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PleinAir | Viaggio

Forlimpopoli Forlì-Cesena - Emilia Romagna, Italia

Vecchie glorie, la Segavecchia di Forlimpopoli

Testo e foto di Paolo Simoncelli | PleinAir 464

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Forlimpopoli, la festa della Segavecchia

10 marzo 2015

Aggirando le rinunce quaresimali, da almeno cinque secoli nella cittadina romagnola di Forlimpopoli va in scena la Segavecchia, con sfilate allegoriche e la burlesca esecuzione della protagonista. Ma questa è anche la patria di Pellegrino Artusi, il celeberrimo gastronomo che scrisse il trattato culinario oggi più diffuso al mondo e del quale ricorre quest’anno il centenario della morte, con un ricco programma di gustosi eventi.

 

A Forum Popilii, municipium romano fondato nell’anno 132 dal console Popilio Lenate, la Quaresima trascorre in allegria al ritmo di un’insolita festa paesana, la Segavecchia. Sono i giorni che ricordano il tempo trascorso da Gesù nel deserto e secondo i precetti cristiani andrebbero vissuti con sobrietà e rigore di costumi: ma come si può digiunare nel luogo natale di Pellegrino Artusi, padre della gastronomia italiana e autore, nel 1891, di quella vera e propria bibbia delle massaie che è La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene? ln città esplode una baldoria degna del più scatenato dei Carnevali in onore di una megera di cartapesta alta 5 metri, trasportata lungo le vie del centro storico insieme a un corteo di giganteschi carri allegorici.

Forlimpopoli, la festa della Segavecchia

Forlimpopoli, la festa della Segavecchia

Nelle sfilate, che si tengono in due domeniche consecutive e sono accompagnate da dieci giorni di mercatini, mostre, concerti, eventi sportivi e spettacoli di strada, trionfa la genuina allegria di una comunità che vuole restare fedele alle proprie radici. Lo dimostra il fatto che gli ironici allestimenti pronti a scendere in gara non sono opera di professionisti, ma il frutto del sudore di un centinaio di volontari che sgobbano alacremente per buona parte dell’inverno in un capannone alla periferia della città. Cinque i gruppi che si contendono la vittoria finale: Allegra Combriccola, J’Amig ad Frampul, Carristi Pazzi di Sant’Andrea, Cima e Gruppo di Periferia. Anche la Vecia cambia ogni anno il suo look grazie a un agguerrito gruppo di sarte, le Cicciole Frolle, che qualche mese prima iniziano ad armeggiare con forbici e macchine da cucire per creare lo stravagante abbigliamento della beffarda protagonista: e così, vestita di nuovo, la vegliarda procede tra ali di folla ballonzolando su un trattore con un contorno di maschere, bande musicali e majorette, ben consapevole di avere il destino segnato.

Forlimpopoli, la festa della Segavecchia

Forlimpopoli, la festa della Segavecchia

La prima domenica – quest’anno il 27 marzo – riesce a farla franca, ma in quella seguente verrà giustiziata sulla pubblica piazza dopo che un inflessibile giudice avrà pronunciato, dall’alto della rocca, la sentenza di morte. La meritata condanna è dovuta al fatto che la Vecia rappresenta una giovane sposa la quale, trovandosi in dolce attesa e preda di un attacco di fame, profanò la Quaresima ingurgitando in un sol boccone un intero salsicciotto crudo. Sancito il giudizio, due boia incappucciati azioneranno una sega da boscaiolo che in un attimo taglierà in due la colpevole: in realtà il fantoccio è assemblato con due blocchi incernierati di cartapesta che si apriranno all’istante tirando semplicemente una fune e, subito dopo, ricadranno all’indietro scoprendo un ventre stracolmo di giocattoli presi d’assalto dai bambini.

Forlimpopoli, la festa della Segavecchia

Forlimpopoli, la festa della Segavecchia

Un documento conservato alla Raccolta Piancastelli di Forlì certifica l’esistenza della festa già nel 1667, ma poiché parla di “segare la Vecchia due volte sessagenaria e arcidecrepita ne la segata di strada maggiore” bisogna andare ancora più indietro nel tempo, almeno fino al 1547. Inutile poi dire che ci si perderebbe tra le nebbie del passato se si scomodassero ancestrali origini legate al culto della Terra Madre, dispensatrice di buoni raccolti e fertilità. Comunque sia, dopo il taglio della Vecia non fanno in tempo a spegnersi i fuochi pirotecnici che già si pensa al prossimo appuntamento, quello per la festa di giugno dedicata all’Artusi. In quei giorni per fortuna la Quaresima è lontana, e non c’è nemmeno il peso del rimorso per chi si abbandonerà alle gioie del palato.

