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PleinAir | Viaggio

Tarquinia Viterbo - Lazio, Italia

Tre giorni in Etruria

Testo e foto di Paolo Simoncelli | PleinAir 501

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Civita di Bagnoregio

2 aprile 2015

Fra il Venerdì Santo e il Lunedì dell’Angelo nella Tuscia viterbese si svolgono alcuni dei riti pasquali più antichi del Lazio. Dopo aver vissuto la Passione nella “città che muore”, scopriamo il fervore devozionale dei tarquiniesi e ci uniamo alla lunga processione del Lunedì da Blera a Norchia, verso la grotta di un veneratissimo eremita.

 

Una lugubre minaccia non solo geologica aleggia su Civita di Bagnoregio, la “città che muore”, nel momento in cui la Passione di Cristo sta per trasformarsi nella festa della Resurrezione. Nel borgo arroccato sulla Valle dei Calanchi, in continua lotta con l’erosione, sembra tutto tranquillo il pomeriggio del Venerdì Santo, mentre il venerato Crocifisso ligneo giace sotto un drappo di velluto nella chiesa di San Donato.

La venerata scultura quattrocentesca raffigurante il Cristo viene scoperta durante la Messa del Venerdì Santo nella chiesa di San Donato

La venerata scultura quattrocentesca raffigurante il Cristo viene scoperta durante la Messa del Venerdì Santo nella chiesa di San Donato

Si tratta di una scultura quattrocentesca ritenuta miracolosa, da sempre assai cara ai due borghi di Civita e di Bagnoregio, divisi da un’accesa rivalità campanilistica. Il motivo della venerazione risale probabilmente al 1499 quando, racconta la leggenda, il Cristo parlò a una donna per comunicarle l’imminente fine della peste che aveva seminato la morte in paese; il motivo della rivalità risale invece al 1850, quando la processione del Venerdì Santo – da secoli tenuta a Civita – fu trasferita a Bagnoregio. È da allora che incombe su questa spettacolare piattaforma tufacea una sorta di maledizione.

La processione in cui il Crocifisso viene portato da Civita a Bagnoregio

La processione in cui il Crocifisso viene portato da Civita a Bagnoregio

Il miracoloso Crocifisso, infatti, parte puntualmente ogni Venerdì Santo dalla chiesa di Civita trasportato giù dalla rupe e attraverso il lungo ponte fino a Bagnoregio. Qui ha luogo la rappresentazione pasquale ma tassativamente entro la mezzanotte la venerata statua deve far ritorno a Civita. In caso contrario passerebbe di proprietà alla rivale Bagnoregio, ma soprattutto – sempre secondo la leggenda – la “città che muore” scomparirebbe per sempre, collassando su sé stessa. Il rito del Venerdì Santo inizia alle 17, quando il Crocifisso esce dalla chiesa di San Donato dopo la Messa delle 16 per essere trasportato a Bagnoregio, presso la chiesa dell’Annunziata.

La processione in cui il Crocifisso viene portato da Civita a Bagnoregio

La processione in cui il Crocifisso viene portato da Civita a Bagnoregio

Qui resta tutto sospeso in un clima di grande attesa fino alle 21, quando lungo Via Roma e Corso Mazzini va in scena la seguitissima rappresentazione del processo a Gesù e della flagellazione. Subito dopo la folla assiste con il sottofondo di canti alla processione del Cristo Morto, con centinaia di comparse in costume al riverbero delle fiaccole: i ladroni, Pilato, i flagellanti, Cristo in catene trascinato dai centurioni, donne vestite a lutto, incappucciati, la Maddalena, uomini a cavallo o alla guida delle bighe. La cosa certa è che ogni anno, prima della mezzanotte, il Crocifisso fa ritorno alla chiesa di San Donato. E così i due borghi continuano a vivere la loro inoffensiva rivalità.

Il giorno della Resurrezione

La processione del giorno di Pasqua fra le chiese di Tarquinia

La processione del giorno di Pasqua fra le chiese di Tarquinia

Con il braccio levato in segno di saluto, la statua del Redentore procede tra ali di folla osannante. È domenica di Pasqua a Tarquinia e tutti gli abitanti sono per strada in attesa del suo passaggio. L’immagine lignea è adagiata su un piedistallo, trasportata per le vie del centro storico da una squadra di portatori in tunica azzurra. È il colore dell’antica Corporazione dei Falegnami, che un tempo adottava la veste durante i riti pasquali.

