immagina di guidare su strade panoramiche disegnate per assecondare la montagna. L’Andalusia a bordo del camper tra i Pueblos Blancos è una delle esperienze più incredibili che si possano fare. Non solo perché puoi staccare davvero la spina e immergerti in un paesaggio fatto di silenzi interrotti soltanto dallo scroscio dell’acqua di una cascata. Ma anche perché t’imbatti in luoghi vertiginosi con pareti a strapiombo dove si accoccolano borghi di un bianco accecante. Fondati dalle tribù berbere che si stabilirono in questa zona durante gli otto secoli di dominazione moresca, i Pueblos Blancos sono borghi per lo più fortificati e arroccati su alture con case dal tipico tetto piatto e muri in argilla imbiancati a calce in modo da riflettere i raggi del sole e mantenere fresco l’interno.

Abbiamo percorso un tratto della Ruta de Los Pueblos Blancos tra le province di Cadice e Malaga. Da Setenil de Las Bodegas a Vejer de la Frontera: un itinerario che ci ha ripagato di ogni chilometro percorso. L’entroterra dell’Andalusia, esplorando con il camper i Pueblos Blancos, regala puro godimento a chi viaggia in camper. Complice anche un clima mite tutto l’anno e un ritmo rilassato.
Setenil de Las Bodegas, il paese dal cielo di roccia

Per esplorare l’Andalusia in camper direzione Pueblos Blancos percorri l’autostrada costiera A-7, subito dopo aver superato il centro di Malaga, prendiamo lo svincolo per la A-357 in direzione Campillos. Man mano che la strada sale il paesaggio si fa più aspro e il verde sfuma nei toni ocra, grigio e rosso della roccia calcarea. Si sfiora lo spettacolare Desfiladero de los Gaitanes, un profondo canyon scolpito dal fiume Guadalhorce percorso dalle ardite passerelle del Caminito del Rey.
La vista si apre su un’ordinata geometria di ulivi (il celebre mar de olivos). Setenil de Las Bodegas non si avvista da lontano perché non si trova in cima a un colle. All’improvviso la strada si affaccia sull’intaglio scavato dal fiume Trejo. Il borgo appare inghiottito dalla vallata. Una cascata di case bianchissime letteralmente schiacciate sotto gigantesche piastre di roccia scura. Ci vollero sette assedi da parte dei re cattolici per sottrarre la città ai Mori nel 1484 durante la Reconquista. Lo ricorda il nome Septem nihil, ossia sette volte nulla.
6 luoghi imperdibili a Setenil de las Bodegas
1. Calle Cuevas del Sol

È la via più famosa: una fila di case bianche e bar con tavolini all’aperto schiacciati sotto un tetto di roccia baciata dal sole per quasi tutto il giorno.
2. Calle Cuevas de la Sombra
Una strada in cui la luce del sole non entra mai: un masso roccioso la chiude completamente dall’alto formando un vero e proprio tunnel di pietra naturale.
3. Il Castillo
Una fortificazione di origine islamica risalente al XIII secolo di cui restano pochissime tracce. Con un unico biglietto si visitano il Torreón del Homenaje, che permette di godersi una vista mozzafiato sul borgo, e l’Aljibe, una cisterna sotterranea coperta da volte, costruita per la raccolta e la conservazione dell’acqua durante gli assedi.

4. Casa de la Damita de Setenil
Un piccolissimo museo che racconta le radici antiche di Setenil e custodisce la damita, una statuetta antropomorfa femminile risalente all’età del Bronzo.
5. Iglesia de nuestra señora de la encarnación
Costruita sull’antica moschea della città. In stile tardo gotico tra il XV e il XVII secolo, spunta alla fine di Calle Villa. Merita una visita soprattutto per il suo belvedere.
6. I mirador

Regalano ognuno una prospettiva privilegiata e diversa sull’abitato. Tra i migliori ci sono il Mirador del Carmen, il Mirador de Lizón e il Mirador de la Villa.
Ronda, la città sospesa

Uscendo dalla gola del Trejo, il camper si lascia alle spalle le strettoie di Setenil risalendo verso la luce. Ci si immette su strade provinciali che poi confluiscono sulla statale A-374. È la classica strada andalusa che rende felice chi viaggia in camper. La carreggiata è ampia e la strada si snoda attraverso dolci saliscendi e curve morbide permettendo di godersi il panorama a ritmo lento. Si attraversano praterie punteggiate da querce da sughero e lecci secolari e più ci si avvicina alla città di Ronda, più si stagliano all’orizzonte i profili severi e frastagliati della Sierra de las Nieves e del Parque Natural de Grazalema.

