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PleinAir | Viaggio

Trieste Trieste - Friuli-Venezia Giulia, Italia

Portamento regale

Testo e foto di Alberto Galassetti | Autunno Italiano - Monografia

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Trieste La centrale Piazza Unità d’Italia

6 ottobre 2014

Bella e irrinunciabile, con la sua impronta mitteleuropea e la vocazione cosmopolita, Trieste accoglie benevolmente anche il turista pleinair. In più le fanno corona mete di grande interesse. Sette giorni in camper nella città giuliana e nei dintorni.

Non pensateci due volte, mettete in moto e partite: Trieste vi aspetta per un’esperienza da ricordare e possibilmente ripetere. Novembre è ancora un buon mese per visitare la città e i dintorni: le giornate sono terse e luminose, il clima mitigato dal mare e mai troppo agitato dalla bora. A conferma del periodo favorevole si consideri che uno degli eventi cittadini di maggiore rilievo, l’annuale regata internazionale Barcolana, che riempie la baia di vele e gli alberghi di velisti, si è appena svolta a metà ottobre. E poi gli amministratori locali tengono in gran conto il turismo pleinair, riservando agli ospiti itineranti più di una sistemazione confacente anche in bassa stagione: comodi parcheggi e due aree attrezzate di sosta in città, altri parcheggi autorizzati e un campeggio aperto tutto l’anno a Villa Opicina, nelle immediate vicinanze. Noi abbiamo scelto di appoggiarci proprio a quest’ultimo, l’ormai storico camping Obelisco, per almeno tre buone ragioni, anzi quattro. Prima di tutto il comfort di buoni servizi e di un apprezzabile ristorante per i ritorni serali. In secondo luogo il piacere di recarsi in città con il tram anch’esso storico di Opicina, un capolavoro d’ingegneria in servizio da più di cent’anni. In terzo la posizione di Villa Opicina rispetto alle mete dell’- hinterland: svincolata dal traffico urbano e prossima alle vie di grande comunicazione. La quarta ragione, più personale ma decisiva se si viaggia con animali al seguito, è che l’Obelisco accetta i nostri piccoli amici. Non bastasse, sono da annotare la gradevole sistemazione del campeggio all’interno di un bosco e la facilità d’innesto su molti sentieri natura tra cui la celebre e panoramica Strada Napoleonica che inizia proprio dal vicino piazzale dell’Obelisco (da qui il nome), straordinario belvedere sulla città e sul golfo. Villa Opicina si trova infatti circa 350 metri più in alto del capoluogo, sull’Altopiano carsico. Arrivandovi dal raccordo autostradale, gli equipaggi in camper che gradiscono la sosta libera possono trovare sistemazione nel grande piazzale accanto alla rotonda che immette nell’abitato e in un altro poco più avanti, in direzione Prosecco. Quanto alla permanenza, Trieste ha tanto da mostrare che occorre dedicarle almeno tre giorni. Altrettanti sono da destinare alle principali attrattive suburbane: insomma ce n’è d’avanzo per un’intera settimana di vacanza.

 

 

 

