Il Veneto è la regione italiana che conserva il maggior numero di centri storici fortificati che hanno resistito per secoli ad assedi, conquiste e all'impietoso trascorrere del tempo. Siamo andati a visitarne cinque: Castelfranco Veneto, Lazise, Soave, Marostica e Montagnana
Indice dell'itinerario

Per secoli il territorio veneto fu sconvolto dalle lotte per il potere tra le signorie di Padova, Verona, Treviso, Vicenza, Venezia: agli eserciti degli Scaligeri, dei da Romano, dei Carraresi, degli altri signori locali e dei Dogi si affiancavano quelli dei Visconti di Milano, dei Gonzaga di Mantova, degli Estensi di Ferrara e milizie provenienti dal resto d’Italia o dal Nordeuropa. Per questi motivi, e poiché nella pianura padana in Veneto non esistono ostacoli naturali con la sola eccezione del Po, dell’Adige e degli altri fiumi più importanti, furono molti i borghi che si dotarono di mura e torri per proteggersi dagli attacchi del nemico di turno.

mura lazise su lago

Proprio la presenza di queste spettacolari cinte murarie costruite in mattoni, che spiccano anche a distanza con i toni accesi del rosso fuoco, accomuna i centri storici di località come Soave, Lazise, Marostica, Montagnana e Castelfranco offrono lo spunto a un itinerario tematico capace di offrire qualche sorpresa – speriamo – anche a chi ha già percorso questa parte del Veneto in lungo e in largo.

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Castelfranco Veneto (TV)

Castelfranco è oggi circondata da estese aree industriali, la città è la dimostrazione che in Veneto, anche nei luoghi in cui le attività artigianali e manifatturiere sembrano regnare sovrane e i centri commerciali continuano a spuntare come funghi, la storia e l’arte sono sempre presenti.

La storia di Castelfranco Veneto

Al contrario di molti centri della regione, che hanno origini piuttosto antiche, Castelfranco Veneto nacque nel 1195 quando la città di Treviso decise di edificare una fortezza al confine con Vicenza e Padova, nel punto in cui si incontravano le vie Postumia e Aurelia, in una zona dove l’unico confine naturale era rappresentato dal fiume Musone. A popolare il nuovo insediamento non furono però soldati ma liberi cittadini che ottennero l’esenzione dalle imposte, come testimonia quel “franco” che conclude il toponimo.

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Il castello passò nel 1246 ad Ezzelino III da Romano, che lo rafforzò con una torre sul lato meridionale, e tornò a Treviso dopo la sua morte nel 1259. Nel 1329 passò a Verona, e solo dieci anni più tardi seguì le sorti di gran parte del Veneto entrando nei possedimenti della Serenissima. Il ‘400 e il ‘500, gli anni di Giorgione, furono di grande prosperità economica, e a quell’epoca risalgono gli edifici mercantili con portici e magazzini, il mercato, le ville delle famiglie nobili. Le mura del borgo medioevale, che datano ai primi anni della città, sono affiancate da un fossato, da aree verdi e da statue (come la citata effigie del pittore).

Il centro storico di Castelfranco Veneto

La Porta di Treviso e la sua torre vennero impreziosite nel ‘400 da un orologio e da un grande Leone di San Marco, mentre la torre della porta meridionale, chiusa nel 1665, fu trasformata nel campanile del duomo neoclassico: all’interno della chiesa sopravvivono i resti di un edificio di culto più antico, sui quali spicca la celebre Madonna di Giorgione. Nel vicino museo, allestito in quella che era la casa dell’artista, sono i Simboli delle arti liberali e meccaniche. Provengono invece dalla smantellata Villa Corner del Paradiso le statue di Piazza San Liberale, che si apre nel cuore del borgo.

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Lazise (VR)

Se Castelfranco Veneto è una sorpresa per molti, lo stesso non vale per Lazise, il borgo fortificato che si affaccia lungo la sponda veronese del Lago di Garda. A portata di mano per chi raggiunge il Veneto lungo la A4 Milano-Venezia o la A22 del Brennero, la cittadina è oggi frequentata da migliaia di turisti, spesso di lingua tedesca. Molti arrivano in bici sulla pista ciclabile che corre sulla sponda del bacino, altri in barca a vela sfruttando il vento teso che batte spesso il più grande lago italiano. I battelli di linea permettono inoltre di arrivare comodamente da Peschiera, da Sirmione e da varie altre località rivierasche, come abbiamo scritto nel nostro itinerario sul Lago di Garda.

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La storia di Lazise

Fortificata nell’Alto Medioevo, Lazise divenne più tardi una piazzaforte degli Scaligeri, i signori di Verona. Le sue mura vennero ricostruite nel XIV secolo per volere di Alberto II e Mastino II della Scala, mentre la Rocca, che sorveglia ancora oggi l’abitato, assunse le forme attuali tra il 1375 e il 1381 per volontà di Cansignorio e Antonio della Scala: una scelta opportuna visto che pochi anni dopo, nel 1387, Lazise fu posta sotto assedio dalle truppe dei Visconti, signori di Milano.