La tradizione vuole che fu proprio quest’associazione a commissionare la statua a un ergastolano: gli fu chiesto di realizzare il simulacro più bello di sempre e lentamente, a colpi di sgorbia, questi portò a termine una scultura tanto straordinaria da convincere i falegnami ad accecarlo perché non ne potesse realizzare una simile. Gli chiesero dove avesse trovato ispirazione per un tale capolavoro, e l’artista raccontò di aver trovato il modello della sua opera a Lucca. Ma qui la leggenda deve cedere alla realtà, perché a Lucca non fu mai trovato nulla e si è scoperto che la statua – alta 178 centimetri e pesante più di mezza tonnellata con piedistallo e portantina, il tutto a formare la cosiddetta “macchina” – fu scolpita dal maestro ebanista Bartolomeo Canini, che nel 1832 realizzò in legno il modello in gesso di Pietro Tenerani: una notizia ferale per i tarquiniesi, legatissimi all’antica credenza popolare, tanto che qualcuno ci crede ancora; la devozione degli abitanti invece è rimasta immutata.

La processione del giorno di Pasqua fra le chiese di Tarquinia

La processione del giorno di Pasqua fra le chiese di Tarquinia

C’è chi al suo passaggio si segna, chi prega in silenzio, chi si commuove. A volte la “macchina” corre, proprio come fa la Madonna che scappa di Sulmona, a volte procede a passo sostenuto oppure più lento, sfiorando balconi pieni di gente festante. Non è facile trasportare l’ingombrante marchingegno, sostenuto da sedici portatori mentre in sottofondo risuona la Marcia della Resurrezione intonata dalla storica Banda Setaccioli: bisogna distribuire il peso sugli uomini in base alla corporatura e stabilire i cambi quando qualcuno arranca, poi è necessario coordinare il passo e le note. Dopo la partenza alle 17.30 dalla chiesa di San Giuseppe, il Cristo Risorto procede al seguito dello stendardo realizzato nel 1903 dalle monache Passioniste di Tarquinia e dei cosiddetti sparatori, uomini armati di fucili con gli orecchi tappati da spesse palline di cotone. Servono ad attutire i colpi che verranno sparati – a salve – per annunciare con un gran fracasso l’arrivo del Cristo. Una volta si usava polvere nera, oggi sostituita da cartucce che sparano coriandoli.

La processione del giorno di Pasqua fra le chiese di Tarquinia

La processione del giorno di Pasqua fra le chiese di Tarquinia

Oltre ai fucilieri, accompagnano il simulacro sei giganteschi lampioni lignei ottocenteschi e soprattutto le nove pesantissime croci di castagno, decorate alla sommità e sui bracci da ghirlande, fiori e alloro: alte fino a cinque metri, sono faticosamente trasportate da tre robusti giovani che ogni 50 metri passano il pesante carico ad altri ragazzi. Un tempo veniva trasportata solo la grande Croce Maggiore, poi se ne sono aggiunte altre due; oggi sono nove in rappresentanza delle diverse diocesi locali. Arrivato nella piazza, gremita all’inverosimile, il Cristo benedice idealmente la folla. E come può essere altrimenti per chi ha vinto sulla morte e infonde speranza a tutti? La statua staziona per un po’ tra i fedeli che si accalcano, mentre i genitori sollevano i figlioletti per una foto ricordo. Poi, accompagnato dalle campane a festa e dal crepitare dei fucilieri, il simulacro fa ritorno alla chiesa di San Giuseppe.

Pasquetta on the road

Il pellegrinaggio del Lunedì dell’Angelo che si svolge ogni anno tra Blera e Norchia

Il pellegrinaggio del Lunedì dell’Angelo che si svolge ogni anno tra Blera e Norchia

I blerani, fervidi devoti di San Vivenzio, hanno da secoli un metodo efficace per smaltire il pranzo pasquale: 24 chilometri a piedi fra andata e ritorno da Blera a Norchia, attraverso campi assolati, alture e colline. Chi da lontano osserva sfilare il serpentone di uomini lungo l’antica Via Clodia potrebbe pensare, considerando che si tratta del giorno di Pasquetta, a un’allegra scampagnata nella natura. In realtà il cammino è il viatico per mettersi in sintonia col santo protettore della comunità. Si comincia alle 7 del mattino presso la chiesa di Santa Maria: il parroco e i rappresentanti della Confraternita di San Vivenzio e del Gonfalone scendono nella cripta per prelevare il braccio d’argento, la reliquia contenente le ossa del santo. Viene sollevata tra canti, preghiere e l’inno in suo onore.