Giunti in città

La cattedrale di San Giusto

La cattedrale di San Giusto

La prima cosa da fare è recarsi all’ufficio turistico in Piazza Unità d’Italia per acquistare la vantaggiosa card cumulativa valida in tutta la regione (vedi In Pratica). Dal capolinea del tram in Piazza Oberdan diversi autobus si avvicinano al centro che però non dista più di un chilometro: tanto vale andare a piedi per familiarizzare con l’ambiente. Poi, con la card in mano, una mappa e gli orari di visita si possono programmare gli spostamenti (ci sono alcuni musei, per dire, che sono aperti il lunedì mentre la maggior parte è chiusa). Non resta che fare una pausa di pianificazione, magari seduti in uno dei caffè storici quali il Tommaseo (il più antico, aperto dal 1830), il San Marco, il Tergesteo e altri per cui Trieste è celebrata; ricordando, al momento di ordinare, che la città ha un vocabolario tutto suo: per avere un espresso bisogna chiedere un “nero”, se lo volete macchiato dovete domandare un “goccia” (espresso con una punta di schiuma al centro) o un “capo” (sorta di piccolo cappuccino) e così via. E dopo la sosta, gambe in spalla! Lasciamo alle inclinazioni dei lettori la scelta delle cose da vedere e il dovere-piacere di documentarsi; qui ci limitiamo a indirizzarli sui nostri passi, consapevoli di aver trascurato mete importanti, ma solo per mancanza di tempo. Del resto ogni rinuncia porta con sé la speranza di una nuova occasione. Intanto la città s’apprezza girovagando per i luoghi simbolo come il lungomare, la citata Piazza dell’Unità d’Italia, l’adiacente Piazza della Borsa, il Canal Grande, Via Roma e le strade ortogonali del quartiere Teresiano, dove più che altrove si avverte l’influenza della sovranità austriaca durata più di cinque secoli, e spiccano le affinità architettoniche con le grandi città mitteleuropee. Di certo a Trieste non mancano il respiro e l’assetto di una capitale, né il prestigio della cultura, né i poteri economici, né la vocazione cosmopolita. Lo testimoniano l’opulenza del costruito e la varietà dei monumenti, a cominciare dagli edifici di culto. Già nella prima passeggiata si ha modo di ammirare chiese di rito ortodosso come San Nicolò dei Greci su Riva Tre Novembre o San Spiridione lungo il Canale, in netto contrasto con quelle cattoliche come la barocca Santa Maria Maggiore o l’adiacente protocristiana San Silvestro, vicinissime al Teatro Romano.

Camminando sul lungomare

Lo spazio espositivo del Salone degli Incanti, già Pescheria Centrale

Lo spazio espositivo del Salone degli Incanti, già Pescheria Centrale

Le radici di questa varietà stanno nella secolare apertura della città ai commerci e agli scambi internazionali in gran parte storicizzati dal Civico Museo del Mare e, un isolato più in là, dal Museo Ferroviario allestito nella dismessa stazione della Transalpina (inaugurata nel 1906 dall’arciduca Ferdinando). Entrambi i musei si trovano al termine del lungomare, prossimi alla Lanterna, che è anche un giro di boa. Cosicché tornando verso il capolinea del tram si ha modo di avvicinare i moli e le marine che allungano sulla baia l’abbraccio del centro storico ed espongono edifici rappresentativi, dalla palazzina dello Yacht Club all’ex Pescheria, divenuta Salone degli Incanti, sede di esposizioni temporanee e del Civico Acquario, fino alla Stazione Marittima e Centro Congressi interfacciata da grandi alberghi Belle Époque. Giusto tra ‘800 e ‘900 la città visse i suoi anni d’oro: le fortune della borghesia e delle compagnie di assicurazione come le glorie letterarie, ora fissate nei ritratti in bronzo di Svevo, Saba, Joyce, Stendhal… che capita d’incrociare strada facendo. Numerose istituzioni e importanti musei d’ambiente come il Civico Morpurgo o il Civico Sartorio, lo stesso Museo Storico del Castello di Miramare, ricostruiscono il periodo. Ma il Civico Museo Revoltella, galleria d’arte moderna, fa di più: lo coniuga con il presente. Sia perché insieme a una delle più complete rassegne italiane d’arte contemporanea comprende le opere collezionate a metà dell’800 dal barone Pasquale Revoltella, che le donò al Comune, sia perché il contenitore espositivo progettato da Carlo Scarpa negli anni ’60 e ’70 s’innesta alla residenza del mecenate e ne fa il motore di una macchina museale d’avanguardia.. Un intervento urbanistico magistrale che ridisegna un intero isolato assumendo toni addirittura poetici nella terrazza panoramica. Da non perdere! Come da non perdere – ma questa è una raccomandazione superflua – il concentrato di storia, arte e costume che stampa il Colle di San Giusto nel cuore dei triestini. Tra cattedrale, lapidario, castello, monumento ai caduti, resti romani e parco pubblico c’è di che trascorrere un giorno intero su questo singolare cocuzzolo, non alto da perdersi in prospettiva dietro i cornicioni dei palazzi, ma che pure domina il golfo. Oggi come all’epoca della originaria colonia romana di Tergeste, che aveva una forma triangolare, il mare per base, il teatro a mezza costa e il colle per vertice. E ancora come nel Medioevo quando le prime mura di Trieste, poco più di un borgo, ricalcavano quella forma e sul punto più alto sorse la cattedrale, o meglio sorsero le due chiese romaniche poi raggruppate in un solo edificio a cinque navate. Il castello venne dopo e a più riprese tra il XV e il XVII secolo. Dunque a San Giusto non c’è pietra che non abbia da dire la sua. In particolare quelle sistemate di recente in un bastione del castello: pavimenti musivi, statue, capitelli e urne che raccontano delle origini. O quelle incastonate nei muri della cattedrale, fregi, bassorilievi, edicole, che ne raccontano le vicende. Ma non ce n’è una che parli degli Asburgo: quassù ristagna solo l’aria del Bel Paese.