L’arrivo al Puente Nuevo, realizzato nel 1793, regala una scarica d’adrenalina. Dalle balaustre del Paseo de Hemingway o dal Balcón del Coño lo sguardo precipita nel vuoto, in un baratro di quasi cento metri. E, sul fondo della gola del Tajo, il fiume Guadalevín è ridotto a un sottile nastro d’acqua verde. La seconda tappa può essere Plaza de Toros, dove nel Settecento nacque la “corrida a piedi” con la muleta (il drappo rosso). L’arena è particolare con la gradinata sormontata da una galleria a due ordini sovrapposti e i posti a sedere coperti, cosa rara per l’epoca.
Da vedere anche Palacio de Mondragón con i giardini acquatici pensili, residenza ufficiale del re moro Abomelic e successivamente dimora dei re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona dopo la conquista della città nel 1485. Attualmente è la sede del Museo Municipal de Ronda, che racconta la storia del territorio dalla preistoria fino all’epoca romana e araba.
3 esperienze nelle viscere di Ronda
1. Visitare la Mina de Agua

La Casa del Rey Moro, il palazzo in stile neomudéjar allestito dalla duchessa di Parcent intorno al 1910, è attualmente chiusa per ristrutturazione. Sono tuttavia accessibili i giardini pensili progettati da Jean Claude Nicolas Forestier e la Mina de Agua. Si tratta di un’opera idraulica realizzata all’inizio del XIV secolo per rifornire di acqua la città in caso di assedio. Si percorre una scalinata di circa 300 gradini intagliata nella roccia. Dopo una discesa di oltre sessanta metri di dislivello la galleria sfocia all’improvviso su una piattaforma affacciata sul letto del fiume Guadalevín.
2. Addentrarsi nei Bagni Arabi

Per raggiungere il complesso termale dei Baños Árabes de Ronda, nel quartiere di San Miguel, bisogna scendere per circa quindici minuti verso il letto del fiume. Di epoca moresca, con archi a ferro di cavallo su mattoni e pietre che sostengono volte a botte in mattoni. Fu costruito incassato nel terreno per trattenere il calore e mantenere l’umidità.
3. Guardare verso il cielo dal Caminito del Tajo
Fino a poco tempo fa, il Tajo si poteva solo contemplare dall’alto, affacciandosi dai balconi della città. Con questo percorso costituito da passerelle a sbalzo in legno e metallo ancorate alla roccia, a un’altezza di circa tre metri sopra il fiume, non si guarda più verso il baratro. Si alzano invece gli occhi verso il cielo dal fondo della terra. Si prende il via da Plaza de María Auxiliadora. L’esperienza ha una durata di circa quaranta minuti e vi si accede con un biglietto di 5 euro che comprende la fornitura di un casco.
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Arcos de la Frontera, vertiginoso confine

Da lontano Arcos de la Frontera appare aggrappata al ciglio di un precipizio. E quel senso di vertigine ci accompagna anche quando arriviamo in Plaza del Cabildo, che sembra terminare nel vuoto. Superate ogni paura: affacciatevi dalla balaustra del Mirador della Peña e godetevi il paesaggio. Sulla piazza si concentrano le attrazioni principali: la Basílica de Santa María de la Asunción in stile gotico-mudéjar, il Castillo de los Duques e il palazzo comunale.

Basta addentrarsi nel dedalo di vicoli bianchissimi d’impronta araba per comprendere l’origine del nome della città. “Arcos” per la sequenza di archi in muratura che uniscono in pochi centimetri case addossate l’una all’altra. “Frontera” per indicare la posizione di confine tra i territori cristiani e arabi dall’altro. Bésame en este arco, recita una scritta che introduce a una panchina di ferro posizionata nel punto esatto in cui il vicolo si trasforma in un belvedere. Lo sguardo scivola oltre la rupe e abbraccia un panorama spettacolare sulla valle.
Vejer de la Frontera, mulini e azulejos

Dalle alture della Sierra de Grazalema scendiamo verso la Costa de la Luz. Arroccato su un’altura a picco sulla gola del fiume Barbate, con vista sulla costa da Tarifa a Cadice, Vejer de la Frontera ha origini fenicie. Sotto il dominio arabo divenne un importante centro agricolo. Lo testimoniano i mulini a vento costruiti negli anni Sessanta nel quartiere di San Miguel. Oggi è possibile visitare su richiesta il mulino di San Francisco e ammirare i vecchi macchinari per la macinazione del grano.
Plaza de España
Plaza de España riproduce in piccolo l’omonima piazza di Siviglia. Il salotto del borgo, con la meravigliosa fontana rivestita di azulejos con rane in ceramica che spruzzano acqua. D’obbligo la foto di rito sul grazioso belvedere con la Cobijada, la scultura omaggio alla donna di Vejer in costume tradizionale. Un abito nero di origine araba che avvolge interamente il corpo lasciando scoperto soltanto un occhio.

