Sei mai stato in Val di Cornia? Ci siamo andati in camper e abbiamo scoperto che c’è tanto per comporre un itinerario tra cantine affascinanti e borghi storici come Suvereto. Per la sosta camper puoi fare base a Castagneto Carducci, a una ventina di chilometri e risparmiare nell’area attrezzata Camperesort.
Suvereto, in provincia di Livorno, è un borgo che ha ricevuto la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano ed è tra i Borghi più belli d’Italia. Vicoli e piazzette, archi e scalinate custodiscono tesori d’arte e architettura e non poche curiosità, tra cui spicca l’originale Museo Artistico della Bambola. E una visita a questo grazioso paese non potrà fare a meno di una degustazione di uno dei quattro tipi di vini Docg locali.
Per assaggiarli ci si può rivolgere a una delle ventuno cantine che compongono il circuito Suvereto Wine. Il borgo è vicino al Parco archeologico di Baratti e Populonia e alle aree naturali protette di Montioni e della Sterpaia.

La Rocca Aldobrandesca, balcone sull’Isola d’Elba
Dall’alto della Rocca Aldobrandesca e dal Belvedere, guardando verso il mare, possiamo ammirare con nitidezza l’Isola d’Elba. Era il XII secolo quando fu costruita la torre sul colle dove i conti Aldobrandeschi, signori del nascente castello, fecero poi sviluppare il complesso della Rocca che oggi domina una vasta campagna dai dolci rilievi, tappezzata di boschi, macchia, vigne e ulivi secolari.
Sembra, però, che prima del Mille esistesse un castrum a ridosso di una chiesetta intitolata a San Giusto. All’anno 1201 risalgono invece con certezza le concessioni economiche e politiche fatte dal conte palatino Ildebrandino VIII: a seguito di ciò l’abitato prese forma, si dette un palazzo comunale e fu eretto il convento di San Francesco.
Nel 1237, con l’adesione alla lega ghibellina, Suvereto entrò nella sfera d’influenza della Repubblica di Pisa, a cui si deve la fortificazione del castello. Successivamente oltre alla cinta muraria furono costruiti edifici e ampliati altri, tra cui il convento di San Francesco che si dotò di un bel chiostro. Nel 1399 Gherardo Appiani, signore di Pisa, vendette la cittadina ai Visconti di Milano, ritirandosi a Piombino e gettando le basi di un nuovo stato indipendente, di cui Suvereto seguì a lungo le sorti.
Tra il Quattrocento e il Cinquecento nacquero le chiese di Madonna sopra la Porta, di San Leonardo e di San Rocco, e giunsero vari artisti tra cui Andrea Guardi che realizzò l’edicola marmorea della Madonna con Bambino posta sopra la Fonte degli Angeli. Con l’arrivo delle nuove ferriere sul Cornia si formò un’area pre-industriale in località Forni, ma neanche le attività metallifere riuscirono a fronteggiare lo spopolamento che interessava l’intera Maremma. Così nel 1573 fu fondato il castello di Belvedere su una collina a nord e richiamati braccianti, pastori e mano d’opera per ripopolare il territorio.

I prodotti tipici
Un tempo terra di grano, di ferro e di sughero (il “suvero” da cui deriva il nome) oggi il paese sa rendere omaggio con compiutezza ai sapori genuini della tavola tradizionale. A partire dal vino, il prodotto che ci richiama addirittura Elisa Bonaparte. Era il 1805 e il borgo, entrato nel dominio napoleonico dopo la battaglia di Marengo (1800, seconda Campagna d’Italia) fu inglobato nel nuovo Principato di Lucca e Piombino, che Napoleone assegnò alla sorella Elisa detta La Baciocca perché moglie del principe Felice Baciocchi. La coppia “imperiale” avviò la rinascita dell’agricoltura per mezzo di riforme e opere d’ammodernamento. Furono riorganizzate le campagne e piantati vigneti “all’uso di Bordeaux”; dacché ai giorni nostri, oltre al sangiovese, la Docg prevede l’utilizzo di cabernet sauvignon e merlot.