 

Sangue e vino

La Rocca Albornoziana o Salvaterra

La Rocca Albornoziana o Salvaterra

Il monumento cittadino più importante è senz’altro la Rocca Albornoziana o Salvaterra, formidabile maniero a pianta quadrangolare tra i più possenti e meglio conservati della Romagna. L’edificio venne fatto costruire al posto di un’antichissima cattedrale rasa al suolo nel 1361, insieme a tutta Forlimpopoli, dalla furia del cardinale Albornoz inviato dalla Chiesa per punire la città rea di essersi schierata con gli Ordelaffi, signori di Forlì. Nella sala consiliare del Comune, che si trova proprio dentro il castello, è stato sistemato il grande sipario del Teatro Verdi, dipinto nell’800 dal pittore locale Bacchetti per raffigurare la distruzione ordinata dallo spietato messo papale.

Forlimpopoli, la festa della Segavecchia

Forlimpopoli, la festa della Segavecchia

Lo stesso teatro ha fatto da sfondo anche a una delle più tragiche vicende della storia locale: l’assalto della banda di Stefano Pelloni, che Pascoli ebbe più tardi a definire il Passator Cortese. A dispetto del soprannome datogli dal poeta, questo brigante crudele e sanguinario seminò terrore e morte in tutta la regione negli anni alla metà dell’800, e anche Forlimpopoli non venne risparmiata. La sera del 25 gennaio 1851 la banda fece irruzione con un vero e proprio colpo di scena nel teatro affollato dal pubblico, poi saccheggiò le case dei più abbienti e usò violenza a molte donne tra cui Geltrude, la sorella ventenne di Pellegrino Artusi, che in seguito al fatto abbandonò la città e si trasferì con la famiglia a Firenze. Sempre all’interno della rocca, i suggestivi sotterranei sono la cornice del Museo Archeologico che narra la storia antica del territorio.

I sotterranei del museo archeologico

I sotterranei del museo archeologico

Nelle sei sale – una delle quali ospita un’antica conserva per il ghiaccio – sono esposti reperti e manufatti che vanno dal Paleolitico all’Età del Bronzo fino all’epoca del municipium: oggetti in selce, bracciali in bronzo del IV secolo a.C., pavimenti a mosaico, busti marmorei, uno scheletro ritrovato di recente negli scavi archeologici della villa romana di Via Marconi (attualmente non visitabile) e poi un gran numero di anfore da vino, a testimonianza di una produzione enologica assai diffusa già nell’antichità. Albana e Sangiovese, da queste parti, sono un punto fermo di quel buon vivere romagnolo di cui Forlimpopoli è un simbolo.

Benvenuti a Casa Artusi

Il porticato di Casa Artusi

Il porticato di Casa Artusi

Trattato gastronomico di ricette e informazioni pratiche sull’arte dei fornelli, che fa bella mostra di sé nella cucina di ogni massaia degna di questo nome, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene fu terminato da Pellegrino Artusi nel 1891 e pubblicato a proprie spese dall’autore. Divenuto in breve tempo un vero e proprio bestseller, è stato tradotto in molte lingue ed è oggi il testo di gastronomia più diffuso al mondo. La statua del sanguigno romagnolo dalle foltissime basette, insuperato maestro di sapienza culinaria, troneggia sulla rotonda all’ingresso del paese ed è il degno preludio a Casa Artusi, centro di cultura gastronomica allestito negli spazi del restaurato convento trecentesco dei Servi. In questo tempio della cucina domestica, aperto nel 2007 e diretto da Susy Patrito Silva, si possono gustare i piatti più genuini della tradizione italiana e artusiana preparati dal cuoco Andrea Banfi e dal suo staff, osservare gli arredi originali appartenuti all’Artusi e partecipare a seminari di gastronomia sotto lo sguardo della meravigliosa Annunciazione quattrocentesca del Palmezzano.

Casa Artusi, la moderna biblioteca con arredi originali appartenuti al celebre gastronomo

Casa Artusi, la moderna biblioteca con arredi originali appartenuti al celebre gastronomo

Nella sala didattica attrezzata con le più moderne tecnologie, cuochi di fama nazionale tengono seguitissimi corsi teorico-pratici di cucina con l’apporto dell’Associazione delle Mariette, che valorizza le tradizioni gastronomiche popolari (prenotare con largo anticipo). Si possono infine acquistare alcuni oggetti tipici dell’artigianato romagnolo, come ceramiche faentine, tradizionali tele stampate a ruggine e, naturalmente, libri e guide di argomento gastronomico tra cui i Quaderni realizzati dalla struttura stessa. Casa Artusi è in Via Costa 27/31, tel. 0543 743138, www.casartusi.it, info@casartusi.it. Iscrivendosi alla newsletter si ricevono notizie sui numerosi eventi in programma. Il ristorante (tel. 0543 748049, prenotazione obbligatoria) è aperto dalle 12 alle 15 e dalle 19.30 alle 24, l’osteria dalle 19.30 alle 2; entrambi sono chiusi il martedì. A pochi passi, in Via Costa 23, si possono acquistare prodotti tipici del territorio presso il punto vendita Romagna Terra del Sangiovese, aperto dal lunedì al sabato dalle 9 alle 12.30.

