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PleinAir | Viaggio

3 luglio 2018

We are Alps

Alpi Giulie da Kranjiska Gora

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Un viaggio per riflettere sul futuro della catena che unisce la Francia alla Slovenia, e separa l’Italia dai paesi dell’Europa centrale.  

di Stefano Ardito

Michael costruisce barche di legno sulle rive di uno dei laghi più limpidi d’Europa. Un suo omonimo, a qualche chilometro di distanza, anima una cooperativa di allevatori che produce formaggi d’eccellenza. Ervin, al di là del confine, noleggia mtb e bici da strada e accompagna turisti su ciclabili e mulattiere delle Alpi Giulie.

Oltre un altro confine, ai piedi delle Alpi Carniche, Kaspar alleva vacche e capre, ha aperto un agriturismo, tenta di ridar vita a un vecchio borgo. Nel tentativo di rianimare Dordolla lo aiuta Christopher, filmmaker e scrittore inglese, che a questi luoghi ha dedicato un documentario vincitore di vari premi.

“Per creare lavoro, in molte zone delle Alpi, occorre avere uno spirito da pionieri” commenta Markus Reiterer, diplomatico austriaco che dal 2013 è il segretario della Convenzione delle Alpi, il trattato più importante per la tutela e lo sviluppo della catena.

La Convenzione, ratificata nel 1991 dagli otto paesi alpini (Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia e Svizzera) e dall’Unione Europea, interessa 190.000 chilometri quadrati e 14 milioni di persone.

Otto protocolli, vincolanti per gli Stati, si occupano di temi legati all’ambiente e all’economia come le foreste e le acque, i trasporti e la gestione del suolo. Tre dichiarazioni (non vincolanti per i Paesi aderenti) sono dedicate a popolazioni e cultura, al cambiamento climatico e all’economia sostenibile.

Ma la Convenzione non lavora solo con leggi e documenti. Gli escursionisti conoscono la Via Alpina, un sistema di itinerari di trekking che attraversano la catena dalle Alpi Carniche e Giulie fino al Piemonte e alla Costa Azzurra.

Da quattro anni, a dicembre, gli eventi di “Leggere le montagne” coinvolgono appassionati di vette e sentieri nei Paesi aderenti alla Convenzione e non solo. Nell’edizione 2017, ai 130 eventi dell’arco alpino se ne sono aggiunti altri sull’Appennino, sui Carpazi e a New York.

Gli incontri con i personaggi che abbiamo citato all’inizio si riferiscono a un evento diverso. I viaggi del programma “We are Alps” (“Noi siamo le Alpi”) conducono gruppi di giornalisti di diversi Paesi in viaggi a tema.

L’itinerario di quest’anno, della durata di quattro giorni, si è svolto tra giugno e luglio tra la Carinzia austriaca, il Friuli e il Parco sloveno del Triglav. Hanno partecipato giornalisti di Austria, Germania, Italia, Slovenia e Svizzera. Per spostarci abbiamo utilizzato bus di linea e treni, con qualche tratto in bici o a piedi.

L’itinerario è stato ricco di spunti e scoperte anche per chi, come chi scrive, conosce bene quella parte delle Alpi. Anche se breve, è stato un viaggio ricco di spunti per riflettere sul futuro della catena che unisce la Francia alla Slovenia, e separa l’Italia dai paesi dell’Europa centrale.

Parlare di “We are Alps” su pleinair.it non ha solo un valore culturale e politico. I luoghi e le storie che abbiamo incontrato possono essere facilmente inseriti negli itinerari di chi viaggia in camper, in auto con la caravan o la tenda al seguito, o magari in bici o a piedi. Servirsi dei mezzi pubblici è facile in Austria, ma è possibile anche in Italia e in Slovenia.

Da Spittal am der Drau, con al centro il bel castello di Porcia, abbiamo raggiunto il Weissensee, un lago protetto da un Parco naturale, ai piedi delle Alpi Carniche. Qui Michael Winkler, del cantiere Domenigg, ci ha spiegato la costruzione delle barche tradizionali, a fondo piatto o con la chiglia.

Martin Müller, pescatore e biologo, ci ha raccontato della difficile gestione dei pesci (soprattutto trote, carpe e lucci) che vivono nel bacino. Più a est, a Radenheim, Michael Kerschbaumer ci ha raccontato la storia del caseificio Kaslab’n, fondato da 15 allevatori della zona.

Oltrepassato il confine verso sud, ci siamo dedicati al Parco Nazionale del Triglav, con le splendide e isolate Case Pocar, e il Museo dell’Alpinismo sloveno.

L’indomani, con le bici e con la guida di Ervin Crnović, abbiamo seguito la nuova, bellissima ciclovia Alpe Adria in direzione di Tarvisio. A Rateče, prima del confine, abbiamo scoperto il programma AlpFoodWay (la “Strada dei sapori delle Alpi”) grazie alla saporita cucina di un gruppo di signore locali.

Altri due bus di linea ci hanno portato a Dordolla, borgo pressoché abbandonato ai piedi della Creta Grauzaria e delle sue pareti. Grazie a Kaspar Nickels, allevatore austriaco che ha sposato una ragazza di queste parti, e grazie al regista Christopher Thomson, il borgo ha iniziato a risorgere.

Chi vuole, oltre le case, ha a disposizione molti sentieri nel bosco. In alternativa ci si può fermare nel bar di Lavinia Della Schiava, e godersi un bicchiere di vino o una birra. Ultima tappa in Val Resia, prima con il gruppo folk locale e poi insieme a Stefano Santi, direttore del Parco regionale delle Alpi Giulie. Anche la buona gestione della natura può creare lavoro, e aiutare gli abitanti delle Alpi a restare.

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