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- Lombardia, Italia

Franciacorta: chiamatelo così

Testo e foto di Alberto Campanile e Anna Brianese |

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un’escursione fra i vigneti di Villa Lechi a Erbusco

11 ottobre 2014

La risposta italiana allo Champagne è racchiusa in un nome che identifica un territorio, un metodo di produzione, un vino di cui si vendono undici milioni di bottiglie all’anno. E se Franciacorta è ormai sinonimo di un’eccellenza italiana nota in tutto il mondo, le sue dolci colline a ridosso del Lago d’Iseo rappresentano un invito da non perdere per gli amanti del turismo slow.

La storia vitivinicola della Franciacorta è antichissima, come testimoniano alcuni vinaccioli d’epoca preistorica, portati alla luce in varie zone. La bevanda preferita da Bacco era apprezzata dai Romani, tanto da essere citata da Plinio il Vecchio e da Virgilio. Informazioni stuzzicanti in proposito ci giungono dal Libellus de Vino Mordaci, opera della seconda metà del Cinquecento del medico Gerolamo Conforti. I suoi scritti ci confermano che già allora si produceva un vino mordace, cioè vivo e spumeggiante. Ciò indusse molti storici a considerare i briosi vini franciacortini antesignani dello champagne d’oltralpe, come ebbe a scrivere Gabriele Archetti in La civiltà del vino. Fonti temi e produzioni vitivinicole dal Medioevo al Novecento: “Già nel XIV secolo in Franciacorta si faceva un vino dalle caratteristiche simili ai fermentati francesi (clarets), frutto di una raffinata abilità enologica… ancor prima delle innovazioni tecniche introdotte da Dom Pérignon…può essere considerato l’antenato nobile del Franciacorta attuale”. Il termine Franzacurta, citato in documenti della seconda metà del Duecento, deriverebbe da franchae curtes, cioè dalle corti monastiche benedettine presenti nella zona del Lago d’Iseo, esonerate dal pagamento di tributi per l’impegno prodotto nelle opere di bonifica e nello sviluppo dell’agricoltura. Di origine morenica, per lo più composte da ciottoli e sabbia, le dolci colline di Franciacorta sono l’ideale per la viticoltura. Sino a pochi decenni fa si producevano vini bianchi e rossi fermi, principalmente destinati al mercato locale, puntando – come in altre regioni del Bel Paese – più alla quantità che alla qualità. Le cose cambiarono all’iniziò degli anni Sessanta del secolo scorso, quando l’enologo Franco Ziliani convinse Guido Berlucchi a investire nello spumante fatto con il méthode champenoise, che evidentemente trae il nome dalla regione francese Champagne. Dichiarò Ziliani in un’intervista riportata nel volume Franciacorta di Burton Anderson: «Non ero mai stato nella Champagne, ma pensavo sarebbe stato facile se avessi impiegato le giuste colture di lieviti e seguito le lezioni imparate a scuola. Al primo tentativo il vino non fermentò, dovemmo togliere i tappi da tutte le tremila bottiglie e ricominciare. Non fummo fortunati neanche la seconda volta. Ma alla terza funzionò. E fortunatamente funzionò anche la volta successiva, perché avevo tirato ventimila bottiglie».

 

