Abbonati alla rivista
Area utenti

PleinAir | Viaggio

Firenze - Toscana

Mugello: il profumo del bosco

Adriano Savoretti | PleinAir n°495
Vai alla mappa
081 Sant Agata - la campagna circostante

28 ottobre 2014

Finalmente è autunno: per chi ama la quiete è questo il momento più bello dell’anno. Le campagne e i monti si vestono di calde sfumature mentre castagne, tartufi e funghi deliziano i palati con una sinfonia di profumi e di sapori. Per gustare queste prelibatezze dirigiamo la prua del camper a poche decine di chilometri da Firenze, alla volta dei boschi che cingono antichi borghi sorti all’ombra delle potenti famiglie dei Medici, dei Lorena, degli Ubaldini. È dai Magelli, popolazione di origine ligure che qui si stabilì prima degli Etruschi, che deriva il nome del Mugello, quel pezzo di Toscana stretto tra la città di Dante e i rilievi appenninici che s’innalzano verso l’Emilia, famoso ai più per i bolidi sfreccianti sulle ardite curve del suo autodromo internazionale e le vecchie immagini delle epiche cronoscalate ciclistiche o della Mille Miglia automobilistica sul Passo della Futa. Non è solo questo il Mugello: chi lo conosce l’associa innanzitutto all’attenzione al territorio, ai meravigliosi prodotti locali, alle testimonianze di un passato illustre che incontreremo lungo il nostro itinerario.

