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PleinAir | Viaggio

Diari di viaggio

Viaggiatori analogici

Sulla skyline di New York svetta la
Freedom Tower3 gennaio 2017

Quarantacinquemila chilometri, quaranta stati, nove mesi, un camper. E zero tecnologia: la pionieristica avventura di una famiglia di Malo, dalla provincia di Vicenza alle strade a stelle e strisce

Da quasi trent’anni non entriamo in un albergo e con il nostro camper abbiamo visitato da soli tutti i paesi della vecchia Europa più qualcuno del Nordafrica e del Medio Oriente. Da sempre coltivavamo un sogno: girare gli Stati Uniti. Lo abbiamo realizzato tra gennaio e ottobre del 2013, grazie a un desiderio di conoscere il mondo maggiore di tutte le difficoltà che si possono incontrare. Nel nostro caso si trattava soprattutto dell’età, prossima ai settanta, e dell’ignoranza in campo tecnologico. Il fatto che abbiamo visitato quaranta stati a stelle e strisce senza navigatori satellitari o computer e con un telefono che serviva solo a telefonare è ciò che ha stupito di più le persone che abbiamo incontrato, che ci hanno chiamati viaggiatori analogici. Abbiamo accettato il soprannome e deciso di chiamare così anche il sito internet su cui nostra figlia Francesca riporta il diario che abbiamo scritto a mano (www.viaggiatorianalogici.com).
In attesa di farci accogliere in un museo, ci siamo goduti il viaggio come lo volevamo: senza sponsor e senza l’obiettivo di farci conoscere o di vendere qualcosa, in totale libertà, con il nostro ritmo e le nostre conoscenze. Silvana parla bene l’inglese. Francesco conosce la geografia e la storia americana: con un atlante stradale per veicoli ricreazionali, qualche guida e un blocco note ha preparato tutto l’itinerario. Francesca, che essendo la più giovane non è analogica del tutto, ha organizzato tutto il resto e appena ha potuto ha raggiunto i genitori per fare una parte del viaggio con loro.
È impossibile descrivere qui ciò che abbiamo visto in nove mesi e lungo 45.000 chilometri, le persone che abbiamo conosciuto, i pensieri e le emozioni che cercavamo di affidare ogni sera al diario; chi vuole può contattarci per ricevere maggiori informazioni.

Soste on the road presso l’Arches National Park, nello Utah

Soste on the road presso
l’Arches National Park, nello Utah

Le città
Abbiamo visitato quasi tutte le metropoli più famose, ma in un modo diverso dal solito grazie al camper: ci siamo arrivati attraverso i fiumi, i laghi o l’oceano, con traghetti di linea che ci hanno offerto splendide vedute delle skyline. Per esempio, siamo stati in campeggio nel New Jersey e andavamo a New York attraversando la baia formata dal fiume Hudson. Linea camping-Wall Street-camping: niente male per uno squattrinato camperista, avranno pensato i danarosi uomini d’affari del luogo! Ma oltre alle città più conosciute, come Boston, Chicago e San Francisco, abbiamo visitato una serie di città minori ma degne di nota. Ad esempio Savannah, in Georgia, dove abbiamo visto i vecchi depositi del cotone e il luogo per la vendita degli schiavi africani. O Charleston, in South Carolina, il cui centro storico mantiene l’impianto e gli edifici di una città inglese del Settecento: il mercato degli schiavi, costruito come la Maison Carrée di Nîmes in Francia, è ora un animato mercato turistico. New Orleans, la culla del jazz, era il sogno di una vita. Gli appassionati del genere non rimangono delusi, soprattutto davanti alla cattedrale di San Luigi e lungo Bourbon Street: Le Vieux Carré, o French Quarter, è senza dubbio interessante dal punto di vista architettonico. San Antonio, in Texas, è una meravigliosa e animatissima città che ha molto di messicano; mentre numerosi edifici a Santa Fe, nel New Mexico, sono costruiti in adobe, il materiale che veniva usato dai Nativi Americani.

