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PleinAir | Viaggio

Skellefteå, Svezia

Svezia del nord, Pleinair sottozero

Testo di Pier Vincenzo Zoli - Foto di Mauro Camorani | PleinAir 473

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Kage, gite con lo spark o kicksled, slitte comuni in tutto il Nordeuropa

4 dicembre 2014

In tenda con i Lapponi, nei boschi innevati alla ricerca di alci e aquile reali, sui laghi ghiacciati con i pattini e le slitte… Nel nord della Svezia l’inverno è una stagione di entusiasmanti attività all’aria aperta, entrando in contatto con usanze e abitudini quotidiane che rivelano quanto sia forte l’alleanza tra l’uomo e la natura.

Il bagliore della fiamma rovente è l’unica luce che sfilaccia il buio benevolo della kåta, la tenda lappone dove sto ascoltando Lotta narrare le storie del popolo dei Sami, delicate e commoventi novelle intessute del fascino di un tempo lontano. Fuori sta nevicando, ma in questo piacevole tepore il mondo sembra fatto solo di parole che raccontano di uomini, donne, persino bambini avvolti da un’aura leggendaria. Finché i Sami sono stati nomadi, avevano come unico limite le leggi imposte dalla natura e dalle stagioni: non si preoccupavano degli stati né delle dogane, non riconoscevano re o regine. Lo stesso nome di Lapponia, come la chiamiamo noi, in realtà è la vaga definizione di un esteso territorio intorno e sopra il Circolo Polare Artico tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. I Sami non erano nemmeno un popolo, bensì un insieme eterogeneo di gruppi familiari che avevano lingue e origini diverse, al punto che anche tra clan confinanti era molto difficile comunicare. Eppure le abitudini e gli stili di vita erano gli stessi ovunque, che si trovassero nelle vallate norvegesi, nelle piane finlandesi o sulle remote colline della penisola russa di Kola.

Batsuoi Samecenter di Arjeplog, di notte si dorme nella kåta, la tipica tenda lappone

Batsuoi Samecenter di Arjeplog, di notte si dorme nella kåta, la tipica tenda lappone

Le renne erano la loro ragione di vita: cibo, abbigliamento e reddito derivavano da questi formidabili animali, e garantire i pascoli migliori sia d’inverno che d’estate era la principale preoccupazione, motivo per cui erano in continuo movimento. Nella stagione meno rigida si spostavano verso le alture, sia per trovare il foraggio più abbondante sia per sfuggire all’assalto delle zanzare; quando invece il gelo s’impadroniva del territorio facevano ritorno alle basse quote, dove le condizioni erano meno proibitive. Lotta ci parla di questo e d’altro mentre controlla la cottura dei renskav, straccetti di renna fritti in una grande padella di ferro. Seduti sulle pelli, gustiamo questo piatto semplice e antico, per nulla preoccupati del freddo che troveremo più tardi quando dovremo fare ritorno alla civiltà.

Pellegrini per precetto

Bonnstan, il borgo antico di Skellefteå

Bonnstan, il borgo antico di Skellefteå

Affacciata sull’ampio semicerchio che forma la parte settentrionale del Golfo di Botnia, la cittadina di Skellefteå si trova ben al di sotto del Circolo Polare Artico, ma anche qui nei lunghi mesi invernali la temperatura scende abbondantemente sotto lo zero. Il clima, tuttavia, è molto secco e il freddo percepito è meno fastidioso di quello a cui siamo abituati nei nostri inverni più umidi. Se il grazioso centro abitato offre tutti i comfort moderni, è il quartiere storico a riportarci indietro agli anni in cui non c’era l’elettricità, ci si spostava soltanto a piedi o con i cavalli e per i devoti era obbligatorio il pellegrinaggio domenicale al luogo di culto più vicino. Bonnstan, il borgo antico, risale al 1830 ed è ormai l’unica vera città chiesa rimasta intatta in tutta la Svezia, testimonianza di quella colossale opera di formazione religiosa alla quale, già dal XVII secolo, il protestantesimo aveva dato inizio.

