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PleinAir | Viaggio

Venezia Venezia - Veneto, Italia

Giù la maschera

Testo e foto di Alberto Campanile | PleinAir 487

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Venezia Rialto Ca Farsetti

26 gennaio 2015

Dietro i sontuosi prospetti dei palazzi affacciati sul Canal Grande si celano botteghe silenziose in cui tutto l’anno si lavora alle confezioni di eleganti maschere e costumi per il Carnevale: una Venezia nascosta, da scoprire con la curiosità che contraddistingue il turismo lento.

Il suo Carnevale è uno dei più celebri al mondo, ma pochi conoscono l’origine delle vezzose bautte e dei raffinati costumi che s’indossano il Martedì Grasso nelle calli di Venezia: smascheriamo le botteghe storiche della splendida città lagunare, nello spirito di scoperta che anima i viaggiatori en plein air.

Maschere di cartapesta, raffinati tessuti, fragili vetri soffiati, cornici intagliate e dorate a mano, abiti principeschi che evocano i fasti della Serenissima: sono alcune delle eccellenze dell’artigianato artistico veneziano, sempre più minacciato dall’incalzare di paccottiglia d’oltreoceano e da prodotti industriali mediocri, che nulla hanno in comune con i manufatti tradizionali della città dei dogi. Le “cineserie” prosperano e anche i venditori ambulanti abusivi, lamentano i commercianti. Le attività degli artigiani sono sempre più spesso costrette a chiudere i battenti.

Venezia Vista verso il Bacino San Marco

Venezia Vista verso il Bacino San Marco

Anno dopo anno, Venezia perde la venezianità e lentamente si spopola. Nel ‘400 il centro storico contava quasi duecentomila abitanti, oggi ridotti a meno di un settimo, se si contano i residenti delle isole. Acquistare una casa o un negozio è un affare a tanti zeri; secondo un’indagine dell’Adnkronos di tre anni fa, gli immobili della città lagunare costavano ben 9.750 euro al metro quadrato. Non c’è quindi da stupirsi se molti veneziani, per comodità o per necessità economiche, si sono trasferiti in terraferma, a Mestre, a Mogliano Veneto, a Spinea, nei paesi della Riviera del Brenta. Nonostante le difficoltà, lontano dal clamore del turismo di massa, sopravvivono alcune botteghe dove si producono manufatti con tecniche antiche, spesso tramandate da padre in figlio. Lì, dietro le quinte, c’è chi lavora con passione alla creazione di maschere e abiti per il Carnevale di Venezia, uno dei più famosi del mondo. Le sue origini sono antichissime: nel 1094 un documento del doge Vitale Falier cita il carnis laxatione, e nel 1269 il Senato dichiara festivo il martedì antecedente alla Quaresima. In quegli anni si diffuse l’attività dei maschereri, abili artigiani specializzati in realizzazioni che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, venivano indossate in numerose occasioni, dalla Festa dea Sensa (l’Ascensione di Cristo) a quelle per l’elezione del doge. Verso la fine del ‘300 furono approvate leggi che vietarono l’uso delle maschere nei luoghi di culto e nei monasteri femminili; pene severe furono previste per chi approfittava del travestimento per nascondere armi o per le prostitute che, per eludere le norme vigenti, esercitavano con il volto nascosto confondendosi con il resto delle donne. La loro attività era tollerata nella zona Carampane (tra i sestieri di Santa Croce e San Polo), dove si trova il celebre Ponte delle Tette. Nel XV secolo la maschera di cartapesta era diffusissima e dal 10 aprile 1436, grazie al doge Foscari, i maschereri ebbero un loro statuto; tra il ‘500 e il ‘600 erano ben undici quelli iscritti alla fraglia dei pittori. C’era anche una donna, Barbara Scharpetta. Oggi indossare una maschera significa trasgressione, mentre nella Venezia di un tempo significava celare la propria identità, dunque nascondere la propria appartenenza sociale. Con il volto nascosto tutti erano uguali, e per calli e campielli il saluto era «buongiorno, siora maschera».