Sequoie giganti del Redwood National Park, in California

Sequoie giganti
del Redwood National Park, in California

La costa orientale
A nord di New York e fino al confine con il Canada ci sono coste magnifiche. A sud della Grande Mela e fino in Florida è un susseguirsi di lunghissime spiagge bianche, di lagune multicolori piene di vita acquatica, di uccelli di ogni tipo e di vegetazione che a mano a mano che si scende diventa tropicale. In North Carolina non si possono perdere il Cape Hatteras National Seashore – un’enorme distesa di candide spiagge ed erbe palustri battute dal vento, di fronte a un mare trasparente come ai tropici – e l’isola di Ocracoke, fondali mobili di sabbie che si spostano con la corrente.
La Virginia ospita alcune delle paludi più belle di tutti gli States (come il Chincoteague National Wildlife Refuge) che d’autunno si tingono di colori straordinari, ma è anche la culla della storia degli Stati Uniti. Si possono visitare campi di battaglia, cimiteri e cittadine come Jamestown (prima colonia stabile britannica, la cui storia è raccontata in Pocahontas), Yorktown (luogo della resa degli inglesi al generale e futuro presidente George Washington) e Williamsburg (prima capitale del nuovo stato).
Fra i luoghi che ci hanno colpito di più in assoluto c’è il parco dei monti Adirondack, nello stato di New York: boschi, laghi, fiumi, cascate e radure con animali in libertà a poca distanza dalla più famosa metropoli americana. Un vero paradiso… grande come il Friuli.

camper---Utah---Red-Canyon
La costa occidentale
Sono 3.200 chilometri tra California, Oregon e Washington, senza contare le continue deviazioni verso l’interno e le Rocky Mountains. La costa della California, che abbiamo visitato in primavera, è quella che tutti si aspettano. Anche qui però si possono scoprire tante novità se ci si allontana dai percorsi più turistici: dalle palme e dalle spiagge del sud, viste mille volte in televisione e al cinema, salendo verso nord mutano colori e paesaggi, litorali rocciosi si alternano a quelli sabbiosi e il fascino del cielo talora cupo e nebbioso non è minore di quello caldo e assolato del sud. Sia le meravigliose foreste di sequoie (Redwood National Park e vari parchi statali) che gli animali sono molto tutelati: Point Piedras Blancas, ad esempio, è il luogo preferito dei leoni marini, che si possono ammirare a centinaia. Tutta la zona è pressoché disabitata e spesso le uniche strutture turistiche sono i campeggi degli State Parks.