In effetti a Suvereto la giornata finisce sempre a tavola davanti a un piatto della tradizione. Ad esempio al ristorante I’ Ciocio, dove lo chef Fabrizio Caponi e la moglie Deanna propongono ricette anche rivisitate come la Reale Familiare, un taglio di carne meno pregiato cotto a bassa temperatura; oppure Dal Cacini, dove lo chef Marco Ticciati e la moglie Moira propongono piatti del giorno a base di pesce del vicino litorale.
Enoteca Le Carceri
Ma prima di cenare l’occasione dell’aperitivo è ghiotta in un borgo dove non manca mai il vino. All’Enoteca Le Carceri, negli spazi delle antiche prigioni, Andrea Giovani mette in carta tutte le etichette del territorio (ma non solo). L’accompagnamento gourmet? Con taglieri di salumi, formaggi, acciughe dell’Elba, tartare, carpacci di fesa e altre sfiziosità di questa vetrina enologica che è anche una bussola per scoprire il territorio di cantina in cantina.
Suggerimenti? Tra vigne di cabernet sauvignon e merlot, ma anche di vermentino, c’è da divertirsi. «Il territorio della Val di Cornia – ci spiega Nico Rossi, presidente del Consorzio di tutela Suvereto e Val di Cornia – è interamente esposto a sud, ha terreni ricchi di minerali, già importanti in epoca etrusca per l’estrazione del ferro. Sono terre dove c’è influenza di boro, dovuto alla geotermia, poiché ci troviamo in un’area con presenza di acque calde nel sottosuolo. Tutto questo caratterizza la qualità dei nostri vini».

Un tour enologico
Il nostro giro enoturistico comincia proprio nella cantina del presidente, Gualdo del Re, in un caveau del merlot ricco di bottiglie numerate e di qualità, “ampolle” disegnate dei maestri vetrai di Murano. Duemila pezzi unici da collezione.
La tappa successiva è da Tua Rita, dove ci accolgono Stefano Frascolla e la moglie Simona con etichette di qualità da uve vermentino e sangiovese, da vitigni internazionali e anche con vini macerati in anfora di terracotta.
Cantina Petra
Per gli amanti dell’architettura, la tappa da non perdere è la cantina Petra della famiglia Moretti, progettata dal noto architetto Mario Botta, una struttura tanto iconica all’esterno quanto spettacolare, luminosa e di forte impatto all’interno, a partire da un tunnel multicolore di botti.
Cantina Casadei
Passiamo poi alla cantina Casadei, mix di estetica e sostenibilità ambientale. Affacciato sulle vigne di merlot e cabernet sauvignon troviamo il Cannocchiale, una grande opera di Saverio Innocenti che incornicia la vista su una passeggiata tra i filari. E proprio girando tra le vigne ci imbattiamo in un laghetto popolato di oche e galline nonché in un museo en plein air della civiltà contadina, con vecchi utensili sparsi nei campi.
Cantina La Fralluca
Altri suggerimenti? La cantina La Fralluca è stata aperta, indovinate un po’, da Francesca e Luca: lei pisana, lui milanese, entrambi con esperienze nella moda, dal 2005 coltivano il sogno realizzato di una azienda agricola in Toscana: quarantacinque ettari tra bosco, macchia mediterranea e vigne coltivate a sangiovese, vermentino e altri vitigni.
Cantina Terradonnà
Oppure – ottimo indirizzo per i lettori di PleinAir – la cantina Terradonnà, produttrice anche di olio extravergine d’oliva, che ospita camper per una notte con degustazione di un calice in offerta. Meglio di così…
Cantina Macchion dei Lupi
E ancora, per i più attenti alle novità del mercato: alla cantina Macchion dei Lupi un lodigiano, Carlo Parenti, una ventina d’anni fa decise di cambiar vita e mettersi a produrre vini biodinamici da uve vermentino, trebbiano rifermentato in bottiglia e ansonica (anche in anfora).