Scarperia - Palazzo dei Vicari

Scarperia – Palazzo dei Vicari

Dai Medici ai Servi di Maria

Castello di Trebbio

Castello di Trebbio

Appena usciti al casello di Barberino del Mugello, a dare il benvenuto al visitatore è l’azzurro splendente del Lago di Bilancino, l’invaso artificiale che con i suoi 5 chilometri quadrati occupa un sessantesimo dell’antico lago naturale, poi prosciugatosi, che in epoche remote si estendeva dai Monti della Calvana fino alle Balze di Vicchio. Creato per l’approvvigionamento idrico dell’area fiorentina, è diventato un’occasione per praticare la canoa, il windsurf, la vela, pedalare lungo i percorsi ciclabili o rilassarsi osservando l’avifauna acquatica. Per gli amanti della natura c’è anche l’oasi del Gabbianello, gestita dal WWF, che permette l’avvistamento di molte specie migratorie ed è fruibile tramite un percorso accessibile alle persone con disabilità motoria. Seguiamo la strada lungo l’argine meridionale per ammirare gli incantevoli scorci del lago con lo sfondo dei boscosi rilievi appenninici, fino a incrociare sulla sinistra uno sterrato comodamente percorribile con l’indicazione per l’antica chiesa di San Giovanni in Pretoio, edificata nel 1097. In poco più di un chilometro si arriva al cancello dell’antica pieve, chiusa per lavori al momento della nostra visita. La delusione di non poter vedere l’interno, dove si trova un prezioso fonte battesimale quattrocentesco, non stempera il fascino del luogo: da qui la vista spazia su gran parte del Mugello occidentale, a simboleggiare l’importanza che questa chiesa ebbe in passato sul territorio che fu per secoli sotto il dominio mediceo, come testimonia lo stemma centrale sulla facciata (vedi il riquadro I luoghi dei Medici). Il tempo di rimettere in marcia il nostro veicolo e siamo al borgo di San Piero a Sieve, sorto nell’XI secolo alla confluenza del torrente Carza con il fiume Sieve. La sua fortuna si deve alla costruzione delle residenze di Cafaggiolo e Trebbio: grazie ai capitali e alla presenza dei Medici l’abi-tato ebbe il suo massimo sviluppo. Nella pieve di San Pietro, situata al centro del paese, si ammira il cinquecentesco fonte battesimale in terracotta policroma invetriata, realizzato dagli illustri Della Robbia. Alla fine del XVI secolo il Granduca Cosimo I de’ Medici fece costruire, sul colle sopra il borgo, l’imponente fortezza di San Martino: conviene parcheggiare il camper presso la pieve e percorrere a piedi la strada di circa un chilometro e mezzo che sale alla rocca. Alla fine del paese uno sterrato (consigliabile solo ai fuoristrada) prosegue attraverso un fitto bosco fino alla sommità del colle, dove le massicce mura della fortezza si ergono in tutta la loro maestosità. La fatica della salita è ripagata dal silenzio del luogo e dalla stupenda vista sulla sottostante campagna mugellana. Ritornati all’abitato, prima di proseguire sulla SP551 una deviazione verso sud di una quindicina di chilometri è l’occasione per visitare un’altra gemma, il Parco Mediceo di Villa Demidoff a Vaglia, nella frazione di Pratolino. Della cinquecentesca residenza del Granduca Francesco I de’ Medici oggi non c’è più traccia, sostituita dall’attuale villa eretta nel 1872 dal principe russo Paolo Demidoff. Nel meraviglioso parco, tra sentieri, grotte artificiali, fontane e incantevoli scorci naturali ancora troneggia la gigantesca statua del Colosso dell’Appennino, capolavoro rinascimentale del Giambologna che si specchia nelle acque del laghetto, anch’esso risalente all’originale impianto mediceo assieme alla statua del Mugnone e alla cappella esagonale, opera del Buontalenti. Un altro spunto di visita prima di rimetterci sulla direttrice principale del nostro itinerario è ad appena 7 chilometri, in località Bivigliano. Una comoda strada fiancheggiata da imponenti abeti ci porta al convento di Montesenario, uno dei complessi religiosi più importanti e suggestivi dell’area, le cui origini si devono a sette nobili fiorentini che nel 1233 si ritirarono in eremitaggio in questo luogo e presero il nome di Servi di Maria, dando vita all’omonimo ordine oggi diffuso in tutto il mondo. Il primo nucleo, risalente al 1241, lo si deve proprio ai Sette Santi Fondatori; nel 1539 fu notevolmente ampliato e ristrutturato per volere di Cosimo I de’ Medici, rimaneggiato nelle attuali forme barocche a fine ‘800. All’interno spiccano la Pietà in terracotta policroma della Cappella dell’Apparizione, opera di Fra Giovannangelo Lottini, e una stupenda Ultima Cena di Matteo Rossellini, che copre un’in-tera parete del refettorio. Rivolgendosi ai religiosi è possibile visitare il chiostrino quattrocentesco e la grande terrazza panoramica con vista sul Mugello e sull’Appennino. Soddisfatti gli occhi, non manchiamo di soddisfare anche il gusto con un assaggio degli ottimi liquori prodotti nel convento, tra cui il delizioso e rinomato Gemma d’Abeto, più volte premiato in diverse esposizioni internazionali.