Perdetevi nel reticolo di vicoli della Judería, il quartiere ebraico, e lasciatevi sorprendere dai patios vejeriegos, i cortili interni con le facciate bianche decorate con vasi di gerani e bouganville. Non vi sfuggirà l’Arco de las Monjas, uno dei punti più fotografati della città, situato proprio a ridosso del quartiere ebraico. Nel punto più alto del centro storico svettano la Iglesia del Divino Salvador, costruita sopra l’antica moschea, e il castillo che unisce elementi arabi. Come l’arco d’ingresso a ferro di cavallo – a rimaneggiamenti medievali cristiani. Per chi è in cerca di stimoli più contemporanei, poco fuori dalla città la Fundación NMAC. Un crocevia di artisti internazionali che hanno creato una galleria en pleinair dove l’arte si mescola al paesaggio.
Le tapas, un motivo in più per visitare l’Andalusia

Gironzolare tra un locale e l’altro piluccando le piccole porzioni di specialità fredde o calde, è un rito assai radicato nella vita sociale dei Pueblos Blancos. Le taverne di paese e i piccoli caffè propongono a tutte le ore piattini a base di Queso Payoyo, un formaggio di capra locale. In abbinata a gazpacho, salmorejo, anchoas (acciughe sott’olio), boquerones en vinagre (alici sott’aceto) e tortilla de patatas. Ma anche piatti caldi come rabo de toros (coda di toro) e migas con huevos rotos (uova strapazzate con patate).
Il mollete, lo spuntino del mattino
La mattina va per la maggiore il mollete, un panino tondo e leggermente piastrato aperto a metà. Nella versione classica condito con olio extravergine e pomodoro fresco. In quelle più elaborate con l’aggiunta di Jamón Serrano o Ibérico o di manteca colorada, ossia strutto di maiale fuso e aromatizzato con paprika e pezzi di carne speziata.
Come arrivare in camper

Per accorciare il tragitto via terra può risultare conveniente imbarcarsi da Genova o Civitavecchia alla volta di Barcellona. Da qui si può proseguire la rotta verso sud. Con la tessera del PLEINAIRCLUB usufruisci dello sconto con le compagnie Grimaldi Lines e Grandi Navi Veloci. Per raggiungere i Pueblos Blancos, da Malaga si imboccano la A-357 e la A-367. Le due strade hanno pendenze dolci e carreggiata larga, passando vicino al Caminito del Rey e al borgo di Ardales.
Sosta camper

Quando affronti un viaggio in Andalusia in camper devi sapere che quasi tutti i Pueblos Blancos dispongono di aree attrezzate o campeggi nelle vicinanze. Ma anche di piazzali autorizzati per la sosta diurna e notturna. Le strade dei borghi sono strette e ripide. Generalmente si parcheggiano i mezzi nella parte bassa o periferica del paese e si prosegue a piedi o in navetta.
- Ad Arcos de la Frontera c’è il parcheggio in Avenida Duque de Arcos 12, tel. 0034/607877849; a 800 m dal centro. In alternativa c’è il Camping Lago de Arcos.
- A Barbate c’è il Camping Caños de Meca.
- Cádiz dispone del Parking Muelle Reina Sofía in Calle Nuevo Mundo s/n. Tariffa: 8 euro al giorno, sosta di massimo 72 ore; nel centro storico della città.
- Grazalema è dotata di un campeggio: Camping Los Linares.
- Malaga dispone dell’area attrezzata Área de Málaga Beach, Diseminado R10 44, tel. 0034/951904391; tariffa: dai 13 ai 16 euro al giorno; 5 euro carico e scarico.
- Olvera ha il Camping Pueblo Blanco.
- Ronda ha Área Ciudad de Ronda in Calle Torero Francisco Romero s/n, tel. 0034/951151176, tariffa: 24 euro al giorno, videosorvegliata, a circa 25 minuti a piedi dal centro. In alternativa c’è il Camping El Sur.
- Setenil de Las Bodegas è dotata di un parcheggio gratuito in Calle Ramón Y Cajal 37, a dieci minuti a piedi dal centro. In alternatova c’è il Camping El Nogalejo.
- Vejer de la Frontera dispone di parcheggi consultabili sul sito dell’ufficio turistico. Alternative sono il Camping Vejer. e Áreas de Autocaravanas El Palmar.
- Zahara de la Sierra ha Área Recreativa de Arroyomolinos.
Indirizzi utili
Se vuoi programmare un viaggio in Andalusia in camper tra i Pueblos Blancos ti consigliamo di consultare il sito dell’Ente Spagnolo del Turismo. Per la provincia di Cadice trovi info utili sul sito del Patronato Provincial Turismo De Cádiz. Se si vuole andare a Setenil puoi contare sul sito dell’Ufficio Turistico. Oficina Municipal de Turismo de Ronda è utile se servono informazioni utili per esplorare Ronda.
testo di Ida Santilli
Alcuni nostri lettori hanno raccontato in un diario di viaggio l’Andalusia in camper nei Pueblos Blancos su PleinAir.
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