Skelleftea

Skelleftea

Tra le regole ferree e inappellabili c’era la partecipazione alle funzioni sacre: nella parte meridionale del paese, dove le chiese sorgevano in prossimità dei centri abitati, non era difficile rispettare quest’obbligo, mentre nelle regioni del centro e del nord molti villaggi erano a tale distanza da rendere impossibili gli spostamenti. Il problema fu risolto verso la fine del ‘600 con la costruzione di grandi centri di accoglienza adibiti a foresteria per i fedeli, come nel caso di Bonnstan, che svolse tale compito fino ai primi decenni del ‘900 quando le nuove strade e i mezzi di locomozione più veloci resero inutili i pernottamenti vicino al luogo sacro. Com’è accaduto per molti altri insediamenti del genere, anche questo sarebbe caduto in abbandono e destinato a scomparire se negli anni ’70 non fosse iniziata una paziente opera di restauro, che ha riportato il villaggio al suo aspetto originario rendendolo una delle principali attrazioni di turismo culturale nel nord-est della Svezia.

Uomini e alci

Al Wilderness Exhibition Centre di Svansele si conservano centinaia di animali impagliati caratteristici dell’Artico

Al Wilderness Exhibition Centre di Svansele si conservano centinaia di animali impagliati caratteristici dell’Artico

Skellefteå è il punto di partenza di numerosi itinerari turistici nel Västerbotten, provincia storica che confina con la Lapponia svedese (quest’ultima parzialmente compresa nella suddivisione amministrativa del ter ritorio). Il soggiorno estivo offre le opportunità più consuete e ben note a chi conosce i paesi scandinavi, ma è quello invernale a riservare le emozioni più particolari. Una settimana è appena sufficiente ad assaporare tutto ciò che questi luoghi possono offrire, a cominciare dal contatto diretto con i Sami. Ad Arjeplog, 220 chilometri a nord-ovest della cittadina, è possibile restare qualche giorno con Lotta e suo marito aiutandoli ad accudire le renne, a cucinare le specialità della cucina tradizionale e a riconoscere le tracce degli animali selvatici sulla neve. Di notte si dorme nella kåta, di giorno si vive secondo ritmi dettati esclusivamente dalla natura.

Dal Wilderness Camp si effettua un’escursione per l’avvistamento degli alci

Dal Wilderness Camp si effettua un’escursione per l’avvistamento degli alci

Se capita di avvistare un alce, la curiosità di saperne di più può essere soddisfatta al Wilderness Exhibition Centre di Svansele, che da Skellefteå dista una sessantina di chilometri. In diverse sale, organizzate in base alle stagioni, si conservano centinaia di animali impagliati caratteristici della Lapponia, oltre ad armi, trappole e altri utensili d’uso comune presso le popolazioni che vivevano in questi ambienti difficili. Il centro è stato voluto da Thorbjörn Holmlund, un singolare personaggio molto noto da queste parti, la cui storia sembra uscita da un romanzo d’altri tempi: si dice che già a cinque anni trascorresse la maggior parte del suo tempo nei boschi, dove renne, aquile, volpi e alci erano i suoi compagni di giochi. In età adulta si è dedicato prima alla costruzione di mobili e poi all’attività edile, diventando un rinomato imprenditore; ma il richiamo della foresta era sempre ben vivo dentro di lui e così, grazie al patrimonio accumulato negli anni, ha realizzato il Vildmarkcenter, come si chiama in svedese questo originale museo naturalistico e antropologico.

Wilderness Camp

Wilderness Camp

Dopo l’eccezionale successo dell’iniziativa, ceduta la struttura al figlio, Holmlund ha acquistato e rilanciato un hotel ad Arjeplog, in una delle zone più selvagge e meno popolate di tutta la Svezia. Anche questo è stato un trionfo, che lo ha spinto a coltivare l‘ennesimo progetto: costruire un albergo a forma di alce all’estremità settentrionale del Norrbotten, quasi al confine con la Norvegia. Sembrava una follia e forse lo è, ma le autorizzazioni sono state concesse e i lavori stanno per iniziare. «Tra meno di due anni – spiega con divertito orgoglio – entreremo nel Guinness dei Primati e verranno da tutto il mondo per vedere questa meraviglia». Se però avete in mente la figura del costruttore tutto ufficio e cantiere, vi sbagliate di grosso: perché è proprio con Thorbjörn e suo figlio Johannes che, a bordo delle motoslitte, si va alla ricerca dell’alce nelle foreste innevate della Lapponia. Le nostre guide sono prodighe di racconti sulle abitudini dei grandi moose, spesso arricchendo la descrizione con ricordi delle loro innumerevoli avventure. Il viaggio dura fino a sera, e il rientro al campo base alla sola luce dei fari, nell’assoluto silenzio dell’Artico svedese, è un’esperienza che non si dimentica. Prima di cena ci si ritempra nella sauna o con un bel bagno in una vasca all’aperto e quando è ora di andare a dormire ci si ritira nei piccoli cottage in legno riscaldati da stufe roventi, che per tutta la notte mantengono la temperatura intorno ai 20°C mentre fuori il termometro segna -25°.