Giotto e i Chini

Vicchio - Piazza Giotto

Vicchio – Piazza Giotto

Torniamo sulla SP551 seguendo il corso del Sieve per giungere a Borgo San Lorenzo, centro principale del Mugello, il cui originario nucleo si costituì sotto il protettorato degli Ubaldini dove sorgeva l’antico abitato romano di Annejanum. Del borgo murato – che fu teatro di cruenti scontri tra guelfi e ghibellini – sono ancora visibili alcuni tratti delle mura e due porte, Fiorentina e dell’Orologio, sopravvissute al terremoto del 1919 e ai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale. In epoca recente la sua fama si deve ai fratelli Chini, Galileo e Chino, che nel 1906 vi fondarono la manifattura delle Fornaci di San Lorenzo producendo pregevoli opere in ceramica, vasi, vetrate ed elementi decorativi per edilizia in stile liberty. L’attività cessò definitivamente nel 1943, a causa dei bombardamenti che distrussero gli impianti. La testimonianza dell’ingegno e dell’arte dei Chini è oggi custodita nel Museo Civico della Manifattura Chini: guidati dal direttore Adriano Gasparrini andiamo alla scoperta della vita e delle opere dei due artisti, contraddistinte da un’eccezionale ricerca d’innovazione tecnica ed espressiva. Nel percorso di visita si rimane incantati di fronte alle realizzazioni esposte: vasi e piatti in ceramica dai colori vivaci e dai riflessi metallici, piastrelle decorative, vetrate colorate e una bellissima lunetta rappresentate il Cristo Risorgente dal Sepolcro. L’impronta dei Chini non è confinata nelle sale del museo; per rendersene conto basta seguire le maioliche che indicano l’Itinerario Liberty, poste sulle facciate degli edifici. Ricalcando il percorso arriviamo a Piazza Dante, sulla quale si affaccia il Municipio: nella sala del sindaco si ammira lo splendido pavimento realizzato dai Chini. Commovente il monumento a Fido, dedicato al cane meticcio che dopo la morte del suo padrone nel 1943 continuò a recarsi ogni giorno alla fermata del bus attendendo che tornasse. La sua storia colpì a tal punto l’opinione pubblica, non solo locale, che quando Fido morì nel 1958 il quotidiano La Nazione dedicò alla notizia un titolo a quattro colonne. Nell’itinerario è presente anche la pieve di San Lorenzo, il più grande edificio romanico dell’area, eretto nel 941 e ricostruito nel 1263, con la particolare torre campanaria a forma di semidodecagono. Al lato della facciata si trova un bellissimo tabernacolo in terracotta policroma dei Chini, mentre all’interno l’abside presenta affreschi di Galileo oltre a opere d’arte tra cui una Madonna attribuita a Giotto e un crocifisso su tavola di scuola giottesca. Un’altra piccola deviazione di 9 chilometri ci porta in località Madonna dei Tre Fiumi, presso Ronta, dove immerso nella campagna mugellese troviamo il mulino Margheri, il più antico di tutta la Toscana risalente forse all’anno 845. All’interno, vicino alle grandi mole in movimento, il titolare controlla che la macinatura delle castagne sia eseguita a dovere spiegandoci che, a differenza dei sistemi moderni, con questo tipo di macinatura tradizionale il prodotto è di altissima qualità non surriscaldandosi in fase di lavorazione. Nella rivendita attigua, oltre alla farina di castagne si possono acquistare quella di mais e di grano tenero. Un altro breve tratto sulla provinciale ed eccoci nel centro di Vicchio, antica sede della Podesteria che raggruppava i vicini centri abitati e fedele alleata della Repubblica Fiorentina fino alla sua caduta nel 1530. Oltre all’importanza che ebbe nelle vicende storiche, il nome del borgo è legato a quello di uomini illustri che vissero qui come il Beato Angelico, Benvenuto Cellini e Don Milani. Il vero vanto, tuttavia, è di aver dato i natali a Giotto, ricordato dalla statua al centro della bella piazza a lui dedicata su cui si affaccia la pieve di San Giovanni Battista. L’artista nacque nel 1267 a Colle di Vespignano, nel piccolo edificio medioevale che oggi ospita il Museo Casa di Giotto, dove filmati e postazioni multimediali illustrano la sua storia. Chissà se avrà mai tratto ispirazione dal grazioso Lago di Montellieri, proprio a