Nel 1439 l’attacco giunse invece da Venezia, nella guerra che si concluse con l’ingresso di Verona e dei centri vicini sotto l’egida della Repubblica lagunare, ma i veneziani si trovarono a difendere il borgo nel 1529, quando ad attaccare furono le milizie dell’impero germanico al comando del duca di Brunswick.

vecchia dogana lazise

Il centro storico di Lazise

Cuore di Lazise è l’elegante porto antico, parte della darsena che ospitava le galee di Verona e poi di Venezia (oggi sostituite perlopiù dalle barche dei pescatori) e che uno stretto passaggio mette in comunicazione con il Garda. Il molo che separa il porto vecchio dal lago è intitolato a un personaggio locale che meriterebbe di essere meglio conosciuto, il farmacista e botanico Francesco Fontana che scoprì nel 1824 l’acido acetilsalicilico, il principio attivo dell’aspirina.

Si affaccia sul bacino la semplice chiesa romanica di San Nicolò, del XII secolo, affiancata da un campanile settecentesco; tra gli affreschi della navata è una Madonna che allatta, del ‘300, mentre risale all’800 il Crocifisso. Alle spalle della chiesa è la Dogana veneta, dove in passato dovevano pagare un dazio i viaggiatori e le merci provenienti dalla sponda lombarda e da quella trentina, che per secoli fu austro-ungarica.

Nella darsena, al termine di un complesso restauro, verrà sistemato il relitto di una galea veneziana lunga 30 metri e larga 6, affondata dal suo stesso equipaggio nel 1509 affinché non cadesse in mano delle truppe della Lega di Cambrai, e recuperata proprio di fronte a Lazise. Solo in occasione di mostre ed eventi, invece, è possibile visitare la Rocca che il conte Giovan Battista Buri fece restaurare a metà dell’800, completandola con un parco ricco di piante rare. Accanto alla Rocca è la cinquecentesca chiesetta di Santa Maria delle Grazie, mentre ai piedi della fortificazione si trovano le porte di San Zeno e del Lion e il tratto meglio conservato delle mura.

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Soave (VR)

La storia di Soave

Meno di 30 chilometri ad est di Verona, chi viaggia sull’autostrada o in treno verso Vicenza e Venezia scopre, ai piedi delle colline rivestite da vigneti e uliveti, una delle più belle città fortificate del Veneto. Nata ai tempi di Roma come presidio lungo la via Postumia e ricostruita nell’Alto Medioevo da Berengario I, Soave appartenne ai conti di San Bonifacio sino ai primi anni del ‘200. Nel 1226 fu conquistata dal condottiero Ezzelino da Romano, nel 1270 passò a Verona e divenne un’importante piazzaforte sul confine con i possedimenti vicentini: risale a quegli anni l’imponente cinta muraria che circonda l’abitato anche oggi.

Nel 1338 venne attaccata da un esercito di Venezia, che fu respinto dalle truppe di Mastino della Scala; il suo successore Cansignorio, fra il 1369 e il 1375, fece rafforzare la cerchia. Alla caduta degli Scaligeri, come tutto il territorio veronese anche Soave passò ai Visconti, quindi ai Carraresi di Padova e infine ai Gonzaga.

Nei primi anni del ‘400, quando il Veneto venne unificato sotto Venezia, la cittadina perse la sua importanza, le mura non furono più restaurate e vaste aree furono cedute a privati. Più tardi, nel 1556, il castello divenne residenza di campagna e fattoria della famiglia veneziana dei Gritti, fino all’abbandono nel XVIII secolo. Il restauro dell’edificio fu avviato nel 1889 dal senatore Giulio Camuzzoni, bisnonno dell’attuale proprietaria.

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Il centro storico di Soave

Porta Verona è l’imponente ingresso al centro storico. Una salita conduce alla parrocchiale di San Lorenzo, di origine medioevale ma rifatta in forme neoclassiche, e poi alla piazzetta sulla quale si affaccia il Palazzo Cavalli, eretto nel 1411 in stile gotico veneziano, con notevoli affreschi in facciata e un grande scalone d’onore. Continuando a salire si tocca la chiesa di Santa Maria di Montesunto, anch’essa del secolo XV, e si raggiunge l’ingresso del Castello Scaligero, il monumento più importante della città.

Prima di ripartire vale senz’altro la pena assaggiare l’ottimo vino bianco locale, uno dei DOC più importanti del Veneto: visitando una delle numerose cantine della zona si potranno scoprire le differenze tra il Soave, il Soave Classico, il Soave Superiore e il Recioto di Soave, tutti prodotti con uve Garganega e Trebbiano di Soave.

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Marostica (VI)

Da Vicenza, piegando a nord in direzione di Bassano del Grappa e dei pendii che salgono all’altopiano di Asiago, una deviazione fra le più battute è quella che conduce a Marostica. Celebre in Italia e nel mondo per la partita a scacchi con pezzi viventi che va in scena negli anni pari, la cittadina conserva impressionanti opere difensive medioevali: il Castello Inferiore o da Basso, oggi sede comunale, e il Castello Superiore, che sorge sul Monte Pausolino a 256 metri di quota, sono collegati da ben 2 chilometri di mura ottimamente preservate.