Divertimenti al gelo

Kage, gite con lo spark o kicksled, slitte comuni in tutto il Nordeuropa

Kage, gite con lo spark o kicksled, slitte comuni in tutto il Nordeuropa

D’inverno la Lapponia svedese è un’ininterrotta distesa di neve e ghiaccio, e le strade non fanno eccezione. Non è sufficiente guidare un veicolo dotato degli pneumatici adatti: occorre anche sapere come comportarsi, soprattutto in caso di imprevisti. A Skellefteå è possibile frequentare un corso di guida sul ghiaccio o esercitarsi almeno una volta sotto la guida di un istruttore dell’Ice Driving Centre: dopo una lezione teorica, si sale a bordo dell’auto con il pilota e si provano le manovre, per poi sperimentare di persona gli insegnamenti ricevuti. Ma da queste parti non sono solo gli adulti a potersi cimentare con esperienze insolite: anche i più piccoli possono divertirsi a scoprire come giocano e vivono i loro coetanei di queste parti. In città opera una delle rare scuole dedicate ai bambini per imparare a condurre i cani da slitta, e qui i musher in erba possono frequentare un corso di più lezioni o semplicemente apprendere i primi rudimenti e provare a condurre una piccola muta di due cani nella pista circolare.

Kage, pesca nel ghiaccio

Kage, pesca nel ghiaccio

Mamma e papà, invece, saliranno sulle slitte condotte da musher esperti per vivere l’emozione di una bella corsa fra i boschi, lungo i sentieri ghiacciati, comodamente avvolti nelle calde pelli che fanno parte dell’equipaggiamento fornito ai visitatori. Com’è normale in un paese dove le temperature restano sottozero per molti mesi all’anno, il ghiaccio e la neve sono un motivo di divertimento più che un ostacolo. A causa della ridotta salinità, il Golfo di Botnia è il primo a gelare all’inizio dell’inverno e lo spessore del ghiaccio può raggiungere i 70 centimetri: in tali condizioni è in grado di reggere il peso delle auto, e quindi sulla sua superficie si sviluppano molte attività ricreative in totale sicurezza. E’ il caso, ad esempio, delle gite con le spark o kicksled, slitte molto comuni in tutto l’estremo Nordeuropa: se ne può noleggiare una a Kåge, un sobborgo di Skellefteå, e cimentarsi in una prova di conduzione di questo insolito veicolo. La tecnica è semplice, almeno a parole: impugnato saldamente lo styret, una sorta di manubrio, si fa forza alternativamente con i piedi sul ghiaccio, aiutati da tre piccoli ramponi posizionati sulla punta delle scarpe. E’ importante non pesare sul manubrio, lasciando alle gambe il compito di muovere la slitta. Raggiunta la velocità desiderata, si appoggiano entrambi i piedi sui pattini e si procede dritto fino all’esaurirsi della spinta, che in genere consente di spostarsi per un buon tratto. Prima di imparare, è inevitabile che la slitta vada da ogni parte e finisca anche con il rovesciarsi, ma tutto si risolve con un capitombolo.

Kage, muta di due cani da slitta

Kage, muta di due cani da slitta

Chi invece ha dimestichezza con i pattini da ghiaccio qui trova un vero Eldorado, scivolando su una lastra perfetta e lucida come difficilmente si potrebbe vedere dalle nostre parti. I più esperti possono provare i långfärdsskridskor, che hanno una lama molto lunga; sono un po’ difficili da usare, ma sicuramente è più facile adoperarli che pronunciarne il nome. Si utilizzano per lunghe passeggiate, spesso aiutandosi con delle bacchette simili a quelle dello sci o ai bastoncini da trekking, e sono molto diffusi in tutta la Svezia, tanto che esistono club di appassionati che organizzano tour per ogni esigenza.

