Abbonati alla rivista
Area utenti

PleinAir | Viaggio

Diari di viaggio

Grecia – Di là dal mare e tra gli alberi

Porto Katsiki9 luglio 2014

Devo confessare che anni fa, visitando in bici le isole dello Jonio, snobbai Lefkada, ritenendola una penisola collegata al continente già da un istmo – poi tagliato con un canale – e oggi da un ponte. Un articolo di Federica Botta e Alessandro De Rossi (vedi PleinAir n. 430) mi fece ricredere, ma soprattutto rimasi impressionato dalla foto di copertina, dove il kayak sembra sospeso in aria, tanto è trasparente l’acqua. Lefkada è facilmente raggiungibile con un traghetto da Ancona a Igoumenitsa e poi percorrendo un centinaio di chilometri di tranquilla litoranea, una galleria sottomarina, il ponte. Sono partito con l’idea di ripercorrere gli itinerari descritti nel servizio, ma senza intenzione di fare un remake: il mio contributo consiste negli inevitabili aggiornamenti e nell’aggiunta delle impressioni personali. Ho viaggiato in alta stagione e non ho il kayak: ma con me c’è il fido scooter che mi permetterà di esplorare l’isola dove il camper non può arrivare.

Lefkada

Lefkada

Gli approdi
Scaricati i bagagli e piazzata la tendina in un campeggio (e poi in un altro), sono quindi partito alla scoperta dell’isola, raggiungendo via terra le spiagge segnalate.

La città di Lefkada, capitale dell’isola, si affaccia su una laguna chiusa da una lunga striscia di sabbia e sassi, punteggiata da mulini a vento in abbandono. A parte che divieti, sbarre e persino un fossato impediscono l’accesso ai camper, questa zona si può lasciare senza rimpianti. Già più accessibile è la piccola spiaggia – sempre fra due acque – a ridosso del ponte, e con vista sulla fortezza di Santa Maura che i Veneziani eressero nel XIV secolo per difendere l’ingresso all’isola.
Sulla costa occidentale, l’accesso ad Aghios Nikita è per una stradina chiusa al traffico che costituisce in pratica l’intero paese, ristoranti e negozi senza soluzione di continuità, slarghi vegliati da un singolo grande albero che ombreggia l’aiuola centrale, come visto in altre parti della Grecia (qui si tratta di ulivi). La parte più fruibile della spiaggia, cioè dove finiscono gli ombrelloni, è quella verso sud-ovest, meno affollata perché si scende in acqua fra le rocce: purtroppo rimane in ombra dopo le quattro del pomeriggio. Se si è in camper, ma anche in moto, tocca cercare un parcheggio sulla strada in alto, e farsi una scarpinata.

IMG_0696_ff

Kavalikefta

Segnalata nei pressi del villaggio di Kalamitsi, Kavalikefta si raggiunge scendendo a tornanti; la strada, già stretta, diventa poi poco più di un viottolo. Il camper va lasciato nello slargo a fianco di un cartello che non vieta l’accesso ma invita alla prudenza: in fondo, infatti, il grande parcheggio è protetto dalla solita forca caudina e sarebbe impossibile fare inversione di marcia. Ci si bagna fra roccioni in acque smeraldine. Un simpatico baracchino con i tavoli sotto una grande tettoia assicura la ristorazione.
Anche a Kathisma si scende per tornanti, ma stavolta ad attenderci c’è uno spazioso lungomare. Quasi tutta la spiaggia è occupata da una fila interminabile di ombrelloni, ma ce n’è un ampio tratto libero in fondo a sinistra, vegliato da un ristorante nel cui parcheggio – riservato ai clienti – ad essere fortunati ci si può ritagliare anche un posto all’ombra.
Porto Katsiki doveva essere un luogo ancora incontaminato, e invece l’hanno scoperto tutti. Si scende per comodi tornanti, poi ci sono solo parcheggi a pagamento, ricavati con un brutale intervento delle ruspe, che devono avere eliminato anche quei pochi alberi che assicuravano un po’ d’ombra. Oltre un piazzaletto in cui sono schierati i ristoranti si affrontano i preannunciati scalini (che sono 108 e non 50). La spiaggia è davvero bella sotto le rocce a picco, che offrono persino alcune pensiline naturali, ma l’affollamento (almeno in questa stagione) non ce la fa godere.
Esploriamo la costa orientale a partire da
Dessimi. Superata una serie di spiaggette dal bel mare, ma piuttosto anonime, subito oltre la baia di Vlichò si cerca sulla destra il bivio per la penisola di Gheni. La segnaletica di due campeggi ci guida a una piccola baia straordinaria. L’accesso libero è consentito da sterrati a fianco di ciascuno dei campeggi, che in entrambi i casi porta a uno spiazzo alberato in cui parcheggiare, dopodiché si procede a piedi per neanche 300 metri.
Per
Mikros Gialos si prende la deviazione per Poros, si supera il villaggio e si scende a tornanti piuttosto stretti, ma giunti in fondo è possibile parcheggiare anche un camper sul breve lungomare e c’è persino un nuovo campeggio. Dalla spiaggia si entra in un’acqua subito profonda.
Sivota è un’altra piccola e graziosa insenatura che racchiude un porticciolo, un villaggio le cui nuove case non turbano il paesaggio, e, sulla sinistra, una minuscola spiaggia. Il tutto si raggiunge facilmente con una deviazione di tre chilometri dalla strada principale e un solo tornante.