Tre giorni dall’altopiano al mare

Una veduta del castello di Duino dal sentiero Rilke,

Una veduta del castello di Duino dal sentiero Rilke,

Alle escursioni in città è consigliabile – e divertente – alternarne alcune negli immediati dintorni. La base logistica di Villa Opicina agevola il da farsi. Pochi chilometri di strade interne, pianeggianti e percorribili anche in bici, la separano ad esempio da due mete di rilievo: la Grotta Gigante a Sgonico e il Tempio Mariano sul Monte Grisa. La grotta, entrata nel Guinness dei Primati come la caverna turistica più grande al mondo, è propriamente un monumentale campionario dei fenomeni carsici e delle vicende geologiche che interessano tutto l’altopiano. La visita, esclusivamente guidata e possibile tutti i giorni tranne il lunedì, ogni ora dalle 10 alle 16 (alle 18 d’estate), è utilmente introdotta da un museo e da una ricognizione virtuale organizzati nel centro di accoglienza. Una passerella metallica s’immerge nell’antro dove il termometro segna costantemente 11°, si aggira e scende tra mille concrezioni fino alla Grande Sala lunga 130 metri, larga 107 e alta 65, da qui s’arrampica a riguadagnare l’uscita. A dieci minuti di distanza il Tempio Mariano è il contrappunto della grotta, elevandosi dal suolo con una imponente mole di cemento armato. Gemmazione alquanto ossessiva di motivi triangolari ispirati alla Trinità, l’opera dell’ingegnere Guacci e dell’architetto Nordio iniziata nel 1959 e consacrata nel ’66, domina il Golfo a sbalzo dal ciglio dell’Altopiano e appare dal basso come un misterioso corpo alieno. Ma più che la curiosità è la fede a farne una destinazione frequentatissima, assistita da proporzionate strutture ospitali. Le ore del tardo pomeriggio sono le più suggestive per una visita; dopo si torna alla base in un amen. Il percorso più comodo per spostarsi in città con il proprio mezzo lo fornisce il raccordo autostradale che aggira Villa Opicina in direzione sud e si attesta allo scalo ferroviario del porto, dove è facile parcheggiare. Lo stesso raccordo permette di raggiungere, bypassando intoppi e semafori, la riva meridionale della baia, ultimo lembo di terra italiana, e segnatamente Muggia, la nobile cittadina originaria del X secolo, dirimpettaia di Trieste. I ristoranti tipici della darsena, le atmosfere veneziane del centro antico, le emergenze storiche e artistiche del duomo, della chiesa di San Francesco, del castello trecentesco, delle mura, della romanica Santa Maria di Muggia Vecchia, invitano a trattenersi tutto un giorno. Almeno fino a che il sole calante non accende di rosso il panorama del capoluogo e dà il segnale del rientro. È ancora il raccordo autostradale, ma nella direzione opposta verso Udine, a facilitare un’altra giornata esplorativa nell’hinterland.