ridosso di Vicchio, e dalla bellissima campagna dei dintorni che sembrano essere fatti apposta per ispirare il lavoro di un pittore. Non da meno è il paesaggio rurale di Dicomano, l’abitato posto al margine sud-orientale del comprensorio del Mugello, sorto fra il torrente Comano e il Sieve, che ricoprì sotto il governo dei Lorena il ruolo d’importante centro commerciale per i traffici delle merci tra la Val di Sieve, l’Emilia e il Casentino. Purtroppo i bombardamenti del 1944 hanno cancellato gran parte dell’antico impianto ur-bano di cui sono sopravvissuti alcuni tratti nei pressi del Ponte Vecchio, con i resti del ghetto di Valfonda e parti di antichi loggiati in Via Garibaldi. Di particolare interesse è il Museo Archeologico Comprensoriale, ospitato nel Palazzo Comunale, dove sono esposti reperti dalla preistoria all’età rinascimentale provenienti dalla Valle del Sieve. La sezione più importante è dedicata al periodo etrusco con una notevole collezione di stele funerarie risalenti al periodo dall’VIII al V secolo a.C. Probabilmente riconducibili all’età etrusca sono anche gli scavi archeologici di Frascole, poco fuori l’abitato, dove nel 1978 sono state rinvenute le fondamenta di un edificio, forse una fortezza posta a difesa di un’antica arteria di comunicazione, insieme ad altre strutture di varie epoche. I bei vigneti del circondario non stupiranno gli intenditori essendo il nome di Dicomano associato anche a un’eccellente produzione vitivinicola, in particolare all’ottimo Chianti Rufina a cui è dedicato il Museo della Vite e del Vino nell’abitato di Rufina, a circa 10 chilometri da Dicomano. Lasciata la Valle del Sieve ci dirigiamo a Scarperia, al confine settentrionale del comprensorio del basso Mugello, il cui nome deriva da “scarpa”, in quanto posta ai piedi dell’Appennino, e “ria”, perché da qui inizia la ripida salita al Passo del Giogo. Il primo nucleo del borgo sorse nel 1306 con la fondazione dell’avamposto fortificato di Castel San Barnaba da parte della Repubblica Fiorentina che, dopo aver raso al suolo il castello di Montaccianico a Sant’Agata roccaforte degli Ubaldini, assunse il controllo del territorio. Ben presto il borgo ebbe un importante ruolo politico e nel 1415 divenne sede del Vicario del Mugello, avente giurisdizione su un ampio territorio comprendente tutto il Mugello meridionale. Egli abitava ed esercitava il suo mandato nel trecentesco Palazzo dei Vicari, simbolo di Scarperia e tra gli edifici storici più belli dell’area, che ricorda nella sua architettura il Palazzo Vecchio di Firenze. Leggiamo lo scorrere della storia nei nomi e negli stemmi dei vicari sia sulla facciata dell’edificio, sovrastato dall’alta torre quadrangolare, che tra i bellissimi affreschi dell’atrio del cortile interno. E ancor più nel prezioso Archivio Storico Preunitario, ospitato in una sala del palazzo, dove oltre quattromila manoscritti costituiti da atti legali e vari documenti – i più antichi risalenti al XV secolo – formano una delle maggiori raccolte della provincia fiorentina. Due piani sono occupati dal Museo dei Ferri Taglienti, dove è espo-sta una collezione di diverse tipologie di coltelli. Il borgo, infatti, conobbe intorno al XV secolo un fiorente sviluppo dell’attività legata alla forgia del ferro per la produzione di lame pregiate e strumenti da taglio che favorì la nascita di moltissime botteghe di coltelleria, di cui possiamo respirare l’atmosfera di un tempo in quella di Via Solferino, una delle ultime sopravvissute. La produzione di lame è oggi portata avanti da moderni artigiani che hanno saputo coniugare i gusti attuali e l’innovazione tecnologica: il risultato è la creazione di vere opere d’arte come il Settello di Scarperia, nato dalla collaborazione delle tre più famose coltellerie scarperiesi, Berti, Conaz e Saladini, per celebrare il settimo centenario della fondazione del borgo. Lasciata Scarperia, ci godiamo un altro scampolo di meravigliosa campagna tra Sant’Agata, dominata dalla sua famosa pieve antecedente all’anno Mille, e Galliano, per poi tornare sui nostri passi e immetterci sulla SP503 del Passo del Giogo (882 m).