Vassiliki

Vassiliki

Vassiliki è soprattutto un bel porto, base di partenza dei traghetti verso le altre isole. Da lì la spiaggia si diparte per chilometri con un lungomare accessibile ad auto e camper. Sulla strada parallela è segnalato un campeggio, con accesso pedonale al mare. Nel pomeriggio puntuale si alza il vento e la baia si affolla di windsurf.

I monasteri e le aree archeologiche
A differenza di altre isole della Grecia, Lefkada offre ben poco sul piano storico e culturale. Dei monasteri segnati sulla mappa è sufficiente visitare il Moni Faneromenis, a 5 chilometri dal capoluogo. Ricostruito nel 1886 dopo esser stato devastato da un incendio, offre il consueto interno sfarzoso che sempre colpisce chi è abituato agli arredi delle chiese cattoliche.

Aghia Paraskevi

Aghia Paraskevi

Gli altri monasteri sono sparsi in luoghi spesso poco accessibili e quasi sempre li si trova chiusi. Per raggiungere Aghia Paraskevi fra le montagne sopra Sivros oltre il villaggio di Aghios Ilias ci siamo trovati in difficoltà persino con lo scooter; un secondo tentativo è stato fatto verso Capo Lefkatas, collegato con un altro sterrato sconnesso alla strada per estremità meridionale dell’isola. Restano le chiese del capoluogo, regolarmente affiancate da curiosi campanili a traliccio, eretti in chiave antisismica dopo i ripetuti terremoti (l’ultimo del 1953).
Per ciò che riguarda invece le aree archeologiche bisogna rilevare che nonostante i grandi cartelli che le annunciano si fatica a individuare i ruderi fra la vegetazione: rovine di fortificazioni dell’antica
Lefkas e di un’abitazione all’uscita del capoluogo verso la costa orientale, tumuli dell’età del bronzo più avanti sulla stessa strada.

Rovine di fortificazioni dell’antica Lefkas

Rovine di fortificazioni dell’antica Lefkas

Cantine senza ruote e pescatori senza villaggio
Da qualche anno in Grecia sono in vendita cartoline di un mondo che tende a scomparire: l’asino, la donna vestita di nero che inforna il pane, il barbiere all’opera nella sua spartana bottega, vecchietti sdentati o dalla barba incolta, improbabili avventori attorno a un tavolo d’osteria. Pensavo a una trovata per solleticare i gusti di acquirenti per i quali “vecchio” è sinonimo di “sorpassato”. Ma intanto sulla strada per Vassiliki ho incontrato davvero una signora molto anziana, vestita di nero, che si trascinava un asino ai bordi dell’asfalto.

Sulla strada per Vassiliki signora anziana con asino

Sulla strada per Vassiliki signora anziana con asino

Nessuno dei turisti di passaggio ha rallentato per fotografare la scena né tanto meno si è fermato a fotografarla: non ce n’era bisogno, in edicola avrebbero trovato la cartolina corrispondente! Sono piccoli, ma non trascurabili, esempi di come qui si viva di turismo senza farsi scrupolo di rovinare l’anima del paese.
Segnali più macroscopici si notano altrove: la deliziosa baietta di Dessimi, ad esempio, porta l’ormai irreparabile sfregio di una strada privata che scende a tornanti scoprendo una roccia che pare sangue fra il verde. Tutto questo per servire quattro villette con relativa scalinata e banchina di cemento per accedere al mare. E alle spalle dei campeggi incombe l’enorme scheletro di una costruzione abbandonata che, ci è stato detto con aria rassegnata, diverrà un albergo.

