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Il pomo della concordia

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A novembre strade e piazze di Cavour si riempiono di colori e profumi per festeggiare un tipico frutto di queste valli nelle sue innumerevoli varietà: sono i giorni di Tuttomele, grande appuntamento con i sapori genuini e con l'ospitalità di questa storica cittadina piemontese.


Colorate mele in mostra a Cavour

La Renetta Canadà è di un modesto color giallo paglierino, tempestata di macchioline. La Scarlet Spur invece splende di vanità, con la buccia nei toni del rosso bordeaux e la forma allungata che ricorda un bocciolo di rosa. Ci sono le varietà classiche, più note, e quelle provenienti direttamente dal Giappone, nelle tinte pastello sfumato come un dipinto del Sol Levante: le Zen Fuji Atzek non lasciano dubbi sulla loro origine orientale, le Nashi Surprise sono di un bell'ocra dorato come le palline dell'albero di Natale, le tondissime Topaz rosso fuoco sembrano pietre preziose, le Fuji Kiku sfoggiano un insolito arancio mattone. Ma il pezzo forte è il giardino delle mele perdute, con tutte le varietà tradizionali che rischiavano di scomparire e sono state recuperate grazie al Presidio Slow Food: la Magnana, piccola e perfettamente rotonda, rossa e verde, a puntini come una coccinella e lucida come la mela della strega, la Grigia di Torriana, leggermente schiacciata, giallo sporco, ruvida e rugginosa, la Carla, di forma molto irregolare, in giallo sbiadito screziato di rosa, la Buras, beige uniforme, la Runse, rosso lucente, la Gamba Fina, dall'inconfondibile polpa bianca avvolta dalla buccia rosso scuro, la Dominici, gialla a polpa cremosa e, immancabile, la contorta e sgraziata Cotogna. Un vero arcobaleno di mele, dal marrone al carminio, opache o lucide, bozzute o levigate, dolci o acidule, succose, croccanti, aromatiche, morbide, zuccherine. Frutti da consumarsi freschi per gustarne tutte le proprietà, come le varietà a maggiore presenza di antiossidanti o i raccolti che invece migliorano con il passare del tempo, come il vino, diventando più saporiti mentre stagionano. Sono i frutti antichi, che già nel Medioevo venivano selezionati per resistere durante l'inverno. E qui nella piana di Cavour, a meno di 50 chilometri da Torino, furono gli ordini monastici a preservare i frutteti dalle invasioni barbariche.
La grande fiera Tuttomele, che si svolge quest'anno dal 10 al 18 novembre, rende così omaggio a uno dei prodotti agricoli più famosi della cittadina piemontese. L'emblema del peccato e della trasgressione si trasforma nel simbolo della biodiversità da recuperare, della semplicità campagnola, del valore delle tradizioni locali contro la globalizzazione e l'omologazione di gusti, sapori e culture. Un tesoro che agli stand della manifestazione si può acquistare direttamente dai produttori, ma soprattutto assaggiare in tutte le sue preparazioni: perché non ci sono solo i pomi da mordere ma anche sidro, frittelle, plumcake, crostate, strudel, vol-au-vent, confetture, mostarda, creme per il viso, profumi e un'infinità varietà di oggetti e oggettini a tema. Con la collaborazione di Slow Food e dei vicini francesi c'è il Gran Galà del Sidro dove assaggiare il Vin de Pom, derivato da più di duecento varietà di mele di una volta, o l'acquavite di sidro, distillato di pere Williams e mele Golden o Renetta. Oppure il Laboratorio del Gusto, per imparare a preparare i dolci da forno con la varietà di mela più adatta, abbinandole il sidro giusto. E ancora MelaGioco, attività in piazza per i bambini che dipingono e costruiscono mele con ogni genere di materiale. Non manca neppure la mela da ascoltare, con la kermesse dell'ultimo weekend quando le piazze si riempiono della musica delle marching band.

Padri della patria
Il festival è un'ottima scusa per visitare la città e scoprirne le memorie legate alla storia d'Italia. Il nome di Camillo Benso è ovviamente il più celebre, ma Cavour ospita anche le spoglie di Giovanni Giolitti: il famoso statista, che fu sette volte al Governo e cinque alla Presidenza del Consiglio, possedeva una casa in Via Polchiù, tuttora di proprietà dei discendenti, dove morì nel luglio del 1928. Su Piazza Sforzini, in pieno centro, si affaccia il settecentesco Palazzo Comunale, dove sono collocati i busti dei due illustri politici. In Piazza San Lorenzo si apre il portale della chiesa omonima, anch'essa del XVIII secolo, con un prezioso soffitto a cassettoni e un bel campanile.

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