La storia vitivinicola della Franciacorta

Gli eleganti interni dell’azienda Barone Pizzini a Provaglio d’Iseo

Gli eleganti interni dell’azienda Barone Pizzini a Provaglio d’Iseo

Nel 1961 si battezzarono le prime tremila bottiglie di Pinot di Franciacorta. Fu una scelta audace, all’inizio poco capita, che rivoluzionò la produzione vinicola del territorio e spalancò la porta verso un futuro inaspettatamente felice. La sfida fu raccolta da altri coraggiosi imprenditori, a volte completamente estranei al mondo del vino, e oggi le loro cantine sono rinomate anche all’estero: Ca’ del Bosco, Cavalleri, Bellavista e Monte Rossa, per citarne alcune. In pochi decenni il Franciacorta si afferma, fino a ottenere nel 1967 la Denominazione di Origine Controllata (DOC) e nel 1995 quella di Origine Controllata e Garantita (DOCG), divenendo il primo vino italiano prodotto con il metodo classico a ottenere questa qualifica. Dal 2003 le bottiglie recano solo la scritta Franciacorta, un’etichetta che identifica il vino, il metodo di produzione, il territorio: un privilegio riservato solo ad altri due vini che prevedono la rifermentazione in bottiglia, lo Champagne francese e il Cava spagnolo. Ventinove anni fa la produzione si limitava a circa 470.000 bottiglie, nel 2011 si è attestata a 11.000.000, un decimo delle quali destinate al mercato estero, con un business complessivo di oltre tre milioni di euro, fatturati dalle 106 aziende associate al Consorzio per la Tutela del Franciacorta. Il suo successo è legato al terreno di origine glaciale ricco di minerali, alla buona insolazione, ma anche alla vicinanza del Lago d’Iseo e ai venti freschi provenienti dai monti: condizioni ideali per la produzione di vini mordaci di gran qualità. Si utilizzano solo uve Chardonnay e Pinot bianco o nero, provenienti esclusivamente da una zona geografica ben delimitata e raccolte a mano in cassette per preservarne l’integrità.

 Franciacorta, Rodengo Abbazia Olivetana

Franciacorta, Rodengo Abbazia Olivetana

Il disciplinare pone dei limiti alla resa massima per ettaro: 9,5 tonnellate dalla vendemmia del 2012. Nella fase successiva i grappoli subiscono una spremitura soffice controllata, e il mosto ottenuto passa in cisterne d’acciaio dove gli zuccheri si trasformano in alcool. In primavera i vari vini base delle uve sopra menzionate, anche di annate diverse, vengono mescolati e imbottigliati dopo essere stati addizionati di uno sciroppo di zucchero e di lieviti scelti. Nel fresco delle cantine accrescono la loro complessità aromatica e avviano una naturale rifermentazione che porta la pressione interna a salire fino a sette atmosfere. Dopo almeno 18 mesi le bottiglie, fino a quel momento conservate in posizione orizzontale, sono riposte con il collo inclinato verso il basso su appositi pupitres, cioè cavalletti. Ogni giorno, per circa quattro settimane, subiscono un remuage, ovvero vengono spostate di un quarto di giro in senso orario per favorire il deposito dei sedimenti sul tappo. Poi si passa alla sboccatura, che i vicini d’oltralpe chiamano dégorgement. Si pratica con macchine in grado di stappare le bottiglie dopo averne passato il collo in una soluzione refrigerante che congela il sedimento ghiacciato. Il livello si ripristina aggiungendo la liqueur d’expedition, una miscela di vino base e zuccheri da cui dipendono la tipologia e le caratteristiche finali. Ecco che si avrà il Dosaggio zero, l’Extra brut, il Brut, l’Extra dry, il Sec e il Demisec, elencati dal più secco adatto al caviale al più dolce consigliato per la pasticceria. Una volta ritappate, le bottiglie riposano per altre otto settimane al buio. Il successo di questo vino italiano è legato al rigore, e per rendersene conto è sufficiente confrontare alcuni dati: il Franciacorta base riposa sui lieviti minimo 18 mesi, lo champagne 15, le riserve ben 67. Questi vini briosi accompagnano un pasto fino al dolce, dai risotti con verdure alle carni bianche e al pesce. Ben si sposano con alcuni piatti tipici del territorio, come la tinca al forno di Clusane o gli agoni essiccati e conservati in olio d’oliva locale, tipici di Monte Isola.