Il banchetto dell’aquila

Aquila reale

Aquila reale

La capacità degli svedesi di piegare a proprio vantaggio le non facili condizioni ambientali è una volta di più dimostrata da Conny Lundström, apprezzato fotografo naturalista la cui abilità è nota anche all’estero grazie ai riconoscimenti ottenuti in ambito nazionale e internazionale. Conosciuto da queste parti come l’uomo aquila, trascorre buona parte dell’inverno a Kalvtrask, un minuscolo villaggio a una novantina di chilometri da Skellefteå. Quest’area è occupata da una vastissima foresta di conifere pressoché vergine e abitata da molte specie di animali selvatici, soprattutto le aquile reali, che qui trovano uno dei loro habitat preferiti.

Aquila reale

Aquila reale

Proprio i maestosi rapaci sono la passione e in qualche modo il lavoro di Conny, che trascorre gran parte delle sue giornate in una capanna appositamente attrezzata nel folto del bosco, dove ospita coloro che desiderano fotografare l’aquila reale. Seguendo i suoi consigli, l’avvistamento è pressoché garantito al massimo in due giornate di appostamento: e noi non potevamo mancare all’appello. Eccoci dunque in moto già alle 5 del mattino, quando la foresta è ancora velata dalle ombre della notte e le stelle sembrano congelate sul denso sfondo del cielo. Eppure non c’è una vera e propria oscurità, perché la neve rischiara l’ambiente permettendoci di camminare senza difficoltà lungo il sentiero che conduce alla capanna di Conny. La temperatura è intorno ai -20°C, ma quasi non ce ne accorgiamo: l’aria è tersa, asciutta, così pulita che la sensazione di freddo resta superficiale. Dobbiamo arrivare prima che faccia giorno, per essere certi che nessun animale che si trova nei paraggi possa abbinare la presenza umana al rifugio. Al nostro arrivo Conny verifica che le esche siano tutte al loro posto, in modo che il rapace le possa notare da qualsiasi parte giunga. Poi entriamo nella capanna e il nostro anfitrione si affretta ad accendere la stufa, che in pochi minuti riscalderà il locale permettendoci di togliere le giacche. Sistemiamo con estrema attenzione l’attrezzatura, avendo la massima cura che solo le lenti siano all’esterno; tutto il resto è coperto da teli neri. Poi inizia l’attesa. Passano diverse ore, ma non ci si annoia nemmeno un attimo: i racconti del nostro ospite, una buona colazione, il collegamento a Internet che funziona egregiamente fanno in modo che il tempo trascorra veloce, sempre con un occhio alle macchine fotografiche in attesa dell’aquila. Ed eccola che arriva, poco dopo mezzogiorno. Un grosso esemplare si è appostato su un albero, ancora lontano, ma ha avvistato una delle esche e non resta che attendere ancora qualche minuto. Finalmente, spiccato il volo, scende a terra e si ferma a pochi metri da noi, su un ramo al quale è fissato un pezzo di carne. L’aquila prova a portarlo via, ma l’esca è ben assicurata e non può far altro che iniziare a strapparne piccoli pezzi, in un incredibile banchetto che si protrae per quasi un’ora. Gli otturatori delle fotocamere, silenziati il più possibile, scattano senza posa: è uno spettacolo formidabile, che solo le immagini possono descrivere.

Aquila reale

Aquila reale

Quando il rapace, ormai sazio, riprende il volo, anche noi decidiamo di pranzare e ci sediamo a tavola davanti a una piccola parata di specialità dell’estremo nord, molto più gustose di quanto si possa credere. Ma la giornata non è ancora finita. perché nel primo pomeriggio arriva una seconda aquila che plana direttamente sulla neve avvicinandosi all’esca, si guarda intorno sospettosa e poco dopo, tranquillizzata dall’immobilità di quanto la circonda, si sazia a volontà finché le prime ombre iniziano ad allungarsi sulla foresta. Davanti al computer, mentre riguarda e mette in ordine le foto, Conny è soddisfatto: per lui è stata una giornata di lavoro produttiva. Per noi, un’esperienza assolutamente unica che ci auguriamo non resti irripetibile.

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