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PleinAir | Viaggio

1 dicembre 2017

Le nuove frontiere del turismo lungo le Rotte dei Fenici

APERTURA

 

Nuova linfa al turismo e agli itinerari all’aria aperta arriva seguendo le rotte dei Fenici. L’antico popolo che ha contribuito a creare una vera e propria koiné nel Mediterraneo, a cavallo tra tre continenti, si rivela sempre foriero di spunti e di idee, come è accaduto nel corso dell’incontro che si è tenuto il 21 novembre presso la sede del Museo Archeologico di Piombino. Indetto nell’ambito del progetto Erasmus+ “All Tourist”, l’evento dal titolo “Capacity building, sviluppo e potenziamento: Pedagogia del Patrimonio e Turismo Sociale” è stato  realizzato in collaborazione con Parchi Val di Cornia e Feisct, Federazione Europea Itinerari Storici Culturali e Turistici, con la collaborazione di Plein Air, in qualità di media partner e ha chiamato a raccolta numerosi operatori del settore e rappresentanti di diverse regioni che fanno parte della Rotta dei Fenici, uno dei 31 cammini del Consiglio d’Europa: l’obiettivo era analizzare i possibili modelli di “Smart Ways” e di configurazione dei Centri di Interpretazione che la Rotta dei Fenici ha deliberato nel corso delle ultime due assemblee generali 2016-2017. Un’altra novità importante è stata l’introduzione della figura professionale del facilitatore territoriale.

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«I Fenici non erano prevaricatori – ricorda Antonio Barone, direttore della confederazione,  esperto di turismo integrato e lifelong learning –  ma portatori di dialogo». E sembra proprio esserci un filo conduttore che lega quest’antica popolazione al tema dello sviluppo sostenibile dei territori, lavorando su metodologie operative che prendono le mosse dalla Convenzione di Faro, siglata il 27 ottobre del 2005. Il documento prese il nome dalla località portoghese dove si tenne l’incontro di apertura alla firma degli Stati membri del Consiglio d’Europa e all’adesione dell’Unione Europea e degli Stati non membri, ed entrò in vigore il 1° Giugno 2011. La firma italiana avvenne il 27 febbraio del 2013 a Strasburgo.

Elementi centrali della convenzione di Faro da tenere presente sono il concetto di “eredità-patrimonio culturale” e di “comunità di eredità-patrimonio”. Questi principi ispiratori forniscono piste di lavoro per individuare le strategie necessarie a dare vita a nuove modalità di fruizione dei modelli turistici, ispirati alla conservazione e alla preservazione, ma anche all’esperienza. Dallo storytelling, strumento di narrazione largamente usato negli ultimi anni, si passa allo story doing, ovvero all’attività pratica che rende unica l’esperienza da vivere, specie per gli appassionati del turismo all’aria aperta che amano cimentarsi in diverse pratiche per entrare più direttamente in contatto con i luoghi che visitano. Questa direzione assume una prospettiva ulteriore in vista del 2019 che sarà ufficialmente l’anno del Turismo Lento, come annunciato poche settimane fa dal ministro Dario Franceschini, con l’obiettivo di «valorizzare i territori italiani meno conosciuti dal turismo internazionale e rilanciarli in chiave sostenibile favorendo esperienze di viaggio innovative».

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L’incontro di Piombino è stato, dunque, un importante momento di riflessione per provare a mettere al centro le azioni necessarie a migliorare l’accesso al patrimonio per i cittadini, considerato l’elevato arricchimento che ne può derivare in termini di indotto, e di esperienza personale: presupposto ineludibile, però, fare leva sulla Pedagogia del Patrimonio, l’interpretazione comunicativa, il turismo responsabile, esperienziale e lento, l’accessibilità e la creatività, senza dimenticare la governante, la comunicazione integrata e le attività culturali, turistiche ed educative per il periodo 2018/2020.

Enza Moscaritolo

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