Lo zaino del pellegrino
Lo sanno tutti, eppure non è sbagliato ribadirlo: il successo o l'insuccesso di un lungo viaggio stanno in buona parte nel peso e nella scelta di ciò che si decide di portare con sé.La mia teoria è quella di caricare sulle fragili spalle la minore quantità di oggetti possibile. Per l'abbigliamento bisogna pensare a una serie di strati (maglia di capilene, camicia, giacca di pile o simile, guscio impermeabile), oltre che due paia di pantaloni (io preferisco quelli sintetici che, se bagnati, si asciugano in una notte). Ai piedi si può scegliere e ognuno ha le sue preferenze: per debolezza di caviglie io preferisco scarponcini alti, un paio di scarpe da tennis per la sera e magari un paio di ciabatte qualsiasi. Fondamentali un po' di medicine (anche poche, se siete in un paese "facile"), una pila frontale, una borraccia, una matita e un blocchetto, un cappello per il sole e - per chi gradisce il genere - anche un iPod con un po' di musica non deprimente per affrontare la solitudine. Ovviamente lo zaino che sceglierete deve essere in grado di contenere tutto comodamente, ma bisogna sempre cercare di non sceglierne uno troppo grande. Il mio è un vecchio (noblesse oblige) Karrimor Alpiniste da 45+10 litri e credo che superare questa dimensione sia equivalente a rischiare troppo. A seconda del viaggio la scelta amletica è quella tra sacco a pelo e sacco lenzuolo, anche se uno dei due è essenziale. Anche se siete curiosi non chiedetemelo: non confesserò mai quante paia di mutande e calzini mi porterò a spasso dal Gran San Bernardo a Roma. |
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