Pedalando tra le vigne

La residenza storica dell’azienda Monte Rossa di Bornato

La residenza storica dell’azienda Monte Rossa di Bornato

Un viaggio in Franciacorta non delude né i buongustai né chi ama le vacanze attive e le escursioni a piedi o in bicicletta. A Iseo si possono noleggiare anche quelle elettriche, con il logo Strada del Franciacorta, il noto percorso che si sviluppa per circa 80 chilometri e tocca 19 comuni compresi nella provincia di Brescia. Si possono percorrere cinque facili itinerari agro-cicloturistici, ognuno contrassegnato da un colore diverso, tutti legati al vino: giallo il Franciacorta Satén che inizia a Iseo, blu il Franciacorta Pas Dosé con tappa all’abbazia di Rodengo Saiano, verde il Franciacorta Brut di Clusane, rosso il Franciacorta Rosé di Erbusco e infine nero il Franciacorta Extra Brut che inizia in Piazza della Loggia a Brescia. Si tratta di percorsi che consentono di scoprire un territorio ricco di storia e di gioielli d’arte, come l’Abbazia Olivetana di San Nicola a Rodengo Saiano, del X secolo, uno dei complessi monastici più importanti della Lombardia, che conserva opere di artisti bresciani del Cinque e del Seicento. Più a nord, prima di Ome in direzione di Monticelli Brusati, si può visitare il quattrocentesco Maglio Averoldi, con la fucina ancora funzionante. Continuando verso nord si arriva a Monticelli Brusati, con il trecentesco santuario della Madonna della Rosa adagiato sulla sommità di un colle; all’interno si possono ammirare le opere del Colossali e del Paglia. Procedendo verso nord-ovest si arriva a Provaglio d’Iseo, dove si trova il monastero di San Pietro in Lamosa, fondato nel 1083. Questo edificio, in epoca medioevale meta di pellegrinaggio, è ritenuto tra i più importanti della Franciacorta anche per gli affreschi raffiguranti la vita di Gesù. Dal cortile ci si affaccia sulla Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino, protetta dal 1983, che si estende per 360 ettari compresi tra i comuni di Corte Franca, Iseo e Provaglio d’Iseo. Dall’inizio del ‘700 fino a metà del secolo scorso vi si estraeva la torba, allora usata come combustibile dalle industrie e dai privati; oggi la zona è caratterizzata da distese d’acqua, lagune, canneti e acquitrini ed è visitabile grazie a due facili percorsi pedonali.

Erbusco Cantine di Franciacorta Wine store

Erbusco Cantine di Franciacorta Wine store

Nell’area palustre, dichiarata d’importanza ornitologica internazionale secondo la Convenzione di Rasmar, nidificano una trentina di specie fra le quali l’airone rosso, il falco di palude, la marzaiola, la gallinella d’acqua e la nitticora. Facilmente visibili sono anche i cormorani e varie altre specie di uccelli migratori. La Franciacorta ben si presta a passeggiate o a veri e propri trekking, come quello che unisce Brescia a Iseo, fattibile in due giorni di cammino (6 ore una tappa, 4 ore e mezzo l’altra). I circa 30 chilometri del percorso offrono l’opportunità di visitare borghi e monumenti, e di apprezzare le bellezze della campagna coltivata. Questo e altri cinque percorsi ad anello più brevi non hanno segnavia, ma si possono scaricare le relazioni e il tracciato GPS dal sito della Strada del Franciacorta. Si spazia dal Convento dell’Annunciata sul Monte Orfano ai sentieri tra ville e cascine di Erbusco, dalle cascate del torrente Gaina ai vigneti di Borgonato. E per finire il panoramico Monte Alto, dalla cui sommità lo sguardo comprende il Lago d’Iseo, in lontananza gli Appennini e tutta la Franciacorta. E noi scegliamo proprio questa vetta per congedarci da un territorio che non racchiude solo uno straordinario patrimonio storico ed enologico, ma offre anche tracciati da percorrere sulle due ruote alla scoperta della Franciacorta più segreta.

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