Veduta dal castello di Duino

Veduta dal castello di Duino

Uscita designata: Duino, dove visitare il locale castello, percorrere il sentiero reso celebre dal poeta tedesco Rainer Maria Rilke, e infine sostare presso le risorgive del Timavo. Di proprietà privata il castello ha origini trecentesche (vi soggiornò anche Dante Alighieri) e conserva alcuni spalti dell’epoca. Contornato da un parco rigoglioso che si protende sul mare fino a un’antica rocca, è ora destinato a eventi e banchetti e accoglie una pregevole collezione di strumenti ad arco. Se ne visitano diciotto sale, ma dal 4 novembre fino ai primi di marzo è aperto solo il sabato e i giorni festivi (ore 9.30/16). Si visita anche un bunker dell’ultima guerra scavato sotto le mura e ora adibito a sala mostre. È sempre accessibile, invece, proprio accanto al parcheggio, il sentiero che dal castello, dove era ospite all’inizio del secolo scorso, il poeta Rilke amava percorrere fino alla Baia Sistiana. Una facile passeggiata in meno di due ore tra andata e ritorno svela scorci di mare e angoli di natura commoventi. Poi si riprende il camper e in pochi minuti si raggiungono le cosiddette Bocche del Timavo. Le limpide acque del fiume, già celebrate da Virgilio, riaffiorano qui dopo un percorso sotterraneo di quasi 50 chilometri. Regolamentate e incanalate al servizio di una cartiera irrorano una vasta area verde, protetta da alcuni divieti ma stranamente non ancora attrezzata come meriterebbe per le visite, data anche la presenza dell’antichissima chiesa di San Giovanni in Tuba, del V secolo.

In pratica

COME ARRIVARE Chi già conosce la zona può servirsi delle strade statali e secondarie. Ma a evitare perdite di tempo il collegamento consigliabile è l’autostrada A4 Torino-Trieste che termina nei pressi di Duino, dove immette un raccordo a scorrimento veloce che aggira Trieste a monte, lungo l’Altopiano Carsico, e smista tutte le direzioni comprese quelle per la Slovenia e la Croazia. Uscendo dall’A4 a Duino si può percorrere la litoranea fino al capoluogo, arrivando in Piazza Libertà, dove affaccia la stazione centrale e si trova il monumento alla principessa Sissi, finanziato a suo tempo dal popolo triestino.

SOSTE E CAMPEGGI Tra settembre e ottobre chiudono i più grandi impianti di campeggio del comprensorio triestino, il Baia Sistiana, il Pian delGrisa (che dispone anche di un’area camper dedicata), il San Bartolomeo di Muggia. È aperto tutto l’anno invece il Camping Obelisco di Villa Opicina (Strada Nuova per Opicina 37, tel. e fax 040 212744, ristorante tel. 040 211655, campeggioclubtrieste@tin.it, info@campeggiobelisco.it). Le tariffe giornaliere in bassa stagione sono di 4 euro per ogni adulto (2 per bambini da 3 a 10 anni), 6 euro per auto più caravan, 5,50 per camper, 3 per tenda, 3 per l’elettricità (cani, gatti e camper service gratis). In città sono disponibili due aree di sosta attrezzate e custodite, entrambi a pagamento. La prima in Via von Bruck, presso la torre del Lloyd e il molo n. 7, dove è consentita una permanenza massima di 72 ore. La seconda presso il Mamacà Park in Via del Pane Bianco (tel. 335 8032580,www.mamacadreams.it ); la tariffa è di 15 euro per equipaggio la prima notte, 10 le successive. Soste libere sono consentite nei parcheggi di Villa Opicina indicati nel testo e in quelli che costeggiano lo scalo ferroviario portuale di Passeggio Sant’Andrea, al termine della sopraelevata che si collega al raccordo autostradale. Sono parcheggi facili da raggiungere evitando il traffico urbano e comodi per la visita del centro storico (vicinissimi al Museo delMare e a quello Ferroviario).

INDIRIZZI UTILI Come ricordato nel testo è assai vantaggioso munirsi delle card nominative FVG card, valide 48 ore, 72 ore o 7 giorni in tutto il Friuli Venezia Giulia. Si attivano con il primo utilizzo e consentono l’ingresso gratuito in 152 tra musei e attrazioni varie, ottengono sconti nei teatri e nei parchi tematici, come in molti esercizi commerciali e nei trasporti pubblici regionali. Insieme a ogni card viene consegnato un libretto che riporta gli orari, gli indirizzi e brevi schede esplicative di tutti i luoghi visitabili. La card (da 12, 22 e 36 euro) si può acquistare presso tutte le Agenzie regionali per il Turismo; quella di Trieste è in Via dell’Orologio, angolo Piazza Unità d’Italia (tel. 040 3478312, info.trieste@turismo.fvg.it). Il sito internet ufficiale è www.turismofvg.it.

Galleria fotografica

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