maschere Piazza San Marco

maschere Piazza San Marco

Molti travestimenti in voga negli anni della Serenissima Repubblica continuano a essere indossati ancora oggi, a cominciare dalla bauta che comprendeva una maschera bianca (detta larva), un cappello a tre punte nero e un tabarro dello stesso colore. La moretta di velluto – anch’essa nera – era retta con i denti, mentre la gnaga era una maschera dalle sembianze di gatta. Durante il Carnevale molti si travestono da medico della peste, una figura ben descritta in un disegno di Giovanni Grevembroch pubblicato nell’opera settecentesca Gli abiti de Veneziani, custodito presso il Museo Correr in Piazza San Marco. Il “medico industrioso” era avvolto in un mantello scuro, portava un cappello a falde larghe e brandiva una bacchetta che serviva a non toccare gli abiti degli ammalati. Il suo volto era protetto da occhiali e da una maschera bianca dal naso lungo e capiente che doveva contenere spezie e piante medicinali utili a proteggere il dottore dal morbo. In ricordo delle due pestilenze più terribili, che colpirono la città nel 1575 e nel 1630, restano due edifici votivi, la Chiesa del Redentore di Andrea Palladio e la basilica di Santa Maria della Salute di Baldassarre Longhena. Forse per scaramanzia, un manichino del medico della peste accoglie gli avventori di Ca’ Macana, storico negozio di maschere in Calle delle Botteghe, nei pressi di Campo San Barnaba.

 

Maschere e botteghe

Dorsoduro Ca’ Macana

Dorsoduro Ca’ Macana

All’inizio degli anni ‘80, dopo due secoli di stasi, il Carnevale di Venezia riprese vigore; quasi per gioco il proprietario del negozio, Mario Belloni, cominciò a produrre maschere con altri studenti della Facoltà di Architettura; non aveva una bottega, perciò le commerciava per strada. Oggi nelle sue due showroom e nel laboratorio lavora con la moglie e altri collaboratori, proponendo maschere di cuoio e di cartone veneziano, piccole o grandi, essenziali o ricercate, ispirate ai personaggi della Commedia dell’Arte (Arlecchino, Pantalone e gli altri) o completamente di fantasia. Al laboratorio, situato a poche decine di metri dal negozio principale, si possono scoprire le tecniche di lavorazione e i materiali o partecipare a corsi e conferenze per scoprire i segreti delle creazioni di cartapesta e della dipintura, rigorosamente fatta a mano. Si tratta di piccoli capolavori che hanno varcato la soglia di teatri e che sono state commissionate per film di successo come Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. A due passi da Ca’ Macana, in Campo San Barnaba, fino a qualche anno fa era attivo il laboratorio Mondonovo del maestro Guerrino Lovato, storico produttore di maschere e di sculture, amato dai veneziani e stimato dai colleghi. Le sue creazioni, oltre a essere indossate durante il Carnevale, sono celebri in tutto il mondo: dalle sculture del presepe di San Francesco a Parigi a quelle del parco giochi Gulliver di Tokio, dalle decorazioni interne dell’hotel casinò The Venetian di Las Vegas alla statua di Cristo alta 6 metri che gli è stata commissionata dal Vaticano. Nel 2002 e nel 2003 ha contribuito alla ricostruzione del Gran Teatro La Fenice, distrutto nell’incendio doloso del 29 gennaio 1996, progettando e modellando sculture e bassorilievi. La sua bottega, le sue opere, i calchi di gesso e gli strumenti di lavoro rivivono oggi nel Museo Mondonovo Maschere presso Palazzo Corielli a Malo, nel Vicentino. Per gli artigiani veneziani non è un momento facile, ma c’è chi resiste. È il caso di Stefano Gottardo e del suo gruppo, che dal 1977 nella bottega laboratorio di Castello trasformano la carta in maschere classiche o moderne, riprendendo i dipinti di Picasso, Kandinsky e Modigliani. Tutte sono fatte e dipinte a mano, dalla prima all’ultima.

