ascolta online il racconto di Fabrizio lungo la Francigena   

20 giugno 2007 Commiato

Cara lettrice, caro lettore, volevo ringraziarti. Oramai è più di un mese che ti svegli 5 minuti prima o spgni la luce qualche istante dopo. Solo per leggere il racconto del mio viaggio lungo la via Francigena. Il mio cammino è giunto al termine – non credere che non mi dispiaccia – e non mi resta che riposare un po’ e cercare di pensare. Di ricordare il bello, il brutto, il normale e lo straordinario di questi 32 giorni trascorsi a piedi lungo la lunga Italia. Puoi metterti comodo, per l’ultima volta, non temere. Non è mia intenzion divenire melenso o commovente. Niente la crime, stai certo. Perché questo viaggio non merita lagne, ma una grande e fondata speranza.

Credo infatti che la via Francigena – questa è la definizione che più mi sembra calzante – sia una VIA POSSIBILE. Cioè che la lunga collana di tappe lasciateci in eredità da quel Sigerico (che ho forse trattato con eccessiva familiarità) oggi abbia difetti, problemi, disagi. Ma penso che tutta la via (senza barare scegliendo solo la val d’Orcia, sarebbe troppo facile) abbia un senso e un futuro. Che potranno crescere e realizzarsi se si metteranno d’accordo le sue due anime. Quella “pellegrina”, di chi fatica 7, 8 ore al giorno in un bagno di sudore, e quella turistica. Cioè quell’insieme che comprende comuni, provincie, assessori, regioni, regolamenti comunali e sindaci. La mia speranza (e il mio augurio) è che le due facce della strada italiana per eccellenza si accordino, smussino gli angoli, capiscano di essere necessarie l’una all’altra. Perché solo così, come è stato anche nel caso del camino de Santiago, pensaci bene, la Francigena potrà diventare un enorme monumento filiforme. Reso unico dai suoi tesori d’arte, certo, ma reso vivo solo dai suoi sudati e puzzolenti camminatori.

E mi auguro anche che tu, che stai leggendo queste righe magari ancora assonnato di prima mattina o tarda sera, prima o poi ti alzi un mattino deciso – chissà perché – a farne una tappa, un pezzo, tutta la sua grande lunghezza. Trovando meno asfalto, più segni e meno rovi di me, che già sono stato un fortunato rispetto ai veri precursori della Francigena moderna.

Com in ogni film che si rispetti, caro lettore, anche la mia lunga via merita dei titoli di coda, che dovranno scorrre prima che il sipario si chiuda. Se li vorrai leggere mi farai piacere, altrimenti potrai spingere il tasto page down per arrivare velocemente alla parola fine e chiudere il tuo Explorer o Mozilla. La mia Francigena è debitrice a molti, che mi sembra giusto ringraziare. Non temere, non sono uno di quegli “sportivi” talmente coperti di marchi pubblicitari da sembrare Arlecchino. Ma è doveroso un grazie a Gemma, Dario, Lucia e tutti quelli che nella redazione di Plein Air hanno lavorato anche il sabato e la domenica per mettere on line le mie chiacchiere. Come anche ch dica grazie a Elisa e Roberto che, puntuali come un cucù di Zurigo, mi hanno fatto corrre di qua e di là per Verrès, Belgioioso o Gambassi Terme per trovare il campo ncessario al cellulare per registrare le mie impressioni serali. La mia gratitudine va anche a Monica Datti e Franco Cinti che hanno avuto il fegato di scrivere una guida che nessuna fattura al mondo basta a ripagare. E all’Associzione dei Comuni della via Francigena che mi ha sostenuto, aiutato, affascinato con la rivelazione della complessità insita nella progettazione e realizzazione di una “autostrada dello spirito” di queste enormi dimensioni. Vorrei ringraziare anche i giovanotti della Patagonia, grazie alle cui astute realizzazioni non sono morto di freddo nelle bufere della Cisa o affogato a Sarzana. Così come alle sartine della Ferrino il cui sacco a pelo mi ha asciugato le ossa a Cassio o Carema.

Più di tutti, però, vorrei ringraziare quelli che mi hanno accolto o aiutato. Frati, preti, bibliotecari, passanti o contadini, traghettatori fuori dal tempo come Danilo che mi ha fatto provare la sensazione meravigliosa del Transitus Padi. Già che immagino che ti sarai stufato, caro lettore, cercherò di farla breve. E ringrazierò al volo – senza dettagli – Mario, Sandro, Letizia, Gaetano, Cristiana, Antonio, Nike e Gwinthe senza i quali mi sarei sentito troppo solo, penso. Ma soprattutto bgrazie a te che hai ltto, immaginato, sognato sulle righe che ho scritto a volte di corsa, la sera, con i calzettoni bagnati, in attesa dell’unico pasto della giornata. Da domani potrai dormire 5 minuti in più. E questo è un indubbio vantaggio.