Il pellegrinaggio del Lunedì dell’Angelo che si svolge ogni anno tra Blera e Norchia

Il pellegrinaggio del Lunedì dell’Angelo che si svolge ogni anno tra Blera e Norchia

E soprattutto al grido dell’Alleluia, la colonna sonora che scandirà i tempi del lungo cammino. Il corteo rispetta una rigida composizione: davanti la Confraternita con l’immagine del santo eremita, quindi il Crocifisso, poi la reliquia e infine i pellegrini. La meta è la grotta di San Vivenzio, a Norchia, distante una dozzina di chilometri. Solo il tempo della benedizione da parte del vescovo e si parte, prima costeggiando la necropoli di Pian del Vescovo e poi affrontando la salita alla Montagna Spaccata. Ognuno vive il pellegrinaggio come sente: in solitudine, in gruppetti formati in precedenza o aggregandosi a perfetti sconosciuti. C’è chi parla e chi resta in silenzio; alcuni affrontano buona parte del percorso a piedi nudi, come voto o per grazia ricevuta.

La grotta di San Vivenzio è la meta finale del cammino

La grotta di San Vivenzio è la meta finale del cammino

Ogni tanto, soprattutto quando la Pasqua è un po’ tardiva, alcuni si soffermano a raccogliere fiori di campo per decorare di colori e inondare di profumi croci e immagini processionali. Il secondo Alleluia con la benedizione ha luogo proprio sulla cima della Montagna Spaccata, da dove appare in lontananza il profilo di Blera. La processione si svolge in assoluta tranquillità, immersi nella pace della natura, tra placidi animali al pascolo e rare presenze umane. A parte litanie e preghiere, gli unici suoni sono il ronzio degli insetti e il rumore lontano di qualche trattore. E dato che non si vive di solo spirito, transitando per fattorie e case coloniche ci si può rifocillare con acqua, vino e dolcetti. La fermata d’obbligo però, è il baretto della tenuta agricola Cinelli, a 3 chilometri dalla meta; dopo un caffè ci si rimette in marcia lungo la rilassante campagna di Vetralla.

Il pellegrinaggio del Lunedì dell’Angelo che si svolge ogni anno tra Blera e Norchia

Il pellegrinaggio del Lunedì dell’Angelo che si svolge ogni anno tra Blera e Norchia

I pellegrini procedono alla rinfusa e solo in dirittura d’arrivo, al cospetto della grotta di San Vivenzio e quindi a due passi dalla necropoli rupestre di Norchia, il gruppo si ricompatta. Don Santino, appena arrivato in auto – ma quando è in forma si unisce alla marcia – rivolge la benedizione con la reliquia verso la chiesetta che ingloba l’antico rifugio del santo. L’ultimo tratto è accompagnato dal gran numero di vetture parcheggiate che hanno portato sin qui i devoti più sedentari e chi non è in grado di affrontare a piedi il lungo tracciato. In ogni caso, tutti si apprestano ad assistere alla Messa delle 11 sul prato antistante il piccolo edificio sacro. Poi comincia l’ininterrotta visita dei fedeli all’interno della grotta, suggestivo, umido ambiente con affreschi duecenteschi. Il passare dei secoli e le condizioni ambientali hanno deteriorato la loro fattura ma si distinguono due figure dall’insolita iconografia, la Vergine e un’altra figura femminile, entrambe in dolce attesa.

Quale immagine poteva essere più efficace per trasmettere serenità a popolazioni che un tempo vivevano nella miseria più nera, schiacciati dalle ingiustizie sociali? I devoti si soffermano in preghiera e meditazione, baciando uno a uno il quadro di San Vivenzio. Anni fa, nell’antico luogo di preghiera del santo, asportavano come reliquia pezzi di tufo dalla grotta: da questa abitudine deriva il nome dei pellegrini, detti appunto grottaroli. A sinistra dopo l’entrata c’è un grosso buco, che si stava allargando oltre misura finché il parroco ha vietato l’usanza. Terminata la visita, come in tutti i riti che uniscono il sacro e il profano, i prati si riempiono di tovaglie e il picnic può cominciare. Fumano i barbecue e si mesce il vino: si mangia in allegria, si canta e si balla con il sottofondo di fisarmoniche e tromboni, finché alle 14 il suono di una campanella rinserra i ranghi.

E alle 14.30, dopo una nuova benedizione con la reliquia, si riprende il cammino verso Blera. Il sentiero ricalca quello dell’andata con la sola deviazione, a un paio di chilometri dall’arrivo, al santuario della Madonna della Selva che prevede anche il tranquillo guado su passerelle di un piccolo torrente, il Biedano. Poi si scende verso Blera per arrancare infine sui ripidi tornanti della rupe su cui è costruita.