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La storia di Marostica

Oltre alla frequentatissima rievocazione in costume, un folto calendario di appuntamenti culturali, feste e sagre attira visitatori durante tutto l’arco dell’anno, ma la notorietà di Marostica è da sempre legata al suo ruolo di piazzaforte militare. La storia della città inizia con i Celti e gli Euganei, per proseguire con l’occupazione da parte delle legioni di Roma (il toponimo, secondo l’ipotesi più accreditata, deriva dalla fusione del vocabolo celtico mar, sopra, e del romano hosticum, accampamento). Nel V e nel VI secolo si scontrarono qui Ostrogoti e Bizantini, e più tardi la città fu contesa tra il re longobardo Berengario e Guido di Spoleto, appoggiato dagli Ungari.

Nell’XI secolo Marostica passò agli Ezzelini, poi appartenne ai Vicentini, ai Carraresi e agli Scaligeri, che si scontrarono duramente con Padova: risale alla loro dominazione, intorno alla metà del ‘300, la struttura odierna delle mura, una cerchia di nitido disegno scandita dalle porte Bassanese, Vicentina e Breganzina e da venti torricelle minori. A completare l’opera, tra la fine del XIV e il XV secolo, furono i Visconti e poi Venezia.

Il centro storico di Marostica

Il Castello da Basso, trasformato sotto gli Austriaci, ha ripreso le sue forme medioevali nel 1935 e conserva affreschi del ‘400. Raggiunta la vicina Piazza Castello, si attraversa il centro e si incrocia Via Mazzini, per poi salire alla chiesa di Sant’Antonio Abate e alla barocca chiesa del Carmine, del 1618. A sinistra di quest’ultima inizia il viottolo selciato che sale tra gli ulivi e conduce in una ventina di minuti al Castello Superiore, offrendo un magnifico panorama su Marostica e le sue mura già dopo pochi minuti di cammino.

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Montagnana (PD)

Nel cuore della Pianura Padana, a sud dei Colli Euganei e in vista del corso dell’Adige, si alzano le mura e le torri di Montagnana, costruite nel ‘300 dai signori di Padova. Lo sviluppo di circa 2 chilometri, le ventiquattro torri e l’altezza di oltre 10 metri ne fanno un’opera straordinaria, che solo la foschia della Bassa riesce a velare nelle giornate più umide.

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La storia di Montagnana

Abitata fin dal Neolitico, Montagnana divenne importante ai tempi di Roma, quando controllava l’accesso da nord al ponte con il quale la Via Emilia Altinate scavalcava l’Adige. Nel 589 la deviazione del fiume a seguito di una catastrofica alluvione spinse però il traffico in direzione di Este, e Montagnana iniziò a riprendersi solo poco prima del Mille, quando vennero costruite le mura.

Fu invece Ezzelino da Romano, signore della città dal 1242 al 1257, a far erigere il poderoso castello di San Zeno, il più antico tra i monumenti cittadini che sono arrivati fino a noi. Più tardi Montagnana passò a Padova e le mura furono rafforzate in vista di una guerra contro Verona. Nei primi anni del ‘400, come gran parte del Veneto, la cittadina entrò fra i possedimenti di Venezia, divenne snodo di commerci e conobbe una nuova ricchezza: lo ricordano il duomo di Santa Maria Assunta, il Palazzo dei Pisani, disegnato dal Palladio, e il nuovo Palazzo del Comune, progettato dal veronese Michele Sanmicheli.

Il centro storico di Montagnana

La visita inizia da Porta Padova, sovrastata dal mastio alto 44 metri, fatto edificare da Ezzelino da Romano insieme al castello di San Zeno, che oggi ospita il Museo Civico; all’esterno delle mura è il Palazzo dei Pisani. Via Carrarese conduce al Palazzo Comunale, affiancato da un portico dove si conserva qualche affresco. Il duomo, in posizione obliqua rispetto al piano ortogonale della città, sorveglia la Piazza Maggiore al centro della quale, dopo l’Unità d’Italia, venne sistemata una statua di Vittorio Emanuele II.

L’interno della chiesa è opera dell’architetto Lorenzo da Bologna, mentre sull’altare maggiore spicca la pala della Trasfigurazione, di Paolo Veronese. Notevoli anche i dipinti dedicati alla battaglia di Lepanto e l’Assunzione della Vergine, del vicentino Giovanni Buonconsiglio. Proseguendo dall’altro lato della piazza si raggiunge in breve la Porta Vicenza o Porta Nuova, del 1504.

Seguendo Via Matteotti, scandita da eleganti palazzi, si arriva infine alla Rocca degli Alberi, protetta da un fossato anche verso l’interno. Questa fu costruita dai Carraresi intorno al 1260 e da qualche anno ospita un ostello per la gioventù. Una nuova destinazione di pace per una delle tante storiche architetture di guerra del Veneto.

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Testo e foto di Stefano Ardito

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