Bulichella
Se infine volete un ultimo assaggio il nostro giro finisce alla Bulichella del designer giapponese Hideyuki Miyakawa, oggi ottantaseienne e un tempo socio di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani. Arrivò in Italia in moto per seguire le Olimpiadi di Roma del 1960, corrispondente di una rivista nipponica. Al Salone dell’Auto di Torino conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie. In seguito scelse Suvereto come buen retiro, e dagli anni Ottanta produce vino. Biologico, da tempi non sospetti.

Suvereto a pedali
In zona sono diversi gli sterrati e i percorsi tra campi e vigne per gli amanti del trekking e della bici. Il Belvedere si raggiunge dal borgo su strada asfaltata poco trafficata (circa 4 km): Da qui, dove possiamo fare degustazioni sulla terrazza panoramica della cantina I Mandorli (tel. 0565 827236), si prosegue lungo percorsi segnalati tra ulivi, vigne e macchia mediterranea. Sempre dal Belvedere si raggiunge Sassetta (circa 13 km) tramite una via sterrata.
Per i più sportivi ci sono anche gli anelli che compongono i due circuiti (circa 90 e 50 km) della 99 curve Vintage Race, che si tiene a maggio: un itinerario di saliscendi, sterrate e asfaltate che possiamo percorrere anche con le guide del Tutun Club, a cui è possibile rivolgersi anche per noleggiare le bici da trekking (tel. 338 5430159).
Per la sosta camper
Suvereto dispone di un’essenziale area attrezzata in Via dei Forni (SP22). Alberata e illuminata, dispone di acqua e pozzetto di scarico. Il Comune ha attualmente avviato la progettazione di una nuova e più funzionale struttura per l’accoglienza dei veicoli ricreazionali.
L’azienda agricola Terradonnà, che produce olio e vino, garantisce un pernottamento con tanto di allaccio idrico ed elettrico e persino l’offerta di un calice in degustazione (località
Notri 78, tel. 331 4026914).
Oltre a una buona rete di campeggi, i dintorni contano numerose aree camper e approdi rurali a cui fare riferimento consultando il Portolano e l’AgriPleinAir.
Visite in cantina
- Bulichella, località Bulichella 131, tel. 0565 829892, www.bulichella.it.
- Casadei, località San Rocco, tel. 0565 1933605, www.famigliacasadei.it.
- Gualdo del Re, località Notri 77, tel. 0565 829888, www.gualdodelre.it.
- La Fralluca, località Barbiconi 153, tel. 0565 829076, www.lafralluca.com.
- Macchion dei Lupi, località Acquari 192, tel 347 3240899, www.macchiondeilupi.it.
Dove mangiare
- Enoteca Le Carceri, Via Matteotti 27, tel. 335 5621758.
- I’ Ciocio, Piazza dei Giudici, tel. 0565 829947, www.osteriadisuvereto.it.
- Dal Cacini, Via del Crocifisso 3, tel. 0565 828313 o 366 1901523 www.ilcacini.it.
Cambusa e non solo
Per qualche acquisto goloso e d’artigianato locale ecco tre suggerimenti. L’agriturismo Poggio Diavolino produce olio extravergine d’oliva, pane nero da farine di varietà antiche, salumi, insaccati… e uova azzurre, verdi e rosse covate da galline originarie di mezzo mondo (località Poggio Diavolino 216, tel. 393 5298240 o 349 7556122).
Al caseificio Deiola troviamo invece pecorini, ricotta, primo sale e formaggi affinati in vinacce, cenere, erba medica e foglie di castagno, più una linea di aromatizzati a peperoncino, pistacchio, pepe, mirto, pepe e zafferano. Tutto viene prodotto con latte del proprio allevamento (località Valdicciola 170, tel. 333 4387312).
E se dopo tutto questo gironzolare siete stanchi di camminare, da Quel Pellaio di Diego trovate scarpe, stivali e sandali artigianali fatti su misura, di cuoio e pelle di vitello, mucca, struzzo e pitone. Quattro le linee: Classica, Maremma, Estiva e Storica, Via Piave 8-10, tel. 347 1931632).