Dopo la sosta in preghiera alla cappella in località Fontanella (dove solo alcuni riescono ad accedere) si arriva alla chiesa del Suffragio, dove la reliquia viene restituita al parroco che impartisce la solenne benedizione ai pellegrini. Infine, accolto dalla folla con tanto di banda e saluto delle autorità, il corteo rientra in città oltrepassando Porta Romana e raggiungendo il punto di partenza, la chiesa di Santa Maria: l’ultimo atto è il ritorno della reliquia nella cripta. È il momento del meritato riposo: chi vuole, circa un mese più tardi, potrà affrontare di nuovo la processione. La seconda domenica di maggio, infatti, si ricomincia. Sempre 24 chilometri. E sempre in onore di San Vivenzio.

In pratica

SOSTE E CAMPEGGI
Vicino ai giardini pubblici di Lubriano, che dista 3 chilometri da Civita di Bagnoregio, si trova un’area attrezzata per camper con piazzole, possibilità di carico e scarico dell’acqua, energia elettrica, bagni e barbecue: la sosta è gratuita d’inverno e costa 6 euro nella bella stagione (tel. 0761 780391).
A Blera esiste un’area attrezzata per camper, illuminata e fornita di carico e scarico dell’acqua, ma è stata più volte saccheggiata da vandali e dunque è sconsigliata; si trova in località Puntoni, vicino alla vecchia stazione ferroviaria (a 500 metri dal centro, lungo la strada per Barbarano). In alternativa ci sono comodi parcheggi in Via Orlando Tadini (nella zona dei giardini pubblici) e in località Piazza della Pace.
A Tarquinia si può sostare presso il parcheggio di Viale Bruschi Falgari (a una decina di minuti dal centro) oppure alla Barriera San Giusto, accanto a Porta Tarquinia.
Tra i vari campeggi presenti in zona segnaliamo il Riva dei Tarquini (Via Aurelia Km 102, tel. 0766 814027 o 0766 8914028, www.rivadeitarquini.it, frontoffice@rivadeitarquini.it). Gli iscritti al Club del Plein Air usufruiscono di uno sconto del 10% sulla sosta in bassa stagione e presso la tavola calda.

ALLOGGI
Bagnoregio Bed&Breakfast La Loggetta, Via Roma 33, tel. 0761 792328 o 333 6815546, www.laloggetta.vt.it, camera matrimoniale 50 euro.
Blera Bed&Breakfast La Ripa, Via Spurinas 12, tel. 338 2071514, doppia da 50 a 55 euro.
Tarquinia Bed&Breakfast Ocresia, Piazza Soderini 1, tel. 0766 855419 o 333 6173929, doppia 50 euro.

DOVE MANGIARE
A Blera c’è la Trattoria Alloggio Torretta (Piazza San Giovanni XXIII 9, tel. 0761 479189, www.latorrettablera.it): tra le specialità, le fettuccine fatte in casa con ragù e funghi porcini, gli stratti (pasta senza uova) al tartufo, le pappardelle e lo spezzatino di cinghiale. Le camere costano 30 euro a persona, colazione inclusa.
A Civita di Bagnoregio, l’Osteria al Forno di Agnese (Via Santa Maria del Cassero 38, tel. 0761 792571) propone antiche ricette della tradizione locale. Tra le specialità della casa, zuppa di farro e legumi, fagioli in salsa di alici e granelle di nocciola e panna.
Il ristorante Cavatappi (www.cavatappirestaurant.it) di Tarquinia è una rinomata trattoria in pieno centro storico, dove assaggiare tra i tanti piatti gustosi il riso con radicchio e gorgonzola, il brasato maremmano e la panzanella.

COSA VISITARE
Necropoli etrusca di Tarquinia, Strada Provinciale Montarozzi-Marina, località Montarozzi, tel. 0766 856308, aperto da martedì a domenica dalle 8.30 a un’ora prima del tramonto (d’inverno ore 8.30/14). Il biglietto costa 6 euro, 8 euro con l’ingresso al Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense (Palazzo Vitelleschi, Piazza Cavour 1a, tel. 0766 856036, aperto da martedì a domenica ore 8.30/19.30).

INDIRIZZI UTILI
Pro Loco di Bagnoregio, Via Roma 30, tel. 0761 780833 o 327 6324985, www.prolocobagnoregio.it.
Ufficio informazioni e accoglienza turistica di Tarquinia, Barriera San Giusto, tel. 0766 849282, www.tarquiniaturismo.it (aperto da martedì a domenica ore 9.30/12.30 e 15/18).
Pro loco Blera, Via Roma 15, tel. 0761 470418, www.prolocodiblera.it.

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