Alla Ca’ del Sol, Hamid Seddighi, artigiano veneziano di origini persiane

Alla Ca’ del Sol, Hamid Seddighi, artigiano veneziano di origini persiane

In questa bottega, non lontana da Campo Santa Maria Formosa e dalla Chiesa di San Giovanni e Paolo, nascono piatti, cornici e oggetti d’arredo; pezzi unici, naturalmente. Sempre nel sestiere di Castello c’è un altro artigiano autentico: Hamid Seddighi è di origini persiane, ma risiede a Venezia da tanti anni. Prima studente di architettura a Roma, poi apprendista in vari laboratori di maschere, nel 1966 ha realizzato il suo sogno: aprire una bottega tutta sua. Al 4964 di Fondamenta dell’Osmarin si trova il laboratorio Ca’ del Sol, dove produce maschere tradizionali di cartapesta, cuoio, ceramica o pizzo inamidato, dipinte a mano e arricchite con nastri, cristalli e persino ricoperte con la foglia d’oro: vi si possono acquistare le maschere classiche della tradizione veneziana, quelle ispirate alla Commedia dell’Arte o scegliere soluzioni più estroverse con piume colorate e merletti. È un piacere vederlo lavorare o insegnare ai corsi per bambini e adulti che, come ama dire, «alla fine possono tornare a casa con la loro maschera». Nei corsi di cinque giorni si parte dalla creazione del modello in creta per poi realizzare il calco in gesso che sarà la base della maschera di cartapesta. Infine si passa alla decorazione, sempre accompagnati dai suoi consigli e da musica piacevole: Hamid è un personaggio, un artista ancora innamorato del suo lavoro.

Costumi eccellenti

Nel grande laboratorio di Stefano Nicolao prendono forma raffinati abiti che servono per le sfilate di Carnevale

Nel grande laboratorio di Stefano Nicolao prendono forma raffinati abiti che servono per le sfilate di Carnevale

La passione è l’anima dell’artigianato, ma ci vogliono anche altre doti quali tenacia, fantasia e maniacale propensione al perfezionismo. Qualità indispensabili per chi, come Stefano Nicolao dell’omonimo atelier a Cannaregio, crea artigianalmente raffinatissimi costumi per cortei storici e teatri di prosa e di danza. I suoi preziosi manufatti sono stati usati per videoclip musicali (Like a Virgin di Madonna), spot pubblicitari di aziende di tutti i continenti e per eventi squisitamente veneziani come la Regata Storica; da Rosso Veneziano a Farinelli, da Casanova a Marco Polo è lungo l’elenco di film per i quali ha creato abiti straordinari osservando con attenzione quadri e dipinti d’epoca. Il rigore è il segreto del suo successo: nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio è studiato con precisione, dalle passamanerie ai bottoni, dalle calzature ai gioielli, dalla scelta dei tessuti alla necessità di invecchiare alcuni accessori. Il tutto è ovviamente realizzato a mano da sarti e artigiani, con competenze e specializzazioni diverse. Noto in tutto il mondo, il suo straordinario atelier conta migliaia di costumi, fra cui una collezione di duecento abiti d’epoca prodotti tra la fine del XVII secolo e gli anni ‘60. Le sue sono vere e proprie opere d’arte, da indossare durante il Carnevale di Venezia o da ammirare al Museo Revoltella di Trieste e al Costume Institute del Metropolitan Museum di New York. Una vera eccellenza made in Italy. Splendidi sono anche gli abiti e i costumi di Francesco Briggi e di sua moglie Anna Maria, anima dell’Atelier Pietro Longhi.