Ma prima di lasciarti definitivamente fammi la concessione di un solo, piccolo momento di sentimentalismo. Che consiste nel dedicare ai miei lettori (quanti sarete stati? Chi lo sa?) una delle più belle poesie/canzoni del millennio appena finito. Che augura a me e a te, lettore o lettrice tenace, di rimanere “per sempre giovane” e anche che i tuoi sogni possano avverarsi, che le tue mani siano sempre occupate e i tuoi piedi sempre leggeri. La canzone è Forever Young, di Bob Dylan. E il mio personale augurio è che, nella tua giovinezza di spirito, tu possa riservare un angolino anche per la via Francigena. Che è un luogo della mente, dello spirito, dell’anima. Forse ho detto troppo, probabilmente sono stato melenso anche se avevo promesso di non esserlo. Chiedo venia, lettore mio, e ti ringrazio per la pazienza. Ora puoi spegnere il computer, andare finalmente a dormire. Buon riposo. E, se per caso lo vorrai, lo vorrai, buon cammino.

Fabrizio

 Inserito da Fabrizio Ardito alle 8:01 nella categoria Approfondimenti

28 maggio 2007 Buone notizie per la segnaletica

La notizia è molto interessante, per chi abbia intenzione di seguire le tracce di Sigerico dal Gran San Bernardo in direzione di Roma. A darla è Luca Bruschi, dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, nel corso di un convegno dedicato alla grande strada che si è svolto oggi a Salsomaggiore. La segnaletica è completamente progettata, sia per quello che riguarda i cartelli che per le frecce e le mascherine per i segni a vernice. Si pensa che, entro 12 mesi da oggi, il tracciato possa essere interamente segnato sul terreno. Eliminando – o comunque diminuendo – i rischi per i camminatori e evitando le grandi vie di comunicazione. Molti, infatti, sono i pellegrini o camminatori che dir si voglia che affrontano senza remore lunghi tratti sull’asfalto. E questo, in caso di un auspicabile aumento della affluenza sulla Francigena, è potenzialmente molto rischioso.

 Inserito da Fabrizio Ardito alle 20:38 nella categoria Approfondimenti

21 maggio 2007 Carte, mappe e guide

Carte, mappe e chilometri sono pane per i denti di qualunque escursionista che si rispetti. Nel caso della Francigena, però, come per tutti gli itinerari di questo genere, le distanze riportate dalla guide sono molto ipotetiche. Infatti la distanza stradale tra X e Y può essere di 10 km, ma i giri fatti dal sentiero aggiungono immancabilmente qualcosa. Nel mio viaggio sto utilizzando le carte in scala 1:10.000 messe a disposizione del pubblico dall’Associazione dei Comuni della Via Francigena, ragionevolmente attendibili e aggiornate (si possono scaricare dal sito dell’Associazione in formato .pdf). In più cerco di confrontarle con i dati e le informazioni della “Guida alla via Francigena” di Monica D’Atti e Franco Cinti (Terre di Mezzo), autori che hanno svolto un enorme lavoro di ricerca ma che mi sembrano però a volte un po’ drastici, consigliando serenamente anche dei bei tratti di asfalto.

 Inserito da Fabrizio Ardito alle 17:34 nella categoria Approfondimenti

18 maggio 2007 La Vrille

Apparso di colpo come una visione sulla curva della strada, l’agriturismo La Ville in alto sopra Chambave si è rivelato una meta da non perdere. Vengo coccolato da Hervé e Luciana, collocato in una bellissima stanza e poi, meraviglia, fornito di "una cena preparata su due piedi". Ma i piedi dovevano essere molto abili: foglie di salvia panate e mocetta, una strepitosa zuppa di mais e burro prodotto dall’azienda, leccornie a non finire e poi una pasta di cioccolato e lamponi da far venire le lacrime agli occhi. Dopo cena, Hervé mi accompagna a vedere la cantina, dove riposano vari vini locali – come il Fumin – e il Muscat di Chambave. Un luogo da non perdere, mi spiace molto che la Francigena mi porti lontano da la Ville...

La Ville – 1, Hameau du Grandgon, Verrayes, Internet www.lavrille-agritourisme.com

 Inserito da Fabrizio Ardito alle 19:47 nella categoria Approfondimenti