I protagonisti del diario con la Monument Valley a far da sfondo

I protagonisti del diario con la Monument Valley a far da sfondo

Il Far West
Con il nostro Majestic abbiamo percorso in lungo e in largo gli stati colorati – e spesso desolati – di New Mexico, Arizona, Nevada, Utah e Colorado, allontanandoci non poco dalle interstate, le autostrade a stelle e strisce. Abbiamo visitato tutti i parchi più famosi: dal Grand Canyon alla Death Valley, dallo Zion al Bryce, da Canyonlands a Capitol Reef, e su tutti per storia e particolarità Mesa Verde e la Monument Valley.
Il camper permette però di vedere anche moltissimi altri parchi, meravigliosi e incredibilmente sconosciuti, in cui spesso c’è un campeggio ma nessun’altra struttura turistica. Nel New Mexico, i national monument di White Sands – colline di sabbia finissima con fiori che nascono dove c’è un minimo di umidità – ed El Morro, un insieme selvaggio di rocce coperte di petroglifi e scritte dei Nativi, dei conquistatori spagnoli e dei successivi scout inglesi. In Arizona, il Petrified Forest National Park e il Painted Desert creano paesaggi tanto ricchi di forme e di colori da stupirci più del Grand Canyon. In mezzo a una zona completamente desertica il Wupatki National Monument, ciò che resta di un antico villaggio degli Anasazi, sembra una specie di castello medioevale di un’accesa tinta rossa.
E ancora: il Little Colorado River, la città di Sedona costruita in mezzo a montagne purpuree, il Joshua Tree National Park, tra Arizona e California. Il Mojave Desert, percorso in parte dalla Route 66 e dalla linea ferroviaria con la diramazione per Yuma, è coperto della lava scurissima di un cono vulcanico intatto, che crea un contrasto straordinario con il bianco fondo salino di un bacino lacustre prosciugato.
In realtà tutto il paesaggio che abbiamo attraversato è un unico, meraviglioso parco naturale. Sole e vento non ci hanno mai lasciato e gli sbalzi termici sono la regola: in un solo giorno nella zona di Mesa Verde, in Colorado, siamo passati da una tempesta di sabbia a una di neve, o per meglio dire di ghiaccio, ed era già aprile.
Se si vogliono ammirare i cowboy, le mandrie allo stato brado e una quantità incredibile di animali selvatici bisogna spostarsi verso nord: Oregon, Idaho, Wyoming, Montana, Dakota. Per più di un mese siamo stati quasi sempre soli, circondati da spettacoli naturali; una mattina nel parco di Yellowstone – dove ci trovavamo con un’altra ventina di camper – ci siamo svegliati circondati da bisonti. Nel Wyoming c’è anche il Grand Teton: cime che ricordano le Dolomiti ai cui piedi c’è una vallata pianeggiante di dimensioni eccezionali dove pascolano innumerevoli cervi e bisonti. Nell’Oregon sono da non perdere il John Day Fossil Beds National Monument, colline dipinte di tutte le tonalità di verde, giallo e rosso, e il Crater Lake National Park, un lago di tipo alpino dentro un cratere vulcanico con al centro un’isoletta e tanta neve tutt’attorno, anche a fine maggio. Nel Montana merita attenzione il sito della battaglia di Little Bighorn, dove nel 1876 i Nativi Americani ottennero una schiacciante vittoria militare sull’esercito statunitense. I nomi sono quelli del mito: Cavallo Pazzo, Toro Seduto e il generale Custer, che vi perì.

White Sands National Monument, New Mexico

White Sands National Monument, New Mexico

Le grandi pianure, i grandi laghi
È nelle grandi pianure che abbiamo percepito l’America vera. Percorrendo l’ormai abbandonata Route 66 e altre strade oggi secondarie s’incontrano alcune stazioni del Pony Express, si corre accanto a linee ferroviarie su cui treni lunghi cinque chilometri sono tirati da due locomotive davanti e spinti da due dietro, si trovano luoghi speciali ma poco noti al turismo di massa.
Se dovessimo dire qual è la zona che ci ha più colpito, diremmo i Grandi Laghi: immense distese d’acqua solcate da navi portacontainer come se fossero in mezzo all’oceano, foreste incontaminate che le circondano, altissime dune di sabbia. Minnesota, Wisconsin, Michigan, Illinois, Indiana e Ohio sono gelidi d’inverno, ma piacevolissimi d’estate quando noi li abbiamo percorsi. Sono più densamente abitati di altri stati (ma sempre pochissimo rispetto all’Europa) e vi sono grandi città ma ci sono grandi allevamenti e l’agricoltura è molto sviluppata. Per esempio il Wisconsin è lo stato delle vacche da latte (America’s Dairyland), il Michigan quello della frutta, e così via.
Abbiamo passato molto tempo intorno ai laghi, anche per riposarci quando eravamo ormai alla fine della nostra avventura: tra spiagge bianche e coste frastagliate ci sono ville da capogiro, ma anche numerosi campeggi! Il nostro dulcis in fundo è stato fra i laghi Erie e Ontario, messi in comunicazione dal fiume Niagara che forma le omonime, stupefacenti cascate: le abbiamo visitate sconfinando in Canada, una deviazione di poche centinaia di metri che ci ha portato in un paese d’oltreoceano il cui capo dello stato è la regina Elisabetta: quasi un richiamo a quel Vecchio Continente dove presto, dopo nove mesi di viaggio, saremo di ritorno.

Francesco, Silvana e Francesca Zilio

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