L’Atelier Pietro Longhi di Francesco Briggi è un vero e proprio punto di riferimento per la sartoria storica veneziana

L’Atelier Pietro Longhi di Francesco Briggi è un vero e proprio punto di riferimento per la sartoria storica veneziana

Da oltre dieci anni, nel laboratorio di San Polo, realizzano uniformi militari di ogni epoca e paese. Il tutto nasce dalla passione per la storia e per le rievocazioni, eventi che Francesco ama e ai quali spesso partecipa come figurante. Dalla scelta dei materiali a quella degli accessori, dalle cuciture ai bottoni, tutto dev’essere perfetto e corrispondente all’abito originale, compreso il peso. Unici sono anche i cappelli: tricorni, bombette e copricapi di feltro creati con una storica macchina a vapore e stampi di legno vecchi di un secolo e mezzo. Ogni abito è frutto di uno studio approfondito su quadri e testi riguardanti le vesti di tutto il mondo. Dall’attenta osservazione di una stampa cinquecentesca di Matteo Pagan raffigurante La processione del Doge la Domenica delle Palme nasce una mostra straordinaria in cui sono raccolti circa ottanta manichini raffiguranti le più importanti cariche istituzionali della Venezia rinascimentale. La mostra è già stata presentata alla Fiera di Pordenone e alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, la più antica della città lagunare. Assolutamente da non perdere è la visita del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume presso Palazzo Mocenigo di San Stae, che custodisce una biblioteca di circa seimila volumi specializzata in storia del tessuto e degli abiti, tredicimila figurini di moda e riviste specializzate dalla fine del ‘700 a oggi. Si possono ammirare una ricca collezione di arredi, raffinati paramenti sacri, ventagli settecenteschi e antichi tessuti. Negli anni di massimo splendore di Venezia, gli artigiani locali erano conosciuti per il pregio delle loro stoffe, realizzate con materiali pregiati talvolta importati dall’Oriente. Nel XVII secolo si contavano oltre quattromila telai; oggi sono pochissimi quelli in funzione. Ancora attiva è l’Antica Tessitura Serica Luigi Bevilacqua, specializzata nella lavorazione di tessuti pregiati: velluti, broccati, lampassi e damaschi, realizzati grazie ad alcune migliaia di cartoni forati che riproducono esclusivi disegni originali. Il laboratorio si trova nel sestiere di Santa Croce, in un bel palazzo affacciato sul Canal Grande (Riva de Biasio); qui ancora si lavora su telai del ‘700 appartenuti alla scuola della seta della Serenissima. Personale altamente qualificato si districa in un inimmaginabile dedalo di rocchetti di seta, tra migliaia di fili colorati ciascuno dei quali deve trovarsi nel posto giusto e annodato in modo diverso a seconda della sua funzione. Tessuti preziosi, riservati a clienti e abitazioni speciali come la Casa Bianca, il Cremlino e il palazzo reale del Qatar.

La DOC del vetro

Il mascheraio Stefano Gottardo al lavoro nella Papier Mache Factory

Il mascheraio Stefano Gottardo al lavoro nella Papier Mache Factory

Parlando dell’artigianato artistico veneziano non si può ignorare il vetro. Tra mille difficoltà e la spietata concorrenza di oggetti d’importazione di modesta fattura e di souvenir made in China, a Murano si continua a soffiare il vetro e a realizzare lampadari, vasi e bicchieri nel rispetto di tecniche secolari ma aperte alla ricerca di linee nuove e di design. Pezzi unici, nati da maestri di storiche fornaci celebri in tutto il mondo: Venini, Carlo Moretti, Seguso, per citarne alcune. In Fondamenta Venier, al civico 8, merita una visita il Museo del Vetro, che ospita una raccolta archeologica, manufatti dei grandi maestri del periodo compreso tra il XV e il XVII secolo e creazioni recenti. Non è un caso se le grandi fornaci si concentrano proprio a Murano: per limitare il rischio di incendi, che funestavano il centro storico di Venezia, nel 1291 il Maggior Consiglio impose il trasferimento di tutte le vetrerie su quest’isola, all’epoca poco abitata. Nel cuore della città lagunare restarono solo i laboratori di vetreria minuta, a patto che le loro attività si trovassero ad almeno cinque passi veneti (circa nove metri) dalle abitazioni.