Cent’anni fa

Pellegrino Artusi era nato a Forlimpopoli nel 1820 e morì a Firenze nel 1911: quest’anno si celebra dunque il centenario della sua scomparsa, con un ricco calendario di iniziative in programma nelle due città sino al 28 febbraio 2012. Eccone alcune: la Cena Artusiana del 17 marzo (anche a Roma, Torino e altre località), lo spettacolo L’Italia è servita presso il Teatro Verdi di Forlimpopoli il 1° aprile e la finale del concorso “L’Italia a tavola”, riservato agli studenti della quarta classe degli istituti alberghieri, sempre a Forlimpopoli il 30 settembre. Sono inoltre previste due mostre documentarie, una a Firenze e l’altra nella città natale. Per maggiori informazioni rivolgersi al Coordinamento Comitato del Centenario presso il Comune di Forlimpopoli, www.pellegrinoartusi.it, info@pelle grinoartusi.it.

In pratica

COME ARRIVARE

Forlimpopoli si trova tra Forlì e Cesena e si raggiunge con la SS9 Via Emilia, oppure dal casello di Cesena Nord della A14 Adriatica proseguendo sulla E45 in direzione Roma fino allo svincolo di Cesena Ovest. Quest’ultima uscita è il riferimento per chi arriva da Roma o dal versante tirrenico centro-meridionale lungo la stessa E45.

DOVE SOSTARE

A Forlimpopoli c’è un’area di sosta con acqua, pozzetto e illuminazione presso il palazzetto dello sport, in Via del Tulipano. Si possono inoltre utilizzare il parcheggio in Via del Bersagliere a 200 metri dal centro, quello a lato della Via Emilia presso la rotonda all’inizio di Via Marconi e quello di Piazza Trieste, con disco orario di 90 minuti al mattino. Ulteriore possibilità è l’ampia area sportiva in Via Superga nella vicina Fratta Terme (deviazione lungo la strada Forlimpopoli-Bertinoro) con acqua, pozzetto e illuminazione. A breve distanza da Forlimpopoli è disponibile anche una piccola area attrezzata per due veicoli con acqua, illuminazione e allaccio elettrico presso l’agriturismo Macin (Via San Mauro 5280, tel. 0543 445419, www.agriturismomacin.it, aziendabudel lacci@libero.it, aperto dal 1° marzo all’8 dicembre).

DOVE MANGIARE

Il locale storico di Forlimpopoli è Anna (Via Matteotti 13, tel. 0543 740209), che offre genuini piatti del territorio – alcuni preparati seguendo le ricette dell’Artusi – e una cantina con 250 etichette.
Di recente apertura è l’Aldiquà (Via Sendi 8, tel. 0543 747029), osteria ricavata all’interno della chiesa sconsacrata di San Nicolò: oltre al piatto della casa, le tagliatelle “come Dio comanda”, si gustano salumi di mora romagnola e formaggi dell’Appennino tra cui il famoso raveggiolo citato dallo stesso Artusi.
Da non perdere, a circa 2 chilometri da Forlimpopoli sulla strada per Meldola, la Trattoria del Passatore (Via Morandi 1, Selbagnone, tel. 0543 741420). Ai fornelli due allegre cuoche ultraottantenni, le sorelle Alba e Desolina Milandri, che propongono la cucina romagnola più autentica cominciando con tagliatelle, cappelletti e tortelli, tutti rigorosamente tirati al matterello.

APPUNTAMENTI

Le sfilate della Segavecchia, quest’anno in programma domenica 27 marzo e domenica 3 aprile con ingresso ad offerta libera, sono precedute dal caratteristico mercato che, oltre all’edizione del 20 marzo, ne prevede una autunnale il 9 ottobre. Nel secondo weekend di settembre si svolge la rievocazione in costume “Un Dé int la Roca ad Frampùl” (un giorno nella rocca di Forlimpopoli) con duelli, spettacoli di sbandieratori e tamburini, mercati medioevali, saltimbanchi e mangiafuoco. Forlimpopoli è da venticinque anni sede di una delle scuole di musica popolare più rinomate d’Italia, con un grande festival a fine agosto (per informazioni sulle date della manifestazione e su orari e prezzi dei corsi collegarsi a www.musicapopolare.net).

INDIRIZZI UTILI

Comune di Forlimpopoli - Ufficio del Turismo, Via Costa 23/25, tel. 0543 749250, turismo@comune.forlimpopoli.fc.it. Comune, tel. 0543 749111, www.comune.forlimpopoli.fc.it. Ente Folkloristico e Culturale Forlimpopolese, tel. 0543 743082, www.segavecchia.it, segavecchia@segavecchia.it. Museo Archeologico Tobia Aldini, aperto il martedì e il giovedì ore 14.30/17.30, giovedì anche ore 9/13, negli altri giorni su prenotazione rivolgendosi all’Ufficio Cultura del Comune (Piazza Fratti 2, tel. 0543 749234).

Galleria fotografica

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