La Romagna toscana

Marradi - Scorcio dei castagneti

Marradi – Scorcio dei castagneti

Mentre saliamo, il dolce paesaggio rurale lascia il posto a rilievi ammantati da fitti boschi. I tornanti si fanno sempre più serrati all’avvicinarsi del Passo del Gioco, che insieme a quelli della Futa e della Colla di Casaglia sono i principali valichi di accesso all’Alto Mugello, detto anche la Romagna Toscana. La strada impone attenzione alla guida per la presenza di banchi di nebbia e, cosa non rara, per le prime nevicate. Immersi in questo scenario giungiamo a Firenzuola, la piccola Firenze come la battezzò lo storico Giovanni Villani nel XIV secolo. Il nucleo dell’abitato che si sviluppa sulla via principale, con le due porte di accesso Fiorentina e Bolognese agli estremi, risale al 1332 quando la Repubblica Fiorentina edificò un castello per contrastare il dominio degli Ubaldini. Teatro di violenti conflitti, fu più volte distrutta e più volte riedificata fino ad assumere con Lorenzo il Magnifico, nel XV secolo, il suo assetto definitivo. Purtroppo il borgo, governato anche da Machiavelli, venne in gran parte distrutto durante l’ultima guerra e quello che vediamo oggi è frutto di un’attenta ricostruzione. L’epicentro di Firenzuola è la sua rocca, risalente al 1371 e oggi sede del Comune, che nei sotterranei ospita il Museo della Pietra Serena. Alla particolare varietà di arenaria grigia estratta dai monti a nord dell’abitato è legata la storia sociale ed economica del luogo, come si evince effettuando il percorso museale lungo il qua-le si scoprono l’attività di escavazione, la lavorazione della pietra e la vita degli scalpellini.

Marradi - Stand prodotti alla Sagra del Marrone

Marradi – Stand prodotti alla Sagra del Marrone

Risaliti sul mezzo, la Provinciale Montanara Imolese (SP610) e poi la Provinciale della Faggiola (SP32) continuano a regalarci magnifici scorci autunnali mentre copriamo i 30 chilometri per arrivare a Palazzuolo sul Senio, importante mercatale sotto il dominio degli Ubaldini che nel 1362 passò a Firenze e con i Medici divenne sede di un capitanato. Oggi l’antico sito del potere politico, il Palazzo dei Capitani, ospita due interessanti musei, quello delle genti di montagna e quello archeologico dell’Alto Mugello. Nel primo, attraverso oggetti d’uso quotidiano, attrezzi agricoli e foto d’epoca viene raccontata la storia della cultura rurale della comunità; nel secondo reperti riferibili alle alte valli dei fiumi Lamone, Senio e Santerno documentano come anche nelle zone più impervie l’uomo sia sempre riuscito a insediarsi. D’interesse è pure la Badia Susiniana lungo la SP306 Casolana Riolese, a circa 5 chilometri da Palazzuolo, oggi recuperata a villa fattoria con l’antica chiesa recentemente restaurata. Sempre la SP306 in una quindicina di chilometri, questa volta però in senso inverso, ci porta da Palazzuolo all’ultima tappa del nostro percorso, Marradi. Fiorente centro di scambi commerciali durante il XV secolo e paese natale del poeta Dino Campana, come testimoniano i rigogliosi castagneti dei dintorni è il polo centrale dell’eccellente produzione di marroni IGP che ha reso il Mugello famoso nel mondo. La signora Annamaria, proprietaria del meraviglioso Palazzo Torriani, ci spiega che la castanicoltura, già praticata nell’Alto Medioevo ma poi abbandonata, grazie all’impegno di diverse aziende del circondario riunitesi nella Strada del Marrone del Mugello di Marradi è ritornata a essere una punta d’eccellenza di tutta la Toscana. Ci immergiamo nella festosa atmosfera della Sagra delle Castagne, di cui si festeggia quest’anno la cinquantesima edizione, che ogni domenica di ottobre anima la località, per l’occasione collegata a Firenze, Bologna e Rimini con gli storici treni a vapore. Passeggiare tra i vari stand è l’occasione per scoprire un mondo di delizie: non solo gli squisiti marrons glacés, le marmellate o i dolci tipici, ma anche gustose varietà di pane e un’ottima birra. È tra queste delizie di stagione che concludiamo il nostro viaggio nel Mugello, una terra speciale che la magia dell’autunno rende ancora più speciale.

Mappa


Altre Mete e Itinerari

Leggi tutte le Mete e gli Itinerari
Punto Direttore
app PleinAirClub
iltropicodelcamper
movimentoturismovino
POI Garmin
Scarica