Cannaregio Nicolao Atelier

Cannaregio Nicolao Atelier

Verso la metà del XIX secolo anche Angelo Orsoni cominciò a lavorare il vetro a Murano, poi si trasferì a Cannaregio, nei pressi del Ponte delle Guglie e del Ghetto. Lì ancora si producono tessere da mosaico. È un luogo magico; appena varcato il cancello s’incontrano i crogioli colorati, poi, sulla destra, la fornace dove alla pasta vetrosa si aggiungono i composti necessari per ottenere i colori desiderati. Gli ossidi di rame servono per gli smalti blu e verdi, quelli di cobalto per il celeste e l’azzurro turchese, mentre i sali di antimonio sono necessari per il giallo. Rosso e porpora sono i colori più difficili: richiedono miscele speciali, che naturalmente sono segrete. Tutto dev’essere calcolato con attenzione: in fornace non si usano bilance, la giusta dose di ossidi si misura in cucchiaini. Le tessere più preziose sono quelle con la foglia d’oro, ottenute con una sorta di sandwich di due sottilissimi vetri che racchiudono un’impalpabile lamina d’oro a 24 carati. Da qui le lastre colorate sono trasferite in una singolare “biblioteca” ricavata in un locale che probabilmente un tempo ospitava un teatro, suddivise per colore e ordinatamente sistemate negli scaffali. Cinquemila, seimila: nessuno sa esattamente quante siano le tinte disponibili. Di certo quest’angolo sconosciuto di Venezia è magico. Dalle lastre tagliate manualmente, una ad una, nascono le tessere per i mosaici più belli e raffinati del mondo: dalla Sala Dorata del Municipio di Stoccolma, dove si tiene il ricevimento in onore dei vincitori del Premio Nobel, alla Sagrada Família di Barcellona, dal Donnelly Centre dell’Università di Toronto al grande Buddha di Sing Buri in Thailandia. Opere d’arte uniche, fatte con tanti piccoli pezzi di vetro. Opere nate a Venezia, dove arte vuol dire anche passione.

In calendario

Si ispira ai temi del fantastico e del fiabesco il Carnevale che quest’anno ha inizio il weekend del 31 gennaio e 1° febbraio e dal 7 al 17 febbraio, con un programma ricco di suggestioni all’insegna dello spettacolo e della commedia dell’arte. Per maggiori informazioni rivolgersi all’Azienda di Promozione del Turismo (tel. 041 5265711, www.carnevale.venezia.it).

In pratica

COME ARRIVARE In particolare durante il periodo del Carnevale, conviene raggiungere Venezia dalla terraferma con i mezzi pubblici: da Mestre – ma anche da Padova e Treviso – sono garantite corse frequenti di autobus e treni.

SPOSTAMENTI IN CITTÀ A Venezia è un piacere camminare senza il rischio di imbattersi in veicoli a motore. Per i tratti più lunghi si può far conto sui frequentissimi vaporetti, i mezzi di trasporto pubblico cittadino: presso le biglietterie Actv è possibile acquistare costosi tagliandi orari (7 euro) oppure i biglietti turistici a tempo: quello giornaliero costa 20 euro, il settimanale 50 euro. Per ulteriori informazioni si possono consultare i siti www.actv.it e www.hellovenezia.com.