Dessimi

Dessimi

Un altro segnale, al riguardo di questa dissennata modernizzazione, si può leggere nella ristorazione. Durante le sere d’estate, in qualunque cittadina rivierasca ove siano turisti e villeggianti, tocca fare lo slalom fra sedie e tavolini sulle piazzette e nei vicoli: dove sono finiti i locali autentici in cui a sera si ritrovavano gli anziani del posto per un caffè o una partita a carte? La realtà è evidente: su un lungomare, o su una stradina che fa da unico sbocco alla spiaggia, ove ogni metro è preziosissimo, è impossibile che una vecchia cantina non sia stata trasformata in un anonimo ristorante. A proposito: in Grecia l’insegna kantina indica la ristorazione volante, o meglio su ruote visto che di norma si tratta di vecchie roulotte.
A Lefkada c’è un’autentica perla: nel villaggio di
Kalamitsi – impossibile non vederla perché la strettoia costringe a rallentare – una minuscola cantina con tavoli e panche sotto una pergola che accoglie gli anziani del paese.

Kalamitsi: anziani del paese in una cantina

Kalamitsi: anziani del paese in una cantina

Se siete sull’isola, andatela a cercare, prima che sia troppo tardi: di certo non verrà mai trasformata in ristorante, ma si estinguerà assieme ai clienti e all’oste (anch’esso in là con gli anni) come di regola succede da noi per questi locali storici che nessuno ha mai pensato di proteggere.
Un altro modo per valutare la genuinità di un posto sono le attività svolte nell’arco dell’anno e non solo nella stagione turistica. Nelle isole, naturalmente, il pensiero va alla pesca. È l’argomento che introduceva il servizio già citato, e che chiude la mia polemica sulle tradizioni sconvolte dal mondo che cambia: vorrei avere un euro per ogni volta che ho letto su guide e riviste l’espressione “villaggio di pescatori”. Come si riconosce un villaggio di pescatori? Dalle casette basse, dalle reti stese sulle banchine del porto con uomini intenti a pulirle e a districarle, dal tipo di imbarcazioni all’ormeggio? A Lefkada abbiamo sperimentato una situazione contraria nella baietta di Dessimi. Ormeggiati a largo della spiaggia davanti al camping Santa Maura, dove ho fatto base per una settimana, due piccoli pescherecci mi hanno fatto compagnia. Ciascuno aveva un solo uomo per equipaggio: a turno uno salpava e l’altro si dedicava agli interminabili lavori di manutenzione. Una volta al giorno i due uomini – i visi segnati dal sole e dal tempo – scendevano a terra assieme per bere una birra nel bar lì di fronte. Ma dove dimoravano? Nei limitatissimi spazi delle loro imbarcazioni? Dietro i due campeggi e i due ristoranti non c’era un villaggio: per trovare le prime case bisognava fare strada e scavalcare un dosso. Se andate dunque a Lefkada, soggiornate nella baia di Dessimi e cercate di risolvere il mistero. Quei due dovrebbero essere ancora là, incapaci di separarsi dal loro guscio. Di giorno e, probabilmente, anche di notte.

Nidri

Nidri

L’insospettato verde dell’interno
Per concludere, non si può lasciare Lefkada senza un’escursione alle cascate ripetutamente segnalate sulla circonvallazione di Nidri, sulla costa orientale. Ormai assuefatti da chilometri e chilometri di rocce e cespugli bassi, ci si ritrova del tutto sorpresi allorché la stradina si infila in un bosco di grandissimi alberi, in prevalenza ulivi, per arrestarsi all’imbocco di una forra. Dei tre chilometri annunciati per raggiungere la cascata, gli ultimi 400 metri si devono percorrere a piedi, su un sentiero attrezzato che diventa sempre più impegnativo (e scivoloso: è necessario disporre di calzature adeguate). Si arriva a una suggestiva pozza dove i bambini si tuffano fra pareti di roccia da cui scendono cascatelle; e proseguendo la scarpinata si arriva al primo salto vero e proprio, purtroppo inferiore alle attese. Ma il succo dell’impresa, portata dell’acqua a parte, sta nell’aver goduto di questa inattesa oasi di verde fra il mare e i brulli rilievi dell’isola di Lefkada.

Luigi Alberto Pucci

Altri Diari di Viaggio

Leggi tutti i Diari di Viaggio
POI Garmin
In Edicola
Scarica