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Italia Lazio • Greccio

Il primo Bambinello

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Fu San Francesco a inventare il presepe: nella notte di Natale del 1223 si svolse a Greccio la prima rievocazione della Natività, che oggi è una delle più commoventi e suggestive rappresentazioni sacre d'Italia.
Nel freddo pungente della notte, la nuvola di vapore dell'alito di un bue si accende della luce di un fuoco e di una candela. Frotte di stelle si contendono lo spazio aperto del cielo, prima che la luna piena arrivi ad cancellare il buio con il suo velo argentato. Con passi uguali e sicuri, un asinello procede tranquillo sulla cresta del monte. Anche il suo fiato andrà a scaldare il bambinello sdraiato nella mangiatoia in fondo alla grotta. E' un insolito presepe questo che vive sotto i nostri occhi sul costone di monte Lacerone, subito fuori l'abitato di Greccio, ai piedi del Santuario Francescano. Non c'è la Madonna, con la sua tunica azzurra e il velo sul capo, a sorreggere il Bambin Gesù tra le braccia, mancano gli Angeli e pure San Giuseppe. Non un presepe vivente, ma la pura rievocazione dell'alba di una tradizione che significa Natale per gran parte della cristianità. L'atmosfera è perfetta: con il freddo di dicembre, le grotticelle sulla parete rocciosa, il bosco a fare da contorno, il luogo ricorda emotivamente Bethlem. Lo sentiva anche San Francesco che qui dimorò e predicò per lunghi anni, nella semplicità del bosco, in un'umile capanna tra due carpini alla Fonte Colomba. Il 29 Novembre del 1223, quando il Poverello di Dio si recò dal Pontefice per ottenere l'approvazione della Regola, si avvicinava la Natività e il Santo chiese di poter rappresentare la nascita di Gesù. Pensava proprio a Greccio, alla semplicità dei pastori a cui parlava sui prati, che si arrampicavano sino al luogo della sua contemplazione, ma anche a Giovanni Velita, il castellano del borgo, discepolo e fedele amico del Piccolo Frate, tanto da diventare motivo di uno dei suoi primi miracoli. Nel 1217 Giovanni, sostenuto dalla cittadinanza, implorò il Santo di lasciare il suo eremitaggio sul monte e di avvicinarsi al centro abitato, per poter confortare con la sua parola anche chi non poteva recarsi nel bosco. Francesco accettò: avrebbe costruito un umile giaciglio laddove sarebbe caduto il bastone infuocato lanciato da un bambino. Racconta la leggenda che si cercò allora un fanciullo di 4 anni a cui si affidò il compito: et il focoso tizzone, si come un dardo dall'arco scoccato, volando veloce se ne andò ad incendiare una selvaggia selva, sopra da un monticello di proprietà appunto di Giovanni Velita.
A tutti loro pensava Francesco quando volle ricostruire la scena della Natività, così come gli si era presentata nel suo viaggio in Terra Santa, da cui era da poco rientrato. Chiese al signore della città di preparare la grotta, con la mangiatoia, il bue, l'asinello e il bambino di terracotta, per vedere con i suoi occhi la nascita del Divin Infante , per il giorno della letizia . E da ogni parte, da Greccio e dai paesi vicini, pastori e pastorelle arrivarono ad ammirare il Presepio, con torce e lumi accesi, proprio come gli abitanti del deserto che giungevano in processione ad adorare il Salvatore. L'atmosfera e la devozione erano tali che il Velita raccontò di aver visto un bambino vero e bellissimo tra le braccia del Poverello di Dio che lo scaldava al seno e lo alzava al cielo. E anche oggi, mentre si osserva lo spettacolo teatrale che rievoca l'evento, ricostruito sui testi di Tommaso da Celano, il biografo di Francesco, ascoltando la leggenda del tizzo e ammirando il semplice miracolo della Natività, nel freddo della sera, quando il Piccolo Frate, tra inni e canti, solleva il Salvatore dalla mangiatoia... tanta è la suggestione che pare davvero che la figurina di gesso ci sorrida felice tra le mani del suo Santo preferito.

PleinAir 401 - dicembre 2005


 
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