SOSTE E CAMPEGGI A Venezia c’è l’Interparking Italia dell’Isola del Tronchetto: è situato dopo il Ponte della Libertà, prima di Piazzale Roma sulla destra; a poca distanza si trova la fermata del vaporetto (tel. 041 5206420, www.interparkingitalia.it; la tariffa per un camper è di 37 euro per le prime ventiquattro ore, poi 32 euro al giorno). Il punto sosta Marco Polo 2002 è in Via Triestina 214 a Ca’ Noghera: si raggiunge l’aeroporto Marco Polo con una navetta gratuita, quindi si continua con il bus o il vaporetto per Piazzale Roma (tel. 041 5415373, www.marcopolo2002.com; la tariffa è di 25 euro al giorno). Il parcheggio San Giuliano Porta Gialla si trova in Via San Giuliano 1, nell’omonima località prima del Ponte della Libertà, a sinistra per chi proviene dalla tangenziale: al momento si può lasciare il camper ma non dormirvi né usufruire di servizi specifici. È inoltre obbligatoria la prenotazione almeno due giorni prima, con ingresso e uscita a orari stabiliti; nei pressi del parcheggio c’è la fermata del vaporetto diretto a Fondamenta Nuove, in genere attiva solo nel periodo compreso tra maggio e ottobre, ma il centro si può raggiungere anche in bus, mettendo in conto un chilometro di cammino per raggiungere la fermata (tel. 340 7038574, www.asmvenezia.it; il costo è di 5 euro al giorno). A Punta Sabbioni, a 300 metri dall’imbarcadero, c’è l’area attrezzata del Parking Alighieri (Lungomare Dante Alighieri 26, Cavallino Treporti). Per altre soste in zona si può consultare il Portolano (anche on line all’indirizzo www.pleinair.it/portolano). Riferimenti utili per i campeggi sono i siti www.camping.it e www.eurocampings.eu; il più comodo per la visita della città lagunare è il Campeggio Venezia (Via Orlanda 8c, località Campalto, tel. 041 5312828, www.veneziavillage.it): la fermata dell’autobus per il centro è nei pressi della struttura. Sul litorale di Jesolo e Cavallino sono presenti diverse strutture attrezzate, alcune delle quali convenzionate con il Club del PleinAir.

COSA VISITARE Museo di Storia del Tessuto e del Costume, Palazzo Mocenigo, Santa Croce 1992, Salizada San Stae, tel. 041 721798, www.museiciviciveneziani.it. Museo dell’Arte Vetraia, Fondamenta Giustinian 8, Murano, tel. 041 739586, www. museiciviciveneziani.it. La Venice Card garantisce l’ingresso gratuito a Palazzo Ducale, negli altri dieci musei civici e nelle sedici chiese del circuito Chorus, oltre a una serie di altri vantaggi da scoprire telefonando allo 041 2424 o consultando il sito www.hellovenezia.it: la carta ha una validità di sette giorni e costa 39,90 euro. 

CARTOGRAFIA Fra le mappe segnaliamo quella in scala 1:5.000 dello Studio F.M.B. Bologna, con elenco di calli e campielli, e quella del Touring Club Italiano in scala 1:4.500.

INDIRIZZI UTILI L’Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Venezia (San Marco 2637, tel. 041 5298711, www.turismovenezia.it, info@turismovenezia.it) ha punti d’informazione e accoglienza turistica in Piazzale Roma, presso la stazione ferroviaria Santa Lucia, a San Marco e al Venice Pavillion, presso gli ex Giardini Reali.

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Venezia Rialto Ca Farsetti Venezia Vista verso il Bacino San Marco maschere Piazza San Marco L’Atelier Pietro Longhi di Francesco Briggi è un vero e proprio punto di riferimento per la sartoria storica veneziana Rio Palazzo Dorsoduro Ca’ Macana Il mascheraio Stefano Gottardo al lavoro nella Papier Mache Factory Alla Ca’ del Sol, Hamid Seddighi, artigiano veneziano di origini persiane Nel grande laboratorio di Stefano Nicolao prendono forma raffinati abiti che servono per le sfilate di Carnevale Cannaregio Nicolao Atelier L’Atelier Pietro Longhi di Francesco Briggi

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